Belle tradizioni imparate da altrettanto belle persone

Tre mesi dopo il mio trasferimento lampo in Germania, avvenuto in soli otto giorni, mi sono resa conto che vivere nell’appartamento che in fretta e furia avevo trovato, senza visitarlo di persona da Milano, e che condividevo con altri tre ragazzi che davano un altro significato alla parola ‘pulizia’ rispetto a quello che davo io non era cosa buona e giusta.

Mi misi quindi alla ricerca di una nuova stanza e capitai una sera a cena a casa di Ursel per presentarmi e conoscere sia lei che la sua coinquilina Rui. Affermare che fui subito rapita dalle storie e dai racconti di queste due donne è dire poco. Benchè la nostra fosse solo una cena per conoscerci e vedere se una convivenza sarebbe stata possibile alla sua fine le ringraziai e dissi loro che per me era stato davvero un piacere aver trascorso del tempo insieme avere avuto la possibilità di conoscerle al di là di come si sarebbero decise.

Non solo la camera mi venne data in affitto ma con Ursel e Rui si instaurò un’atmosfera che non mi è proprio facile descrivere a parole e questo, a dire il vero, non mi accade troppo spesso. Nei quasi due anni di convivenza tra noi si instaurò un legame forte come in una famiglia. Le chiacchiere a tavola, dopo aver mangiato, erano lunghe e stimolanti.

In questo periodo trascorso insieme a loro, non solo sono cresciuta ma anche sono sbocciata come mi disse, poco prima che mi trasferissi nel mio primo appartamento da sola a Karlsruhe, Ursel.

In quella casa si sfornavano torte la domenica, si producevano tartufi e biscotti a Natale e c’erano sempre fiori freschi sul tavolo della cucina. Quest’ultima ‘tradizione’, dato il mio scarso senso di fiducia in me stessa nell’infornare dolci, la sto mantenendo anche adesso che vivo con Dominik a Stoccarda.

Quando ero alla ricerca di un nuovo impiego ho scoperto un negozio di fiori davvero particolare, dove i due proprietari non solo sono gentili ma sono anche pazienti soprattutto con me e il mio tedesco quando ogni volta gli chiedo: “Scusi, che bello questo fiore ma… come si chiama?”. Il negozio si chiama TwoForDeco e si trova a Stoccarda nella Schwabstraße, vicino a Hölderlinplatz.

Celosia
La mia celosia sul nostro tavolo da cucina
Prima riuscivo ad andarci ogni settimana, l’obiettivo adesso è ancora quello ma tra lavoro, scuola guida, corso di spagnolo e sport non riesco più effettivamente così spesso. Oggi però ce l’ho fatta e ho comprato una celosia. Ovviamente ne so il nome perchè l’ho chiesto. E’ un fiore stupendo secondo me e cresce addirittura in Germania.

Sono grata di avere incontrato sulla mia strada Ursel e Rui e di aver potuto trascorrere insieme a loro i miei primi due anni in Germania. Ricordo con piacere i momenti condivisi e sono contenta di applicare nel mio quotidiano questo e i tanti piccoli riti che ho imparato ad apprezzare vivendo insieme a loro come, per esempio, accendere una candela durante i pasti, dividere meticolosamente il bucato e meditare ogni giorno.

E voi quali tradizioni avete scoperto e applicate tutt’oggi grazie a persone incontrate durante il vostro percorso? Fatemi sapere che sono curiosa.

 

 

Wildwasser im Gespräch

Iris Tischler, Dipl. Psychologin, und Ruth Schäfer, Dipl. Sozialpädagogin, von der Beratungstelle Wildwasser & FrauenNotruf Karlsruhe waren am 30. Juni 2014 zu Gast bei Im Gespräch auf Baden TV.

Die Beratungsangebote von Wildwasser richten sich an von sexueller Gewalt betroffene Mädchen und Frauen, Eltern, Familienangehörige, Partner und Partnerinnen und andere Vertrauenspersonen aus der Stadt und dem Landkreis Karlsruhe.

Das Interview ist auch auf der Webseite von Baden TV verfügbar: Im Gespräch – Wildwasser – Beratung sexuell missbrauchter Frauen vom 30. Juni 2014.

Faire Woche in Karlsruhe

Gerechte Preise für ihre Produkte, das garantiert der Faire Handel Kleinproduzenten sowie Arbeitsnehmern in Entwicklungsländern. Fairer Handel umfasst dabei landwirtschaftliche Erzeugnisse ebenso wie Produkte des traditionellen Handwerks und weitet sich zunehmend auf neu Bereiche wie beispielweise Textilien und die Gastronomie aus.

Die Idee dahinter: wenn bedürftige Produzenten in armen Ländern gerechter für ihre Arbeit entlohnt werden, können sie dem Teufelskreis der Armut entfliehen und selbst für sich und ihre Familie sorgen. Aber der Faire Handel bleibt nicht nur bei einer besseren Bezahlung: Faire Handel heißt sozialen, umweltverträglichen und wirtschaftlich sinnvollen Handel. Der Faire Handel hat viele Facetten, Ziele und Zielgruppen.

Karlsruhe ist Fairtrade-Stadt seit 2010. Aber was bedeutet diese Auszeichnung genau? Zu allererst ist sie eine Würdigung für das langjährige Engagement der vielen Karlsruher, die – teilweise bereits seit Jahrzehnten – ehrenamtlich in Initiativen, in der Kirchengemeinden und im Weltladen daran arbeiten, die vielfältigen Vorzüge fair gehandelter Produkte aus den ärmeren Länder der Welt lokal bekannt zu machen.
Der Titel ist aber auch Selbstverpflichtung und Ansporn, den Fairen Handel in Karlsruhe weiter zu fördern und dadurch der Solidarität mit den Menschen in den Erzeugerländern tatkräftigen Ausdruck zu verleihen.

Seit fünf Jahren beteiligt sich Karlsruhe an der bundesweiten Fairen Woche. Die Faire Woche ist ein bundesweiter Aktionsraum, um den Fairen Handel vor Ort und in den Erzeugerländern zu stärken.

Jährlich stellen ehrenamtliche Initiativen, Kirchen, Schulen und Kindergärten, Geschäften wie der Weltladen, Cafés sowie städtische Dienststelle unter Beweis, wie vielfältig der Faire Handel vor Ort sein kann. Im September und Oktober finden abwechslungsreiche Veranstaltungen im Rahmen der Fairen Woche in Karlsruhe statt.

Fairer Handel. Faire Chance für alle” so lautet das diesjährige Motto. Neu ist in diesem Jahr der inhaltliche Schwerpunkt ‘Textil‘, der aufgrund des Einstürzens einer Textilfabrik in Bangladesch im Frühjar in das Programm aufgenommen wurde und zu dem die Besucher unterschiedliche Angebote finden werden.

Hier unten alle ‘Fair’anstaltungen auf einen Blick.

Das Programme der Fairen Woche in Karlsruhe
Das Programme der Fairen Woche in Karlsruhe

Fair Week a Karlsruhe

Il fair trade grantisce ai produttori e ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso. Questo tipo di commercio viene applicato di norma ai prodotti agricoli e tradizionali ma si sta espandendo sempre più anche in settori come il tessile e la gastronomia.

L’idea sulla quale si fonda il fair trade è semplice: se i coltivatori bisognosi dei paesi poveri vengono pagati per il loro lavoro in modo più equo hanno la possibilità di uscire dal circolo vizioso della povertà. In questo modo possono provvedere sia ai bisogni personali che a quelli delle proprie famiglie.
Con il fair trade non si punta però solo a garantire una maggiore ricompensa ma anche a praticare un commercio sociale, sostenibile e sensato a livello economico. Questo tipo di commercio ha quindi diverse sfumature e obiettivi e si rivolge potenzialmente a un vasto pubblico.

Karlsruhe dal 2010 detiene il titolo di città equo solidale. Cosa significa?! Per prima cosa questo è un riconoscimento per il grande impegno di molti abitanti della città che, in alcuni casi da decenni, sono impegnati in attività di volontariato nelle comunità cristiane e nei Weltladen per far conoscere a livello locale i prodotti fair trade provenienti dai paesi più poveri del mondo.
Essere una città equo solidale significa anche offrire seriamente il proprio impegno per promuovere lo sviluppo di questo tipo commercio facendo leva sulla solidarietà verso gli abitanti dei paesi produttori.

Da cinque anni Karlsruhe prende inoltre parte alla cosidetta Fair Week. Questo è un evento che ha luogo in tutta la Germania e ha come obiettivo il rafforzamento locale dell’immagine del commercio equo e solidale.
Ogni anno vengono proposte attività da parte di parrocchie, scuole, asili, uffici pubblici cittadini e negozi come Weltladen e caffetterie che confermano quanto il fair trade possa essere applicato in diverse modalità anche a livello locale. Queste attività a Karlsruhe si svolgono nei mesi di settembre e ottobre.

Commercio più equo. Possibilità più eque per tutti” questo è il motto della Fair Week 2013. La novità di quest’anno riguarda il tema del ‘tessile‘ che è stato inserito nel programma dopo che in primavera è si è verificato il crollo di una fabbrica del settore in Bangladesch. Diverse le attività che trattano questa tematica.

Gli italiani di Karlsruhe possono trovare di seguito il calendario di tutti gli eventi in lingua tedesca.

Il programma della Fair week a Karlsruhe
Il programma della Fair week a Karlsruhe

The Rocky Horror Show im Kammertheater

Auch in der Saison 2013-2014 wird das Musical The Rocky Horror Show in dem Kammertheater von Karlsruhe aufgeführt.

Richard O’Briens schrilles Musical wurde 1973 in einem kleinen Londoner Theater uraufgeführt und erlebte solch einen Zuspruch, dass die Show nicht nur drei Mal in ein größeres Theater umziehen musste, sondern auch zwei Jahre später verfilmt wurde. Inzwischen ist es fast 40 Jahre her seit Rocky zum ersten Mal auf einer Bühne das Licht der Welt erblickt hat und die Rocky Horror Show ist längst Kult. Lieder wie der Time Warp, Sweet Transvestite oder das von Janet gesungene Touch me machen das Musical unsterblich.

In dem Kammertheater wird das Zuschauen dieses Musicals eine sehr lustige und interessante Erfahrung.

Ein Erzähler, Hans Rüdiger Kucich, erzaehlt die Geschichte von dem frisch verlobten Paar Brad und Janet, Björn Schäffer und Sabine Ruflair.

Nach einer Autopanne sucht das Paar Hilfe und gerät ausgerechnet in die Fänge des einzigen transsexuellen Außerirdischen, den es weit und breit zu finden ist, Frank’N’Furter, interpretiert von Manuel Krstanovic.

Als ihnen Frank’N’Furters Butler Riff-Raff, Christian Ludwig, die Tür öffnet, ahnen Brad und Janet noch nichts davon, dass sie in dieser Nacht Zeugen einer wundersamen Schöpfung werden würden. Rocky, Philipp Moschitz, ein von Frank geschaffener Adonis, erblickt das Licht der Welt. Er soll einzig und allein der Lust seines Herren dienen.

Als Rocky aber lieber Janet nachsteigt als Frank, gerät die Situation außer Kontrolle auch mit der Steuerung von Magenta, Nicole Neiss, und Columbia, Andrea Graf, zwei weitere Hausdienerinnen von Frank.

Gemeinsam mit dem Paar werden die Zuschauer in die Gepflogenheit des exzentrischen Planeten Transsexual eingeführt und entdecken Lastern und Leidenschaften an sich, die nichts zu tun mit den gewöhnlichen Konventionen haben. Die Zuschauer bekommen vor dem Show das ‘Rocky Horror Show – Erste Hilfe Set‘ mit Reis, Wasserpistole, Toilettenpapier, Licht und Konfetti und können somit mitmachen und natürlich dürfen sie auch mittanzen.

Die sexuelle Befreiung, die dieses Stück fordert, ist in den meisten Ländern politisch kein Thema mehr und nur im Privaten stellt sich die Frage wie kann und sollte man seine Wünsch ausleben.

Die wunderbare Stimme von Nicole Neiss, die starke und witzige Ausstrahlung von Hans Rüdiger Kucich und die Geschicklichkeit von Manuel Krstanovic machen dieses Musical in dem Kammertheater sehenswert. JUST A JUMP TO THE LEFT!

The Rocky Horror Show al Kammertheater di Karlsruhe

Anche nella stagione 2013-2014 verrà rappresentato al Kammertheater di Karlsruhe The Rocky Horror Show.

Il musical firmato da Richard O’Brien venne presentato per la prima volta al pubblico  nel 1973 in un piccolo teatro londinese. L’opera ebbe un così grande successo che la rappresentazione dovette essere trasferita in un teatro più grande e non solo per le previste tre volte successive ma dall’opera teatrale venne tratto anche un film. Oramai sono passati 40 anni da allora e il Rocky Horror Show è un cult. Canzoni come Time Warp, Sweet Transvestite e la Touch me cantata a Janet rendono il musical un ever green.

Guardare il Rocky Horror Show al Kammertheater è un’esperienza divertente e interessante.

Un narratore, Hans Rüdiger Kucich, racconta la storia della coppia di fidanzati Brad e Janet, Björn Schäffer e Sabine Ruflair.
Avendo la macchina guasta i due fidanzati cercano aiuto e incappano, senza volerlo, nella trappola del più originale extraterreste transessuale che si possa trovare nelle vicinanze, Frank’N’Furter che è interpretato da Manuel Krstanovic.

Quando il maggiordomo di Frank Riff-Raff, Christian Ludwig, gli apre la porta Brad e Janet non hanno assolutamente idea che in quella notte saranno testimoni di una creazione straordinaria. Rocky, Philipp Moschitz, un adone creato da Frank verrà al mondo per esaudire ogni voglia del suo padrone. Non appena Rocky sembra però preferire più Janet che Frank la situazione va fuori controllo anche a causa dell’intervento di Magenta, Nicole Neiss, e Columbia, Andrea Graf, due altre donne di servizio di Frank.

Gli spettatori entrano a contatto con le abitudini del pianeta Transsexual insieme alla coppia e scoprono vizi e passioni che non hanno nulla a che fare con le normali convenzioni. Il pubblico riceve prima dello show il ‘Set di primo soccorso del Rocky Horror Show‘ con riso, pistola ad acqua, carta igienica, luce e coriandoli e può in questo modo partecipare attivamente allo spettacolo e naturalmente ballare insieme agli attori.

La libertà sessuale che The Rocky Horror Show rivendica è nella maggior parte dei paesi scontata a livello politico solo nella vita privata ci si chiede come è possibile o come si dovrebbero soddisfare i propri desideri.

La meravigliosa voce di Nicole Neiss, il forte e divertente carisma di Hans Rüdiger Kucich e la bravura di Manuel Krstanovic fanno di questo musical al Kammertheater un’opera da non perdere assolutamente. JUST A JUMP TO THE LEFT!

Momo: l’importanza del tempo

Per un anno è andato in scena al Badisches Staatstheater di Karlsruhe il balletto Momo. Tratto dal romanzo di Michael Ende, pubblicato nel 1973, l’opera si concentra sul tema del tempo.

Il tempo è una tematica ricorrente nella letteratura mondiale della quale si sono occupati scrittori come Shakespeare, Thomas Mann e Samuel Beckett. “Che cos’è il tempo?” e “Cosa ha che fare con le nostre vite?“: queste le domande che Ende si pone nel suo romanzo.
Il balletto andato in scena sul palcoscenico del teatro di Karlsruhe merita veramente di essere visto. La coreografia di Tim Plegge vede nella versione originale la talentuosa ed espressiva Blythe Newman nei panni della trovatella Momo, Flavio Salamanca come Beppo e il versatile Zhi Le Xu che interpreta Gigi.

La filosofia di vita di Momo è riassumibile con il concetto di vivere il proprio tempo godendosi gli attimi e apprezzandone i valori. Di tutt’altro avviso sono però i cosiddetti ‘signori grigi‘, ossia gli agenti oscuri che cercano di portare le persone comuni a risparimiare il tempo. Credono che la vita debba significare efficienza e che la spontaneità sia roba da bambini. In realtà i signori grigi sottraggono il tempo alle persone illudendole che lo potranno riavere in un secondo momento. Quando questo momento arriverà non è però molto chiaro. L’importante è che facciano tutto in modo veloce e macchinoso, che si impegnino nel lavoro senza pensare ai propri sogni e rendano l’amore un bene materiale.
I valori dimenticati, l’arrivismo, il non mettere il cuore in ciò che si fa, il consumismo, l’essere tutti uguali e la fretta: Momo è un’allegoria ai tempi moderni. Momo però è la chiave tramite la quale agli uomini viene riaperta la porta della vita vera. Con la sua innocenza restituisce agli uomini il tempo perduto.

Momo nella nostra quotidianità non ci può liberare, possiamo però cambiare da soli il nostro atteggiamento nei confronti del tempo. Come? Semplice: rallentando, fermandoci a riflettere, andando all’indietro e cercando di trovare un senso alle cose e di vivere seguendo le proprie emozioni. Tutto appartiene agli altri, solo il tempo è nostro.

Aver paura di un maiale grasso

Dal 5 aprile al 12 maggio 2013 è in scena al Kammertheater di Karlsruhe uno spettacolo per certi versi imperdibile dal titolo Fettes Schwein, Maiale grasso. Quest’opera teatrale porta la firma di Neil LaBute, autore di film come In the company of Men che ha vinto molti premi, Your Friends an Neighbors con Ben Stiller e Nurse Betty con Renée Zellweger e Morgan Freeman.

La storia è quella di Tom ed Helen, due trentenni che si conoscono in un fast food durante la pausa pranzo, interpretati rispettivamente da  Helge Gutbrod e Mackie Heilmann. Fin da questo primo incontro Tom viene totalmente affascinato da Helen che è divertente, diretta e ama gli stessi film che piacciono a lui e non le solite commedie romantiche come la maggior parte delle ragazze. Helen sarebbe la donna perfetta per Tom ma qui il condizionale è d’obbligo! Questo perchè è Helen è molto, molto grassa. Sapendo ciò nessuno nella cerchia di amici di Tom crede che lui sia veramente innamorato. Non c’è da sorprendersi dato che tra i suoi amici vi siano Carter, interpretato da un divertente Mike Langhans, che è della filosofia che se una persona sia grassa ‘debba smetterla di infilarsi cibo in gola’, e Jeannie, Birthe Wolter, che non riesce a capacitarsi che Tom le preferisca un maiale grasso. Sì, perchè Tom prima di Helen usciva con la bella e magra Jeannie e sembrerebbe quindi saltare di palo in frasca.

Mentre Tom ha vita difficile nel difendere la sua relazione con Helen, lei ha invece raggiunto una maturità e una fiducia in se stessa tali da non sentirsi diversa neanche quando le persone la guardano male o fanno commenti sulla sua corporatura. E’ contenta del suo aspetto fisico ed ha un carattere gioioso ed energico diversamente dalle ragazze ‘grissino’ di cui Jeannie è l’emblema.

Se ci si sofferma sui caratteri delle due protagoniste femminili di Fettes Schwein si nota subito l’enorme differenza fra di essi. Helen è appunto coinvolgente, divertente, sicura, diretta, dolce ed esprime il suo amore senza paura dei sentimenti che prova. Jeannie invece è isterica, maligna, umorale e, nel suo alzare la voce durante le discussioni con Tom, si percepisce quanta insicurezza e insoddisfazione si celino dentro di lei.

Alla lunga però Tom viene influenzato da ciò che pensano gli altri e questo segna la relazione con Helen. Se Fettes Schwein fosse un film romantico sapremmo tutti come sarebbe il finale ma, siccome non lo è, diciamo che la fine di questo spettacolo può suscitare in chi lo guarda due effetti: da un lato una sensazione di amaro in bocca e dall’altro la consapevolezza che lo spettacolo rappresenti la dura realtà alla quale persone sovrappeso sono abituate. Questa realtà può essere ben riassunta dalle parole di Carter: “Non ci si sente a proprio agio se c’è un diverso. Capisci?! Gay, idioti, storpi, ciccioni e addirittura vecchi: fanno tutti paura! Paura che anche noi potremmo essere così: oh, quanto siamo vulnerabili! Ognuno di noi lo è! Siamo tutti a un passo dall’essere qualcosa del quale abbiamo paura”.

Di Fettes Schwein si è parlato molto e bisogna dire che lo spettacolo non delude le aspettative: si ride e si torna a casa riflettendo perchè in fondo è facile essere Carter ma se fossimo più Helen affronteremmo la vita in un modo sicuramente più costruttivo.

E se anche i clown ridono di noi…Basta!

Partecipare ad una serata di teatro sperimentale, animata da clown, può portare a riflettere sull’immagine che gli stranieri hanno di noi italiani.

Venerdì 19 aprile è andato in scena lo spettacolo Performing Art… 100 Minuti di Clowns & Comedy al Tanztheater Etage di Karlsruhe. Il proposito degli organizzatori era di portare il pubblico a ridere e in gran parte la missione è riscita. Non del tutto però.

Non è per criticare uno spettacolo che di per sè, seppur amatoriale, è stato divertente ma uno sketch in particolare ha suscitato in me un moto di disappunto. Nella scena a cui mi riferisco due clown si fingevano, rispettivamente, un regista italiano e un attore di diversa provenienza. Il regista era lo stereotipo dell’italiano visto dai tedeschi che però non ha nulla a che vedere con il vero italiano odierno. L’attore appariva quindi disorientato dalle indicazioni del magnifico ed eccentrico regista che non era a sua volta mai soddisfatto della performance.

Per i tedeschi, come credo per altri stranieri, noi siamo l’emblema del casinista, creativo, fanfarone e teatrale. Questa affermazione può sembrare brutale ma la certezza della sua verità è indiscutibile. L’idea che gli stranieri hanno dell’italiano medio non sta però al passo con i tempi!

Il giornale tedesco Die Zeit riportava in data 07 marzo un interessante articolo a proposito di quanto il nostro paese produca menti brillanti ma non sia in grado di farne tesoro. Infatti, secondo Repubblica, la Lombardia si rivela la regione che maggiormente alimenta l’emigrazione: ben 13.156 lombardi hanno trasferito la propria residenza all’estero nel 2012. Per Paesi, la Germania è la prima meta di destinazione con 10.520 italiani che l’hanno scelta.

Ci trasferiamo quindi in Germania ma l’immagine che i tedeschi hanno di noi non corrisponde alla realtà del nostro background culturale e sociale attuale. Quante volte mi sono sentita dire dopo aver affermato di essere italiana: “Allora sei piena di temperamento!”. Per non citare tutte quelle persone che, dopo avermi conosciuta meglio, mi hanno detto, quasi stupite, che io non sono assolutamente una ‘tipica italiana’.

Definiamo ora il loro concetto di ‘tipico italiano‘. Spesso e volentieri questo concide con che ‘non parla ma urla‘, che ‘ha una personalità dominante‘, che è ‘divertente ma allo stesso tempo inopportuno‘ e che ‘parla sia in tedesco che in italiano con una bruttissima tonalità di accento‘ (e questo forse è l’aspetto che a pelle urta di più). Potrei continuare. Avete presente Jersey Shore?! Ecco ci siamo quasi!

A questo punto poniamoci una domanda: siamo veramente così? Se la risposta che vi state dando è no allora sta a noi, giovani e adulti in Italia e all’estero, cambiare il modo che hanno gli ‘altri’ di vederci rendendoci ambasciatori positivi della nostra cultura, delle nostre tradizioni e dei nostri valori. Senza contare che almeno in Europa dovremmo avere tutti un senso di appartenenza in più che va oltre le differenze nazionali.