Prepararsi a immaginare il futuro

Non so come voi vi stiate preparando alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Per quanto mi riguarda posso ritenermi contenta di poter scegliere le fonti di informazione in modo flessibile e indipendente. Vivendo all’estero, non vengo infatti bombardata a livello mediatico dalle apparizioni dei candidati dei vari partiti e dalle discussioni a esse collegate. A novembre ho deciso di approfondire di più il mio livello informativo sulla situazione politica italiana abbonandomi a Repubblica Mobile.

Ricordo ancora che in una lezione alle medie sui maggiori quotidiani italiani, dopo averne capito le differenze, mi immaginavo da adulta convinta e affezionata lettrice di Repubblica. Presa coscienza poi della mia passione per la scrittura, iniziai a fatansticare sullo scrivere per questo quotidiano. A distanza di anni posso sostenere di aver seguito questo sogno ma non di averlo conseguito. Dopo l’università ho dovuto imparare infatti un’altra importante lezione: l’editoria in Italia è un settore nel quale un contratto permanente con condizioni giuste e leali pare fin troppo spesso un miraggio. La mia voglia di indipendenza economica era allora così alta da farmi decidere di dirigere il mio focus lavorativo altrove e poi, ammettiamolo, il sogno di scrivere per Repubblica era di per se molto molto ambizioso.

Oggi però mi rispecchio in quella mia immagine di lettrice di Repubblica che avevo previsto da ragazzina. Ritengo che Repubblica Mobile sia un’offerta ben strutturata e curata. Il suo prezzo di 44,99 € annuali è ben giustificato dalla qualità e dalla quantità del servizio ricevuto che comprende due newsletter quotidiane con il riassunto dei temi più importanti della giornata e, ovviamente,  la possibilità di consultare gli articoli online.

A piacermi sono soprattutto gli spunti, anche in versione audio, del direttore Mario Calabresi. Lo seguivo già su La Stampa e spesso ne condivido il punto di vista nelle analisi politiche dei suoi editoriali. Questa settimana ad esempio mi è piaciuto molto il suo testo “Incapaci di immaginare il futuro“.

Io, che faccio parte della circoscrizione Estero e che sopporto nel quotidiano il peso delle scelte politiche italiane solo fino a un certo punto, ho un auspicio che so già di non vedere realizzato dopo marzo ma che è comunque rivolto al futuro. Mi auguro per quella che resta la mia terra una politica fatta da gente brava e onesta. Da gente che non solo sia preparata ma che abbia l’obiettivo di offrire speranza e benessere agli italiani, che condivida il sogno europeista e sia orgogliosa di farne parte, che sia concentrata sul costuruire, ottimizzare e snellire l’Italia e il suo apparato, che sia sociale e si prefigga un progresso non solo economico ma soprattutto ecologico e sostenibile. In Italia di persone così ce ne sono diverse: io ne conosco molte e credo che tu che mi stai leggendo altrettanto. Mi auguro che trovino presto il coraggio di impegnarsi e prima ancora di prepararsi ad assumere compiti politici perché un’idea politica è corretta e credibile solo se la conoscenza dei temi a essa collegati è fondata e profonda. Sulla superficialità, sulle idee distruttive e sul populismo in fondo non si sono mai costruiti società e stati degni dei questi nomi.

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Conoscere l’Italia di Celentano

Sono a casa da sola e, stendendo il bucato, la mia testa vaga così tanto che ho bisogno di una distrazione. Decido allora di aprire l’app per ascoltare musica sul mio smartphone. Ho voglia di musica italiana e in particolare di un artista molto amato dalla mia famiglia: Adriano Celentano.

“Come mai tu che hai 31 anni ascolti Celentano?! Sei per caso una giovane vecchia?!”, leggo nei vostri pensieri.

Sono diversi i motivi per cui a me piace. Il primo di tutti è che i miei genitori mi hanno trasmesso questa passione. Da piccola ho visto tutti i suoi film con mio papà in televisione. Ricordo i sabati pomeriggio quando mia mamma, facendo i mestieri, lo ascoltava ad alta voce. Credo il Molleggiato, questo è il suo soprannome ufficiale, fosse l’unico artista per il quale né io né mia sorella le dicevamo (o meglio le gridavamo) di abbassare il volume. In età matura a casa mia si seguiva il programma Rockpolitik. La nostra passione induceva me e mia sorella a stuzzicarci dicendo: “Io sono rock, tu sei lenta!”.

L’album che sto ascoltando ora è Facciamo finta che sia vero, uscito nel 2011 durante la Grande recessione: l’ho messo in loop. Più ascolto e più rifletto.

Mi risulta adesso evidente il motivo per cui Celentano sia così amato. I suoi testi sono ad alto contenuto e la musica è irresistibile. O vuoi cantare a squarciagola o vuoi ballare e, considerate le mie doti artistiche, io è meglio che continui ad ascoltarlo quando a casa sono sola.

I brani sono preghiere laiche: rappresentano un inno all’Italia e all’italianità e portano noi ascoltatori a meditare sia sul futuro che sulle scelte della società moderna. Il cantautore ci accompagna infatti in un viaggio attraverso la sua mente. Ci elenca i suoi valori e illustra il ruolo dell’Italia nella sua visione di futuro. Il cantante di origine pugliese, che è nato e cresciuto a Milano, racconta il capoluogo lombardo degli anni Sessanta: una città popolare, nella quale la gente si aiutava e viveva in comunità. Per il futuro l’artista auspica un’Italia innovativa, guidata da gente onesta e capace. Gli italiani hanno le qualità e il passato storico adatti a ispirare  il mondo globale a cambiare la mentalità. Quest’ultima non deve più essere incentrata sulla crescita ma basarsi sulla decrescita, sulla condivisione e sul sostentamento ambientale.

Le canzoni di Facciamo finta che sia vero trasmettono la sensazione di partecipare a uno spettacolo: ognuna di esse potrebbe essere un testo teatrale accompagnato musicalmente in modo sopraffino. Se si chiudono gli occhi si colgono infatti gli innumerevoli strumenti e l’unicità degli arrangiamenti. Con quest’opera Celentano conferma ulteriormente le sue doti di artista eclettico e talentuoso.

L’ascolto di quest’album è  consigliato per approfondire i retroscena della società e della cultura italiane. Inoltre è un ottimo esercizio per miglioramento linguistico utilizzando testi ad alto livello semantico, non solamente composti da parole in rima.

Il perché di #4kemal

E’ da diverso tempo che sono a conoscenza di questa storia che è stata portata in evidenza da uno dei più famosi giornalisti e inviati di guerra italiani, Toni Capuozzo. Pur essendo direttamente coinvolto Toni non ne è il  vero protagonista. La storia, infatti, è quella di Kemal, un ragazzo 25enne di Sarajevo. Personalmente io non mi sento in grado di raccontarvela perché ho il timore di non essere precisa. Sono fermamente convinta che sia una storia che valga la pena non solo di essere ascoltata ma anche di essere condivisa e supportata.

Ecco allora che non appena ho ricevuto questo video ho deciso di pubblicarlo qui:

Se anche voi siete della mia stessa opinione attivatevi su: change.org/curate-kemal

 

 

Gratitudine

Quando la tua settimana inizia, dopo un weekend all’insegna dell’amicizia vera, incontrando il tuo ortolano greco che, mentre cammini per andare a prendere il treno, ti saluta e sorridendoti ti porge un melograno così regalandotelo…


…non puoi che essere grata delle persone che la vita ti ha donato e che tu hai scelto come compagne di cammino. Risulta così facile e naturale sentirsi ricchi dentro.

Pedalando verso un nuovo inizio

5.500 km in sella ad Alfred, così si chiama la sua bicicletta, partendo da Stoccarda in Germania e arrivando a Cadice in Spagna. Questo il viaggio raccontato da Tobias Traunecker mercoledì 22 marzo 2017 in una sala gremita del Waldhorn di Heimsheim durante un evento sponsorizzato dal negozio di biciclette Rad Sport Koch che lo ha supportato e consigliato nella sua impresa.

Il tour iniziato l’8 giugno 2016 e durato circa cinque mesi è il terzo del suo genere compiuto da Tobias: il primo viaggio è datato 2013 durante il quale il ragazzo ha pedalato da Stoccarda al festival Rototom di Benicassim vicino a Valencia e il secondo lo ha invece compiuto l’anno successivo sempre con destinazione Rototom ma partendo dal Portogallo. Dalle esperienze collezionate macinando chilometri di strada in bicicletta e dalla sua passione per viaggiare è nato il travel blog fernerleben.de sul quale il giovane ci fa rivivere l’unicità dei momenti vissuti raccontando ogni tappa percorsa. Non solo si possono consultare i suoi resoconti di viaggio in lingua tedesca ma è anche possibile leggere utili articoli con consigli sull’equipaggiamento necessario qualora si decidesse di partire per un tour di diversi mesi in bicicletta.

Percorrendo un itinerario a zigzag, Tobias Traunecker si era prefissato per la sua avventura del 2016 l’obiettivo di fare un cammino di Santiago per vie alternative. Passando dalla Svizzera, attraversando la Francia Meridionale per arrivare all’Atlantico e proseguendo per il Camino del Norte fino a Santiago di Campostela il ciclista ha continuato ancora una volta verso il Rototom di Benicassim per poi concludere a sud della Spagna nella città di Cadice. Non proprio mosso dallo spirito del pellegrino, il travel blogger era più incentrato sulla prestazione sportiva e sull’esperienza spirituale che secondo lui ognuno fa durante un viaggio di questo tipo.

Michi a Kehl, Max a Losanna, Charlotte sulla costa atlantica francese e Josie, anche lei in viaggio per la Spagna col camper e due cani: questi gli amici che ha colto l’occasione per visitare o incontrare durante il percorso. Pedalando è stato piacevolmente sorpreso dall’ospitalità straniera, dalle feste di studenti a cui non ha saputo rinunciare anche se aveva davanti a se 150 km il giorno successivo, da suoi colloqui con Alfred quando il vento o le condizioni del terreno non erano favorevoli, dagli sguardi dei cani randagi mentre li consolava con baguette e chorrizo e ovviamente dall’incontro con altri pellegrini con cui ha cantato e festeggiato la pienezza della vita.

Si è fissato limiti e li ha oltrepassati capendo che 130 km al giorno sono troppi, specialmente quando si è all’inizio e non si è ancora troppo allenati, però anche che 207 km in un giorno sono un traguardo possibile e da festeggiare ma che comunque prefissarsi di riuscire a pedalare per 3.000 km in 30 giorni è chiedere troppo a se stessi.

Tobias ha vissuto il suo momento spirituale più alto in un monastero nei Paesi Baschi dopo il quale ha deciso di non andare a visitare la cattedrale di Santiago di Campostela perchè sapeva sarebbe stata invasa da troppa gente e nella quale non necessariamente avrebbe provato un’emozione tanto forte come quella nel monastero.

Ha trovato un bastone da pellegrino per strada, ha avuto un incontro del terzo tipo con uno spaventapasseri con le sembianze di un alieno, ha visto la ‘fine del mondo’ al mare dopo Santiago che per lui ha simboleggiato l’inizio di un nuovo mondo, ha urlato contro il vento e ha subito il furto della sua amata fotocamera e per questo motivo di una settimana non ci sono foto.

Ha visto gli alberi di olive nella Francia meridionale, ha creduto di annusare l’odore australiano sull’Atlantico per poi accorgersi che c’era un cerbiatto morto al margine della strada, ha attraversato spiagge trascinando la bicicletta a mano, ha pedalato con 42 gradi di temperatura e ha conosciuto da vicino le misere condizioni e il triste ambiente di lavoro dei migranti che coltivano i pomodori spagnoli che serviamo sulle nostre tavole.

Stanco di vedere spazzatura sulle strade spagnole da lui percorse, l’ha raccolta, trasportata in bicicletta e depositata vicino a cestini dell’immondizia invitando inoltre il pubblico presente in sala a portare con se sempre una busta per raccogliere la sporcizia quando si va a fare una passeggiata cosicché la terra ne possa approfittare diventando un posto migliore.

Alla mia domanda: “Qual è la cosa più grande che ti ha trasmesso questo viaggio?”, il travel blogger ha risposto di getto dicendo una grande verità a cui spesso si fatica a credere forse anche un po’ per pigrizia: “Da questa esperienza ho imparato che se hai un obiettivo nella tua vita non devi dubitare, in qualche modo puoi stare certo che lo raggiungerai. Ci devi credere però e soprattutto metterti in moto per raggiungerlo“.

Il pubblico del Waldhorn è uscito sicuramente arricchito nello spirito e nella mente grazie alle parole di questo giovane così entusiasta della vita. Spero Tobias Traunecker riesca condividere i racconti dei suoi viaggi e delle sue esperienze in altre occasioni e in altri luoghi. Ascoltarlo ne vale davvero la pena.

Buon compleanno papà!

Avresti raggiunto i 69 oggi e questo è il terzo compleanno che festeggiamo senza di te. 

Inutile scrivere che mi manchi, quello che però mi sento di affermare è che sei presente nel mio quotidiano in tanti modi e altrettante situazioni. Il tuo ricordo è vivo e costantemente presente in me.

Oggi Stoccarda mi regala una giornata quasi primaverile con clima mite, sole e cielo azzurro. Voglio immaginarmi allora che questo 10 marzo saresti sceso in cantina, avresti pompato le gomme alla tua bicicletta e avresti pedalato sull’Alzaia almeno fino ad Abbiategrasso. Avresti riempito i polmoni di aria pulita, saresti poi tornato a casa e, immerso nella lettura di un libro giallo, avresti trascorso il resto della tua giornata aspettando di spegnere le candeline questa sera sulla torta che la tua Domenica avrebbe immancabilmente comprato dal Tarantola.

Ecco oggi secondo me sarebbe andata così. Tutto questo testo per augurarti solamente tanti auguri di buon compleanno papà!

Con affetto

Angela

Rallentando

Quando il tuo corpo

ti segnala di rallentare

non tirarti indietro.

Siediti,

respira e

vivi il momento

con consapevolezza.

Solo così sarai in grado

di ottenere una

perspettiva differente

sul presente e

un nuovo slancio

nel definire il futuro.

Riconosci i segnali che

il tuo corpo ti invia.

Insieme alla tua mente, lui è

parte importante di te.

Theater 360 Grad porta in scena la costellazione familiare e sistemica

Un bibliotecario avanti negli anni e represso che spera in un’avventura romantica con una collega e sogna di strangolare la moglie, un ex poliziotto passivo-aggressivo che esige rispetto per la sua nuova attività indipendente nel mondo delle pulizie, una quarantenne single che non conosce l’amore e trova noiosa dopo tre ore una nuova persona, una ragazza dall’entusiasmo esagerato e snervante che combatte la solitudine, una donna che non si sente attraente la cui vita e relazioni amorose ruotano attorno al cibo e, infine, una insolita e stravagante consulente sistemica. Questi sono i protagonisti di Aufgestellt, opera teatrale la cui premiere è andata in scena il 3 febbraio 2017 presso il teatro gestito dall’associazione Kulturkabinett e.V.  di Bad Canstatt, alle porte di Stoccarda.

L’opera è stata ideata, scritta e arrangiata dalla compagnia teatrale amatoriale Theater 360 Grad e analizza il tema dell’esoterismo incentrandosi sulla costellazione familiare e sistemica. I personaggi partecipano a un seminario di gruppo durante un fine settimana ed espongono a uno a uno il tema che li ha condotti a prendere parte a questa giornata, o meglio spiegano la  loro costellazione familiare che gli causa un disagio interiore. In seguito, su invito della terapeuta, la costellazione viene ‘messa in scena’ dagli altri membri del gruppo ed è proprio durante questa rappresentazione che si scoprono i reali motivi del disagio. Il pubblico accompagna quindi gli attori in un viaggio personale nel quale questi finiscono per uscire dai loro ruoli talmente vengono messi a nudo dal metodo sistemico.

I dialoghi di Aufgestellt sono molto coloriti e comprensibili anche per un pubblico non madrelingua tedesco, la musica di accompagnamento è allegra e l’opera è molto divertente. Si nota, assistendo a questo spettacolo, la passione che gli attori della compagnia teatrale mettono nel recitare. Da sottolineare sono le performance della giovane e brava Aline Schaupp nei panni della snervante Lilly, e Thomas Brune in quelli del bibliotecario represso. Un complimento va anche naturalmente al regista Alexander Ilic e in generale agli altri attori e allo staff che ha contribuito alla messa in scena.

Le prossime date per assistere ad Aufgestellt sono:

  • 11.03.2017 Gastspiel Südlich vom Ochsen/ Schoßkeller Marbach
  • 17.03.2017 KKT Bad Canstatt

Di flessibilità, sedere e servizio pubblico

Si è appena seduta accanto a me, stiamo aspettando il treno suburbano. Credo anche lei stia andando al lavoro, chissà con che spirito e con che mentalità lo svolge. Ora è immersa nelle sue parole crociate.
Non è la prima volta che la vedo alla fermata e sono già consapevole di quello che succederà ovvero dello show che tra poco darà di se.
Ha i pantaloni color vinaccia, gli stivaletti e la giacca neri. Un paio di occhiali e i capelli corti castani, tinti per coprire i segni dell’età, incorniciano il suo viso che è capace di espressioni severe e arrabiate.
La prima sensazione appena mi si è seduta accanto, pochi secondi dopo che l’altoparlante ha annunciato che il nostro treno portava un ritardo di cinque minuti, è stata: “No , no di vedere lei oggi non ho proprio voglia. Ecco lei proprio non mi è mancata”…

 

Sono tornata una settimana fa a Stoccarda, dopo 22 giorni in un paese bellissimo che posso solo consigliare di visitare, la Colombia. Durante i giorni liberi ho spento il cervello, lasciato il cellulare in camera, bevuto Club Colombia, mi sono rilassata facendo esperienze che la mia fantasia non immaginava lontanamente. Ho rallentato i ritmi e mi sono immersa in una cultura differente.
E allora perché dopo tanto relax e solo una settimana di ripresa della routine quotidiana non posso sopportare una persona con cui ogni tanto prendo il treno? Semplice, per l’aura di negatività che emana.

 

Non appena il treno è in ritardo anche solo di un paio di minuti, lei si prepara poco prima che arrivi tirando fuori dalla giacca un cartellino rosso e plastificato sul quale è stampata una A.
In tedesco esite l’espressione Arsch-Karte che si usa spesso nei giochi di società ma anche nella quotidianità quando qualcuno ha fatto una scelta infelice o ha sfortuna. Letteralmente “Arsch” significa “sedere” – non nel senso del verbo – e “Karte” in questo caso “cartellino”.
Insomma la donna in questione mostra la Arschkarte al conducente del treno in segno di protesta perchè non è puntuale e quindi non svolge correttamente il suo lavoro. Io mi interrogo sul perché ogni volta.

 

I mezzi di trasporto tedeschi per me sono una meraviglia. Inoltre sono dell’opinione che chiunque viaggi usufruendo dei servizi pubblici debba essere un po’ flessibile. È normale ci possano essere ritardi e sotto i dieci minuti non è un dramma. Se si perde una coincidenza capisco che non possa essere piacevole ma prima e dopo vengono offerte altre corse, specialmente in una città come Stoccarda.S3
Non sono tedesca e posso affermare, senza offendere nessuno, che i mezzi di trasporto italiani, ecco, non è che siano famosi per la loro puntualità. Sarò abituata diversamente ma credo proprio che sia anche una questione di impostazione mentale e non riesco a immaginarmi come si possa arrivare anche solo a pensare di fare un gesto simile dove effettivamente non si tratta di grandi disservizi. La manderei quasi a provare i treni Tre Nord solo per una settimana.

Forse i pendolari tra di voi potranno comprendere la mia sorpresa e il mio dissenso dinnanzi a questa rigidità, frustrazione e amarezza intrinseche. Chi ha il pane, non ha i denti.

…Il treno arriva, il cartellino rosso con la A stampata viene estratto: buon lavoro anche a te, sconosciuta!