Prima di tutto amati

È questo il momento giusto per diventare il tuo migliore amico. Ultimamente la vita pretende tanto da noi, o meglio, troppo. L’incertezza è un peso che dobbiamo portare sulle nostre spalle aspettando che ci dia tregua. Per questo motivo io spero che questo sia l’anno in cui ti impegnerai a diventare il tuo alleato, a conoscere la profondità della tua resilienza, a dirti cose gentili e a essere tu quella persona capace di tirarti su di morale. Così sì che la vita diventerà più leggera perché sarai tu a riprenderne le redini. Spero inoltre che tu non ti impegnerai a fare altro che non sia prenderti cura di te stesso. Mi auguro imparerai ad amare le parti del tuo carattere che risultano difficili da apprezzare. Spero che la tua voce interiore sia compassionevole e che sarai in grado di ascoltarti anche in mezzo al rumore del mondo. Confido che sarai capace di gestire qualsiasi cosa perché questa volta conterai su te stesso. Impegnati a raggiungere tutto ciò e mettilo in cima alla lista delle tue priorità. La relazione che hai con te stesso è per sempre. Sii il tuo più grande campione e impara ad accettare ciò che ti è stato insegnato a non amare. Sii il terreno soffice dove atterrare in un mondo duro. Ne vale la pena. Tu ne vali la pena perché combattere per l’amore che provi verso te stesso appaga sempre.

di Jamie Varon, tradotto da Angela Fradegradi
Sii il fiore più bello del tuo giardino.

Per le stelle

Ascolto molto volentieri la canzone della cantante tedesca Dota Kehr ‘Für die Sterne’, Per le stelle. L’ho scoperta per caso su Spotify e mi è piaciuta subito molto perché ha un bel testo e io ho un debole per le canzoni con questa caratteristica. Il testo secondo me dovrebbe essere preso a manifesto da ognuno di noi perchè abbiamo tutti il diritto di esistere e goderci la vita semplicemente per noi stessi, non per compiacere qualcuno.

Sapete già cosa sta per seguire, vero?! La sua traduzione in italiano e il suo video, esatto! Buona lettura e buon ascolto!

Per le stelle
Dota Kehr

Conosco un ragazzo così strano e saggio
a volte è completamente assorto e silenzioso per ore
poi invece selvaggio e poco contenuto
come se fosse posseduto da forze della natura
Dice

Non sono qui per impegnarmi
Sono qui per ardere
Sono qui per fiorire
Non sono qui per piacerti
Non sono qui per piacerti

Mi ricordo bene come ci incontrammo
Il cielo era blu
Io avevo dormito male
Lui mi sedeva di fronte su un treno regionale
e raccontava cose che prima mi erano indifferenti
Dice

Non sono qui per impegnarmi
Sono qui per ardere
Sono qui per fiorire
Non sono qui per piacerti
Non sono qui per piacerti

No, io sono qui per le stelle
E sono qui molto volentieri
E sono qui perché imparo
Non sono qui per piacerti
Non sono qui per piacerti

Lo vedo spesso in posti diversi
E tanto spesso ancora ascolto le sue parole
Dice

Non sono qui per impegnarmi
Sono qui per ardere
Sono qui per fiorire
Non sono qui per piacerti
Non sono qui per il bilancio
Sono qui per lo splendore
Sono qui per il ballo
Non sono qui per piacerti
Non sono qui per piacerti

No, io sono qui per le stelle
E sono qui molto volentieri
E sono qui perché imparo
Non sono qui per piacerti
Non sono qui per piacerti

Un detto tibetano sull’insoddisfazione

Ho ascoltato oggi questo detto tibetano a Il Volo del mattino di Radio Deejay recitato da Lama Michel Rinpoche. Ho trovato le sue parole davvero illuminanti: dovrei appendermele a vista.

Pensando di fare, pensando di fare: sono passati 20 anni.

Non sono riuscito, non sono riuscito: sono passati 20 anni.

Ah perché non ho fatto, ah perché non ho fatto: sono passati 20 anni.

Così sono passati 60 anni. Questa è la biografia di una vita vuota.

Se c’è qualcosa che riteniamo che sia importante nella nostra vita dobbiamo farla oggi, senza scuse.

Detto tibetano

Ecco la registrazione completa di Lama Michel che Fabio Volo ha condiviso questa mattina.

Lama Michel Rinpoche, fonte Ngalso.org

Visualization board

Una tecnica molto utile che ho appreso leggendo il libro The Miracle Morning di Hal Elrod è quella di visualizzare i propri obiettivi mettendoli su carta. Lo si fa creando una cosiddetta visualization board.

Per creare una visualization board si prende un foglio di carta o un cartoncino, di dimensioni a piacere, e si scrivono gli ambiti su cui si intende lavorare per poi andare nello specifico annotando i propri obiettivi. I più creativi possono aggiungere slogan o immagini che aiutano a rendere meglio il concetto e l’obiettivo a esso collegato. Una volta creata la propria visualization board la si appende o la si posiziona in modo da averla sempre bene in vista.

Io uso questa tecnica specialmente quando ho in testa tante cose che vorrei migliorare per sentirmi più soddisfatta. Creando una visualization board, riordino i pensieri e li divido in categorie esternando su carta quello che intendo raggiungere come obiettivo. Guardare la mia visualization board di tanto in tanto mi sprona a rimanere concentrata e a misurare i miei progressi perché quando si visualizza una cosa questa diventa più tangibile e quindi più raggiungibile.

Il titolo della mia visualization board

Ikigai – quello per cui vale la pena vivere

Siccome nell’ultimo periodo avevo un po’ perso la bussola, per esprimerlo come farebbe mia mamma, ho iniziato ad ascoltare in cerca di ispirazione l’audiolibro di Il metodo Ikigai di Héctor Garcia e Francesc Miralles. Questo libro racconta i segreti giapponesi per vivere una vita lunga e felice. I giapponesi sono uno dei popoli più longevi della terra e gli autori di Ikigai presentano i risultati di interviste a ultra-novantenni a cui è stato chiesto di raccontare le proprie abitudini e di spiegare il senso della vita. Perché per vivere a lungo in modo felice bisogna darglielo un senso alla propria vita. Nel libro si racconta che i principi della felicità consistano nell’avere qualcosa da fare, qualcosa da amare e qualcosa in cui sperare. Ecco io lo trovo un proposito tanto semplice quanto illuminante che intendo applicare in ogni fase della mia vita in modo da tenermela bella stretta la mia bussola.

Ikigai

Felicità

Vuoi essere o sembrare felice?

Non prestare attenzione

quando il mondo ti dice quello che devi fare

per essere felice.

Sii sincero con te stesso e

cerca di capire quello che vuoi veramente.

Haemin Sunim

Quando brilli tu?

C’è una canzone tedesca che nell’ultimo periodo mi gira spesso nella testa. Si chiama ‘Wann strahlst du?’ che in italiano significa ‘Quando brilli tu?’. Mi piace molto ascoltarla perché pone l’accento sul fatto che nella vita per brillare bisogna farsi trasportare dalla meraviglia delle piccole cose e avere il coraggio di nominarle andando magari in controtendenza.

Quando brilli tu?

di Jacques Palminger & Erobique

Amo i sognatori, gli spiriti iniziatori
che riconoscono ovunque i semi
che non prendono troppo sul serio i fallimenti
e nominano sempre il buono
non quelli che conoscono il futuro a memoria
e che guardano all’entusiasmo come ingenuità
e che ti riempiono le orecchie
con le loro vecchie paure impacchettate da consigli

Io devo alla vita la luce nei miei occhi
quando brilli tu?
Io devo alla vita la luce nei miei occhi
quando brilli tu?

Io amo quelli che provano una trovata
che beffano l’esperienza
che serpeggiano illesi tra gli insuccessi
e i cui occhi brillano quando pongono una domanda
Non quelli che pensano che tanto non ne vale la pena
che hanno sempre saputo tutto
e dicono: “Perché? Tanto non fa differenza”
e seppelliscono la loro curiosità con l’esperienza

Io devo alla vita la luce nei miei occhi
quando brilli tu?
Io devo alla vita la luce nei miei occhi
quando brilli tu?

Io amo quelli che riescono a stupirsi
del fiore tra gli scarti
che vivono meglio adesso che domani
che sanno andare fuori ritmo
Non quelli che nel forse e nel prima o poi
seppelliscono tutte le energie
e si sono imbalsamati nel grigio
della malinconia.

Io devo alla vita la luce nei miei occhi
quando brilli tu?
Io devo alla vita la luce nei miei occhi
quando brilli tu?
quando brilli tu?
quando brilli tu?

Niente di più ma [soprattutto] Niente di meno

Poesia di Haemin Sunim [traduzione e titolo di Angela Fradegradi]

Una fettina di mela in un contenitore per la colazione

contiene l’intero universo.

Alberi, luce del sole, nuvole, pioggia, terra,

aria e il sudore di un contadino – tutto ciò

è contenuto lì dentro.

Il furgone da trasporto, benzina, un mercato,

del denaro, il sorriso della cassiera – tutto ciò vi è

lì dentro.

Un frigorifero, un coltello, un tagliere, l’amore

della mamma – tutto ciò vi è lì dentro.

Tutto al mondo è sostituibile e tutto è

interdipendente.

E adesso immaginati, tutto quello che è esiste

dentro di te.

L’intero universo risiede in noi.

N.d.T. Lo sapevate che i traduttori [e gli interpreti] muovono il mondo? Abbiatene cura.

Ode allo Yoga

Non è stato un amore a prima vista. La prima volta che ho preso parte a una lezione di yoga nello studio di Moveorespiro nel 2018 mi sono trovata a fine lezione a chiedermi: “Ah, ma quindi tutto qui?!”. Ciò che mi mancava era in realtà una cosa che non avevo capito esserci anche nello yoga ma in un modo differente rispetto a quello in cui io ero abituata: la dinamicità. Io fino ad allora avevo sempre associato la dinamicità alla pressione, praticando yoga invece la pressione si cerca di diminuirla se non addirittura di azzerarla attraverso dei movimenti dinamici, i cosiddetti Flow.

Un’altra difficoltà che ho incontrato agli inizi era quella di fare yoga in una lingua straniera. Molto spesso mi perdevo nelle descrizioni dell’insegnante semplicemente perché non le ascoltavo con l’attenzione che questa disciplina invece richiede. Mi focalizzavo magari su una parola che non capivo immediatamente piuttosto che continuare a seguire il filo del discorso e comprendere quello che l’insegnante richiedeva io facessi.

Una trainer un giorno però, dopo una lezione, mi disse di non prendermela troppo se non capivo al volo la sequenza perché per lei fare yoga in una lingua straniera rappresentava già un’impresa enorme. Questa sua affermazione fu per me un po’ come un’iniezione di fiducia e mi stimolò a non abbandonare la mia pratica. Ogni settimana in modo diligente srotolavo il mio materassino e mi mettevo alla prova vedendo dei miglioramenti sia nel mio modo di ascoltare che di svolgere le sequenze.

Quando lo scorso anno è arrivato il virus e le palestre hanno dovuto chiudere, ho inteso subito che l’unica ancora che mi avrebbe permesso di mantenere il mio equilibrio durante la pandemia sarebbe stata lo sport. Per fortuna la fondatrice di Moveorespiro, Almut Schotte, è una donna che non si arrende alle prime difficoltà e ha aperto una sezione per fare yoga online sul suo sito trasformandolo poi la sua offerta in un vero portale online. È nato così il suo Studio ONE che per me ha rappresentato la salvezza.

Grazie all’offerta corsi online (anche in diretta) di Almut e del suo team di trainer ho iniziato a praticare yoga ogni mattina alternandolo a un allenamento funzionale e al pilates. Nei giorni in cui salto la pratica sportiva noto una differenza sostanziale ed è proprio questo a spronarmi a non mancare mai all’appuntamento con il mio materassino.

Affermare che lo yoga abbia avuto un’influenza positiva su di me sarebbe davvero dire poco. Praticandolo la mattina non devo più preoccuparmi di fare sport né inventarmi scuse durante la giornata per saltarlo. Iniziare la giornata facendo movimento mi permette di essere molto più presente e produttiva sul lavoro. Con lo yoga ho perso peso e tonificato i miei muscoli. Sono più resistente a livello fisico e molto più equilibrata nelle mie azioni perché consapevole dei miei limiti e di ciò che il mio corpo e la mia mente hanno bisogno. Infine mi preoccupo meno perché mi concentro di più sul presente.

Il titolo di questo articolo è abbastanza eloquente da fare intendere che nonostante non ci fossimo piaciuti subito tra me e lo yoga è nato un amore che un po’ mi inorgoglisce perché simbolo della mia perseveranza. L’unica cosa che mi dispiace è che, siccome fra pochi giorni ci trasferiremo fuori da Stoccarda, non potrò più allenarmi nella mia palestra di persona ma continuerò a sostenerla nella sua offerta online. In fondo mi hanno salvato la vita!

In attesa fare yoga online

Un verbo che dovrebbe essere di moto

Imparare: v. tr. [lat. *imparare, comp. di in-1 e parare «procurare»; propr. «procacciarsi una nozione», o sim.]. – 1.a. Acquistare cognizione di qualche cosa, o fare propria una serie di cognizioni (relative a un’arte, a una scienza, a un’attività, ecc.), per mezzo dello studio, dell’esercizio, dell’osservazione, della pratica, attraverso l’esempio altrui, ecc. [Definizione completa sul sito di Treccani]

Alcuni di voi magari si ricorderanno la definizione di verbi di moto appresa durante le lezioni di grammatica italiana alle elementari. I verbi di moto sono quei verbi che esprimono un movimento (come andare, scendere, uscire, guidare, ecc.). Secondo me a questa categoria dovrebbe appartenere anche ‘imparare’.
Il motivo della mia affermazione è semplice: imparare qualcosa di nuovo smuove il tuo sistema e attiva il tuo cervello. Esercitandoti con costanza sarai in grado di arrivare a un livello che nemmeno osavi immaginare all’inizio del tuo percorso di apprendimento. Chi si mantiene attivo e interessato non invecchia, inoltre passare il tempo migliorando le nostre abilità facendo ciò che più ci piace ha un effetto terapeutico: scaccia la tristezza e impegna la mente.
Imparare, spero che a questo punto converrete con me, ha come verbo un carattere di moto perché appunto ci mantiene attivi.

Il post di Giulia Borriello

Qualora ancora foste scettici, vi racconto che a conferma della mia tesi lunedì, navigando su Linkedin, ho trovato questo post della psicologa Giulia Borriello nel quale cita una frase di T.H. White che esprime proprio questo concetto e non ho potuto non farne uno screenshot.
Io non conosco personalmente Giulia Borriello ma l’ammiro molto. Dal 2012 è tra i miei contatti di Linkedin. Non so esattamente come mi abbia trovata. Ricordo che era un giorno del 2012, il mio primo anno in Germania in cui ero spesso a Berlino per lavoro, quando trovai in Linkedin la sua richiesta di entrare a far parte del mio network di contatti. Vidi che avevamo una persona in comune, che anche lei aveva studiato a Milano e mi chiesi: vorrà dirmi qualcosa questa psicologa italiana esperta nel settore cognitivo-comportamentale che vive a Berlino? E così l’aggiunsi subito.
In realtà finora ho avuto pochi contatti diretti con lei, ogni tanto sono io che commento i suoi post: leggo infatti sempre con grande interesse ciò che condivide e l’ammiro molto per il suo lavoro e per i servizi che offre a supporto della comunità italiana berlinese.
Posso solo consigliarvi di seguirla anche voi qualora abbiate Linkedin. Non ditemi che vi state chiedendo: “e perché mai dovrei farlo?!”
La risposta anche qui è semplice: Per imparare qualcosa di nuovo, magari?!