Regalare un sorriso non costa nulla

Questa frase me la disse una mia cara amica ai tempi dell’adolescenza e la trovai così bella che mi rimase impressa nella memoria. Senza neanche rendermene conto è diventata per me una specie di comportamento abituale. Spesso mi sorprendo a sorridere alle persone che incontro: così, senza vergognarmi.
Camminando per strada, viaggiando sui mezzi oppure in coda alla cassa del supermercato: io regalo sorrisi. La cosa più bella è che la maggior parte delle volte il mio sorriso viene ricambiato e questo a me trasmette un senso di appartenenza. Appartenenza a una specie (quella umana), alla città in cui vivo, al mio quartiere e non per ultimo a quell’attimo preciso nella giornata dell’altro. Io non so in che momento particolare della loro vita si trovino le persone a cui sorrido però so che un sorriso porta con se una luce in grado di fare la differenza, specialmente nei periodi bui. Il volto e gli occhi si illuminano fino a brillare.
Regalare un sorriso a uno sconosciuto non costa nulla poi fa anche bene quindi perché non farlo?! Provaci anche tu.

Di incontri sul treno e cerchi che si chiudono

Oggi in metropolitana, ritornando dal lavoro, mi è capitato di chiudere un cerchio. Per raccontarvelo però devo fare un passo indietro.

A giugno del 2016 ho incominciato a prendere il treno verso l’aeroporto di Stoccarda scendendo alla fermata Echterdingen. Non per diletto ma per recarmi al mio vecchio posto di lavoro.
Con il passare dei mesi, mi accorsi, come succede spesso a chi si muove sempre con i mezzi, di incontrare sempre le stesse persone. Oltre alla signora con il cartellino rosso con stampata su la A di ‘Arsch-Karte’, incominciai a notare una ragazza colombiana. Sui trent’anni, magra, capelli castano chiaro spesso raccolti e viso dai tratti gentili, la notai inizialmente perchè parlava sul treno in spagnolo. Anche lei scendeva a Echterdingen: la sua azienda si trovava però nelle immediate vicinanze della stazione, io invece dovevo camminare un po’ di più.

Non ci incotravamo tutti i giorni perchè io lavoravo a turni settimanali dalle 8:00 o dalle 9:00. Ci incrociavamo peró con una certa regolarità da permettermi di riconoscere, sotto la sua giacca invernale, un principio di pancino da dolce attesa.
Mi sono trovata così a seguire da lontano lo sviluppo della sua gravidanza. Si dice che una donna in gravidanza diventi ancora piú bella, questa tesi lei la confermava al 100%.

A un certo punto mi accorsi della sua mancanza: sarà entrata nell’ottavo mese, mi dissi.
Fino all’anno scorso quando, di colpo, ricominciò a prendere il treno. Pancione sparito, linea rigorosamente recuperata, qualche segno di stanchezza in più nel suo volto ma tutto sommato dall’aria equilibrata.

Prima scrivevo di aver chiuso un cerchio perché oggi in metropolitana l’ho rivista. In modo totalmente inaspettato e su una tratta dei mezzi completamente diversa, sulla U6 verso la stazione centrale. È salita sul treno con il suo bambino in carrozzina. Il cerchio lo ha chiuso proprio lui, permettendomi di vedere il frutto di quel pancione. Bellissimo, dai capelli chiari un po’ mossi e gli occhi scuri, capace di parlare, di alzarsi e di interagire sia in tedesco che in spagnolo. Di ritorno dall’asilo con la mamma, ha stregato in un attimo con il suo sorriso i passeggeri seduti vicino a loro nel vagone.

Chissà magari penserete che ho un po’ della stalker ma in realtà io credo di no. È che quando esco di casa mi diverto a tenere gli occhi in movimento perché sono curiosa e mi piace osservare chi incontro. Lo faccio credo da sempre. Oggi ne scrivo perché questa ragazza colombiana mi ha mostrato quanto sia bello il cerchio della vita. Da ragazza spensierata è diventata una mamma affettuosa. Perché in fondo il cambiamento è una delle poche costanti che la vita non si stancherà mai di portarci.

Una canzone per papà

Durante il loro concerto alla Liederhalle di Stoccarda nel gennaio del 2017, ho scoperto che il cantante di AnnenMayKantereit ha scritto la canzone ‘Oft gefragt‘ (Ti sei chiesto spesso) dedicandola a suo padre. Ovviamente, quando l’ha raccontato, io mi sono emozionata perché a me quei versi sono piaciuti fin da subito e io in quel testo, cantato dalla voce profonda di Henning May, ci ho sempre rivisto il mio di papà. Oggi allora ho deciso di tradurre questa bella canzone e di condividerla con voi.

Ti sei chiesto spesso – AnnenMayKantereit

Tu mi hai vestito, svestito, cresciuto
e ci siamo trasferiti, io ti ho mentito:
Non prendo alcuna droga e a scuola ci sono addirittura andato

Ti sei chiesto spesso cosa mi distrugga
io non volevo che tu lo sapessi
Eri a casa da solo e sentivi la mia mancanza
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me

La mia casa sei sempre e solo tu
La mia casa sei sempre e solo tu

Mi sei venuto a prendere e mi hai portato
ti sei svegliato nel mezzo della notte a causa mia
a questo ho pensato così spesso nell’ultimo periodo

Siamo stati a Praga, Parigi e Vienna
nella Bretagna e a Berlino ma non a Copenaghen
Ti sei chiesto spesso cosa mi distrugga
e io ho smesso di pormi questa domanda

Eri a casa da solo e sentivi la mia mancanza
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me

La mia casa sei sempre e solo tu
La mia casa sei sempre e solo tu

Io non ho una patria, ho solo te
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Io non ho una patria, ho solo te
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre

Pensando alla mia tribù

Sono in pausa pranzo e cammino. Negli auricolari risuona l’album di una corale africana comprato a una serata organizzata dalla CBM lo scorso anno nella chiesa Bethelkirche a due passi da casa mia. Nel vialone alberato che sto percorrendo si trovano due scuole, una elementare e un liceo. Passeggio spesso qui perchè mi piace sentire gli schiamazzi dei bambini e osservare ciò che combinano gli adolescenti.
Nel Baden Württemberg, la regione della Germania dove vivo, è ancora periodo di scuola: le vacanze estive inizieranno il 29 luglio. Con la mia mentalità italiana provo compassione per gli studenti costretti ad andare a scuola in un giorno così caldo come oggi. Proprio adesso infatti mi sono passate accanto due classi dalle età differenti. La prima era una classe elementare i cui bambini avevano in mano un pallone bianco e arancione e si rincorrevano palleggiando. La seconda, invece, era una classe del liceo il cui giovane professore l’ho riconosciuto solamente perché aveva la barba più folta degli. Un po’ distaccate dal gruppo ho notato tre ragazze impegnate in un fitto discorso, ridevano di gusto e si prendevano anche un po’ in giro. Ecco che allora di riflesso mi sono trovata a pensare alla mia di adolescenza. Quando al campo estivo dell’oratorio del mio paese di origine, Gaggiano, di questi tempi passavo le ore a chiacchierare con le mie amiche più strette senza avere alcuna cognizione del tempo e dello spazio. Il sole splendeva e l’estate aveva il sapore di un ghiacciolo alla menta.
Non ci ripenso con nostalgia ma lo faccio col sorriso perché sono felice di avere quasi trentatré anni ed essere in grado di riconoscere la genuinità di un momento come questo quando il mio presente mi rimanda al passato. Mi sento fortunata perché quelle amiche mi accompagnano ancora oggi nelle mie giornate estive e non, a distanza di centinaia di chilometri, con i loro messaggi di testo e con i loro vocali: perché l’amicizia di confini non ne conosce e di questo non posso che esserne grata.

Amicizia

Dare con la consapevolezza
che a ricevere sarai tu.
Parlare ininterrottamente e
ascoltare attentamente.
Non avere paura di mostrarti fragile
perchè non verrai mai giudicato.
Smantellare insieme i muri che non
ci permettono di vivere al pieno
delle nostre possibilità.
Aggiornarsi e mantenere vivo
il rapporto senza fatica.
Esserci incondizionatamente
non prendendo la distanza
come scusa.
Esserne immensamente grati
e sentirsi parte di una storia
tanto bella quanto grande.

 

 

Jeroo abbandona le mura e va in mostra allo Stadpalais di Stoccarda

Off-concrete, giù dalle mura, così è intitolata la mostra di Christoph Ganter, in arte Jeroo, allo Stadtpalais di Stoccarda.

In una sala al piano terra di quella che era una volta la biblioteca di Stoccarda si possono ammirare le opere dello street-art-artist realizzate su metallo, tela e cartone e dipite rigorosamente con la bomboletta.

Il titolo di questa mostra, che è possibile visitare tutti i giorni dalle 19:00 fino al 23 marzo a ingresso libero, sta a simboleggiare lo sviluppo artistico di Jeroo: dalla street art ai vernissage. I murales di Ganter abbandonano così le stazioni ferroviarie, le scuole, i palazzi e i pilastri di ponti per essere esposti a modi quadri in un museo. Si riducono di dimensioni ma mantengono però lo stile liberty e la loro viva combinazione di colori.

Christoph Ganter, la cui fama va oltre i confini tedeschi, di mestiere fa l’insegnante. Già a a dodici anni iniziò a dipingere con la bomboletta murales perfezionando la sua tag. Nel corso degli ultimi 25 anni i suoi murales sono diventati così inconfondibili che la Ferrovia Tedesca, la Deutsche Bahn, gli ha commissionato la decorazione di alcune sue stazioni a Stoccarda come la Nord Bahnhof, la stazione nord e quella di Sommerrain.

Jeroo ha anche pubblicato un libro per insegnare ai ragazzi a destreggiarsi con la bomboletta non imbrattando i muri ma coltivando una passione. Il libro è stato tradotto anche in italiano: si intitola Graffiti School – Il manuale dello studente ed è ordinabile su Amazon.

Il 23 marzo, in occasione della Lange Nacht der Museen, la lunga notte dei musei, Ganter farà da guida nella sua esposizione e offirà ai visitatori la possibilità di assistere a un live-act.

 

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Catturata dall’arte di un pianoforte in strada

Lunedì, avendo un’ora libera prima di iniziare il corso di spagnolo, sono andata in centro a Stoccarda alla ricerca di una guida turistica di Budapest. Uscendo dalla libreria Wittwer sulla Königstraße con una guida in inglese da dieci euro nella borsa, sono stata spettatrice casuale di un bel concerto di pianoforte.

Come in tutte le città, capita spesso anche nella via principale per gli acquisti di Stoccarda di assistere alle performance di artisti di strada. Quella nella quale mi sono imbattuta io però mi ha incuriosita particolarmente. Vi spiego il perchè.

Klavierkunst

C’era questo ragazzo dall’aspetto normale e curato che con il suo cappello grigio e la sua giacca a vento suonava un pianoforte illuminato da una lampada led blu e aveva radunato intorno a se un folto cerchio di persone. A pochi passi dal pianoforte un cartello illuminato con la scritta ‘Klavierkunst’, l’arte del pianoforte, incorniciata tra i simboli dei più diffusi socialmedia, e una scodella per le donazioni a lato della quale c’erano dei CD in vendita per 15 euro.

Curiosa come sono, l’ho subito googlato e ho scoperto che il ragazzo si chiama Davide Martello, classe 1981, e ha origini italo-tedesche. I suoi genitori provengono dalla Sicilia e si sono trasferiti negli anni ’60 in Germania dove lui è nato e cresciuto. È stato suo padre a credere per primo nel suo talento artistico vedendolo comporre le sue prime opere a tredici anni. Davide Martello vive oggi a Costanza e ha portato la sua musica in giro per il mondo suonando nelle piazze facendone un simbolo di pace. Ha suonato infatti nel 2013 in Turchia durante le proteste nella piazza Taksim a Istanbul e nel 2015 a Parigi dopo l’attacco terroristico nelle vicinanze della sala concerti Bataclan. È possibile ascoltare la sua musica su diversi media in internet tra cui Youtube e Spotify.

Questo mio imbattermi nella Klavierkunst di Martello in modo casuale mi ha donato dieci minuti di calma all’inizio della settimana. Siccome trovo il suo concetto molto interessante ne scrivo oggi nella speranza di incuriosire anche voi.

Fine settimana anticipato

Sono sul balcone, è venerdì pomeriggio e non sono in ufficio. Sono uscita da lì a mezzogiorno. Perché?! Oggi era il mio ultimo giorno.

Sì, dopo due anni e un mese ho deciso di lasciare la mia azienda e il suo settore ma questa decisione l’ho presa già tanto tempo fa.

A marzo a essere precisi: mese nel quale ho dato le mie dimissioni.

Oggi ho rispettato il preavviso e ho preso l’ultima mezza giornata di ferie.

Ho portato qualcosa per i miei colleghi, parlato con tutti e ringraziato. Sono uscita salutando a mio modo e sentendomi felice mentre, chiudendo quella porta, entravo nel mio tanto sognato futuro. È da qui che ora scrivo, da questa sedia sul balcone con lo smartphone in mano.

Scrivo come un fiume in piena, sì, perché è questo che sono sempre stata. Ecco che però il fiume arriva un certo punto al mare e sfocia.

Il mio mare oggi si chiama fine settimana e da lunedì invece sarà un’azienda diversa che opera nel settore del marketing e della comunicazione. Il mio settore insomma: quello che a me piace fare da sempre.

Inizio oggi una nuova tappa ma sono molto grata di aver potuto collezionare un’esperienza come quella vissuta da Telelingua a Stoccarda. Sono grata per ogni persona che lì ho conosciuto e che mi ha accompagnata in questi due anni. Sono grata soprattutto per coloro che in me hanno visto qualcosa e mi hanno scelta per fare un lavoro che a me in realtà è piaciuto molto.

Buon fine settimana: il mio sarà sicuramente ricco di belle emozioni, il vostro spero altrettanto.

Lorenzo: luci a… la Porsche Arena

Sul concerto di Jovanotti non mi sento all’altezza di scrivere qui una recensione. Sono solo in grado di affermare di essere grata per aver assistito a questo spettacolo anche se, in realtà, non stavo troppo bene. Ho passato però due ore che mi hanno fatto provare qualcosa che assomigliava un po’ al big bang.

Jovanotti a Stoccarda
Jovanotti canta alla Porsche Arena – 16.06.2018

 

 

La gioia contagiosa di un’italiana a Stoccarda

Quando durante un weekend a Basilea con due amiche italiane conosciute in Germania scopri che Jovanotti farà un concerto in estate a Stoccarda, ti scarichi non appena torni a casa il suo nuovo album “Oh, vita!”. Ogni occasione poi ti sembra perfetta per ascoltarlo.

Vuoi rendere la camminata quotidiana verso la fermata del treno per andare in ufficio un po’ più interessante?! Infili le cuffiette. Al lavoro una collega parla a voce troppo alta e non riesci a concentrarti?! Infili le cuffiette. Devi fare i mestieri durante il weekend e cerchi un sottofondo musicale che non ti faccia pesare il compito?! Infili le cuffiette.

Ovviamente nell’arco di una settimana hai già comprato due biglietti, uno per te e l’altro per il tuo ragazzo tedesco già che hai contagiato nei vostri quattro anni insieme con la passione per questo artista (anche se lui in fondo in fondo penserà sempre che la musica italiana ruoti solo attorno all’amore). Ti organizzi nel mentre con altri amici italiani, di cui una è ovviamente la fonte di questa informazione.

Nelle settimane successive ne parli con colleghe a cui piace la musica italiana e (perché no?!) anche con la tua parrucchiera tedesca che ha un anno in più di te con cui di solito parli sempre dei concerti a Stoccarda perché avete gli stessi gusti musicali. Informi poi le tue amiche di Milano cercando di trovare una scusa per convincerle a farti visita anche quest’estate.

Hai forse un po’ paura che la Porsche Arena non si riempia e Lorenzo ne rimanga un po’ deluso. Sei curiosa però allo stesso tempo di sapere chi ci sarà perché in realtà tu di italiani a Stoccarda non ne conosci neanche uno.

Informazione di servizio il concerto sarà sabato 16.06.2018 alla Porsche Arena di Stoccarda e inizierà alle ore 20:00. Maggiori informazioni in lingua tedesca si trovano, ad esempio, sul sito dell’Istituto di cultura italiano di Stoccarda.