Equilibrio

„Medito per me, per mantenere il mio equilibrio psichico e la mia salute fisica“, con questa affermazione concludo ogni giorno la mia sessione di meditazione con la app Calm.

Medito dal 2015 con regolarità, ogni tanto salto qualche giorno ma di solito riesco sempre a trovare 10-15 minuti per sedermi e respirare in modo guidato.

La meditazione è una delle mie colonne portanti: mi ha aiutata, soprattutto nei momenti più difficili, a mantenermi in equilibrio.

Ho imparato che prendersi cura di se vuol dire ritagliarsi del tempo ogni giorno per compiere attività che ci fanno stare bene. La meditazione per me è definitivamente una di queste.

Concentrandomi sul respiro mi riporto nel qui e nell’ora, dove nulla è più importante della mia mente calma e rilassata. Osservo i miei pensieri passare via come le nuvole nel cielo. Non tento di inseguirli perché non sono importanti. Quello che conta è che io sia lì a inspirare e espirare, che io abbia trovato la strada che porta al mio cuscino di meditazione e mi sia concessa un attimo di tranquillità.

In fondo non è questo ciò che tutti desideriamo?! Stare tranquilli e comodi nella nostra vita.

Il mio nuovo cuscino da meditazione: me lo hanno regalato le mie più care amiche per il mio 40esimo compleanno.

Fai la spesa a piedi

C‘è una puntata del podcast Educare con calma di Carlotta Cerri che mi gira nella testa. È un’intervista alla sorella Cristiana, esperta di sostenibilità.

In questa puntata, Cristiana Cerri esorta a fare almeno un acquisto a settimana a piedi. Si possono scegliere come mete il nostro supermercato di fiducia, il negozio biologico o il mercato, rinunciando a raggiungerli in auto. È un piccolo gesto che ha un grande impatto ambientale.

Quando vivevo a Stoccarda, andavo esclusivamente a fare la spesa a piedi. Mi equipaggiavo con zaino e borse di stoffa e, per scherzare, quando rientravo dicevo: „È tornato l’asinello!“. Anche nella scelta della nostra casa a Weil der Stadt per me è stato in criterio importante la vicinanza a piedi alle infrastrutture come il supermercato e il panettiere.

Credo che se ci muovessimo più a piedi o in bicicletta, per fare dei tragitti che per pigrizia faremmo in auto, saremmo in grado di fare, senza grande sforzo, un’azione positiva per l‘ambiente. Ne trarremmo anche benefici diretti grazie all’attività fisica.

Io tornando ieri dalla spesa a piedi.

La scrittura nel guarire la mente

Sto ascoltando un libro di un’autrice americana che stimo molto, Kay Redfield Jamison. Il libro si intitola ‘Fires in the dark, healing the unquiet mind‘ e tratta di come guarire da malattie mentali. Un metodo che Kay Redfield Jamison descrive è quello della scrittura come terapia e io posso solo concordare con lei.

Da ormai cinque anni scrivo ogni mattina sulle pagine di un diario digitale i miei pensieri. Non scrivo né per rileggermi né per qualcuno, butto semplicemente fuori tutto quello che impegna la mia testa nelle prime ore della giornata. Spesso scrivo di come ho trascorso la notte e mi chiedo sempre come mi sento. Cerco di essere il più sincera possibile nella risposta. Nessuno è il destinatario di quelle poche righe che sono diventate per me fondamentali. È il momento della giornata in cui mi guardo dentro e stabilisco con il mio animo un filo di connessione.

Questo mio ‘Diario del mattino’, come l’ho intitolato, è stato negli anni per me un grande supporto. Credo di non aver fatto mai tanti progressi nella gestione della mia mente irrequieta come negli ultimi cinque anni. La scrittura quotidiana mi ha permesso di riconoscere percorsi ripetitivi, implementare cambiamenti e trovare dentro di me la forza di continuare a fare bene.

Una cosa di cui scrive Kay Redfield Jamison da molta speranza: uscire da una malattia mentale è possibile ma richiede un duro lavoro personale. Confrontarsi con questo compito è nostra responsabilità.

Senza trucco

Nel suo ultimo libro ‚All the way to the river‘, Elizabeth Gilbert racconta che, da quando ha iniziato a prendersi cura di se stessa dopo la morte della sua compagna, ha smesso di truccarsi. Lo ha scelto per liberarsi da quella schiavitù del raggiungere la perfezione che la società cerca di imporre a noi donne.

Durante la mia maternità ho pensato molto all’esempio di donna che desidero essere per mia figlia e sono giunta alla stessa conclusione. Ormai da quasi un anno e mezzo ho smesso di truccarmi, che non vuol dire che non mi prenda cura di me. Significa solamente che non applico prodotti che cambiano il mio aspetto.

Perché nascondersi e cambiare la propria immagine naturale per seguire stereotipi che la società ci impone e in cui io non mi rivedo?

Camminando noto ragazze davvero perse in questa costrizione sociale e non mi capacito. Il trucco cerca di coprire quelle imperfezioni che tanto ci rendono umani. La nostra umanità è invece una delle cose che dovremmo tenerci più strette.

Chiediti perché ti trucchi e se non ti soddisfa la risposta ricorda che sei sempre in tempo per cambiare abitudine.

Un mio selfie poco prima di scrivere questo post, senza trucco ne inganno.

Parlane con qualcuno

Sto ascoltando l’ultimo libro di Elizabeth Gilbert ‚All the way to the river‘ e ne sono davvero catturata. La storia è struggente, vera e semplicemente piena di vita. L’autrice si apre con i suoi lettori allo stesso tempo in modo coraggioso e autentico. Tratta il tema della dipendenza, amorosa e da sostanze stupefacenti, in un modo schietto e privo di giudizio. Non ho mai sentito qualcuno parlarne così finora in vita mia.

Condivido con Elizabeth Gilbert l’idea che, quando c’è qualcosa che ti turba talmente tanto da perdere la tua calma interiore, l’azione migliore che tu possa fare è parlarne con qualcuno. Aprirti con un amico può salvarti. Esprimere il tuo pensiero e le tue preoccupazioni a voce alta, condividendoli con una persona fidata, ti permetterà di alleggerire il carico.

Non tenere tutto dentro, finirai per rimuginare. Racconta quello che ti impegna la testa. Troverai in chi ti ascolta magari non la soluzione ma sicuramente una persona su cui contare per condividere il cammino fino alla tua prossima tappa.

Siamo tutti fiori dello stesso giardino

Camera familiare

Non scrivo molto sul mio essere mamma ma c‘è un fatto che voglio condividere qui perché ha facilitato l’inizio del nostro percorso di genitori.

In Germania si ha la possibilità, previa disponibilità, di richiedere in ospedale una camera familiare durante il periodo di degenza per un parto. Per noi è stato possibile e di questo siamo stati molto grati. Non solo non mi sono trovata da sola a gestire la neonata ma anche il suo papà ha potuto instaurare con lei un legame forte fin da subito. Abbiamo trovato secondo me più facilmente la nostra dimensione come famiglia.

Ci sono stati anche momenti divertenti: io come neomamma ricevevo un trattamento da regina da parte della mensa dell’ospedale, per far sì che il mio corpo avviasse l’allattamento, mentre Dominik riceveva solamente il menú vegetariano guardando con invidia il muffin nel mio vassoio.

Per me avere una camera familiare solo noi tre è stato davvero un game changer. Potevamo organizzarci e riposarci come necessario senza doverci preoccupare dei bisogni di qualcuno esterno alla nostra famiglia.

Ovviamente questo non è sempre possibile negli ospedali tedeschi e costa un sovrapprezzo che però secondo me vale la pena pagare.

Ne scrivo perché ritengo importante mostrare quello che funziona bene qui per incentivare un miglioramento altrove.

Immagine: Mistral AI

Topolino da biblioteca

Sarà che quest’anno senza andare al lavoro l’ho vissuto in maniera piena e intensa che ieri mi sono ritrovata a pensare a un altro periodo di inattività lavorativa che ho avuto nel 2015/2016.

Quando a maggio 2015 mi sono trasferita a Stoccarda da Karlsruhe, mi ero licenziata da 1&1 senza avere un impiego. Nella regione di Stoccarda l’industria forte è quella automobilistica e io non avevo assolutamente alcuna esperienza in questo settore. Ci ho messo un anno intero a trovare un impiego.

Era anche morto da poco mio padre e avevo molto da processare. Vivevo ogni giorno all’insegna della ricerca di un posto di lavoro e cercavo di approfondire alcune tematiche che trovavo interessanti, come il project management. I pensieri relativi al lutto però ingrigivano le mie giornate.

Quando in autunno non avevo in mano ancora nulla di interessante, decisi di darmi un tono e di uscire comunque la mattina presto, non per andare in ufficio, ma per andare in biblioteca. Ne frequentavo due: quella dell’università e quella grande a forma di cubo nel centro di Stoccarda. Facevo lì le mie ricerche e i miei approfondimenti. Avevo accesso a internet in entrambe le biblioteche. In quella universitaria, infatti, scroccavo le credenziali di un’amica allora studentessa.

Quell’uscire di casa per recarmi in biblioteca credo mi abbia salvato. Avevo un luogo diverso da frequentare che era per me un posto sicuro dove andare.

Nel periodo universitario ho frequentato molto le sale della biblioteca della mia università ed ero in grado di concentrarmi senza distrazioni. Così come allora, anche nel periodo di inattività lavorativa, andare in biblioteca mi ha dato un motivo per alzarmi volentieri la mattina. Non mi sentivo sola ad affrontare la mia battaglia ma ero parte di un insieme.

Mio padre, quando a sei anni fece con me la tessera della biblioteca di Gaggiano, mi disse: „Questa è la tessera più importante che possederai!“. A lui la lettura ha aperto i confini della mente e questa sua passione per i libri l’ha trasmessa anche a me.

Tutto questo per affermare che: la biblioteca è un luogo di incontro, un luogo in grado di far crescere lo spirito e di dare una direzione, quando questa non è chiara.

La biblioteca di Stoccarda, fonte Wikipedia

Gentilezza

Il panettiere è uno dei miei luoghi preferiti per osservare il mondo. È accessibile a tutti ed è per me un’ottima finestra da cui ammirare la società.

Il sabato mattina vado sempre alla panetteria Raisch di Weil der Stadt a comprare i Brezel e il pane per la nostra colazione lenta del weekend. Da Raisch lavora, credo da prima che io mi trasferissi qui, una signora gentile. Noi la chiamiamo a casa „la signora che fa girare il negozio“ perché è gentile ed efficiente. Da ai clienti doverosamente del Lei ed è discreta e professionale. Qualche settimana fa mi sono accorta che sul suo cartellino con il nome c’era scritto che lei è la direttrice della filiale. Non potevano scegliere persona migliore, ho pensato.

Oggi, dopo aver servito me, l’ho osservata servire un bambino di 9 o 10 anni a cui lei ovviamente ha dato del tu. Mi è sembrato così dolce il modo in cui ha elaborato le sue richieste che mi sono lasciata del tempo a impacchettare le mie cose per non perdermi la scena. Quando il ragazzino aveva pagato, l‘ho vista prendere un biscottino e offrirglielo. In quel momento si è accorta che io la stavo osservando e mi ha sorriso timidamente. Io, che mi son sentita scoperta, allora le ho detto: „Ne sarà felice!“. Quando il bambino ha allungato la mano per prendere il biscotto sono uscita.

A me chi esegue in modo gentile il proprio lavoro sta immediatamente simpatico. Credo sempre che svolgere il proprio compito in maniera corretta e amichevole sia un valore aggiunto. La gentilezza è positivamente contagiosa.

Manuela

Manuela è entrata nella mia vita a metà luglio dello scorso anno. Avevamo un appuntamento telefonico alle 8:30 di un giorno lavorativo. Quando io l’ho chiamata, ha spezzato il ghiaccio dicendomi: „Signora Fradegradi, lei è puntuale come un muratore!“. Io mi misi a ridere e la strinsi subito nel mio cuore durante quella telefonata. Ci siamo incontrate di persona qualche settimana dopo e mi ha proposto subito di darci del tu.

Manuela è un’ostetrica che lavora in modo autonomo. Durante la mia gravidanza ho frequentato il suo corso di yoga pre-parto e, quando è nata nostra figlia, ci ha assistito a casa dal giorno dopo in cui siamo stati dimessi dall’ospedale. Per la prima settimana è venuta ogni giorno, anche di domenica, poi ogni due giorni. Di seguito le visite sono passate a essere più distanti l’una dall’altra.

Manuela è stata come un angelo per me, che vivo lontana dalla mia famiglia il cui consiglio nelle fasi critiche mi è mancato. Il suo modo pacato e dolce di rapportarsi con noi e la bambina è stato un balsamo per il cuore. Il suo consiglio professionale un grande alleggerimento.

Un giorno Manuela mi ha confidato il motivo per cui svolge questo lavoro: „Mi appassiona vedere i genitori crescere nel loro ruolo e prendere sempre più sicurezza nei loro mezzi“.

Ho deciso di non scrivere molto della mia gravidanza e del mio essere mamma però questo post è per me doveroso. Si può dire tanto del sistema sanitario tedesco ma questa cosa che a ogni donna incinta venga garantito il supporto di un’ostetrica professionista è davvero eccezionale. Quando si diventa genitori per la prima volta si è confrontati con dubbi e domande che solo un professionista può risolvere in modo corretto. Credo questo debba essere un diritto per ogni nuova famiglia.

Qual è la tua vitamina C?

In questo periodo sto ascoltando l’audiolibro Resilient di Rick Hanson. Lo faccio di solito mentre sfreccio col passeggino per le campagne di Weil der Stadt. La resilienza è un tema che ho potuto approfondire nel 2021 al lavoro da Endress+Hauser come obiettivo concordato con il mio capo.

È un tema che a me è particolarmente caro, di cui mi piace occuparmi e che io associo anche a tutto il lavoro sulla consapevolezza che sto facendo su di me e su queste pagine dal 2015, l’anno dopo che è morto mio padre e l’anno in cui mi sono licenziata dalla mia prima azienda in Germania. Ero capitata nelle grinfie di un capo-tiranno che ha praticamente distrutto il mio reparto per poi venire licenziato lui. Tardi, troppo tardi purtroppo per me che mi ero già scottata.

Nel libro Hanson scrive che nei periodi difficili quello che ci può salvare sono quelle che lui chiama „vitamina C“, ossia quelle abitudini o quei rituali che ci fanno bene all’anima. Le tradizioni che ci infondono una sensazione di pace interiore a cui possiamo fare ricorso facilmente quando le acque si fanno più movimentate.

La mia vitamina C è rappresentata in ordine di importanza da:

  • Sport
  • Scrittura
  • Meditazione
  • Camminare
  • Lettura

In autunno e, in generale, verso la fine dell’anno tutti abbiamo bisogno di una buona dose di vitamina C.

Non dimenticare di coltivare le tue buone abitudini quando sei stressato perché è proprio quello il momento in cui ti possono fare da ancora, permettendoti di fare una pausa dalla tua navigazione burrascosa.

Cose che si vedono camminando