Aver paura di un maiale grasso

Dal 5 aprile al 12 maggio 2013 è in scena al Kammertheater di Karlsruhe uno spettacolo per certi versi imperdibile dal titolo Fettes Schwein, Maiale grasso. Quest’opera teatrale porta la firma di Neil LaBute, autore di film come In the company of Men che ha vinto molti premi, Your Friends an Neighbors con Ben Stiller e Nurse Betty con Renée Zellweger e Morgan Freeman.

La storia è quella di Tom ed Helen, due trentenni che si conoscono in un fast food durante la pausa pranzo, interpretati rispettivamente da  Helge Gutbrod e Mackie Heilmann. Fin da questo primo incontro Tom viene totalmente affascinato da Helen che è divertente, diretta e ama gli stessi film che piacciono a lui e non le solite commedie romantiche come la maggior parte delle ragazze. Helen sarebbe la donna perfetta per Tom ma qui il condizionale è d’obbligo! Questo perchè è Helen è molto, molto grassa. Sapendo ciò nessuno nella cerchia di amici di Tom crede che lui sia veramente innamorato. Non c’è da sorprendersi dato che tra i suoi amici vi siano Carter, interpretato da un divertente Mike Langhans, che è della filosofia che se una persona sia grassa ‘debba smetterla di infilarsi cibo in gola’, e Jeannie, Birthe Wolter, che non riesce a capacitarsi che Tom le preferisca un maiale grasso. Sì, perchè Tom prima di Helen usciva con la bella e magra Jeannie e sembrerebbe quindi saltare di palo in frasca.

Mentre Tom ha vita difficile nel difendere la sua relazione con Helen, lei ha invece raggiunto una maturità e una fiducia in se stessa tali da non sentirsi diversa neanche quando le persone la guardano male o fanno commenti sulla sua corporatura. E’ contenta del suo aspetto fisico ed ha un carattere gioioso ed energico diversamente dalle ragazze ‘grissino’ di cui Jeannie è l’emblema.

Se ci si sofferma sui caratteri delle due protagoniste femminili di Fettes Schwein si nota subito l’enorme differenza fra di essi. Helen è appunto coinvolgente, divertente, sicura, diretta, dolce ed esprime il suo amore senza paura dei sentimenti che prova. Jeannie invece è isterica, maligna, umorale e, nel suo alzare la voce durante le discussioni con Tom, si percepisce quanta insicurezza e insoddisfazione si celino dentro di lei.

Alla lunga però Tom viene influenzato da ciò che pensano gli altri e questo segna la relazione con Helen. Se Fettes Schwein fosse un film romantico sapremmo tutti come sarebbe il finale ma, siccome non lo è, diciamo che la fine di questo spettacolo può suscitare in chi lo guarda due effetti: da un lato una sensazione di amaro in bocca e dall’altro la consapevolezza che lo spettacolo rappresenti la dura realtà alla quale persone sovrappeso sono abituate. Questa realtà può essere ben riassunta dalle parole di Carter: “Non ci si sente a proprio agio se c’è un diverso. Capisci?! Gay, idioti, storpi, ciccioni e addirittura vecchi: fanno tutti paura! Paura che anche noi potremmo essere così: oh, quanto siamo vulnerabili! Ognuno di noi lo è! Siamo tutti a un passo dall’essere qualcosa del quale abbiamo paura”.

Di Fettes Schwein si è parlato molto e bisogna dire che lo spettacolo non delude le aspettative: si ride e si torna a casa riflettendo perchè in fondo è facile essere Carter ma se fossimo più Helen affronteremmo la vita in un modo sicuramente più costruttivo.

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3 pensieri riguardo “Aver paura di un maiale grasso

  1. Leonardo Ricciardi

    Ho letto con molto interesse questo articolo, perché, essendo in sovrappeso (eufemismo politically correct per non dire obeso) vivo sulla mia pelle la situazione descritta. Le difficoltà di cui si parla sono esattamente quelle, ed è quello lo stigma che viene pronunciato contro l’obesità, che non è percepita come una malattia (qual è in realtà) ma piuttosto come una forma di ribellione allo standard che ci vuole tutti, appunto, giovani, belli, magri, ricchi e possibilmente bianchi. Tutto ciò che devia dallo standard mette paura, e su questo c’è poco da dire: è così, lo sperimentiamo giorno dopo giorno. Il problema si pone quando la malattia finisce per prendere il sopravvento sulla volontà della persona, come un vestito che non si riesce più a togliere. Si diventa “altro da sé” con tutto quello che questo comporta, soprattutto in termini di relazioni sociali ed affettive. L’isolamento, la depressione, sono spesso la conclusione inevitabile. Se Helen riesce a vivere la propria “diversità” con il sorriso, ciò non toglie che sarà sempre guardata con sospetto dal mondo dei “normali”. Un obeso non può essere felice, per definizione.. è questa la tesi esposta. C’è di che riflettere.

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    1. Angela Fradegradi

      Leo, come sempre i tuoi commenti sono ben articolati e in questo leggo un particolare coinvolgimento. Lo spettacolo rappresenta aimè la realtà e fa riflettere. Helen era però un personaggio così particolarmente forte, positivo e determinato che era difficile non esserne affascinati. Di Tom ce ne sono tanti in giro, così come di Carter ma sono sicura che altrettanto tanti sono quelli che hanno una sensibilità tale da andare oltre. O almeno questo è quello che io mi auguro!
      Un abbraccio caro Leo!
      Angy

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