Di incontri sul treno e cerchi che si chiudono

Oggi in metropolitana, ritornando dal lavoro, mi è capitato di chiudere un cerchio. Per raccontarvelo però devo fare un passo indietro.

A giugno del 2016 ho incominciato a prendere il treno verso l’aeroporto di Stoccarda scendendo alla fermata Echterdingen. Non per diletto ma per recarmi al mio vecchio posto di lavoro.
Con il passare dei mesi, mi accorsi, come succede spesso a chi si muove sempre con i mezzi, di incontrare sempre le stesse persone. Oltre alla signora con il cartellino rosso con stampata su la A di ‘Arsch-Karte’, incominciai a notare una ragazza colombiana. Sui trent’anni, magra, capelli castano chiaro spesso raccolti e viso dai tratti gentili, la notai inizialmente perchè parlava sul treno in spagnolo. Anche lei scendeva a Echterdingen: la sua azienda si trovava però nelle immediate vicinanze della stazione, io invece dovevo camminare un po’ di più.

Non ci incotravamo tutti i giorni perchè io lavoravo a turni settimanali dalle 8:00 o dalle 9:00. Ci incrociavamo peró con una certa regolarità da permettermi di riconoscere, sotto la sua giacca invernale, un principio di pancino da dolce attesa.
Mi sono trovata così a seguire da lontano lo sviluppo della sua gravidanza. Si dice che una donna in gravidanza diventi ancora piú bella, questa tesi lei la confermava al 100%.

A un certo punto mi accorsi della sua mancanza: sarà entrata nell’ottavo mese, mi dissi.
Fino all’anno scorso quando, di colpo, ricominciò a prendere il treno. Pancione sparito, linea rigorosamente recuperata, qualche segno di stanchezza in più nel suo volto ma tutto sommato dall’aria equilibrata.

Prima scrivevo di aver chiuso un cerchio perché oggi in metropolitana l’ho rivista. In modo totalmente inaspettato e su una tratta dei mezzi completamente diversa, sulla U6 verso la stazione centrale. È salita sul treno con il suo bambino in carrozzina. Il cerchio lo ha chiuso proprio lui, permettendomi di vedere il frutto di quel pancione. Bellissimo, dai capelli chiari un po’ mossi e gli occhi scuri, capace di parlare, di alzarsi e di interagire sia in tedesco che in spagnolo. Di ritorno dall’asilo con la mamma, ha stregato in un attimo con il suo sorriso i passeggeri seduti vicino a loro nel vagone.

Chissà magari penserete che ho un po’ della stalker ma in realtà io credo di no. È che quando esco di casa mi diverto a tenere gli occhi in movimento perché sono curiosa e mi piace osservare chi incontro. Lo faccio credo da sempre. Oggi ne scrivo perché questa ragazza colombiana mi ha mostrato quanto sia bello il cerchio della vita. Da ragazza spensierata è diventata una mamma affettuosa. Perché in fondo il cambiamento è una delle poche costanti che la vita non si stancherà mai di portarci.

Io sono una fragola

“Tu sei una fragola, la mamma è una mela e io sono un fiore”, sentenziava mia nipote Francesca mercoledì a casa della nonna perché malata. Io sono una fragola quindi, ok.

È racchiuso in questo momento il mio viaggio in Italia. Ho avuto la possibilità di avere un mese libero perché sto per cambiare lavoro. Quando l’ho saputo mi sono subito chiesta come avrei passato le mie giornate. Quale modo più bello che viaggiare e stare con i miei affetti che purtroppo non mi sono potuta godere per quasi un anno intero.

Un anno nel quale io ho lavorato molto su me stessa, non dandomi per vinta dopo una sconfitta. Un anno nel quale ho saputo riconoscere e cogliere un’ottima occasione professionale per cambiare rimettendomi in gioco e alla fine del quale ho potuto prendermi del tempo per diventare con orgoglio una fragola per mia nipote. Perché sono le piccole cose che nella vita fanno la differenza e non importa che direzione prenda la nostra vita se la si prende come un gioco mai ci si potrà stancare di volerla vivere. È la nostra impostazione mentale a fare la differenza e sta spesso ai più piccoli riportarci a non prenderci troppo sul serio.

Io sono una fragola, mia sorella una mela e Francesca un fiore.

E poi…

Sei in una stazione di Milano e mentre aspetti vedi due ragazzi arrivare, lei si toglie la giacca. Gliela ridà a lui che gliel’ha prestata perché piove e c’è il vento. Li vedi salutarsi con un bacio, un abbraccio e un altro bacio ancora.

…E poi pensi che la vita è meravigliosa e che l’amore è il motore senza il quale lei non avrebbe alcun senso.

Quando pensi di essere solo

È quando pensi di essere solo che in realtà riscopri che non lo sei. Non lo sei perché sei con te stesso e questo dovrebbe bastarti. Non ci credi?! Allora lascia fare all’universo. Accendi la radio, prima di iniziare a preparare la cena, e ti troverai ad ascoltare una canzone che dice “Are you looking for an hero? Look in the mirrow!” (Cerchi un eroe? Guarda nello specchio!) e ti accorgerai che proprio tu dovresti essere il tuo migliore amico. Allora inizi a pensare.

Pensi che non importa in che fase ti trovi nella vita: con la giusta impostazione mentale puoi cambiare le carte in tavola, sempre. Perché la vita continua sempre e al suo timone ci sei tu. Di questo, te ne prego, non ne dubitare. Anzi tieni sempre presente che i pensieri, soprattutto quelli brutti (come lo scontento, l’ansia, i rimorsi e le preoccupazioni) sono passeggeri e che tu non sei i tuoi pensieri.

Quando ti accorgi di essere in un loop negativo, fermati, sii paziente e indulgente con te stesso. Ripetiti che è solo un momento e come tutti i momenti arriverà al suo termine. Riconosci il pensiero negativo e definiscilo come tale. Sorridigli, accoglilo e lascialo andare.

Quando ti rendi conto di non riuscire a riordinare i pensieri, non ti chiudere ma parlane con qualcuno di tua fiducia e verrai sorpreso di quanto bene faccia agli altri poterti essere d’aiuto. Non solo scoprirai che a loro non costa nulla anzi gli fa solo piacere.

Soprattutto quando la vita si fa difficile ti accorgerai di non essere solo e che, insieme a te, i tuoi amici e i tuoi cari sono pronti a combattere le avversità, a darti forza e coraggio e a sorreggerti quando traballerai.

Devi essere sempre pronto perché la vita può farsi dura in un attimo ma non devi essere sempre forte. Le tue debolezze le puoi mostrare, i tuoi errori li puoi fare senza dare importanza all’opinione altrui su di essi. Di una cosa puoi stare certo: gli altri percepiscono i tuoi fallimenti i maniera differente e meno severa della tua.

Sii buono con te stesso come lo saresti con un amico, perché gli amici magari non resteranno per sempre nella tua vita ma il tuo corpo e la tua mente non ti abbandoneranno mai, questo è poco ma è sicuro.

Non temere di mollare la presa ogni tanto perché chi ti vuole bene sarà disposto a guidarti quando a te sembra di aver smarrito la strada. Potrai ricaricare le energie e ritornare a te ancora più forte di prima. Più forte perché, allentando le redini, hai potuto osservare e imparare dal momento di pausa che ti sei concesso e saprai su chi contare.

Sii sempre fiducioso e speranzoso: non avere paura di affidarti a qualcuno che di esperienza ne ha più di te ma abbi il coraggio di dare fiducia anche a chi reputi inesperto.

Dai, ama e sii sincero: queste tre cose non hanno mai fatto male a nessuno. Perché solo così, alla fine del tuo viaggio, non avrai paura della solitudine perché saprai sempre ritornare davanti allo specchio e sorridere a quell’eroe e a quel volto amico che mai ti hanno abbandonato e che in fondo altro non sono che tu.

Un bagaglio scoperto al buio

Hai brancolato nel buio

che tu stessa sei stata a importi.

Apaticamente ti sei trascinata

nell’arco delle giornate.

Hai continuato a girare intorno

agli stessi pensieri

sia nella tua mente che ad alta voce.

Ti sei appoggiata a chi ritenevi

più forte di te perché

sorreggesse ogni passo

che non ti sentivi in grado di

compiere da sola.

Hai chiesto aiuto e sei stata

sorpresa dalla disponibilità concessati.

Insieme a chi ha saputo starti vicino hai

imparato a fissarti di nuovo degli obiettivi e hai

scovato la forza.

L’hai persa nuovamente per poi

ritrovarla un numero infinito di volte.

Hai compreso che l’arte di vivere bene il momento

sta tutta nella tua impostazione mentale.

Hai capito di non essere perfetta,

né intoccabile né

tanto meno ottimale e

soprattutto hai realizzato

che va bene così.

Perché tu alla vita non hai smesso di credere,

tu la presa non l’hai mai mollata

anche se molte volte ti è sembrato di farlo.

Ora che hai avuto il coraggio di ritrovarti,

perché nel nasconderti a perderti sei solo tu,

senti che è arrivato il momento di

restituire.

Di ridare indietro quell’appoggio leale,

quell’amicizia sincera,

quell’amore puro e

quella luce chiara che

ti porterai per sempre dietro.

Come un bagaglio a mano in aereo che,

nel caso in cui tu perda

tutto il resto, sai che ti basterà per stare bene.

Perché la vita non finisce solo perché a te

sembra esserne passata la voglia.

Questa è la lezione che il buio ti ha insegnato.

Ora che hai alzato la tapparella,

ti sei riconosciuta nei tuoi occhi riflessi nello specchio

e ti sei sentita finalmente bene.

Allora ne scrivi, nella speranza di

mantenere salde queste emozioni.

Per non smarrirle proprio come quel bagaglio

a mano dal quale sai che non ti separerai.

Fine settimana anticipato

Sono sul balcone, è venerdì pomeriggio e non sono in ufficio. Sono uscita da lì a mezzogiorno. Perché?! Oggi era il mio ultimo giorno.

Sì, dopo due anni e un mese ho deciso di lasciare la mia azienda e il suo settore ma questa decisione l’ho presa già tanto tempo fa.

A marzo a essere precisi: mese nel quale ho dato le mie dimissioni.

Oggi ho rispettato il preavviso e ho preso l’ultima mezza giornata di ferie.

Ho portato qualcosa per i miei colleghi, parlato con tutti e ringraziato. Sono uscita salutando a mio modo e sentendomi felice mentre, chiudendo quella porta, entravo nel mio tanto sognato futuro. È da qui che ora scrivo, da questa sedia sul balcone con lo smartphone in mano.

Scrivo come un fiume in piena, sì, perché è questo che sono sempre stata. Ecco che però il fiume arriva un certo punto al mare e sfocia.

Il mio mare oggi si chiama fine settimana e da lunedì invece sarà un’azienda diversa che opera nel settore del marketing e della comunicazione. Il mio settore insomma: quello che a me piace fare da sempre.

Inizio oggi una nuova tappa ma sono molto grata di aver potuto collezionare un’esperienza come quella vissuta da Telelingua a Stoccarda. Sono grata per ogni persona che lì ho conosciuto e che mi ha accompagnata in questi due anni. Sono grata soprattutto per coloro che in me hanno visto qualcosa e mi hanno scelta per fare un lavoro che a me in realtà è piaciuto molto.

Buon fine settimana: il mio sarà sicuramente ricco di belle emozioni, il vostro spero altrettanto.

Lorenzo: luci a… la Porsche Arena

Sul concerto di Jovanotti non mi sento all’altezza di scrivere qui una recensione. Sono solo in grado di affermare di essere grata per aver assistito a questo spettacolo anche se, in realtà, non stavo troppo bene. Ho passato però due ore che mi hanno fatto provare qualcosa che assomigliava un po’ al big bang.

Jovanotti a Stoccarda
Jovanotti canta alla Porsche Arena – 16.06.2018

 

 

Pedalando verso un nuovo inizio

5.500 km in sella ad Alfred, così si chiama la sua bicicletta, partendo da Stoccarda in Germania e arrivando a Cadice in Spagna. Questo il viaggio raccontato da Tobias Traunecker mercoledì 22 marzo 2017 in una sala gremita del Waldhorn di Heimsheim durante un evento sponsorizzato dal negozio di biciclette Rad Sport Koch che lo ha supportato e consigliato nella sua impresa.

Il tour iniziato l’8 giugno 2016 e durato circa cinque mesi è il terzo del suo genere compiuto da Tobias: il primo viaggio è datato 2013 durante il quale il ragazzo ha pedalato da Stoccarda al festival Rototom di Benicassim vicino a Valencia e il secondo lo ha invece compiuto l’anno successivo sempre con destinazione Rototom ma partendo dal Portogallo. Dalle esperienze collezionate macinando chilometri di strada in bicicletta e dalla sua passione per viaggiare è nato il travel blog fernerleben.de sul quale il giovane ci fa rivivere l’unicità dei momenti vissuti raccontando ogni tappa percorsa. Non solo si possono consultare i suoi resoconti di viaggio in lingua tedesca ma è anche possibile leggere utili articoli con consigli sull’equipaggiamento necessario qualora si decidesse di partire per un tour di diversi mesi in bicicletta.

Percorrendo un itinerario a zigzag, Tobias Traunecker si era prefissato per la sua avventura del 2016 l’obiettivo di fare un cammino di Santiago per vie alternative. Passando dalla Svizzera, attraversando la Francia Meridionale per arrivare all’Atlantico e proseguendo per il Camino del Norte fino a Santiago di Campostela il ciclista ha continuato ancora una volta verso il Rototom di Benicassim per poi concludere a sud della Spagna nella città di Cadice. Non proprio mosso dallo spirito del pellegrino, il travel blogger era più incentrato sulla prestazione sportiva e sull’esperienza spirituale che secondo lui ognuno fa durante un viaggio di questo tipo.

Michi a Kehl, Max a Losanna, Charlotte sulla costa atlantica francese e Josie, anche lei in viaggio per la Spagna col camper e due cani: questi gli amici che ha colto l’occasione per visitare o incontrare durante il percorso. Pedalando è stato piacevolmente sorpreso dall’ospitalità straniera, dalle feste di studenti a cui non ha saputo rinunciare anche se aveva davanti a se 150 km il giorno successivo, da suoi colloqui con Alfred quando il vento o le condizioni del terreno non erano favorevoli, dagli sguardi dei cani randagi mentre li consolava con baguette e chorrizo e ovviamente dall’incontro con altri pellegrini con cui ha cantato e festeggiato la pienezza della vita.

Si è fissato limiti e li ha oltrepassati capendo che 130 km al giorno sono troppi, specialmente quando si è all’inizio e non si è ancora troppo allenati, però anche che 207 km in un giorno sono un traguardo possibile e da festeggiare ma che comunque prefissarsi di riuscire a pedalare per 3.000 km in 30 giorni è chiedere troppo a se stessi.

Tobias ha vissuto il suo momento spirituale più alto in un monastero nei Paesi Baschi dopo il quale ha deciso di non andare a visitare la cattedrale di Santiago di Campostela perchè sapeva sarebbe stata invasa da troppa gente e nella quale non necessariamente avrebbe provato un’emozione tanto forte come quella nel monastero.

Ha trovato un bastone da pellegrino per strada, ha avuto un incontro del terzo tipo con uno spaventapasseri con le sembianze di un alieno, ha visto la ‘fine del mondo’ al mare dopo Santiago che per lui ha simboleggiato l’inizio di un nuovo mondo, ha urlato contro il vento e ha subito il furto della sua amata fotocamera e per questo motivo di una settimana non ci sono foto.

Ha visto gli alberi di olive nella Francia meridionale, ha creduto di annusare l’odore australiano sull’Atlantico per poi accorgersi che c’era un cerbiatto morto al margine della strada, ha attraversato spiagge trascinando la bicicletta a mano, ha pedalato con 42 gradi di temperatura e ha conosciuto da vicino le misere condizioni e il triste ambiente di lavoro dei migranti che coltivano i pomodori spagnoli che serviamo sulle nostre tavole.

Stanco di vedere spazzatura sulle strade spagnole da lui percorse, l’ha raccolta, trasportata in bicicletta e depositata vicino a cestini dell’immondizia invitando inoltre il pubblico presente in sala a portare con se sempre una busta per raccogliere la sporcizia quando si va a fare una passeggiata cosicché la terra ne possa approfittare diventando un posto migliore.

Alla mia domanda: “Qual è la cosa più grande che ti ha trasmesso questo viaggio?”, il travel blogger ha risposto di getto dicendo una grande verità a cui spesso si fatica a credere forse anche un po’ per pigrizia: “Da questa esperienza ho imparato che se hai un obiettivo nella tua vita non devi dubitare, in qualche modo puoi stare certo che lo raggiungerai. Ci devi credere però e soprattutto metterti in moto per raggiungerlo“.

Il pubblico del Waldhorn è uscito sicuramente arricchito nello spirito e nella mente grazie alle parole di questo giovane così entusiasta della vita. Spero Tobias Traunecker riesca condividere i racconti dei suoi viaggi e delle sue esperienze in altre occasioni e in altri luoghi. Ascoltarlo ne vale davvero la pena.

Di flessibilità, sedere e servizio pubblico

Si è appena seduta accanto a me, stiamo aspettando il treno suburbano. Credo anche lei stia andando al lavoro, chissà con che spirito e con che mentalità lo svolge. Ora è immersa nelle sue parole crociate.
Non è la prima volta che la vedo alla fermata e sono già consapevole di quello che succederà ovvero dello show che tra poco darà di se.
Ha i pantaloni color vinaccia, gli stivaletti e la giacca neri. Un paio di occhiali e i capelli corti castani, tinti per coprire i segni dell’età, incorniciano il suo viso che è capace di espressioni severe e arrabiate.
La prima sensazione appena mi si è seduta accanto, pochi secondi dopo che l’altoparlante ha annunciato che il nostro treno portava un ritardo di cinque minuti, è stata: “No , no di vedere lei oggi non ho proprio voglia. Ecco lei proprio non mi è mancata”…

 

Sono tornata una settimana fa a Stoccarda, dopo 22 giorni in un paese bellissimo che posso solo consigliare di visitare, la Colombia. Durante i giorni liberi ho spento il cervello, lasciato il cellulare in camera, bevuto Club Colombia, mi sono rilassata facendo esperienze che la mia fantasia non immaginava lontanamente. Ho rallentato i ritmi e mi sono immersa in una cultura differente.
E allora perché dopo tanto relax e solo una settimana di ripresa della routine quotidiana non posso sopportare una persona con cui ogni tanto prendo il treno? Semplice, per l’aura di negatività che emana.

 

Non appena il treno è in ritardo anche solo di un paio di minuti, lei si prepara poco prima che arrivi tirando fuori dalla giacca un cartellino rosso e plastificato sul quale è stampata una A.
In tedesco esite l’espressione Arsch-Karte che si usa spesso nei giochi di società ma anche nella quotidianità quando qualcuno ha fatto una scelta infelice o ha sfortuna. Letteralmente “Arsch” significa “sedere” – non nel senso del verbo – e “Karte” in questo caso “cartellino”.
Insomma la donna in questione mostra la Arschkarte al conducente del treno in segno di protesta perchè non è puntuale e quindi non svolge correttamente il suo lavoro. Io mi interrogo sul perché ogni volta.

 

I mezzi di trasporto tedeschi per me sono una meraviglia. Inoltre sono dell’opinione che chiunque viaggi usufruendo dei servizi pubblici debba essere un po’ flessibile. È normale ci possano essere ritardi e sotto i dieci minuti non è un dramma. Se si perde una coincidenza capisco che non possa essere piacevole ma prima e dopo vengono offerte altre corse, specialmente in una città come Stoccarda.S3
Non sono tedesca e posso affermare, senza offendere nessuno, che i mezzi di trasporto italiani, ecco, non è che siano famosi per la loro puntualità. Sarò abituata diversamente ma credo proprio che sia anche una questione di impostazione mentale e non riesco a immaginarmi come si possa arrivare anche solo a pensare di fare un gesto simile dove effettivamente non si tratta di grandi disservizi. La manderei quasi a provare i treni Tre Nord solo per una settimana.

Forse i pendolari tra di voi potranno comprendere la mia sorpresa e il mio dissenso dinnanzi a questa rigidità, frustrazione e amarezza intrinseche. Chi ha il pane, non ha i denti.

…Il treno arriva, il cartellino rosso con la A stampata viene estratto: buon lavoro anche a te, sconosciuta!