Conoscere l’Italia di Celentano

Sono a casa da sola e, stendendo il bucato, la mia testa vaga così tanto che ho bisogno di una distrazione. Decido allora di aprire l’app per ascoltare musica sul mio smartphone. Ho voglia di musica italiana e in particolare di un artista molto amato dalla mia famiglia: Adriano Celentano.

“Come mai tu che hai 31 anni ascolti Celentano?! Sei per caso una giovane vecchia?!”, leggo nei vostri pensieri.

Sono diversi i motivi per cui a me piace. Il primo di tutti è che i miei genitori mi hanno trasmesso questa passione. Da piccola ho visto tutti i suoi film con mio papà in televisione. Ricordo i sabati pomeriggio quando mia mamma, facendo i mestieri, lo ascoltava ad alta voce. Credo il Molleggiato, questo è il suo soprannome ufficiale, fosse l’unico artista per il quale né io né mia sorella le dicevamo (o meglio le gridavamo) di abbassare il volume. In età matura a casa mia si seguiva il programma Rockpolitik. La nostra passione induceva me e mia sorella a stuzzicarci dicendo: “Io sono rock, tu sei lenta!”.

L’album che sto ascoltando ora è Facciamo finta che sia vero, uscito nel 2011 durante la Grande recessione: l’ho messo in loop. Più ascolto e più rifletto.

Mi risulta adesso evidente il motivo per cui Celentano sia così amato. I suoi testi sono ad alto contenuto e la musica è irresistibile. O vuoi cantare a squarciagola o vuoi ballare e, considerate le mie doti artistiche, io è meglio che continui ad ascoltarlo quando a casa sono sola.

I brani sono preghiere laiche: rappresentano un inno all’Italia e all’italianità e portano noi ascoltatori a meditare sia sul futuro che sulle scelte della società moderna. Il cantautore ci accompagna infatti in un viaggio attraverso la sua mente. Ci elenca i suoi valori e illustra il ruolo dell’Italia nella sua visione di futuro. Il cantante di origine pugliese, che è nato e cresciuto a Milano, racconta il capoluogo lombardo degli anni Sessanta: una città popolare, nella quale la gente si aiutava e viveva in comunità. Per il futuro l’artista auspica un’Italia innovativa, guidata da gente onesta e capace. Gli italiani hanno le qualità e il passato storico adatti a ispirare  il mondo globale a cambiare la mentalità. Quest’ultima non deve più essere incentrata sulla crescita ma basarsi sulla decrescita, sulla condivisione e sul sostentamento ambientale.

Le canzoni di Facciamo finta che sia vero trasmettono la sensazione di partecipare a uno spettacolo: ognuna di esse potrebbe essere un testo teatrale accompagnato musicalmente in modo sopraffino. Se si chiudono gli occhi si colgono infatti gli innumerevoli strumenti e l’unicità degli arrangiamenti. Con quest’opera Celentano conferma ulteriormente le sue doti di artista eclettico e talentuoso.

L’ascolto di quest’album è  consigliato per approfondire i retroscena della società e della cultura italiane. Inoltre è un ottimo esercizio per miglioramento linguistico utilizzando testi ad alto livello semantico, non solamente composti da parole in rima.

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Il perché di #4kemal

E’ da diverso tempo che sono a conoscenza di questa storia che è stata portata in evidenza da uno dei più famosi giornalisti e inviati di guerra italiani, Toni Capuozzo. Pur essendo direttamente coinvolto Toni non ne è il  vero protagonista. La storia, infatti, è quella di Kemal, un ragazzo 25enne di Sarajevo. Personalmente io non mi sento in grado di raccontarvela perché ho il timore di non essere precisa. Sono fermamente convinta che sia una storia che valga la pena non solo di essere ascoltata ma anche di essere condivisa e supportata.

Ecco allora che non appena ho ricevuto questo video ho deciso di pubblicarlo qui:

Se anche voi siete della mia stessa opinione attivatevi su: change.org/curate-kemal

 

 

Gratitudine

Quando la tua settimana inizia, dopo un weekend all’insegna dell’amicizia vera, incontrando il tuo ortolano greco che, mentre cammini per andare a prendere il treno, ti saluta e sorridendoti ti porge un melograno così regalandotelo…


…non puoi che essere grata delle persone che la vita ti ha donato e che tu hai scelto come compagne di cammino. Risulta così facile e naturale sentirsi ricchi dentro.

Theater 360 Grad porta in scena la costellazione familiare e sistemica

Un bibliotecario avanti negli anni e represso che spera in un’avventura romantica con una collega e sogna di strangolare la moglie, un ex poliziotto passivo-aggressivo che esige rispetto per la sua nuova attività indipendente nel mondo delle pulizie, una quarantenne single che non conosce l’amore e trova noiosa dopo tre ore una nuova persona, una ragazza dall’entusiasmo esagerato e snervante che combatte la solitudine, una donna che non si sente attraente la cui vita e relazioni amorose ruotano attorno al cibo e, infine, una insolita e stravagante consulente sistemica. Questi sono i protagonisti di Aufgestellt, opera teatrale la cui premiere è andata in scena il 3 febbraio 2017 presso il teatro gestito dall’associazione Kulturkabinett e.V.  di Bad Canstatt, alle porte di Stoccarda.

L’opera è stata ideata, scritta e arrangiata dalla compagnia teatrale amatoriale Theater 360 Grad e analizza il tema dell’esoterismo incentrandosi sulla costellazione familiare e sistemica. I personaggi partecipano a un seminario di gruppo durante un fine settimana ed espongono a uno a uno il tema che li ha condotti a prendere parte a questa giornata, o meglio spiegano la  loro costellazione familiare che gli causa un disagio interiore. In seguito, su invito della terapeuta, la costellazione viene ‘messa in scena’ dagli altri membri del gruppo ed è proprio durante questa rappresentazione che si scoprono i reali motivi del disagio. Il pubblico accompagna quindi gli attori in un viaggio personale nel quale questi finiscono per uscire dai loro ruoli talmente vengono messi a nudo dal metodo sistemico.

I dialoghi di Aufgestellt sono molto coloriti e comprensibili anche per un pubblico non madrelingua tedesco, la musica di accompagnamento è allegra e l’opera è molto divertente. Si nota, assistendo a questo spettacolo, la passione che gli attori della compagnia teatrale mettono nel recitare. Da sottolineare sono le performance della giovane e brava Aline Schaupp nei panni della snervante Lilly, e Thomas Brune in quelli del bibliotecario represso. Un complimento va anche naturalmente al regista Alexander Ilic e in generale agli altri attori e allo staff che ha contribuito alla messa in scena.

Le prossime date per assistere ad Aufgestellt sono:

  • 11.03.2017 Gastspiel Südlich vom Ochsen/ Schoßkeller Marbach
  • 17.03.2017 KKT Bad Canstatt

Di flessibilità, sedere e servizio pubblico

Si è appena seduta accanto a me, stiamo aspettando il treno suburbano. Credo anche lei stia andando al lavoro, chissà con che spirito e con che mentalità lo svolge. Ora è immersa nelle sue parole crociate.
Non è la prima volta che la vedo alla fermata e sono già consapevole di quello che succederà ovvero dello show che tra poco darà di se.
Ha i pantaloni color vinaccia, gli stivaletti e la giacca neri. Un paio di occhiali e i capelli corti castani, tinti per coprire i segni dell’età, incorniciano il suo viso che è capace di espressioni severe e arrabiate.
La prima sensazione appena mi si è seduta accanto, pochi secondi dopo che l’altoparlante ha annunciato che il nostro treno portava un ritardo di cinque minuti, è stata: “No , no di vedere lei oggi non ho proprio voglia. Ecco lei proprio non mi è mancata”…

 

Sono tornata una settimana fa a Stoccarda, dopo 22 giorni in un paese bellissimo che posso solo consigliare di visitare, la Colombia. Durante i giorni liberi ho spento il cervello, lasciato il cellulare in camera, bevuto Club Colombia, mi sono rilassata facendo esperienze che la mia fantasia non immaginava lontanamente. Ho rallentato i ritmi e mi sono immersa in una cultura differente.
E allora perché dopo tanto relax e solo una settimana di ripresa della routine quotidiana non posso sopportare una persona con cui ogni tanto prendo il treno? Semplice, per l’aura di negatività che emana.

 

Non appena il treno è in ritardo anche solo di un paio di minuti, lei si prepara poco prima che arrivi tirando fuori dalla giacca un cartellino rosso e plastificato sul quale è stampata una A.
In tedesco esite l’espressione Arsch-Karte che si usa spesso nei giochi di società ma anche nella quotidianità quando qualcuno ha fatto una scelta infelice o ha sfortuna. Letteralmente “Arsch” significa “sedere” – non nel senso del verbo – e “Karte” in questo caso “cartellino”.
Insomma la donna in questione mostra la Arschkarte al conducente del treno in segno di protesta perchè non è puntuale e quindi non svolge correttamente il suo lavoro. Io mi interrogo sul perché ogni volta.

 

I mezzi di trasporto tedeschi per me sono una meraviglia. Inoltre sono dell’opinione che chiunque viaggi usufruendo dei servizi pubblici debba essere un po’ flessibile. È normale ci possano essere ritardi e sotto i dieci minuti non è un dramma. Se si perde una coincidenza capisco che non possa essere piacevole ma prima e dopo vengono offerte altre corse, specialmente in una città come Stoccarda.S3
Non sono tedesca e posso affermare, senza offendere nessuno, che i mezzi di trasporto italiani, ecco, non è che siano famosi per la loro puntualità. Sarò abituata diversamente ma credo proprio che sia anche una questione di impostazione mentale e non riesco a immaginarmi come si possa arrivare anche solo a pensare di fare un gesto simile dove effettivamente non si tratta di grandi disservizi. La manderei quasi a provare i treni Tre Nord solo per una settimana.

Forse i pendolari tra di voi potranno comprendere la mia sorpresa e il mio dissenso dinnanzi a questa rigidità, frustrazione e amarezza intrinseche. Chi ha il pane, non ha i denti.

…Il treno arriva, il cartellino rosso con la A stampata viene estratto: buon lavoro anche a te, sconosciuta!