Ogni giorno la stessa cosa

Oggi vi ripropongo la traduzione dall’inglese di un testo pubblicato da dailystoic.com, una newsletter quotidiana, ideata da Ryan Holiday, che diffonde la filosofia dello stoicismo.

Mentre la pandemia si protraeva ti sei trovato probabilmente a porre in maniera ricorrente sia agli altri che a te stesso questa domanda: che giorno è? Si tratta di un quesito semplice ma rivelatore.

Viaggiando di meno, non partecipando a riunioni e non recandosi al lavoro, la realtà temporale e quella fisica hanno rallentato il passo o addirittura si sono fuse. Le settimane e i weekend si sono appannati, le ore si sono sia protratte che dissolte in un istante e tutto è diventato una cosa sola. Siamo diventati come il protagonista del nuovo film Palm Springs, intrappolati in una specie di spazio continuo in cui ogni giorno è uguale all’altro in ripetizione.

Eppure nonostante ciò possa sembrare orribile, probabilmente, come succede al protagonista del film, un po’ ti sta piacendo. In fondo è davvero una cosa così brutta passare tutto questo tempo insieme alla tua famiglia? O vivere una vita più tranquilla e a un ritmo più rilassato? Sì, è vero questo comporta dei costi, cancella i piani e ferma molte cose…eppure come ogni cosa che si protrae a lungo, con il tempo anche questo rilassamento forzato ci ha portato una sensazione di calma e ci sta risultando piacevole.

Forse è proprio questa la sensazione a cui si riferiva Marco Aurelio nel libro ‘Colloqui con sé stesso‘ quando rifletteva sia sul momento attuale, mentre faceva fronte a un’epidemia, che sugli anni della sua gioventù, aspettando di diventare imperatore:

“Ogni cosa è sempre stata uguale”, sostiene Marco Aurelio, “e si ripete nel tempo. Non fa alcuna differenza se una cosa accada in un secolo o in due, o in un periodo infinito…perché sia i più longevi che coloro che perdono la vita in giovane età alla fine perderanno la stessa cosa. Il presente è infatti tutto ciò a cui potranno rinunciare, perché è questa l’unica cosa che abbiamo e ciò che non possiedi non lo puoi perdere.”

Non importa se avrai vissuto 40 anni o 400, Marco Aurelio ci ricorda che ogni giorno è uguale. Alla fine tutto sarà stato uguale.

In conclusione sì, tutto ciò potrà sembrarci strano e surreale, a volte terrificante e non privo di momenti strazianti ma lo stiamo vivendo e basta. Ogni giorno ci svegliamo e affrontiamo una nuova giornata. Chi può dire che questo sarà il nostro novantesimo giorno di quarantena o l’inizio di altri novanta giorni? Oggi è ciò che abbiamo di fronte, qualunque giorno della settimana esso sia. Potrà essere meraviglioso o sembrarci abbastanza, a seconda di ciò a cui sceglieremo di credere.

Trovate a questo link il testo originale in inglese.

The Spark – la nuova scintilla di Calm

Ho scritto molte volte della mia app di meditazione Calm e oggi voglio raccontarvi di una nuova rubrica al suo interno. Si chiama The Spark, la scintilla, e ha fatto già breccia nel mio cuore.
The Spark offre la possibilità di ascoltare brevi interviste, di circa 10 minuti, moderate da Steve Goldbloom. Ogni settimana sono disponibili nuovi contenuti e quelli caricati in precedenza rimangono comunque online. The Spark si ripropone di donare agli ascoltatori una nuova prospettiva portandoli a riflettere su determinati temi che ruotano attorno alla consapevolezza di se e degli altri. Nelle sue puntate Steve Goldbloom intervista atleti, imprenditori o leader e queste conversazioni regalano a chi ascolta sia motivazione che saggezza rafforzandone lo spirito.
Come Tamara Levitt, che è la voce che conduce le sessioni di meditazione di Calm, anche Steve Goldbloom si racconta senza molti filtri mentre parla con i suoi interlocutori ed è stato proprio questo a catturarmi. Di Calm infatti a me piace molto questa caratteristica: chi modera i suoi contenuti sono persone normali che si descrivono in modo aperto apparendo così sincere e credibili nelle loro affermazioni.
L’unico punto debole, se proprio devo trovarne uno, è che The Spark sia disponibile solo nella app e non sul sito web. Ho letto però che Calm sta lavorando per offrire questo servizio anche dal browser.

Uno screenshot della rubrica The Spark di Calm

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From last Friday on I know that every day will be a good day, that’s the reason why:

Gocciole with milk – a typical Italian breakfast

L’arte di nutrire la curiosità per ciò che potrebbe sorgere da un cantiere

Durante questo mese d’agosto per andare in ufficio devo fare un viaggio della speranza perché l’azienda di trasporti di Stoccarda, la VVS, sta effettuando lavori di manutenzione nel tratto della metropolitana U6 che collega Stoccarda a Gerlingen, la cittadina dove lavoro. Per fortuna per via del coronavirus abbiamo la possibilità di organizzare i giorni di presenza in ufficio e quelli di lavoro da casa come meglio riteniamo cosicché non mi devo destreggiare tra i vari mezzi ogni giorno. Giovedì scorso però sono andata in ufficio e l’ho fatto riproponendomi di non stressarmi troppo durante il viaggio e cercando di trarre qualcosa di positivo in ciò che vedevo sulla mia strada.
A parte la scoperta che a Feuerbach esista un asilo nido con un nome tenero come Spatzgarten (giardino dei passerotti), il mio tragitto verso l’ufficio è stato poco entusiasmante tranne che per una cosa che ho avuto la possibilità di osservare una volta arrivata a Gerlingen.
La mia azienda progetta da tempo di costruire un nuovo edificio dall’altro lato della strada e in primavera ha avuto il via libera a iniziare i lavori. Da quando, a luglio, abbiamo ricominciato ad andare in ufficio con più regolarità, ho potuto seguire lo sviluppo del cantiere. Giovedì mi sono accorta di non esserne la sola. Camminando verso l’ufficio e passando accanto al cantiere, mi è venuto infatti incontro un nostro Group Leader in bicicletta, rigorosamente con il casco in testa da bravo tedesco. Immediatamente mi sono chiesta che cosa ci facesse lì di prima mattina. Dalla direzione da cui veniva era infatti già passato di fronte alla nostra azienda senza però fermarsi. Subito mi è risultata simpatica l’ipotesi che pedalasse verso il cantiere per osservarne i progressi. Lui ha confermato il mio sospetto: con la coda dell’occhio l’ho osservato girare nel punto in cui la strada diventa sterrata e fermarsi all’inizio del cantiere accanto a due operai.
Secondo me questa curiosità verso i cantieri proviene dalla nostra voglia innata di immaginarci il futuro. Spesso sono gli anziani o i bambini a fermarsi di fronte a un cantiere e a osservarne i lavori. Gli uni con la curiosità verso ciò che chi è più giovane progetta e per controllarne il progresso e gli altri animati dalla passione per costruire e disfare tipica dell’infanzia.
A me osservare questo Group Leader, che con i suoi cinquant’anni non appartiene né all’una né all’altra categoria, iniziare la sua giornata chiacchierando con gli operai edili sull’andamento del loro lavoro mi ha mostrato che scegliere di rallentare prestando rispetto per chi costruisce qualcosa anche per te e osservando l’ambiente in cui ci si trova ripaga sempre sia anche solo per nutrire la propria capacità di immaginazione.

La mia nuova dipendenza

L’abbonamento di Audible, il servizio di Amazon che permette di scaricare e ascoltare un audiolibro al mese a 9,95€, è per me qualcosa di irrinunciabile.

La passione per la lettura l’ho ereditata dal mio papà, uno dei clienti più assidui della Biblioteca di Gaggiano. Ancora di piú però ho scoperto di adorare gli audiolibri, le opere lette ad alta voce direttamente dai loro autori oppure da attori professionisti. La prima volta ne ascoltai uno è stata quando, nell’estate del 2006, lavoravo come ragazza alla pari vicino a Lubecca, in Germania. Le bambine di cui mi occupavo passavano i pomeriggi ascoltando CD di storie che quasi conoscevano a memoria. Mi fu chiaro allora che l’ascolto di audiolibri è una pratica diffusa nell’educazione tedesca.

L’abbonamento di Audible lo sottoscrissi sei anni fa. Ascoltare i suoi audiolibri allietò moltissime delle mie pause pranzo tra il 2018 e il 2019, un periodo difficile per me sul piano lavorativo. Fu proprio allora che un saggio signore greco mi consigliò di leggere la serie di Elena Ferrante L’amica geniale: “Quattro libri di puro intrattenimento”, li definì. Io che, come ormai ben sapete, ho bisogno sempre di un po’ di tempo per mettere in pratica i consigli ricevuti, scaricai il primo audiolibro lo scorso febbraio e oggi posso affermare di non aver potuto fare acquisto migliore.

Perchè?! Constatare che Elena Ferrante abbia una capacità narrativa sensazionale credo sia superfluo: è noto a livello internazionale. A rapirmi totalmente è stata invece la voce dell’attrice che legge i suoi audiolibri, prodotti da emons edizioni, ossia Anna Bonaiuto. Nata 70 anni fa a Latisana, una città friulana a me nota per motivi famigliari, da genitori napoletani, Anna Bonaiuto interpreta a pennello il ruolo di Elena Greco (Lenú), una delle due protagoniste della storia. È bello sentirla narrare l’amicizia tra Lenú e Lila (Raffaella Cerullo) usando a tratti il dialetto napoletano, anche se io, ascoltandola, ne riconosco una pronuncia non del tutto naturale. A mio parere si percepisce nella sua voce che l’attrice sia cresciuta nel nord Italia e che il napoletano non fu la sua prima lingua, come lo è invece nella storia per Lenú e Lila. Anna Bonaiuto ha tuttavia una voce roca e profonda davvero travolgente in grado di creare dipendenza e io dipendente lo sono definitivamente diventata.

Ieri ho concluso il terzo libro della serie, Storia di chi fugge e di chi resta, e oggi non vedo l’ora di iniziare il quarto e ultimo volume. Mi chiedo già cosa farò alla fine di quest’estate senza Lenú, Lila e Anna Bonaiuto. Nel video qui sotto potete ascoltare l’attrice mentre racconta com’è essere la voce di Elena Ferrante e legge un passaggio tratto da L’amica geniale.

Lagerfeuer vs. Feuerlager

Il tedesco è una lingua che ama le parole composte e io di alcune parole composte non riesco a ricordarne immediatamente l’ordine corretto.
Cosa sono le parole composte?! Semplice, sono parole formate da almeno due vocaboli che vengono scritti attaccati formando una parola unica. Solitamente in tedesco è la seconda parola a dare il significato al termine composto.
Una parola composta di cui io inizialmente facevo fatica a ricordarne l’ordine di pronuncia è la parola tedesca per ‘falò’: Lagerfeuer. Lager sta per accampamento e Feuer sta per fuoco. Io ne invertivo l’ordine dicendo Feuerlager, che è un po’ come dire che l’accampamento va a fuoco.
Fare un falò è una pratica molto diffusa nell’estate tedesca. Solitamente ci si ritrova di sabato pomeriggio nel giardino o nell’orto di qualche amico per fare una grigliata. Quando inizia a imbrunire e l’aria a diventare un po’ più fresca, ci si riunisce intorno al fuoco a chiacchierare. Attorno al Lagerfeuer si fanno discorsi profondi, ci si racconta e ci si confronta… insomma si finisce a parlare di “Gott und die Welt“, di “Dio e del mondo” come dicono i tedeschi, e queste sono due parole singole, non composte.

Il falò: in tedesco Lagerfeuer

Conosciti, rispettati e onorati

Nell’estate 2015 la mia ex coinquilina Rui venne dall’Australia in Europa per qualche settimana e io ebbi l’occasione di passare con lei un pomeriggio qui a Stoccarda. Eravamo nella mia cucina e stavamo facendo una delle nostre belle chiacchierate quando lei, che allora aveva 31 anni, mi disse una frase che restò impressa nella mia memoria. “Adoro essere arrivata ai miei trent’anni”, fu la frase.
Oggi, a trentatré anni quasi conclusi, capisco completamente cosa lei allora intendesse.
Siccome questa sera non ho nulla di meglio da fare, te lo spiego: è solo a questa età che si arriva a padroneggiare una certa maturità cognitiva.
A trent’anni diventi infatti consapevole di essere il tuo unico e costante compagno in questo viaggio chiamato vita.
Ti sei analizzato, conosciuto, sradicato, rimodellato e hai sentito sulla tua pelle il significato della parola limite. La vita, volente o nolente, ti ha messo di fronte a situazioni difficili, che a tratti ti sono sembrate impossibili ma ne sei sempre uscito. Hai imparato che la felicità non è una meta da raggiungere ma una scelta da compiere in modo consapevole ogni giorno. Sai con fermezza che pretendere il massimo da te stesso non è sempre la cosa più giusta, che rispettare i tuoi limiti, i tuoi umori e i tuoi pensieri risulta invece essere di gran lunga più saggio. Solo così sei in grado infatti di onorare il tuo corpo accudendone l’animo.
Che tu abbia già passato i trent’anni da un pezzo o che sia ancora nel mezzo della tua gioventù più scatenata, il mio augurio è che tu sia già arrivato o che tu possa presto arrivare a questa consapevolezza perché, te lo garantisco, è una sensazione spettacolare.
Intanto… Buen camino.

Il Moment of Happiness di Gretchen Rubin di giovedì che mi ha ispirata a scrivere questo post.

Vivi oggi

Mercoledì pomeriggio stavo camminando dal centro verso casa e i miei pensieri circolavano su terreni battuti davvero troppe volte. Avete presente quei pensieri che sono fine a se stessi e che non portano da nessuna parte se non a farci sentire inadatti nelle nostre azioni?! Ecco quelli.

Mentre camminavo ascoltavo la mia playlist Feierabend su Spotify.

Desidero ora soffermarmi nel racconto un attimo sul termine Feierabend che è una parola composta in tedesco davvero interessante. Non esiste una traduzione precisa in italiano: il termine è composto dalle due parole ‘Feier’ (festa) e ‘Abend’ (sera). Indica il dopolavoro, il momento in cui smetti di lavorare e hai la serata libera insomma e per questo la celebri.

Ascolto spesso questa playlist sulla via del rientro perché è piena di canzoni allegre che hanno il potere di distrarre i miei pensieri e di concedermi una pausa a livello mentale.

Camminavo quindi tra le vie del centro, quando, a un certo punto, mi sono ritrovata ad ascoltare la canzone ‘Live today’ (Vivi oggi) di Jahcoustix, un cantante tedesco che fa musica un po’ reggae di cui avevo già scritto qualche post fa. Il suo testo mi ha letteralmente folgorata. Mi sono sentita chiamata in causa mentre Jahcoustix cantava quanto sia difficile vivere il momento quando la propria mente vaga tra passato e futuro. Il musicista sostene infatti che sia necessario liberarsi del ricordo del passato e delle proprie aspettative per il futuro per essere veramente se stessi. Spesso, dice, il nostro peggior nemico non siamo altro che noi.

Immediatamente, prestando attenzione al testo di Live today, i miei pensieri hanno smesso di circolare in quei territori già calpestati così troppe volte, rivelandosi sempre e solo un’illusione e che non mi hanno mai portata avanti di un solo centimetro nel mio percorso di vita. Ho ripreso allora semplicemente a concentrarmi sui miei passi.

La musica ha davvero un potere straordinario: sa riportarci con i piedi per terra e permetterci di concentrarci sul momento attuale perché in fondo questo è l’unica cosa che conta.

The 12-times rule to start with sport

With our friends in summer we organize once a year a big garden party open to the public. During these parties one of my favorite thing, together with being a bartender for an evening, is the conversations that happen by the light of the fire after the sunset. With such an atmosphere, people tend to open themselves to discuss all kind of topics with a calm attitude.

Three years ago a friend and I were involved in such a conversation with Matthias, who at that time began working also as a personal trainer. We were talking about sport and he told us something that I found very interesting and I never thought about. He said: “You only have to start doing sports for 12-times but being constant. For example, if you decide to work out every day, you have to do it for 12 days. After 12-times you will not only notice that you are enjoying it but also that your body needs it. The same principle can be applied if you decide to work out once a week, do it for 12 weeks and you will see”.

I always need some time even to apply such wise tips but now, three years later, I can confirm his thesis.

My online sport classes look like this

Since the beginning of the coronavirus pandemic, I started working out regularly from my living room and since June I have being exercising every day before I start to work.

I practice Yoga, Pilates and Functional Training: I subscribed to the Online Studio of Moveorespiro, the studio where I used to go every week in the past. After stopping playing volleyball when I moved to Germany, I’m enjoying doing sport again thanks to these disciplines.

I started motivated for 12-times and now while having breakfast my body is really craving for movement.

I can only advise you the same that Matthias told me: it’s never too late to start with sport, if you think you should begin exercising more, commit with yourself and do it for 12-times consequently. You will be proud of yourself and see improvements!

Nel dubbio esci a fare una passeggiata

Quando ero piccola passavo le giornate estive all’aria aperta. Appena arrivavano le 14:30 scendevo in cortile e iniziavo a chiamare “Silviaaa, Valeriaaa: scendete a giocare?!”, facendomi non solo sentire dalle mie due amiche ma anche da tutto il vicinato che paziente sopportava le mie grida. Così i pomeriggi scorrevano sotto il sole tra giochi di fantasia ispirati ai cartoni animati dell’epoca, come Occhi di gatto, e partite agguerritissime di pallavolo.

Di solito eravamo in quattro: io, Silvia, Valeria e la loro cugina Valentina che però ci raggiungeva un po’ più tardi perché abitava in un’altra via e veniva a trovare la nonna accompagnata dalla mamma in bicicletta. Io ero totalmente immersa in quello che più avanti avrei scoperto essere il mio ambiente preferito: l’aria aperta. Correvo, saltavo, facevo verticali ponte: insomma, non stavo ferma un attimo già allora.

Oggi, che le verticali ponte sono un ricordo lontano, non scendo più in cortile a giocare, un po’ anche perché mi prenderebbero per folle. Una volta terminata la giornata, ora che lavoro da casa, mi cambio, metto le scarpe ed esco invece a fare una passeggiata.

Mio papà era solito fare la stessa cosa finito il lavoro: scendeva in cantina, prendeva la bicicletta e andava a fare un giro per il paese. Quante volte le persone mi raccontavano di averlo incontrato in bici. Io invece cammino perché Stoccarda è piena di collinette e in bicicletta rimarrei ferma a metà salita, senza fiato.

Passeggio solitamente per il mio quartiere: ne osservo i cambiamenti, passo davanti ai negozi dove siamo soliti fare acquisti e ne saluto i proprietari se mi vedono. A volte mi siedo in un café e prendo qualcosa da bere. È proprio camminando per le vie del quartiere che ho scoperto un baretto gestito da italiani nella Johannesstr. che vende le sfogliatelle napoletane con ripieno di crema alla nocciola e gianduia.

Fiori scovati camminando

Spesso, mentre passeggio, ascolto un audiolibro, chiamo la mia mamma oppure mando messaggi vocali alle mie amiche: sì, ovviamente anche a Silvia, Valeria e Valentina che negli anni ancora non ce l’hanno fatta a liberarsi di me. Un’altra cosa che mi piace fare è osservare i fiori che addobbano i marciapiedi o gli ingressi dei palazzi e ne scovo sempre di belli.

Durante il periodo di restrizioni per via del coronavirus io avevo il terrore che anche qui venisse stabilito il lockdown e non potessi neanche uscire a fare una passeggiata. Per fortuna non si è arrivati a tanto e a me passeggiare ha reso la pandemia più sopportabile anzi ha contribuito a mantenere il mio equilibrio. Il mio programma preferito infatti, quando non sapevo quale attività intraprendere, è stato mettermi lo zainetto in spalla e andare a fare un giro.

È una cosa semplice in fondo ma è in grado di farti sentire immediatamente meglio perché sei confrontato con il via vai della vita in strada, hai altri input, ti muovi e respiri aria fresca. Una volta ho letto che tutti, anche gli adulti, avrebbero bisogno di scendere a giocare in cortile per scacciare i malumori e i brutti pensieri: a me oggi basta solamente uscire a fare una passeggiata.