Parlane con qualcuno

Sto ascoltando l’ultimo libro di Elizabeth Gilbert ‚All the way to the river‘ e ne sono davvero catturata. La storia è struggente, vera e semplicemente piena di vita. L’autrice si apre con i suoi lettori allo stesso tempo in modo coraggioso e autentico. Tratta il tema della dipendenza, amorosa e da sostanze stupefacenti, in un modo schietto e privo di giudizio. Non ho mai sentito qualcuno parlarne così finora in vita mia.

Condivido con Elizabeth Gilbert l’idea che, quando c’è qualcosa che ti turba talmente tanto da perdere la tua calma interiore, l’azione migliore che tu possa fare è parlarne con qualcuno. Aprirti con un amico può salvarti. Esprimere il tuo pensiero e le tue preoccupazioni a voce alta, condividendoli con una persona fidata, ti permetterà di alleggerire il carico.

Non tenere tutto dentro, finirai per rimuginare. Racconta quello che ti impegna la testa. Troverai in chi ti ascolta magari non la soluzione ma sicuramente una persona su cui contare per condividere il cammino fino alla tua prossima tappa.

Siamo tutti fiori dello stesso giardino

Fatti vedere

„Non sono speciale, mi rendo speciale“, una signora spagnola mi disse questa frase in un momento per me molto difficile. Mi rimase impressa.

Sarà stato il processo mentale vissuto in un anno di maternità ma, ora che ho ripreso a lavorare, mi sembra di avere molto più coraggio e determinazione rispetto a prima. Durante la mia assenza dal lavoro, ho avuto modo di pensare molto a quello che voglio fare ora che sono grande. Siccome i quarant’anni quest’anno bussano alla mia porta, non ho più scuse.

Scrivere è quello che voglio fare da grande.

Ho fondato un blog sull’intranet della mia azienda sulla consapevolezza. A me questa pratica ha cambiato la vita e uno dei miei grandi obiettivi è quello di condividere ciò che ho imparato praticandola.

Scrivere di consapevolezza è per me un compito importante per cui credo di avere molta preparazione. Negli ultimi undici anni ho approfondito le mie conoscenze su questo tema e desidero mettere ciò che ho imparato a disposizione dei miei colleghi. Il blog si chiama Your Mindful Moment at Work e sto ricevendo finora una risonanza positiva.

Credo che nella vita di ognuno di noi arrivi quel momento nel quale prendere coraggio, alzarsi dalla panchina e dirigersi verso il campo, mettendo in mostra le nostre risorse. Non bisogna mai avere paura di farsi vedere.

Heike

Heike mi ha accompagnata durante il primo anno di vita di nostra figlia. È un’istruttrice certificata che offre un corso di PEKiP (acronimo di Prager-Eltern-Kind-Programm, programma genitore-figlio di Praga) che affianca genitori e bambini nel primo anno di vita. Questo programma è stato sviluppato negli anni ’70 dal pedagogista Jaroslav Koch a Praga ed è diffuso in Germania e altri paesi europei. In Italia credo non sia molto comune.

Con altre sette mamme, a volte anche papà, e con i nostri bebè ha moderato una volta a settimana degli incontri. Ci ha fatto provare attività sensoriali e motorie, come giochi e canzoni, adatte per favorire lo sviluppo dei bambini. Lo scopo di questi incontri di PEKiP era che i bambini imparassero a rapportarsi con il loro corpo, con il genitore e con l’ambiente che li circonda. Heike ci offerto inoltre uno spazio in cui condividere esperienze tra genitori su temi come allattamento, sonno, svezzamento e crescita.

Ha creato una bella atmosfera di gruppo, nella quale noi partecipanti e i nostri bambini ci siamo subito sentiti a nostro agio. Alcune canzoni che ho imparato da lei le uso ancora oggi per calmare o intrattenere mia figlia che ormai partecipa attivamente al testo cantando o facendone i gesti. 

La cosa che ho trovato estremamente di aiuto è stata per me avere una persona con cui condividere il mio primo anno da mamma. Mi ha fatto inoltre bene avere un appuntamento fisso durante la settimana, con tutta la regolarità che questo comportava. Infine ho capito fin da subito che con Heike non necessitavo di mettere maschere e questa è una sua gran bella qualità. Sono grata di aver potuto partecipare al suo corso che raccomando volentieri alle neo-mamme di Weil der Stadt e dintorni.

Il logo dello studio di Heike

Ascolta il tuo corpo

Qualche anno fa una collega di lavoro mi diede un feedback molto interessante. Mi disse che tendevo sempre allinearmi alle preferenze altrui ponendomi troppo poco la domanda: „Io di cosa ho bisogno?“.

Riconobbi subito un fondo di verità in quelle parole e iniziai a osservare il mio comportamento. Effettivamente era così: allora troppo spesso compiacevo invece di seguire quello di cui necessitavo io. Iniziai a lavorarci su e a indagare sui miei bisogni cercando di metterli al primo posto.

Con la gravidanza e la maternità ho migliorato ancora di più questa mia nuova abilità. Mi è diventato chiaro che per funzionare bene è necessario guardarmi dentro e cercare di soddisfare le mie necessità. Solo così posso essere quel genitore emozionalmente maturo che, rispettando se stesso, è in grado di relazionarsi in famiglia con equilibrio.

Credo che imparare ad ascoltare il proprio corpo, agendo di conseguenza, sia uno dei segreti della vita adulta, per dirla alla Gretchen Rubin. È fondamentale ricordarsi che la nostra prima priorità e l’unica persona su cui abbiamo il controllo siamo noi.

E tu ti ascolti a sufficienza?

Prenditi cura di te stesso come di una pianta.

Siamo sempre in tempo a correggere il tiro

Da quando ho rincominciato a lavorare dopo la maternità sto facendo un po‘ di fatica a dosare le energie e a trovare un nuovo equilibrio tra le tante cose da fare. Mi sono anche accorta di aver concentrato le mie priorità in modo sbagliato tagliando attività che mi hanno sempre supportata, come lo sport e la meditazione, e arrivando così a un disequilibrio. Alcuni giorni ho avuto degli atteggiamenti sbagliati non riconoscendomi in ciò che facevo o dicevo.

Ho coltivato sempre un buon grado di introspezione e mi sono resa conto quasi immediatamente di essere sulla strada sbagliata. Avevo due scelte: continuare così o correggere il tiro. Mi sono decisa per la seconda opzione.

Quando ci accorgiamo di aver sviluppato dei tratti che ci fanno vivere male le nostre giornate, siamo sempre in tempo a cambiare atteggiamento. L’importante è non rimandare ma applicare fin da subito il modo in cui vogliamo sentirci, ossia quello in cui ci riconosciamo. Non dirci: „Da domani cambio musica!“ ma farlo immediatamente anche con un piccolo gesto nella giusta direzione. Ci farà sentire meglio e allenerà il cervello a scegliere ciò che è per noi più giusto.

Siamo sempre in tempo a correggere il tiro perché quello che ci caratterizza oggi e in cui non ci riconosciamo possiamo sostituirlo con una versione migliore di noi. Basta non avere paura di fare il lavoro necessario per raggiungerla.

Coltiva i tuoi pensieri come i fiori in un giardino

Gli otto giorni che mi hanno cambiato la vita

“Che risposta vuole sentire?”

“Una positiva!”, mi uscì di getto.

“Effettivamente la sta ricevendo”, mi disse quello che sarebbe poi diventato il mio capo da 1&1.

Il mio cuore si allargò, stentavo a crederci.

Questa conversazione diede una svolta alla mia vita. In otto giorni cercai una stanza in cui alloggiare, organizzai il mio trasferimento e tutti i documenti necessari per lavorare in Germania. In quegli stessi otto giorni mia madre imparò ad accendere un computer e a collegarsi su Skype in modo da poter rimanere in contatto con me anche a distanza.

Questa settimana mi sono ritrovata a raccontare il mio trasferimento in Germania a una signora che sta imparando l’italiano e che ho conosciuto facendo volontariato al negozio equo e solidale di Weil der Stadt.

Parlando mi sono accorta di quanto quel salto nel buio sia stato molto coraggioso. Allora però non avevo il tempo di preoccuparmene. Ero impegnata a seguire la corrente della mia vita senza pormi troppe domande.

Il mio motto era: “Non voglio arrivare a 40 anni e chiedermi come sarebbe stato se ci avessi provato”. Ecco, io quest’anno io compio 40 anni e sono molto orgoliosa del salto che ho fatto. Dal 2012 a oggi ne ho fatta di strada e il mio percorso non è stato sempre semplice. Quella decisione mi ha portata a diventare la persona che sapevo di poter essere.

La signora a cui ho raccontato la mia storia mi ha detto di essere impressionata dalla mia forza. Questo mi ha fatto un grande piacere.

Ci vuole coraggio nel lasciare l’ambiente in cui si è cresciuti e gli affetti più cari e ancora più coraggio è necessario nel mantenere la propria decisione quando il gioco si fa duro. Questa è però l’unica via possibile per realizzarsi.

Io in una birreria di Karlsruhe durante gli Europei di calcio del 2012.

L’importanza di avere un compito

Quando nel 2015 ero senza lavoro, vivevo i lunedì in maniera particolarmente negativa. Ero già per i fatti miei in balia di me stessa e iniziare una settimana senza avere un posto di lavoro dove andare mi faceva sentire peggio. Quello che mi mancava non erano però un ufficio e dei colleghi ma un compito da svolgere. Iniziai così a prefissarmi ogni sera cosa avrei voluto fare il giorno successivo. Stilare un piano di azione salvò le mie giornate.

È importante avere qualcosa da fare per vivere la vita in maniera più dinamica e sentirsi parte attiva della società. Se si ha un compito già automaticamente si ha un motivo per scendere dal letto la mattina e tirarsi su le maniche.

Se non sai da dove partire e ti senti sopraffatto, appuntati cosa desideri fare partendo dalle cose che ti infondono sensazioni positive. Io, ad esempio, nell’ottobre del 2024, prima di iniziare la maternità, ho scritto questa lista nella mia app di appunti dello smartphone. Volevo essere sicura di avere un’ancora di sicurezza a cui tornare nel caso in cui la negatività prendesse il timone del mio umore.

Nota positiva: non ce n’è stato bisogno.

Gentilezza

Il panettiere è uno dei miei luoghi preferiti per osservare il mondo. È accessibile a tutti ed è per me un’ottima finestra da cui ammirare la società.

Il sabato mattina vado sempre alla panetteria Raisch di Weil der Stadt a comprare i Brezel e il pane per la nostra colazione lenta del weekend. Da Raisch lavora, credo da prima che io mi trasferissi qui, una signora gentile. Noi la chiamiamo a casa „la signora che fa girare il negozio“ perché è gentile ed efficiente. Da ai clienti doverosamente del Lei ed è discreta e professionale. Qualche settimana fa mi sono accorta che sul suo cartellino con il nome c’era scritto che lei è la direttrice della filiale. Non potevano scegliere persona migliore, ho pensato.

Oggi, dopo aver servito me, l’ho osservata servire un bambino di 9 o 10 anni a cui lei ovviamente ha dato del tu. Mi è sembrato così dolce il modo in cui ha elaborato le sue richieste che mi sono lasciata del tempo a impacchettare le mie cose per non perdermi la scena. Quando il ragazzino aveva pagato, l‘ho vista prendere un biscottino e offrirglielo. In quel momento si è accorta che io la stavo osservando e mi ha sorriso timidamente. Io, che mi son sentita scoperta, allora le ho detto: „Ne sarà felice!“. Quando il bambino ha allungato la mano per prendere il biscotto sono uscita.

A me chi esegue in modo gentile il proprio lavoro sta immediatamente simpatico. Credo sempre che svolgere il proprio compito in maniera corretta e amichevole sia un valore aggiunto. La gentilezza è positivamente contagiosa.

Che anziano vuoi essere?

Su questa domanda mi interrogo da tempo e trovarmela nel libro di Lama Michel Rinpoche, Dove vai così di fretta, mi ha fatto capire che questo è un tema su cui le mie azioni quotidiane devono girare.

Sì, perché l’anziano che desidero essere parte proprio dalle scelte che decido di compiere oggi.

Ovviamente desidero essere una vecchietta arzilla, attiva, contenta e in pace con il mondo. Ovviamente desidero essere un esempio positivo di essere umano per chi, più giovane di me, incrocerà la mia strada.

In palestra mi capita spesso di osservare persone più grandi di me e di dirmi: „Alla sua età vorrei essere così allineata come lei“ oppure: „Se alla sua età fossi così in forma come lei sarebbe una benedizione!“.

Io credo molto nei modelli positivi di persone da seguire: tali persone sono sempre state per me grandi fonte di ispirazione. Sono dell’idea che mi saltino così all’occhio perché scelgono nel loro quotidiano di stare bene.

Sono della convinzione che parta tutto dall’impostazione mentale con cui affronto il presente. Parte tutto da me. Solo così potrò mettere basi solide e nella giusta direzione per il mio futuro.

Scegliere di uscire anche quando la mente mi dice il contrario: una scelta consapevole verso l’anziana che voglio diventare.

Manuela

Manuela è entrata nella mia vita a metà luglio dello scorso anno. Avevamo un appuntamento telefonico alle 8:30 di un giorno lavorativo. Quando io l’ho chiamata, ha spezzato il ghiaccio dicendomi: „Signora Fradegradi, lei è puntuale come un muratore!“. Io mi misi a ridere e la strinsi subito nel mio cuore durante quella telefonata. Ci siamo incontrate di persona qualche settimana dopo e mi ha proposto subito di darci del tu.

Manuela è un’ostetrica che lavora in modo autonomo. Durante la mia gravidanza ho frequentato il suo corso di yoga pre-parto e, quando è nata nostra figlia, ci ha assistito a casa dal giorno dopo in cui siamo stati dimessi dall’ospedale. Per la prima settimana è venuta ogni giorno, anche di domenica, poi ogni due giorni. Di seguito le visite sono passate a essere più distanti l’una dall’altra.

Manuela è stata come un angelo per me, che vivo lontana dalla mia famiglia il cui consiglio nelle fasi critiche mi è mancato. Il suo modo pacato e dolce di rapportarsi con noi e la bambina è stato un balsamo per il cuore. Il suo consiglio professionale un grande alleggerimento.

Un giorno Manuela mi ha confidato il motivo per cui svolge questo lavoro: „Mi appassiona vedere i genitori crescere nel loro ruolo e prendere sempre più sicurezza nei loro mezzi“.

Ho deciso di non scrivere molto della mia gravidanza e del mio essere mamma però questo post è per me doveroso. Si può dire tanto del sistema sanitario tedesco ma questa cosa che a ogni donna incinta venga garantito il supporto di un’ostetrica professionista è davvero eccezionale. Quando si diventa genitori per la prima volta si è confrontati con dubbi e domande che solo un professionista può risolvere in modo corretto. Credo questo debba essere un diritto per ogni nuova famiglia.