Equilibrio

„Medito per me, per mantenere il mio equilibrio psichico e la mia salute fisica“, con questa affermazione concludo ogni giorno la mia sessione di meditazione con la app Calm.

Medito dal 2015 con regolarità, ogni tanto salto qualche giorno ma di solito riesco sempre a trovare 10-15 minuti per sedermi e respirare in modo guidato.

La meditazione è una delle mie colonne portanti: mi ha aiutata, soprattutto nei momenti più difficili, a mantenermi in equilibrio.

Ho imparato che prendersi cura di se vuol dire ritagliarsi del tempo ogni giorno per compiere attività che ci fanno stare bene. La meditazione per me è definitivamente una di queste.

Concentrandomi sul respiro mi riporto nel qui e nell’ora, dove nulla è più importante della mia mente calma e rilassata. Osservo i miei pensieri passare via come le nuvole nel cielo. Non tento di inseguirli perché non sono importanti. Quello che conta è che io sia lì a inspirare e espirare, che io abbia trovato la strada che porta al mio cuscino di meditazione e mi sia concessa un attimo di tranquillità.

In fondo non è questo ciò che tutti desideriamo?! Stare tranquilli e comodi nella nostra vita.

Il mio nuovo cuscino da meditazione: me lo hanno regalato le mie più care amiche per il mio 40esimo compleanno.

Nelle tue amicizie crea spazio

Una delle caratteristiche più belle nell’amicizia è quella di creare uno spazio sicuro nel quale aprirsi.

Specialmente in situazioni difficili, sapere di avere degli amici che ci lasciano lo spazio necessario per confidarci, è un gran sollievo. Poter parlare sapendo di avere l’attenzione indisturbata del nostro interlocutore ci infonde, infatti, una sensazione positiva.

Quando si navigano acque difficili, condividere il peso della nostra imbarcazione, non solo ci rende più leggeri ma anche più liberi nel nostro raggio di azione.

Un’amicizia nella quale poter fiorire anche in condizioni difficili è da tener ben stretta.

Nell’amicizia lascia fiorire chi ti sta accanto

Io abito nella mia testa

A me piacciono le conversazioni profonde, quelle in cui filosofeggi sulla tua vita, le tue scelte, le tue motivazioni e i tuoi pensieri. Sono quel tipo di conversazioni in cui imparo di più sulla persona che ho di fronte. Racconto qualcosa di me e, così facendo, mi apro e osservo la reazione di chi ho di fronte. Da come reagisce non solo imparo qualcosa su questa persona ma anche su di me.

Io abito molto nella mia testa e, ogni tanto, è per me bello aprirne le porte e ospitare qualcuno a cui affido i miei pensieri più privati. Quando lo faccio è perché mi fido di chi ho di fronte. Esternare certi argomenti mi aiuta a categorizzarli meglio prendendone distanza.

Ogni pensiero dovrebbe essere passeggero e, se invece rimane a lungo nella nostra testa, parlarne non è mai un errore. Condividere la propria esperienza arricchisce l’amicizia e offre un altro punto di vista da cui considerarla.

Non definire una giornata negativa

Una cosa che ho imparato nell’ultimo decennio è quella di non etichettare una giornata negativa come tale. Il motivo è semplice: si ha sempre la possibilità di farla girare in un modo positivo. Basta solamente spostare il centro dei nostri pensieri.

Spesso ci crogioliamo nel nostro malumore e ci autocommiseriamo così tanto che è difficile uscire dal nostro vortice di sensazioni negative. Se facciamo un passo indietro e osserviamo la situazione con obiettività, saremo in grado di mostrare apprezzamento per ciò che abbiamo. È vero, probabilmente stiamo vivendo una giornata difficile ma, se mettiamo in luce tutto quello che di positivo caratterizza la nostra vita, saremo in grado di sentirci meglio nell’immediato. Questa sensazione positiva possiamo coltivarla ad esempio con la gratitudine.

Portare alla nostra attenzione anche solo tre cose di cui siamo grati può innescare nella nostra mente dei sentimenti positivi. Mette la luce su ciò che funziona nella nostra vita, distogliendo l’attenzione dai pensieri negativi. Può iniziare a farci sentire meglio e, magari, anche a intraprendere un’attività che ci faccia continuare a sentire così. Ed ecco che una giornata difficile si rivela parzialmente positiva e questo è un buon punto per incominciare a sentirci bene domani.

Fermati e respira

Venerdì mi sentivo un po‘ come sottocorrente: ero irrequieta. È il mio giorno libero dal lavoro e di solito lo uso per fare la spesa e mettere in ordine la casa. Dopo essere rientrata dagli acquisti, mi sono messa a pulire il bagno e poi a preparare il pranzo. Mentre tagliavo le verdure, mi sono resa conto della mia irrequietezza. Parlandone con Dominik, siamo giunti alla conclusione che forse avrei dovuto prendermi una pausa. Dopo pranzo mi sono allora sdraiata sul divano.

Quando mi concedo una pausa, di solito, ho sempre un senso di colpa. So benissimo da dove provenga e come gestirlo. La mia strategia venerdì è stata, ad esempio, quella di concentrarmi sul respiro per calmare la mente. Ho messo un timer di quaranta minuti e sono stata lì sdraiata a respirare, senza device né distrazioni. Solo io e il mio respiro. Anche se ho fatto fatica a concedermelo, quel momento di pausa è stato per me fondamentale. Mi ha tranquillizzata.

Abbiamo tutti una quotidianità frenetica, per questo è molto importante concedersi delle pause consapevoli. Prendersi del tempo per scendere giù di giri, passando dalla mente al corpo riconnettendosi, può cambiare le carte che abbiamo in mano.

Nel dubbio, se ti senti stressato e non sai perché, fermati e respira.

Condividere

„Condividere“ è stato uno dei primi verbi che ho insegnato a Dominik in italiano. Lui che, da figlio unico, ha sempre avuto tutto per se ma durante la nostra relazione ha condiviso con me tanti momenti e tante cose.

Io nell’ultimo periodo sto condividendo un oggetto che pensavo fosse solo interessante per me: il mio cuscino da meditazione.

Da quando nostra figlia sa sedersi e rialzarsi autonomamente, il mio cuscino da meditazione ha ampliato la sua funzione. È diventato postazione di lettura. Nostra figlia sceglie un libro dallo scaffale, lo porta a passeggio per tutta la sala, si siede sul cuscino da meditazione e aspetta che io legga ad alta voce il contenuto del libro. Ripetiamo questo flow molte volte durante l’arco della giornata. La lettura è per lei una grande passione e io sono felice che si senta comoda sul mio cuscino che adesso è un po‘ anche suo.

Quando una nuova vita entra nella tua ne stravolge il significato e, da questo nuovo incastro, nasce sempre qualcosa di unico.

Il nostro cuscino di meditazione

Come posso essere d’aiuto?

Ieri mi è accaduto nuovamente: la vita mi ha fatto notare proprio quello di cui avevo bisogno.

Ero alle casse self-service del supermercato, quando sentire il commesso relazionarsi con una cliente mi ha distratto dal mio impacchettare.

Era un ragazzo giovane, probabilmente uno studente, che, per arrotondare, lavora come commesso al supermercato di Weil der Stadt. “Come posso essere d’aiuto?” chiese gentilmente a una signora anziana che, per non fare la coda, si era cimentata, forse per la prima volta, con la cassa self-service. Una domanda semplice e gentile che rappresentava a parole un pensiero a me caro. Una domanda che ne implica tante altre. “Come posso io mettermi a servizio di qualcun altro?”. “Come posso io con le mie azioni essere utile alla società?”. “Come posso svolgere il mio lavoro in modo gentile e premuroso verso gli altri?”.

Io credo che la vita abbia un altro sapore se le nostre azioni non sono rivolte a soddisfare il nostro ego. Se siamo umili abbastanza da metterci al servizio del prossimo, vedremo in ciò che compiamo un senso più grande. Se siamo in grado di rimpicciolirci, non mettendoci in cima alla lista, saremo capaci di sentirci parte di un insieme più grande.

Quel ragazzo al supermercato ha fatto proprio questo: si è messo a disposizione, svolgendo il suo compito in modo gentile e rispettoso verso chi gli stava di fronte.

La gentilezza è una qualità che può essere allenata e che ci permette di sentirci parte di qualcosa di più grande

Parlane con qualcuno

Sto ascoltando l’ultimo libro di Elizabeth Gilbert ‚All the way to the river‘ e ne sono davvero catturata. La storia è struggente, vera e semplicemente piena di vita. L’autrice si apre con i suoi lettori allo stesso tempo in modo coraggioso e autentico. Tratta il tema della dipendenza, amorosa e da sostanze stupefacenti, in un modo schietto e privo di giudizio. Non ho mai sentito qualcuno parlarne così finora in vita mia.

Condivido con Elizabeth Gilbert l’idea che, quando c’è qualcosa che ti turba talmente tanto da perdere la tua calma interiore, l’azione migliore che tu possa fare è parlarne con qualcuno. Aprirti con un amico può salvarti. Esprimere il tuo pensiero e le tue preoccupazioni a voce alta, condividendoli con una persona fidata, ti permetterà di alleggerire il carico.

Non tenere tutto dentro, finirai per rimuginare. Racconta quello che ti impegna la testa. Troverai in chi ti ascolta magari non la soluzione ma sicuramente una persona su cui contare per condividere il cammino fino alla tua prossima tappa.

Siamo tutti fiori dello stesso giardino

Talk it out

Una tecnica efficace, quando si ha la testa annebbiata dai pensieri, è quella di aprirsi con qualcuno raccontandoglieli. Serve a riordinare le idee oltre che a esternare ciò che non ci lascia pace.

Questa pratica in inglese si chiama „Talk it out“ e incoraggia a tirare fuori le proprie preoccupazioni confrontandosi con qualcuno. Il semplice fatto di aprirsi, raccontando quello che ci impegna la testa, a una persona fidata può aiutare a condividerne il peso.

Quando hai difficoltà a gestire le tue emozioni, prova a condividerle con qualcuno a te caro, vedrai che, esprimendole, perderanno volume e che il confronto con questa persona potrà portarti più avanti di quanto tu da solo non sia in grado di arrivare. Il carico emotivo, se condiviso, è più leggero.

Le emozioni non devono per forza seguire il loro corso nella nostra testa. Possono essere gestite come il corso di un fiume. Se le condividi saranno più leggere.

Di promoter giovani e non

Dal 2005 al 2008, per non pesare sui miei genitori che già mi finanziavano gli studi, arrotondavo lavorando come promoter nei supermercati. Era un lavoro durante il fine settimana che si sposava bene con gli orari delle mie lezioni universitarie. Mi aveva aperto la strada mia sorella, che lavorava in una delle agenzie pubblicitarie coordinando le azioni di marketing delle aziende.

Io mi divertivo e svolgevo il mio compito con dedizione perché già da allora credevo che ogni lavoro, se fatto con passione, fosse motivo di orgoglio. Il supermercato , dove ero attiva più spesso, era l’esselunga di via Lorenteggio a Milano che credo ancora oggi ci sia.

Ieri mattina, sono andata a fare la spesa all’E-Center di Weil der Stadt, e una signora anziana promuoveva delle marmellate. Aveva un banchetto con delle fettine di pane con sopra diversi gusti di marmellata. Mi ha chiesto se volessi provarne una e io ho accettato con piacere.

Questo evento, oltre ad avermi riportato ai tempi in cui ero io ad avere bisogno di arrotondare, mi ha fatto riflettere su un punto che non spesso è chiaro a chi parla della forza economica tedesca. La pensione di base in Germania non è assolutamente paragonabile a quella italiana anzi è molto più bassa. Gli anziani, che magari non hanno svolto lavori molto qualificati, si trovano a girare ogni centesimo. Spesso infatti sono costretti a lavorare nonostante siano in pensione. Questo però porta con se il vantaggio che, lavorando più a lungo, le persone della terza età si mantengono fisicamente e intellettualmente attive.

A quella signora al supermercato va quindi la mia stima e simpatia.

Il supermercato di Weil der Stadt