Fabio Volo: una gran bella intervista

A me lui piace, sarà che sono donna e per definizione faccio parte del suo pubblico. In questa intervista parla tanto e bene: del non dimenticarsi di se all’interno di una coppia, della positività e della gratitudine. Pensieri vivaci che fanno trasparire Una gran voglia di vivere. Fabio Volo sul canale YouTube di La Repubblica chiacchiera con Giulia Santerini: 38 minuti che volano.

Di incontri sul treno e cerchi che si chiudono

Oggi in metropolitana, ritornando dal lavoro, mi è capitato di chiudere un cerchio. Per raccontarvelo però devo fare un passo indietro.

A giugno del 2016 ho incominciato a prendere il treno verso l’aeroporto di Stoccarda scendendo alla fermata Echterdingen. Non per diletto ma per recarmi al mio vecchio posto di lavoro.
Con il passare dei mesi, mi accorsi, come succede spesso a chi si muove sempre con i mezzi, di incontrare sempre le stesse persone. Oltre alla signora con il cartellino rosso con stampata su la A di ‘Arsch-Karte’, incominciai a notare una ragazza colombiana. Sui trent’anni, magra, capelli castano chiaro spesso raccolti e viso dai tratti gentili, la notai inizialmente perchè parlava sul treno in spagnolo. Anche lei scendeva a Echterdingen: la sua azienda si trovava però nelle immediate vicinanze della stazione, io invece dovevo camminare un po’ di più.

Non ci incotravamo tutti i giorni perchè io lavoravo a turni settimanali dalle 8:00 o dalle 9:00. Ci incrociavamo peró con una certa regolarità da permettermi di riconoscere, sotto la sua giacca invernale, un principio di pancino da dolce attesa.
Mi sono trovata così a seguire da lontano lo sviluppo della sua gravidanza. Si dice che una donna in gravidanza diventi ancora piú bella, questa tesi lei la confermava al 100%.

A un certo punto mi accorsi della sua mancanza: sarà entrata nell’ottavo mese, mi dissi.
Fino all’anno scorso quando, di colpo, ricominciò a prendere il treno. Pancione sparito, linea rigorosamente recuperata, qualche segno di stanchezza in più nel suo volto ma tutto sommato dall’aria equilibrata.

Prima scrivevo di aver chiuso un cerchio perché oggi in metropolitana l’ho rivista. In modo totalmente inaspettato e su una tratta dei mezzi completamente diversa, sulla U6 verso la stazione centrale. È salita sul treno con il suo bambino in carrozzina. Il cerchio lo ha chiuso proprio lui, permettendomi di vedere il frutto di quel pancione. Bellissimo, dai capelli chiari un po’ mossi e gli occhi scuri, capace di parlare, di alzarsi e di interagire sia in tedesco che in spagnolo. Di ritorno dall’asilo con la mamma, ha stregato in un attimo con il suo sorriso i passeggeri seduti vicino a loro nel vagone.

Chissà magari penserete che ho un po’ della stalker ma in realtà io credo di no. È che quando esco di casa mi diverto a tenere gli occhi in movimento perché sono curiosa e mi piace osservare chi incontro. Lo faccio credo da sempre. Oggi ne scrivo perché questa ragazza colombiana mi ha mostrato quanto sia bello il cerchio della vita. Da ragazza spensierata è diventata una mamma affettuosa. Perché in fondo il cambiamento è una delle poche costanti che la vita non si stancherà mai di portarci.

Siamo chi siamo – Ligabue

Succede anche a voi quando ascoltate una canzone che, a ogni verso, vi venga in mente un momento particolare della vostra vita?
Ecco questo è quel che mi succede ultimamente con la canzone Siamo chi siamo di Ligabue. Per di più, per me è incredibile come questo cantante riesca ancora oggi a toccare le corde più intime dei miei pensieri. Da adolescente ascoltare Ligabue per me era come un’ossessione: nel mio walkman, nel mio lettore cd e poi nei miei lettori mp3 collezionavo le sue canzoni. Le ascoltavo in ogni momento libero, in particolare camminando.
Le mie compagne di classe delle superiori mi prendevano in giro perché, non appena uscita da scuola, camminavo velocemente verso la fermata del bus. In realtà io mi facevo guidare dal ritmo delle canzoni del Liga e per questo “tarellavo”.

A ricordo di tutto ciò che per me Ligabue rappresenta e di quello che a me fa venire in mente mentre canta, condivido qui il video di Siamo chi siamo:

Una canzone per riportare luce

Come sempre per rimanere in esercizio con le traduzioni vi propongo oggi una canzone che ultimamente sento spesso. Mi fa pensare a una fase recente della mia vita nella quale nella mia testa pioveva ininterrottamente. Spero che queste parole possano aiutare tutti coloro i quali si trovano in un momento di difficoltà del quale fanno fatica a vedere la luce in fondo al tunnel.

Song for you – Alexi Murdoch

Così oggi ho scritto una canzone per te
perchè un giorno può diventare così lungo
e io so che può essere difficile farlo passare
quando dici che c’è qualcosa che non va

Così sto cercando di metterla a posto
perché voglio amarti con il mio cuore
e tutti questi tentativi mi mettono in difficoltà
e io non so neanche da dove cominciare

Forse questo è l’inizio

Perché io so che è un gioco facile
che tu giochi a riempire la tua testa con la pioggia
e sai di nasconderti dal tuo dolore
nello stesso modo in cui dici il tuo nome

E io ti guardo
nascondere la faccia tra le tue mani
volare così da non atterrare
tu pensi che nessuno possa capire
che nessuno capisca

Così incurvi le tue spalle e agiti le tue mani
e la tua gola fa male ma tu imprechi
nessuno ti fa male, nulla può essere triste
in ogni caso tu non sei qui abbastanza per interessartene

E sei così stanca che non dormi la notte
e il tuo cuore sta cercando di guarire
tu lo lasci tranquillo ma pensi che tu possa
scomparire prima della fine

Ed è strano che tu non riesca a trovare
la forza di provare
a trovare una voce che parli alla tua mente
quando ci provi, tutto quello che vuoi fare è piangere

Ecco, forse dovresti piangere

E ti guardo nascondere la faccia tra le tue mani
parlare di terre lontane
tu pensi che nessuno capisca,
ascolta le mie mani

E tutto di questa vita
ruota intorno a te
nonostante tutto ciò di cui ti lamenti
sei ancora lì
ti stai muovendo anche tu
ti stai muovendo anche tu
ti stai muovendo anche tu
mi muoverò con te

 

 

 

Io sono una fragola

“Tu sei una fragola, la mamma è una mela e io sono un fiore”, sentenziava mia nipote Francesca mercoledì a casa della nonna perché malata. Io sono una fragola quindi, ok.

È racchiuso in questo momento il mio viaggio in Italia. Ho avuto la possibilità di avere un mese libero perché sto per cambiare lavoro. Quando l’ho saputo mi sono subito chiesta come avrei passato le mie giornate. Quale modo più bello che viaggiare e stare con i miei affetti che purtroppo non mi sono potuta godere per quasi un anno intero.

Un anno nel quale io ho lavorato molto su me stessa, non dandomi per vinta dopo una sconfitta. Un anno nel quale ho saputo riconoscere e cogliere un’ottima occasione professionale per cambiare rimettendomi in gioco e alla fine del quale ho potuto prendermi del tempo per diventare con orgoglio una fragola per mia nipote. Perché sono le piccole cose che nella vita fanno la differenza e non importa che direzione prenda la nostra vita se la si prende come un gioco mai ci si potrà stancare di volerla vivere. È la nostra impostazione mentale a fare la differenza e sta spesso ai più piccoli riportarci a non prenderci troppo sul serio.

Io sono una fragola, mia sorella una mela e Francesca un fiore.

E poi…

Sei in una stazione di Milano e mentre aspetti vedi due ragazzi arrivare, lei si toglie la giacca. Gliela ridà a lui che gliel’ha prestata perché piove e c’è il vento. Li vedi salutarsi con un bacio, un abbraccio e un altro bacio ancora.

…E poi pensi che la vita è meravigliosa e che l’amore è il motore senza il quale lei non avrebbe alcun senso.

Una canzone per papà

Durante il loro concerto alla Liederhalle di Stoccarda nel gennaio del 2017, ho scoperto che il cantante di AnnenMayKantereit ha scritto la canzone ‘Oft gefragt‘ (Ti sei chiesto spesso) dedicandola a suo padre. Ovviamente, quando l’ha raccontato, io mi sono emozionata perché a me quei versi sono piaciuti fin da subito e io in quel testo, cantato dalla voce profonda di Henning May, ci ho sempre rivisto il mio di papà. Oggi allora ho deciso di tradurre questa bella canzone e di condividerla con voi.

Ti sei chiesto spesso – AnnenMayKantereit

Tu mi hai vestito, svestito, cresciuto
e ci siamo trasferiti, io ti ho mentito:
Non prendo alcuna droga e a scuola ci sono addirittura andato

Ti sei chiesto spesso cosa mi distrugga
io non volevo che tu lo sapessi
Eri a casa da solo e sentivi la mia mancanza
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me

La mia casa sei sempre e solo tu
La mia casa sei sempre e solo tu

Mi sei venuto a prendere e mi hai portato
ti sei svegliato nel mezzo della notte a causa mia
a questo ho pensato così spesso nell’ultimo periodo

Siamo stati a Praga, Parigi e Vienna
nella Bretagna e a Berlino ma non a Copenaghen
Ti sei chiesto spesso cosa mi distrugga
e io ho smesso di pormi questa domanda

Eri a casa da solo e sentivi la mia mancanza
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me

La mia casa sei sempre e solo tu
La mia casa sei sempre e solo tu

Io non ho una patria, ho solo te
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Io non ho una patria, ho solo te
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre

Pensando alla mia tribù

Sono in pausa pranzo e cammino. Negli auricolari risuona l’album di una corale africana comprato a una serata organizzata dalla CBM lo scorso anno nella chiesa Bethelkirche a due passi da casa mia. Nel vialone alberato che sto percorrendo si trovano due scuole, una elementare e un liceo. Passeggio spesso qui perchè mi piace sentire gli schiamazzi dei bambini e osservare ciò che combinano gli adolescenti.
Nel Baden Württemberg, la regione della Germania dove vivo, è ancora periodo di scuola: le vacanze estive inizieranno il 29 luglio. Con la mia mentalità italiana provo compassione per gli studenti costretti ad andare a scuola in un giorno così caldo come oggi. Proprio adesso infatti mi sono passate accanto due classi dalle età differenti. La prima era una classe elementare i cui bambini avevano in mano un pallone bianco e arancione e si rincorrevano palleggiando. La seconda, invece, era una classe del liceo il cui giovane professore l’ho riconosciuto solamente perché aveva la barba più folta degli. Un po’ distaccate dal gruppo ho notato tre ragazze impegnate in un fitto discorso, ridevano di gusto e si prendevano anche un po’ in giro. Ecco che allora di riflesso mi sono trovata a pensare alla mia di adolescenza. Quando al campo estivo dell’oratorio del mio paese di origine, Gaggiano, di questi tempi passavo le ore a chiacchierare con le mie amiche più strette senza avere alcuna cognizione del tempo e dello spazio. Il sole splendeva e l’estate aveva il sapore di un ghiacciolo alla menta.
Non ci ripenso con nostalgia ma lo faccio col sorriso perché sono felice di avere quasi trentatré anni ed essere in grado di riconoscere la genuinità di un momento come questo quando il mio presente mi rimanda al passato. Mi sento fortunata perché quelle amiche mi accompagnano ancora oggi nelle mie giornate estive e non, a distanza di centinaia di chilometri, con i loro messaggi di testo e con i loro vocali: perché l’amicizia di confini non ne conosce e di questo non posso che esserne grata.

L’importanza di porsi degli obiettivi

Avevo già scritto tempo fa della mia passione per l’autrice americana Gretchen Rubin e dei suoi Moment of Happiness. Questa settimana ha condiviso nella sua newsletter quotidiana il seguente pensiero di Eugene Delacroix in Journal nel quale io mi sono trovata chiamata in causa:

Il rispetto verso te stesso aumenta quando hai la sensazione di aver compiuto tutto ciò che dovevi fare e se non c’è altro di cui godere rimane quel piacere o meglio quella sensazione di pace con se stessi. Una persona riceve un’immensa soddisfazione dalla consapevolezza di aver fatto un buon lavoro e di aver passato nel migliore dei modi la sua giornata. Quando mi sento così godo fino a fondo del mio riposo e della più mite forma di ricreazione.

In questo ultimo anno ho imparato l’importanza di fissarsi degli obiettivi e di non far solamente trascorrere la vita. È necessario invece tenerne in mano le redini direnzionandola nel verso che più si ritiene giusto. Scrivere una to-do list e completarla un passo dopo l’altro, senza pressione, può aiutare nei momenti nei quali si fa fatica a trovare un proposito o una motivazione. Darsi degli obiettivi è, come cantano i Che Sudaka, la base del movimento. Se ti dovesse capitare di sentirti smarrito prova a focalizzare la tua attenzione sulle cose che ti piacerebbe fare e con le quali vorresti riempire il tuo tempo, scrivile poi su un pezzo di carta. Quando le avrai compiute e cancellate da quel foglio sentirai una sensazione di piacere: te lo garantisco. Se dovessi aver paura di questa sensazione perchè troppo positiva, fai un bel respiro e con un bel sorriso inizia a pianificare cosa vorresti fare domani.

Buon compleanno

Andando a prendere il treno dopo il lavoro ho incrociato per strada un papà e sua figlia in bicicletta. La bambina avrà avuto al massimo quattro anni, portava un vestito rosa con sotto dei leggins bianchi e in testa aveva rigorosamente l’elmetto. Pedalava fiera sulla sua bicicletta rosa e con i suoi occhiali da sole nonostante il cielo fosse proprio molto grigio. Seguiva, sforzandosi, il suo papà. Guardandola mi sei venuta in mente tu che oggi compi gli anni, cara Raffaella.

Ti chiederai il perché adesso. Semplice perché io con te ho sempre potuto essere me stessa: con gli occhiali da sole in una giornata nuvolosa e con la linguetta di fuori mentre pedalavo, senza che mai tu mi considerassi strana. Ridevi al massimo di me ma insieme a me perché in fondo è questo quello che fanno le sorelle maggiori.

A me quella bambina ha fatto subito sorridere perché nella sua fierezza e originalità ci ho riconosciute. Subito, e non so perché, mi è venuto in mente il ricordo di noi due in cameretta a sorridere, complici, dopo che ci eravamo accorte che io lasciavo impronte sul pavimento perché tu mi avevi colorato le piante dei piedi con il pennarello verde. Abbiamo sorriso e pulito senza che i nostri genitori se ne accorgessero. Allora adesso ne scrivo qui, sul treno, perché io a questo impulso non so resistere, perché da tanti anni io al tuo compleanno non ci sono e vorrei farti un regalo cara Raffi.

Ti auguro di cuore un buon compleanno.