Katzen Sciù Sciù

[Una sera a Cava de’ Tirreni, io e Dominik a cena da mia zia Rosetta con i miei cugini e i loro figli.]

Ornella: “Queste dovete provarle, si chiamano lingue di gatto. Come i dolci ma sono salate!”

Tonino: “Angela, e mò traduci: come si dice ‘lingue di gatto’ in tedesco?”

Io, rivolgendomi a Dominik: “Lingue di gatto significa ‘Katzenzungen’.”

Tonino: “Kats-zuuug”.

Dominik: “No, Katzzzzenunnngeeeennnn”.

Tonino: “Vabbuò, come ho detto io: Katse-zuge!”

Io: “Eh, diciamo meglio.”

[Dopo un po’ di tempo, esce Paolo dalla cucina.]

Simona: “Papà, papà: lo sai come si dice in tedesco ‘lingue di gatto’?”

Paolo: “No, e come si dice?”

Dominik: “Katzenzungen!”

Simona: “Dillo tu ora, papà!”

Paolo: “Katszuug!”

Io: “No, Katzennnzunnnngeeennn!”

Paolo: “Katszuuge!”

Dominik: “Katzenzungen, Katzenzungen!”

Paolo: “Eh sì, mò vabbuó: Katzen Sciù Sciù!”

Ecco, il bello di quando vivi una relazione internazionale e vai a trovare la tua famiglia in provincia di Salerno e trascorri lì le tue vacanze è che si inventano neologismi che poi diventano l’intercalare preferito tra te e il tuo compagno tedesco. Katzen Sciù Sciù, una parola da usare ovunque e in ogni contesto.

“Che facciamo oggi?”

“Katzen Sciù Sciù!”

Le famose lingue di gatto salate o meglio Katzen Sciù Sciù

Conosciti, rispettati e onorati

Nell’estate 2015 la mia ex coinquilina Rui venne dall’Australia in Europa per qualche settimana e io ebbi l’occasione di passare con lei un pomeriggio qui a Stoccarda. Eravamo nella mia cucina e stavamo facendo una delle nostre belle chiacchierate quando lei, che allora aveva 31 anni, mi disse una frase che restò impressa nella mia memoria. “Adoro essere arrivata ai miei trent’anni”, fu la frase.
Oggi, a trentatré anni quasi conclusi, capisco completamente cosa lei allora intendesse.
Siccome questa sera non ho nulla di meglio da fare, te lo spiego: è solo a questa età che si arriva a padroneggiare una certa maturità cognitiva.
A trent’anni diventi infatti consapevole di essere il tuo unico e costante compagno in questo viaggio chiamato vita.
Ti sei analizzato, conosciuto, sradicato, rimodellato e hai sentito sulla tua pelle il significato della parola limite. La vita, volente o nolente, ti ha messo di fronte a situazioni difficili, che a tratti ti sono sembrate impossibili ma ne sei sempre uscito. Hai imparato che la felicità non è una meta da raggiungere ma una scelta da compiere in modo consapevole ogni giorno. Sai con fermezza che pretendere il massimo da te stesso non è sempre la cosa più giusta, che rispettare i tuoi limiti, i tuoi umori e i tuoi pensieri risulta invece essere di gran lunga più saggio. Solo così sei in grado infatti di onorare il tuo corpo accudendone l’animo.
Che tu abbia già passato i trent’anni da un pezzo o che sia ancora nel mezzo della tua gioventù più scatenata, il mio augurio è che tu sia già arrivato o che tu possa presto arrivare a questa consapevolezza perché, te lo garantisco, è una sensazione spettacolare.
Intanto… Buen camino.

Il Moment of Happiness di Gretchen Rubin di giovedì che mi ha ispirata a scrivere questo post.

Otto anni fa

Otto anni fa oggi sostenevo il mio primo colloquio di persona per un posto di lavoro in Germania. Due giorni dopo ricevetti una risposta positiva e in otto giorni lasciai un posto a tempo indeterminato a Milano e mi buttai in questa nuova avventura.
Sono stati otto anni duri. Lasciare la famiglia e gli affetti più cari a 600 km di distanza. Essere assente fisicamente e non fare più parte dalla quotidianità delle persone a cui più tengo. Cercare di conseguenza nuovi modi di mantenere vivo il contatto – siano ringraziati gli inventori di Whatsapp, dei messaggi vocali e delle videochiamate. Inoltre confrontarmi con una mentalità di lavoro differente e l‘affrontare tutti i temi che diventare adulta comporta da sola e in una lingua straniera.
Sono stati però otto anni che mi hanno arricchita da diversi punti di vista. Ho avuto la fortuna di iniziare una relazione internazionale con tutti i suoi contorni divertenti. Ho conosciuto persone interessanti che mi hanno accolto nelle loro vite donandomi la loro amicizia. Ho migliorato il mio tedesco e addirittura imparato lo svevo – siano ringraziati Dominik e i suoi genitori. Non vi preoccupate: come tutti i dialetti della mia vita (il milanese e il napoletano) lo svevo lo capisco ma non lo parlo attivamente perché certe tendenze non si cambiano neanche trasferendosi all’estero.
Io nove anni fa inseguivo un sogno candidandomi in Germania da Milano e oggi ho la fortuna di viverne la realtà ogni giorno.
Ho fatto qualche rinuncia, sì ma ne è valsa definitivamente la pena provarci. A piccoli passi quando si ha una visione si può raggiungerla credendoci. Perché, come dico sempre quando mi chiedono il motivo del mio interesse a vivere in Germania, in fondo io non volevo arrivare a 40 anni e chiedermi “Come sarebbe stato se…”
Insomma ciò che voglio comunicare con questo post è: provateci sempre! Non fantasticate soltanto su un’idea altrimenti vi potreste poi pentire di non esservi buttati verso un futuro che comporta sicuramente un cambiamento della vostra situazione attuale ma proprio è di questo che sarete orgogliosi.

Otto anni in otto foto

Dominica

Dominica è un’isola dei Caraibi che spesso viene scambiata per la Repubblica Dominicana. È però un’ex colonia inglese, indipendente dal 1978, appartenente al Commonwealth e in cui si guida a sinistra.
È un’isola verde, dove solitamente piove molto, che è vittima a volte di uragani come Maria capaci di distruggere edifici, strade e alberi. A noi però ha regalato due settimane e mezzo di bel sole.
Ha tante cascate e bacini nei quali è possibile fare il bagno a volte con acqua calda, altre freddissima. Ha un’origine vulcanica e per questo ha spiagge come Bubble Beach con un bacino di acqua calda direttamente nel mare.
È baciata sia dal Mar dei Caraibi che dall’Oceano Atlantico e fra i due si può notare la differenza. Il Mar dei Caraibi ha una temperatura più calda e l’Atlantico è più chiaro e leggermente più freddo.
A Dominica hai la possibilità di vedere molti arcobaleni, a volte anche dentro una cascata.
A Dominica quando incontri qualcuno lo saluti sia a voce che con il clacson se sei in auto e ció è assolutamente normale anche se le persone non le conosci.
A Dominica si fa ancora l’autostop e, se non sei del luogo, vieni aiutato a trovare un passaggio.
A Dominica fare hiking è sempre un’avventura e quando meno te lo aspetti ti ritrovi a scalare una roccia con la corda.
Insomma Dominica merita, merita tanto: ecco alcune foto a conferma di questa tesi.

Di incontri sul treno e cerchi che si chiudono

Oggi in metropolitana, ritornando dal lavoro, mi è capitato di chiudere un cerchio. Per raccontarvelo però devo fare un passo indietro.

A giugno del 2016 ho incominciato a prendere il treno verso l’aeroporto di Stoccarda scendendo alla fermata Echterdingen. Non per diletto ma per recarmi al mio vecchio posto di lavoro.
Con il passare dei mesi, mi accorsi, come succede spesso a chi si muove sempre con i mezzi, di incontrare sempre le stesse persone. Oltre alla signora con il cartellino rosso con stampata su la A di ‘Arsch-Karte’, incominciai a notare una ragazza colombiana. Sui trent’anni, magra, capelli castano chiaro spesso raccolti e viso dai tratti gentili, la notai inizialmente perchè parlava sul treno in spagnolo. Anche lei scendeva a Echterdingen: la sua azienda si trovava però nelle immediate vicinanze della stazione, io invece dovevo camminare un po’ di più.

Non ci incotravamo tutti i giorni perchè io lavoravo a turni settimanali dalle 8:00 o dalle 9:00. Ci incrociavamo peró con una certa regolarità da permettermi di riconoscere, sotto la sua giacca invernale, un principio di pancino da dolce attesa.
Mi sono trovata così a seguire da lontano lo sviluppo della sua gravidanza. Si dice che una donna in gravidanza diventi ancora piú bella, questa tesi lei la confermava al 100%.

A un certo punto mi accorsi della sua mancanza: sarà entrata nell’ottavo mese, mi dissi.
Fino all’anno scorso quando, di colpo, ricominciò a prendere il treno. Pancione sparito, linea rigorosamente recuperata, qualche segno di stanchezza in più nel suo volto ma tutto sommato dall’aria equilibrata.

Prima scrivevo di aver chiuso un cerchio perché oggi in metropolitana l’ho rivista. In modo totalmente inaspettato e su una tratta dei mezzi completamente diversa, sulla U6 verso la stazione centrale. È salita sul treno con il suo bambino in carrozzina. Il cerchio lo ha chiuso proprio lui, permettendomi di vedere il frutto di quel pancione. Bellissimo, dai capelli chiari un po’ mossi e gli occhi scuri, capace di parlare, di alzarsi e di interagire sia in tedesco che in spagnolo. Di ritorno dall’asilo con la mamma, ha stregato in un attimo con il suo sorriso i passeggeri seduti vicino a loro nel vagone.

Chissà magari penserete che ho un po’ della stalker ma in realtà io credo di no. È che quando esco di casa mi diverto a tenere gli occhi in movimento perché sono curiosa e mi piace osservare chi incontro. Lo faccio credo da sempre. Oggi ne scrivo perché questa ragazza colombiana mi ha mostrato quanto sia bello il cerchio della vita. Da ragazza spensierata è diventata una mamma affettuosa. Perché in fondo il cambiamento è una delle poche costanti che la vita non si stancherà mai di portarci.

Io sono una fragola

“Tu sei una fragola, la mamma è una mela e io sono un fiore”, sentenziava mia nipote Francesca mercoledì a casa della nonna perché malata. Io sono una fragola quindi, ok.

È racchiuso in questo momento il mio viaggio in Italia. Ho avuto la possibilità di avere un mese libero perché sto per cambiare lavoro. Quando l’ho saputo mi sono subito chiesta come avrei passato le mie giornate. Quale modo più bello che viaggiare e stare con i miei affetti che purtroppo non mi sono potuta godere per quasi un anno intero.

Un anno nel quale io ho lavorato molto su me stessa, non dandomi per vinta dopo una sconfitta. Un anno nel quale ho saputo riconoscere e cogliere un’ottima occasione professionale per cambiare rimettendomi in gioco e alla fine del quale ho potuto prendermi del tempo per diventare con orgoglio una fragola per mia nipote. Perché sono le piccole cose che nella vita fanno la differenza e non importa che direzione prenda la nostra vita se la si prende come un gioco mai ci si potrà stancare di volerla vivere. È la nostra impostazione mentale a fare la differenza e sta spesso ai più piccoli riportarci a non prenderci troppo sul serio.

Io sono una fragola, mia sorella una mela e Francesca un fiore.

E poi…

Sei in una stazione di Milano e mentre aspetti vedi due ragazzi arrivare, lei si toglie la giacca. Gliela ridà a lui che gliel’ha prestata perché piove e c’è il vento. Li vedi salutarsi con un bacio, un abbraccio e un altro bacio ancora.

…E poi pensi che la vita è meravigliosa e che l’amore è il motore senza il quale lei non avrebbe alcun senso.

Quando pensi di essere solo

È quando pensi di essere solo che in realtà riscopri che non lo sei. Non lo sei perché sei con te stesso e questo dovrebbe bastarti. Non ci credi?! Allora lascia fare all’universo. Accendi la radio, prima di iniziare a preparare la cena, e ti troverai ad ascoltare una canzone che dice “Are you looking for an hero? Look in the mirrow!” (Cerchi un eroe? Guarda nello specchio!) e ti accorgerai che proprio tu dovresti essere il tuo migliore amico. Allora inizi a pensare.

Pensi che non importa in che fase ti trovi nella vita: con la giusta impostazione mentale puoi cambiare le carte in tavola, sempre. Perché la vita continua sempre e al suo timone ci sei tu. Di questo, te ne prego, non ne dubitare. Anzi tieni sempre presente che i pensieri, soprattutto quelli brutti (come lo scontento, l’ansia, i rimorsi e le preoccupazioni) sono passeggeri e che tu non sei i tuoi pensieri.

Quando ti accorgi di essere in un loop negativo, fermati, sii paziente e indulgente con te stesso. Ripetiti che è solo un momento e come tutti i momenti arriverà al suo termine. Riconosci il pensiero negativo e definiscilo come tale. Sorridigli, accoglilo e lascialo andare.

Quando ti rendi conto di non riuscire a riordinare i pensieri, non ti chiudere ma parlane con qualcuno di tua fiducia e verrai sorpreso di quanto bene faccia agli altri poterti essere d’aiuto. Non solo scoprirai che a loro non costa nulla anzi gli fa solo piacere.

Soprattutto quando la vita si fa difficile ti accorgerai di non essere solo e che, insieme a te, i tuoi amici e i tuoi cari sono pronti a combattere le avversità, a darti forza e coraggio e a sorreggerti quando traballerai.

Devi essere sempre pronto perché la vita può farsi dura in un attimo ma non devi essere sempre forte. Le tue debolezze le puoi mostrare, i tuoi errori li puoi fare senza dare importanza all’opinione altrui su di essi. Di una cosa puoi stare certo: gli altri percepiscono i tuoi fallimenti i maniera differente e meno severa della tua.

Sii buono con te stesso come lo saresti con un amico, perché gli amici magari non resteranno per sempre nella tua vita ma il tuo corpo e la tua mente non ti abbandoneranno mai, questo è poco ma è sicuro.

Non temere di mollare la presa ogni tanto perché chi ti vuole bene sarà disposto a guidarti quando a te sembra di aver smarrito la strada. Potrai ricaricare le energie e ritornare a te ancora più forte di prima. Più forte perché, allentando le redini, hai potuto osservare e imparare dal momento di pausa che ti sei concesso e saprai su chi contare.

Sii sempre fiducioso e speranzoso: non avere paura di affidarti a qualcuno che di esperienza ne ha più di te ma abbi il coraggio di dare fiducia anche a chi reputi inesperto.

Dai, ama e sii sincero: queste tre cose non hanno mai fatto male a nessuno. Perché solo così, alla fine del tuo viaggio, non avrai paura della solitudine perché saprai sempre ritornare davanti allo specchio e sorridere a quell’eroe e a quel volto amico che mai ti hanno abbandonato e che in fondo altro non sono che tu.

Un bagaglio scoperto al buio

Hai brancolato nel buio

che tu stessa sei stata a importi.

Apaticamente ti sei trascinata

nell’arco delle giornate.

Hai continuato a girare intorno

agli stessi pensieri

sia nella tua mente che ad alta voce.

Ti sei appoggiata a chi ritenevi

più forte di te perché

sorreggesse ogni passo

che non ti sentivi in grado di

compiere da sola.

Hai chiesto aiuto e sei stata

sorpresa dalla disponibilità concessati.

Insieme a chi ha saputo starti vicino hai

imparato a fissarti di nuovo degli obiettivi e hai

scovato la forza.

L’hai persa nuovamente per poi

ritrovarla un numero infinito di volte.

Hai compreso che l’arte di vivere bene il momento

sta tutta nella tua impostazione mentale.

Hai capito di non essere perfetta,

né intoccabile né

tanto meno ottimale e

soprattutto hai realizzato

che va bene così.

Perché tu alla vita non hai smesso di credere,

tu la presa non l’hai mai mollata

anche se molte volte ti è sembrato di farlo.

Ora che hai avuto il coraggio di ritrovarti,

perché nel nasconderti a perderti sei solo tu,

senti che è arrivato il momento di

restituire.

Di ridare indietro quell’appoggio leale,

quell’amicizia sincera,

quell’amore puro e

quella luce chiara che

ti porterai per sempre dietro.

Come un bagaglio a mano in aereo che,

nel caso in cui tu perda

tutto il resto, sai che ti basterà per stare bene.

Perché la vita non finisce solo perché a te

sembra esserne passata la voglia.

Questa è la lezione che il buio ti ha insegnato.

Ora che hai alzato la tapparella,

ti sei riconosciuta nei tuoi occhi riflessi nello specchio

e ti sei sentita finalmente bene.

Allora ne scrivi, nella speranza di

mantenere salde queste emozioni.

Per non smarrirle proprio come quel bagaglio

a mano dal quale sai che non ti separerai.