Thanks, help and sorry

Thanks, help and sorry are three simple words that children are able to learn in their first 6 years of life.

If you are questioning this affirmation maybe you should think more about the importance of education. Education is a process that not only happens in the school but it’s also very related with habits and parenthood.

I asked lately the following question to myself: Do I use these three words at least once in a day?

I was not sure about the answer and yes, that’s why I’m writing this article.

I think these three words are also very important at work. People tend not to use them often, and I admit that I sometimes also don’t. I think such a behaviour leads to being not so good in your job and therefore to a worse performance.

Well, according to my opinion, if we want to change it, we all have the three following options:

1. Read the fucking manual (RFTM): self care books. It may sound esoteric but this will lead you to a positive development.

2. Cultivate an hobby and develop a passion, so that you will know your limits and will learn to let go when you can’t control a thing.

3. Automatically you will search for help and feel sorry. It’s ok to show you vulnerability: believe me you’ll be surprised by how many friends’ll come to support you.

I recently watch the following TED video, it might inspire you too?

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E fattela una risata…

…che ci guadagni solo in salute.

Questo è quello che ci racconta il dottor José Pablo Werba del Centro Cardiologico Monzino di Milano nel video seguente.

Io a questo medico sono particolarmente affezionata perché ha seguito il mio papà per diversi anni affezionandosene. Veniva infatti spesso a trovarlo a casa quando, durante i suoi lunghi giri in bicicletta, passava per Gaggiano.

Credo che ognuno di voi possa riconoscere nei suoi occhi e nelle sue parole la bontà d’animo che secondo me lo caratterizza.

Buona visione!

25 aprile: Anniversario della liberazione d’Italia

Un grazie alle anime ribelli.

Almas rebeldes

Almas rebeldes levántense
Griten mas fuerte DESPIÉRTENSE!
Agarro el micrófono hablando lo que se
Toda realidad que parece que usted no ve
Lo que tengo es lo que ves
Pero no hay pero no hay
Mas nada que ver
Are you ready?
Are you ready?
Con la CUMBIA REGGAE!
Almas rebeldes levántense
Griten mas fuerte COMUNÍQUENSE!
Digo lo que veo
No tengo que pensar

Para que entiendas bien
lo que pasa en la ciudad
si vas a la calle y no podes tocar
viene la policia tu guitarra a secuestrar
cual es tu problema
digo digo la verdad
digo digo lo que quiero
no me vas a hacer callar
digo digo no hay conciencia
solo saben disparar
digo digo una masacre
no vas a justificar
ALMAS REBELDES LEVANTANSE
GRITEN MAS FUERTE COMUNÍQUENSE!

La gioia contagiosa di un’italiana a Stoccarda

Quando durante un weekend a Basilea con due amiche italiane conosciute in Germania scopri che Jovanotti farà un concerto in estate a Stoccarda, ti scarichi non appena torni a casa il suo nuovo album “Oh, vita!”. Ogni occasione poi ti sembra perfetta per ascoltarlo.

Vuoi rendere la camminata quotidiana verso la fermata del treno per andare in ufficio un po’ più interessante?! Infili le cuffiette. Al lavoro una collega parla a voce troppo alta e non riesci a concentrarti?! Infili le cuffiette. Devi fare i mestieri durante il weekend e cerchi un sottofondo musicale che non ti faccia pesare il compito?! Infili le cuffiette.

Ovviamente nell’arco di una settimana hai già comprato due biglietti, uno per te e l’altro per il tuo ragazzo tedesco già che hai contagiato nei vostri quattro anni insieme con la passione per questo artista (anche se lui in fondo in fondo penserà sempre che la musica italiana ruoti solo attorno all’amore). Ti organizzi nel mentre con altri amici italiani, di cui una è ovviamente la fonte di questa informazione.

Nelle settimane successive ne parli con colleghe a cui piace la musica italiana e (perché no?!) anche con la tua parrucchiera tedesca che ha un anno in più di te con cui di solito parli sempre dei concerti a Stoccarda perché avete gli stessi gusti musicali. Informi poi le tue amiche di Milano cercando di trovare una scusa per convincerle a farti visita anche quest’estate.

Hai forse un po’ paura che la Porsche Arena non si riempia e Lorenzo ne rimanga un po’ deluso. Sei curiosa però allo stesso tempo di sapere chi ci sarà perché in realtà tu di italiani a Stoccarda non ne conosci neanche uno.

Informazione di servizio il concerto sarà sabato 16.06.2018 alla Porsche Arena di Stoccarda e inizierà alle ore 20:00. Maggiori informazioni in lingua tedesca si trovano, ad esempio, sul sito dell’Istituto di cultura italiano di Stoccarda.

Una mamma racconta com’è avere figli all’estero

Condivido qui un articolo del Venerdì di Repubblica del 23 febbraio che recensisce il libro di Assunta Sarlo “Ciao amore ciao – Storie di ragazzi con la valigia e di genitori a distanza“.

Il tema di questo libro è l’emigrazione dei giovani italiani all’estero trattato però dal punto di vista dei loro genitori. A me l’articolo ha fatto un po’ sorridere anche se, in realtà, ruota attorno alla mancanza di prospettive per i giovani in Italia che,di per sé, è un tema piuttosto amaro.

Io sono dell’opinione però che non tutti i giovani che emigrano siano unicamente mossi dalla poca o mala offerta lavorativa italiana. Credo che un ruolo più importante giochino la voglia di immergersi in una realtà differente apprendendo o migliorando una lingua straniera,  il desiderio di avventura così come la volontà di vivere una vita indipendente e fuori dagli schemi imposti dalla società. Dove nasci in fondo non lo puoi decidere ma dove e come vivere sì.

Qualora abbiate voglia di leggere l’articolo di Brunella Giovara sul Venerdì potete farlo cliccando di seguito sul titolo: Come spedire un figlio all’estero e vivere (quasi) felici.

Feinstaub in Stuttgart: Die S-Bahn ist keine Alternative

Am 28.01. wurde mal wieder nach Feinstaubalarm in Stuttgart geschrien.

Nach einem Tag beweist sich aber die VVS als keine Alternative für den Straßenverkehr.

Eine Gesellschaft, die mal wieder Ihren Passagieren keinerlei Informationen, weder in der App noch durch Ihrem Personal, anbieten kann. Für 2 Stunden war die VVS nicht in der Lage, eine alternative Fahrtmöglichkeit zwischen Stuttgart und Flughafen anzubieten. Das Chaos wurde von einem Notarzt-Einsatz im Schwabtunnel verursacht.

Nur die Monitore lieferten, wenn überhaupt, (unvollständige) Informationen den verzweifelten Passagieren. Keine Lautsprecher-Ansage war weder in der Schwabstraße noch am Hauptbahnhof zu hören. Menschenmassen bildeten sich am Hauptbahnhof, ohne dass jemand sich verantwortlich fühlte.

Wenn man einen Zug erwischte, stand man wie eine Sardelle eine Weile im Zug, ohne zu wissen ob und wann er fahren würde.

Es tut mir Leid, das zu schreiben aber der Weg, sich als mögliche Auto-Alternative zu positionieren, ist für die VVS noch sehr lang. Das bestätige ich als täglicher VVS-Fahrgast und das ist in einer von den Grünen regierten Stadt echt traurig.

Prepararsi a immaginare il futuro

Non so come voi vi stiate preparando alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. Per quanto mi riguarda posso ritenermi contenta di poter scegliere le fonti di informazione in modo flessibile e indipendente. Vivendo all’estero, non vengo infatti bombardata a livello mediatico dalle apparizioni dei candidati dei vari partiti e dalle discussioni a esse collegate. A novembre ho deciso di approfondire di più il mio livello informativo sulla situazione politica italiana abbonandomi a Repubblica Mobile.

Ricordo ancora che in una lezione alle medie sui maggiori quotidiani italiani, dopo averne capito le differenze, mi immaginavo da adulta convinta e affezionata lettrice di Repubblica. Presa coscienza poi della mia passione per la scrittura, iniziai a fatansticare sullo scrivere per questo quotidiano. A distanza di anni posso sostenere di aver seguito questo sogno ma non di averlo conseguito. Dopo l’università ho dovuto imparare infatti un’altra importante lezione: l’editoria in Italia è un settore nel quale un contratto permanente con condizioni giuste e leali pare fin troppo spesso un miraggio. La mia voglia di indipendenza economica era allora così alta da farmi decidere di dirigere il mio focus lavorativo altrove e poi, ammettiamolo, il sogno di scrivere per Repubblica era di per se molto molto ambizioso.

Oggi però mi rispecchio in quella mia immagine di lettrice di Repubblica che avevo previsto da ragazzina. Ritengo che Repubblica Mobile sia un’offerta ben strutturata e curata. Il suo prezzo di 44,99 € annuali è ben giustificato dalla qualità e dalla quantità del servizio ricevuto che comprende due newsletter quotidiane con il riassunto dei temi più importanti della giornata e, ovviamente,  la possibilità di consultare gli articoli online.

A piacermi sono soprattutto gli spunti, anche in versione audio, del direttore Mario Calabresi. Lo seguivo già su La Stampa e spesso ne condivido il punto di vista nelle analisi politiche dei suoi editoriali. Questa settimana ad esempio mi è piaciuto molto il suo testo “Incapaci di immaginare il futuro“.

Io, che faccio parte della circoscrizione Estero e che sopporto nel quotidiano il peso delle scelte politiche italiane solo fino a un certo punto, ho un auspicio che so già di non vedere realizzato dopo marzo ma che è comunque rivolto al futuro. Mi auguro per quella che resta la mia terra una politica fatta da gente brava e onesta. Da gente che non solo sia preparata ma che abbia l’obiettivo di offrire speranza e benessere agli italiani, che condivida il sogno europeista e sia orgogliosa di farne parte, che sia concentrata sul costuruire, ottimizzare e snellire l’Italia e il suo apparato, che sia sociale e si prefigga un progresso non solo economico ma soprattutto ecologico e sostenibile. In Italia di persone così ce ne sono diverse: io ne conosco molte e credo che tu che mi stai leggendo altrettanto. Mi auguro che trovino presto il coraggio di impegnarsi e prima ancora di prepararsi ad assumere compiti politici perché un’idea politica è corretta e credibile solo se la conoscenza dei temi a essa collegati è fondata e profonda. Sulla superficialità, sulle idee distruttive e sul populismo in fondo non si sono mai costruiti società e stati degni dei questi nomi.

Conoscere l’Italia di Celentano

Sono a casa da sola e, stendendo il bucato, la mia testa vaga così tanto che ho bisogno di una distrazione. Decido allora di aprire l’app per ascoltare musica sul mio smartphone. Ho voglia di musica italiana e in particolare di un artista molto amato dalla mia famiglia: Adriano Celentano.

“Come mai tu che hai 31 anni ascolti Celentano?! Sei per caso una giovane vecchia?!”, leggo nei vostri pensieri.

Sono diversi i motivi per cui a me piace. Il primo di tutti è che i miei genitori mi hanno trasmesso questa passione. Da piccola ho visto tutti i suoi film con mio papà in televisione. Ricordo i sabati pomeriggio quando mia mamma, facendo i mestieri, lo ascoltava ad alta voce. Credo il Molleggiato, questo è il suo soprannome ufficiale, fosse l’unico artista per il quale né io né mia sorella le dicevamo (o meglio le gridavamo) di abbassare il volume. In età matura a casa mia si seguiva il programma Rockpolitik. La nostra passione induceva me e mia sorella a stuzzicarci dicendo: “Io sono rock, tu sei lenta!”.

L’album che sto ascoltando ora è Facciamo finta che sia vero, uscito nel 2011 durante la Grande recessione: l’ho messo in loop. Più ascolto e più rifletto.

Mi risulta adesso evidente il motivo per cui Celentano sia così amato. I suoi testi sono ad alto contenuto e la musica è irresistibile. O vuoi cantare a squarciagola o vuoi ballare e, considerate le mie doti artistiche, io è meglio che continui ad ascoltarlo quando a casa sono sola.

I brani sono preghiere laiche: rappresentano un inno all’Italia e all’italianità e portano noi ascoltatori a meditare sia sul futuro che sulle scelte della società moderna. Il cantautore ci accompagna infatti in un viaggio attraverso la sua mente. Ci elenca i suoi valori e illustra il ruolo dell’Italia nella sua visione di futuro. Il cantante di origine pugliese, che è nato e cresciuto a Milano, racconta il capoluogo lombardo degli anni Sessanta: una città popolare, nella quale la gente si aiutava e viveva in comunità. Per il futuro l’artista auspica un’Italia innovativa, guidata da gente onesta e capace. Gli italiani hanno le qualità e il passato storico adatti a ispirare  il mondo globale a cambiare la mentalità. Quest’ultima non deve più essere incentrata sulla crescita ma basarsi sulla decrescita, sulla condivisione e sul sostentamento ambientale.

Le canzoni di Facciamo finta che sia vero trasmettono la sensazione di partecipare a uno spettacolo: ognuna di esse potrebbe essere un testo teatrale accompagnato musicalmente in modo sopraffino. Se si chiudono gli occhi si colgono infatti gli innumerevoli strumenti e l’unicità degli arrangiamenti. Con quest’opera Celentano conferma ulteriormente le sue doti di artista eclettico e talentuoso.

L’ascolto di quest’album è  consigliato per approfondire i retroscena della società e della cultura italiane. Inoltre è un ottimo esercizio per miglioramento linguistico utilizzando testi ad alto livello semantico, non solamente composti da parole in rima.

Il perché di #4kemal

E’ da diverso tempo che sono a conoscenza di questa storia che è stata portata in evidenza da uno dei più famosi giornalisti e inviati di guerra italiani, Toni Capuozzo. Pur essendo direttamente coinvolto Toni non ne è il  vero protagonista. La storia, infatti, è quella di Kemal, un ragazzo 25enne di Sarajevo. Personalmente io non mi sento in grado di raccontarvela perché ho il timore di non essere precisa. Sono fermamente convinta che sia una storia che valga la pena non solo di essere ascoltata ma anche di essere condivisa e supportata.

Ecco allora che non appena ho ricevuto questo video ho deciso di pubblicarlo qui:

Se anche voi siete della mia stessa opinione attivatevi su: change.org/curate-kemal