In mancanza di una passione che ho tenuto fin troppo privata

Quando ero ragazzina se c’era una cosa su cui non mi esponevo era sulle canzoni che mi piacevano. Non permettevo a nessuno di ascoltare il mio walkman, lettore cd o mp3.

Non so perché ma è come se un po’ le custodissi e le nascondessi in modo delicato come si fa con un uovo.

Forse in realtà il motivo lo so benissimo: avevo paura di essere giudicata in base a ciò che ascoltavo.

Quando tutte le mie coetanee guardavano e ascoltavano le canzoni in inglese che andavano di moda su MTV e canali simili io mi ammorbavo ascoltando Ligabue, Jovanotti, gli Hanson, i The Calling, i Negrita e Daniele Silvestri. Scrivo apposta ammorbavo perché li ascoltavo a ripetizione e anche perché un po’ ascoltandoli abbinavo un mio film personale ai loro testi. Insomma davo un significato personale a ogni verso delle loro canzoni.

In Germania si usa ascoltare musica a volume molto alto, in Italia io invece, nei miei giovani anni, ero solita cantare a volume molto alto le canzoni che mi appassionavano. Tutto ciò non sempre suscitava piacere nei miei vicini di casa.

La scorsa settimana ho richiesto il rimborso dei biglietti acquistati per andare a sentire e a vedere Ligabue dal vivo a Stoccarda. Il concerto si sarebbe dovuto svolgere nel maggio del 2020, era stato rinviato in seguito a quest’anno e poi annullato per ovvi motivi che ruotano unicamente attorno al Covid19, come potrete ben immaginare.

Sarebbe stata per me la prima volta dal vivo: come questo sia possibile non me lo so spiegare neanche io.

Quando abitavo in Italia ho sempre avuto un po’ di rispetto dei concerti dal vivo. Da quando vivo in Germania ho imparato ad amarli e a viverli in modo puro.

Prima quello che mi tratteneva era che magari la gente potesse sentire l’artista in maniera differente dalla mia. Lo so è una cosa strana da ammettere ma per me la musica rimane ancora un po’ un evento personale, anche in tempi di Spotify dove ognuno può seguire le playlist di chiunque altro.

Tutto ciò un po’ mi fa sorridere in modo amaro. In passato mi trattenevo dal comprare biglietti per concerti di artisti che mi piacevano e adesso invece non mi resta che augurare a Ligabue di pensare presto di tornare a Stoccarda e a tutti noi di liberarci di questo virus. Quest’ultimo è proprio ingiusto perché attacca gli eventi belli delle nostre vite e lo fa in un modo subdolo, semplicemente privandocene. Non è mia intenzione lamentarmi però un po’ lasciatemelo fare.

Grazia, Graziella e…

  1. Aver riposato egregiamente
  2. Sentirmi chiara in testa e nella mente
  3. Amare la vita, sempre
  4. Amare me stessa, sempre
  5. Amare chi mi rende bella la giornata
  6. Amare i giochi di parol-ette
  7. Amare la lingua dei bambini – picco-lini
  8. Essere felice, sempre
  9. Essere come un libro, aperto
  10. Essere sempre a disposizione!

Grazie, Angy*

AmarSi

Scritta da me!

1. Essere e sentirsi vivi

2. Svolgere il mio lavoro con passione e avere accanto a me persone altrettanto appassionate.

3. Chi mi è stato accanto finora e fin qui.

4. Lo studio che mai mi è stato negato finora.

5. L‘aria buona che si respira qui e ora.

6. La luce che c‘è sempre stata e ci sarà per sempre.

7. Coloro che mi hanno aiutato finora a conoscermi più a fondo.

8. Accettare di essere solo un mix di polvere di stelle e aria frizzante.

9. Tutto ciò mi ha donato l’umore.

10. Tu che spero possa ritrovare il sorriso, nel caso lo avessi perso… perché è un sorriso bellissimo!

Niente di più ma [soprattutto] Niente di meno

Poesia di Haemin Sunim [traduzione e titolo di Angela Fradegradi]

Una fettina di mela in un contenitore per la colazione

contiene l’intero universo.

Alberi, luce del sole, nuvole, pioggia, terra,

aria e il sudore di un contadino – tutto ciò

è contenuto lì dentro.

Il furgone da trasporto, benzina, un mercato,

del denaro, il sorriso della cassiera – tutto ciò vi è

lì dentro.

Un frigorifero, un coltello, un tagliere, l’amore

della mamma – tutto ciò vi è lì dentro.

Tutto al mondo è sostituibile e tutto è

interdipendente.

E adesso immaginati, tutto quello che è esiste

dentro di te.

L’intero universo risiede in noi.

N.d.T. Lo sapevate che i traduttori [e gli interpreti] muovono il mondo? Abbiatene cura.

Assenza giustificata

Mea culpa, mea maxima culpa: trascurare il blog non è cosa buona e giusta ma la mia assenza è giustificata. Ci siamo trasferiti nel corso dell’ultimo mese e la pausa è stata un po’ forzata ma molto dovuta alle circostanze.

In questo mese di assenza, nei ritagli di tempo, mi sono appassionata, ho fatto e visto cose degne di nota. Non definirei questo periodo di inattività come un ‘blocco dello scrittore‘, piuttosto lo chiamerei una ‘pausa creativa‘.

Non scrivendo attivamente, mi sono infatti resa conto che nel prossimo periodo desidero concentrarmi sul coltivare le mie due più grandi passioni.

La prima è quella dell’informazione di qualità. Chi mi conosce bene sa che avrei voluto diventare giornalista. Questo sogno l’ho accantonato per forza maggiore anche se non l’ho mai del tutto dimenticato. Io sono dell’opinione che l’informazione sia un bene e che, in quanto tale, abbia un suo prezzo. Chi ce la offre deve venire remunerato. Ciò purtroppo però non sempre avviene in un modo degno di essere definito giusto.

Ho deciso quindi di informarmi di più a livello locale leggendo nella versione a pagamento il quotidiano di Stoccarda, la Stuttgarter Zeitung, e supportando il giornale che quando ero bambina avrei voluto leggere da adulta, la Repubblica.

La seconda grande passione che coltiverò di più è quella delle lingue. Durante i miei vent’anni avevo indetto come sfida con me stessa quella di saper parlare quattro lingue fino al compimento dei trenta. Ora che vado verso i quaranta, o meglio che sono al giro di boa dei trentacinque, mi pongo ufficialmente l’obiettivo di arrivare a quota cinque lingue. Ho già bene in mente quale sarà la prossima lingua che apprenderò: il portoghese, variante del Brasile. Tanto per coronare questo obiettivo vi lascio qui una canzone che a me piace molto e di cui non ci capisco niente se non che il cantante si è innamorato.

Buon ascolto!

P.S. Niente panico però: qui continuerò a scrivere settimanalmente nonostante i miei due nuovi hobby.

Ode allo Yoga

Non è stato un amore a prima vista. La prima volta che ho preso parte a una lezione di yoga nello studio di Moveorespiro nel 2018 mi sono trovata a fine lezione a chiedermi: “Ah, ma quindi tutto qui?!”. Ciò che mi mancava era in realtà una cosa che non avevo capito esserci anche nello yoga ma in un modo differente rispetto a quello in cui io ero abituata: la dinamicità. Io fino ad allora avevo sempre associato la dinamicità alla pressione, praticando yoga invece la pressione si cerca di diminuirla se non addirittura di azzerarla attraverso dei movimenti dinamici, i cosiddetti Flow.

Un’altra difficoltà che ho incontrato agli inizi era quella di fare yoga in una lingua straniera. Molto spesso mi perdevo nelle descrizioni dell’insegnante semplicemente perché non le ascoltavo con l’attenzione che questa disciplina invece richiede. Mi focalizzavo magari su una parola che non capivo immediatamente piuttosto che continuare a seguire il filo del discorso e comprendere quello che l’insegnante richiedeva io facessi.

Una trainer un giorno però, dopo una lezione, mi disse di non prendermela troppo se non capivo al volo la sequenza perché per lei fare yoga in una lingua straniera rappresentava già un’impresa enorme. Questa sua affermazione fu per me un po’ come un’iniezione di fiducia e mi stimolò a non abbandonare la mia pratica. Ogni settimana in modo diligente srotolavo il mio materassino e mi mettevo alla prova vedendo dei miglioramenti sia nel mio modo di ascoltare che di svolgere le sequenze.

Quando lo scorso anno è arrivato il virus e le palestre hanno dovuto chiudere, ho inteso subito che l’unica ancora che mi avrebbe permesso di mantenere il mio equilibrio durante la pandemia sarebbe stata lo sport. Per fortuna la fondatrice di Moveorespiro, Almut Schotte, è una donna che non si arrende alle prime difficoltà e ha aperto una sezione per fare yoga online sul suo sito trasformandolo poi la sua offerta in un vero portale online. È nato così il suo Studio ONE che per me ha rappresentato la salvezza.

Grazie all’offerta corsi online (anche in diretta) di Almut e del suo team di trainer ho iniziato a praticare yoga ogni mattina alternandolo a un allenamento funzionale e al pilates. Nei giorni in cui salto la pratica sportiva noto una differenza sostanziale ed è proprio questo a spronarmi a non mancare mai all’appuntamento con il mio materassino.

Affermare che lo yoga abbia avuto un’influenza positiva su di me sarebbe davvero dire poco. Praticandolo la mattina non devo più preoccuparmi di fare sport né inventarmi scuse durante la giornata per saltarlo. Iniziare la giornata facendo movimento mi permette di essere molto più presente e produttiva sul lavoro. Con lo yoga ho perso peso e tonificato i miei muscoli. Sono più resistente a livello fisico e molto più equilibrata nelle mie azioni perché consapevole dei miei limiti e di ciò che il mio corpo e la mia mente hanno bisogno. Infine mi preoccupo meno perché mi concentro di più sul presente.

Il titolo di questo articolo è abbastanza eloquente da fare intendere che nonostante non ci fossimo piaciuti subito tra me e lo yoga è nato un amore che un po’ mi inorgoglisce perché simbolo della mia perseveranza. L’unica cosa che mi dispiace è che, siccome fra pochi giorni ci trasferiremo fuori da Stoccarda, non potrò più allenarmi nella mia palestra di persona ma continuerò a sostenerla nella sua offerta online. In fondo mi hanno salvato la vita!

In attesa fare yoga online

Mancanze

La prima volta me ne sono accorta nel 2014, quando durante una videochiamata con la mia famiglia, mio nipote Paolo, che allora aveva tre anni, sullo sfondo di quella che era la mia cameretta disse una cosa che mi fece sorridere ma anche riflettere. Aveva un telefonino giocattolo in mano ed esclamò improvvisamente: “Shhh! Non disturbatemi, sono al telefono con la zia Angy!”. Io ero la zia lontana, quella che viveva in Germania e a cui si telefona invece di andarla a trovare di persona per fare merenda insieme.

La stessa cosa l’ho notata nelle amicizie: una volta fuori dalla quotidianità delle persone a mie care, anche il nostro rapporto si è modificato. Io non ero lì fisicamente e quindi ero meno accessibile e meno presente nel loro immaginario. Questo è normale, nel mio di immaginario invece questi affetti continuavano a giocare lo stesso ruolo fondamentale di sempre. In fondo anche questo è normale: ero io a “essermene andata”, non loro. Con il tempo però anche in questo rapporto avevo raggiunto una certa dinamica che mi rendeva felice. Non mi sono mai sentita troppo lontana da nessuno, anche perché ci si vedeva spesso.

Mai come nell’ultimo anno sono stata assente dalla vita dei miei affetti più cari. Il 21.02.2020 è stata l’ultima volta che sono salita a Stoccarda su un aereo con destinazione Milano Malpensa. Un weekend da sola a Milano, proprio quando a Codogno si contava il primo decesso a causa del covid 19.

Mancare un anno da “casa” non mi era mai successo. Non vedere mia madre per un anno, mia sorella e suo marito, i loro bambini, le mie amiche e i miei amici di sempre. Non poter star seduti attorno a un tavolo a chiacchierare, a ridere e a prenderci in giro. Sentire la mancanza di mangiare una pizza insieme. Volere ma non poter giocare con le carte dei Pokemon con Paolo o sfoderare il “Fradegradi’s move” con mia nipote Francesca sulla pista da ballo (o meglio, in corridoio perché non so se insieme in discoteca ci lascerebbero rimanere a lungo). Non poter abbracciare chi mi sta a cuore o anche semplicemente non poterlo guardarlo negli occhi.

Io non voglio lamentarmi perché non è giusto, perché anche se lo facessi non cambierebbe niente.

Constato però che più passa il tempo e più ne sento la mancanza. Ho imparato a conviverci con questa nostalgia e a concentrarmi su quello che posso fare e controllare nel mio quotidiano. Così sorrido nel ritrovarmi a cercare su internet foto della mia Gaggiano in modo da poterle usare come sfondo su Teams al lavoro e fare streaming da lì, incuriosendo i miei colleghi. Ho imparato a mostrare la mia vicinanza mandando podcast (o audiolibri) alle mie amiche aggiornandole su tutto quello che succede nella mia vita e chiedendo notizie sulla loro. Non esco più ma faccio videochiamate come non ci fosse un domani, riempiendomi l’agenda di appuntamenti online con chi ne ha la voglia e il tempo.

Questa pandemia ci ha cambiato a tutti ma a tutto c’è una fine o una soluzione. Io spero presto di poter tornare a fare una delle mie passeggiate in solitaria preferite per Gaggiano e ad ammirare questo mulino nel parchetto.

Una foto del parchetto di Gaggiano, scattata durante la mia ultima visita a febbraio 2020

Parlati bene!

“Sei troppo lenta!”. “Mamma come sei imbranata!”. “Vuoi prestare attenzione?!”. Queste sono solo alcune frasi che io ero solita ripetermi. A un certo punto però mi sono accorta che questo modo di dialogare con me stessa non mi faceva assolutamente bene, anzi.
Io avevo una gran brutta tendenza, ossia quella di essere troppo severa con me stessa e di pretendere da me delle performance che non avrei nemmeno osato pensare di potermi aspettare da qualcun altro.
La cosa peggiore era che quando non raggiungevo i miei obiettivi la vedevo come una sconfitta. Tutto ciò, come intuirai leggendo, non mi faceva bene ed era molto tossico per il mio equilibrio.
Per fortuna però ho sempre coltivato una forte introspezione e, a un certo punto, ne ho preso coscienza. Spesso prendere coscienza di una cosa è già un ottimo inizio ma non basta: bisogna accompagnarlo a una grande forza di volontà per riuscire a cambiare le carte in tavola.
A me la forza di volontà non è mancata e sono riuscita a compiere un gran lavoro su me stessa di cui oggi sono molto fiera. Credimi, se l’ho fatta io a instaurare con me stessa un dialogo positivo, puoi farcela anche tu. Aggiungerei addirittura che devi farcela perché tu sei la persona più importante nella tua vita e il modo in cui interagisci con te stesso dovrebbe essere uguale a quello in cui tratti la tua migliore amica o il tuo migliore amico.
Io ho imparato a memoria una frase che è diventata per me una specie di mantra e che non mi stanco mai di ripetere non solo a me stessa ma anche a chi credo abbia necessità di ascoltarla: “Vuoi trovare l’amore della tua vita?! Guarda nello specchio!”
Ti auguro quindi di parlarti sempre bene e di trattarti con rispetto perché tu sei ciò che hai di più prezioso.

Quando entri nel cuore di un tedesco

Mi ricordo come se fosse ieri il periodo iniziale nella mia prima azienda a Karlsruhe, in Germania. Ogni mattina aprivo la porta dell’ufficio dove lavoravo, un open space condiviso con una ventina di persone, e volenterosa mi avventuravo in un cordiale saluto, dicendo: “Hallo!” o “Guten Morgen!”. La reazione dei miei colleghi è quella che impresse in modo significativo questo ricordo nella mia memoria. Avete presente nei film western le balle di fieno che rotolano?! Ecco più o meno questa era l’immagine che visualizzavo in attesa di una risposta che non arrivava. La stessa cosa capitava quando mi congedavo la sera. Per dovere di cronaca c’è da aggiungere che io con questi colleghi non lavoravo a stretto contatto però da italiana cordiale, abituata a parlare anche con i muri, questo loro non rispondere ai miei saluti mi scioccò e non poco.
Con il tempo però capii che i tedeschi sono come un motore diesel: ci mettono un po’ a ingranare nelle relazioni interpersonali. Queste sbocciano piano piano come le rose in primavera.

Un tedesco prima ti scruta, studiando ogni tua reazione e ogni tuo atteggiamento, poi al ritmo che ritiene più opportuno però si apre facendosi conoscere con cautela sempre più. Quando arriva a sentire che tu sei una persona a cui poter dar fiducia e con cui vale la pena approfondire la relazione, ti stringe nel suo cuore e da lì è quasi impossibile uscirne. L’affetto che ne scaturisce è reciproco e proprio sincero. Ti permette di donare ma soprattutto di ricevere ancor di più, in modo incondizionato. Ne nasce un’amicizia di un’eccezionale profondità, a cui tu non vorrai rinunciare e di cui ti sentirai grato e onorato.
Grazie al fatto che, nonostante le barriere culturali iniziali, io abbia comunque sempre mantenuto un atteggiamento aperto, rispettando i tempi e gli spazi altrui, ho potuto stringere in questi ultimi anni amicizie sincere e importanti con persone tedesche. Sono certa che queste mi accompagneranno per molto tempo nel mio cammino di vita.
Infine la cosa che trovo più incredibile, riflettendoci, è che questa cautela nell’instaurare amicizie la rivedo un po’ sia in me stessa che in altre persone straniere che vivono da diverso tempo qui in Germania. Sarà questo quello che si intende con integrazione?

Per me questa è l’amicizia: camminare sempre uno accanto all’altro.