Disciplina

A volte la mente cerca di convincerci a non fare qualcosa che dovremmo invece fare. Trova scuse e motivi per non compiere quell’azione. È in questi momenti che una caratteristica che abbiamo il dovere di coltivare durante il corso della nostra vita ci viene in aiuto: la disciplina.

Perché la dobbiamo coltivare?! Semplice: perché ci aiuterà a vivere la nostra esperienza di vita in modo più leggero. Quando siamo disciplinati, non ci pensiamo due volte ma agiamo. Completiamo ciò che dobbiamo e continuiamo nella nostra giornata.

La disciplina inoltre ci regala una buona sensazione: quella di mantenere la parola a noi data.

Non c‘è nulla di più appagante che l’aver completato un’attività in condizioni difficili perché siamo consapevoli della fatica fatta.

A volte tutto ciò che ci serve è chiudere gli occhi e andare avanti affidandoci al nostro sistema.

Io dopo essere andata in palestra anche se fuori pioveva.

Tutte le sfaccettature del riposo

Ci sono diversi modi di riposarsi. Quando il nostro corpo ci segnala di mettere una marcia più bassa, non significa per forza che dobbiamo distenderci e cercare di dormire.

Si può riposarsi, ovvero ricaricare le energie, anche facendo qualcosa di attivo. Una passeggiata all’aria aperta, una telefonata o un incontro con un amica, praticare dello sport oppure immergersi nella lettura: tutte queste sono attività che ci permettono di rigenerarci.

Ci infondono una sensazione più positiva rispetto al classico riposo chiudendo gli occhi. Il motivo è che, impiegando il nostro tempo in maniera attiva, possiamo migliorare il nostro umore. Dormendo, invece, ci spegniamo e, quando riapriamo gli occhi, le sensazioni negative sono di nuovo lì pronte ad aspettarci.

Quando ti senti giù di energia domandati cosa pensi di aver più bisogno e agisci di conseguenza. A volte ciò che cerchiamo di evitare è proprio quello di cui abbiamo più bisogno.

Camminare ci permette di rigenerare

La stessa pratica ogni giorno

Da ormai due mesi, ogni giorno pratico lo stesso flow di yoga. Si intitola Energized, dura venti minuti e mi permette di incanalare bene le mie energie. Durante la settimana, pratico dopo il lavoro e prima di andare a recuperare mia figlia all’asilo nido. Nel weekend, lo faccio la mattina, appena alzata, con mia figlia che non vede l’ora che srotoli il tappetino per osservarmi muovere e che mi incita a cominciare, dicendomi: „Yoga, yoga!“.

Cosa ho imparato da questa pratica apparentemente ripetitiva?

  • Ogni giorno è differente così come lo è la mia concentrazione. A volte i pensieri offuscano la mia mente ma concentrarmi sul movimento e sul respiro mi aiuta a mantenermi centrata.
  • Ripetere lo stesso flow tutti i giorni è diventato per me un rituale che mi permette di funzionare bene. Solo quando lo completo mi sento più presente nella mia giornata.
  • Anche se conosco la sequenza a memoria, scopro ogni giorno un dettaglio in più. C‘è sempre un piccolo particolare che mi sorprende durante l’esercizio fisico.
  • Prendermi quei venti minuti è per me diventato come una boccata d’aria fresca: è un momento per me nel quale compio qualcosa che mi fa stare bene e mi infonde tranquillità.
  • Una volta completato il flow, mi sento sempre meglio e questo è a volte per me il motivo per cominciare.

Si possono sempre trovare molte scuse per non muoversi, soprattutto da mamma, quando il tempo è ben scandito dalle tante cose da fare per la famiglia. Io credo però che prendersi del tempo per fare sport con regolarità aiuti a funzionare meglio. Ci si mette in cima alla propria lista, perché solo se funzioniamo possiamo veramente essere d’aiuto a qualcun altro.

Equilibrio

„Medito per me, per mantenere il mio equilibrio psichico e la mia salute fisica“, con questa affermazione concludo ogni giorno la mia sessione di meditazione con la app Calm.

Medito dal 2015 con regolarità, ogni tanto salto qualche giorno ma di solito riesco sempre a trovare 10-15 minuti per sedermi e respirare in modo guidato.

La meditazione è una delle mie colonne portanti: mi ha aiutata, soprattutto nei momenti più difficili, a mantenermi in equilibrio.

Ho imparato che prendersi cura di se vuol dire ritagliarsi del tempo ogni giorno per compiere attività che ci fanno stare bene. La meditazione per me è definitivamente una di queste.

Concentrandomi sul respiro mi riporto nel qui e nell’ora, dove nulla è più importante della mia mente calma e rilassata. Osservo i miei pensieri passare via come le nuvole nel cielo. Non tento di inseguirli perché non sono importanti. Quello che conta è che io sia lì a inspirare e espirare, che io abbia trovato la strada che porta al mio cuscino di meditazione e mi sia concessa un attimo di tranquillità.

In fondo non è questo ciò che tutti desideriamo?! Stare tranquilli e comodi nella nostra vita.

Il mio nuovo cuscino da meditazione: me lo hanno regalato le mie più care amiche per il mio 40esimo compleanno.

Fai la spesa a piedi

C‘è una puntata del podcast Educare con calma di Carlotta Cerri che mi gira nella testa. È un’intervista alla sorella Cristiana, esperta di sostenibilità.

In questa puntata, Cristiana Cerri esorta a fare almeno un acquisto a settimana a piedi. Si possono scegliere come mete il nostro supermercato di fiducia, il negozio biologico o il mercato, rinunciando a raggiungerli in auto. È un piccolo gesto che ha un grande impatto ambientale.

Quando vivevo a Stoccarda, andavo esclusivamente a fare la spesa a piedi. Mi equipaggiavo con zaino e borse di stoffa e, per scherzare, quando rientravo dicevo: „È tornato l’asinello!“. Anche nella scelta della nostra casa a Weil der Stadt per me è stato in criterio importante la vicinanza a piedi alle infrastrutture come il supermercato e il panettiere.

Credo che se ci muovessimo più a piedi o in bicicletta, per fare dei tragitti che per pigrizia faremmo in auto, saremmo in grado di fare, senza grande sforzo, un’azione positiva per l‘ambiente. Ne trarremmo anche benefici diretti grazie all’attività fisica.

Io tornando ieri dalla spesa a piedi.

Nelle tue amicizie crea spazio

Una delle caratteristiche più belle nell’amicizia è quella di creare uno spazio sicuro nel quale aprirsi.

Specialmente in situazioni difficili, sapere di avere degli amici che ci lasciano lo spazio necessario per confidarci, è un gran sollievo. Poter parlare sapendo di avere l’attenzione indisturbata del nostro interlocutore ci infonde, infatti, una sensazione positiva.

Quando si navigano acque difficili, condividere il peso della nostra imbarcazione, non solo ci rende più leggeri ma anche più liberi nel nostro raggio di azione.

Un’amicizia nella quale poter fiorire anche in condizioni difficili è da tener ben stretta.

Nell’amicizia lascia fiorire chi ti sta accanto

Io abito nella mia testa

A me piacciono le conversazioni profonde, quelle in cui filosofeggi sulla tua vita, le tue scelte, le tue motivazioni e i tuoi pensieri. Sono quel tipo di conversazioni in cui imparo di più sulla persona che ho di fronte. Racconto qualcosa di me e, così facendo, mi apro e osservo la reazione di chi ho di fronte. Da come reagisce non solo imparo qualcosa su questa persona ma anche su di me.

Io abito molto nella mia testa e, ogni tanto, è per me bello aprirne le porte e ospitare qualcuno a cui affido i miei pensieri più privati. Quando lo faccio è perché mi fido di chi ho di fronte. Esternare certi argomenti mi aiuta a categorizzarli meglio prendendone distanza.

Ogni pensiero dovrebbe essere passeggero e, se invece rimane a lungo nella nostra testa, parlarne non è mai un errore. Condividere la propria esperienza arricchisce l’amicizia e offre un altro punto di vista da cui considerarla.

La scrittura nel guarire la mente

Sto ascoltando un libro di un’autrice americana che stimo molto, Kay Redfield Jamison. Il libro si intitola ‘Fires in the dark, healing the unquiet mind‘ e tratta di come guarire da malattie mentali. Un metodo che Kay Redfield Jamison descrive è quello della scrittura come terapia e io posso solo concordare con lei.

Da ormai cinque anni scrivo ogni mattina sulle pagine di un diario digitale i miei pensieri. Non scrivo né per rileggermi né per qualcuno, butto semplicemente fuori tutto quello che impegna la mia testa nelle prime ore della giornata. Spesso scrivo di come ho trascorso la notte e mi chiedo sempre come mi sento. Cerco di essere il più sincera possibile nella risposta. Nessuno è il destinatario di quelle poche righe che sono diventate per me fondamentali. È il momento della giornata in cui mi guardo dentro e stabilisco con il mio animo un filo di connessione.

Questo mio ‘Diario del mattino’, come l’ho intitolato, è stato negli anni per me un grande supporto. Credo di non aver fatto mai tanti progressi nella gestione della mia mente irrequieta come negli ultimi cinque anni. La scrittura quotidiana mi ha permesso di riconoscere percorsi ripetitivi, implementare cambiamenti e trovare dentro di me la forza di continuare a fare bene.

Una cosa di cui scrive Kay Redfield Jamison da molta speranza: uscire da una malattia mentale è possibile ma richiede un duro lavoro personale. Confrontarsi con questo compito è nostra responsabilità.

Non definire una giornata negativa

Una cosa che ho imparato nell’ultimo decennio è quella di non etichettare una giornata negativa come tale. Il motivo è semplice: si ha sempre la possibilità di farla girare in un modo positivo. Basta solamente spostare il centro dei nostri pensieri.

Spesso ci crogioliamo nel nostro malumore e ci autocommiseriamo così tanto che è difficile uscire dal nostro vortice di sensazioni negative. Se facciamo un passo indietro e osserviamo la situazione con obiettività, saremo in grado di mostrare apprezzamento per ciò che abbiamo. È vero, probabilmente stiamo vivendo una giornata difficile ma, se mettiamo in luce tutto quello che di positivo caratterizza la nostra vita, saremo in grado di sentirci meglio nell’immediato. Questa sensazione positiva possiamo coltivarla ad esempio con la gratitudine.

Portare alla nostra attenzione anche solo tre cose di cui siamo grati può innescare nella nostra mente dei sentimenti positivi. Mette la luce su ciò che funziona nella nostra vita, distogliendo l’attenzione dai pensieri negativi. Può iniziare a farci sentire meglio e, magari, anche a intraprendere un’attività che ci faccia continuare a sentire così. Ed ecco che una giornata difficile si rivela parzialmente positiva e questo è un buon punto per incominciare a sentirci bene domani.

Fermati e respira

Venerdì mi sentivo un po‘ come sottocorrente: ero irrequieta. È il mio giorno libero dal lavoro e di solito lo uso per fare la spesa e mettere in ordine la casa. Dopo essere rientrata dagli acquisti, mi sono messa a pulire il bagno e poi a preparare il pranzo. Mentre tagliavo le verdure, mi sono resa conto della mia irrequietezza. Parlandone con Dominik, siamo giunti alla conclusione che forse avrei dovuto prendermi una pausa. Dopo pranzo mi sono allora sdraiata sul divano.

Quando mi concedo una pausa, di solito, ho sempre un senso di colpa. So benissimo da dove provenga e come gestirlo. La mia strategia venerdì è stata, ad esempio, quella di concentrarmi sul respiro per calmare la mente. Ho messo un timer di quaranta minuti e sono stata lì sdraiata a respirare, senza device né distrazioni. Solo io e il mio respiro. Anche se ho fatto fatica a concedermelo, quel momento di pausa è stato per me fondamentale. Mi ha tranquillizzata.

Abbiamo tutti una quotidianità frenetica, per questo è molto importante concedersi delle pause consapevoli. Prendersi del tempo per scendere giù di giri, passando dalla mente al corpo riconnettendosi, può cambiare le carte che abbiamo in mano.

Nel dubbio, se ti senti stressato e non sai perché, fermati e respira.