Momo: l’importanza del tempo

Per un anno è andato in scena al Badisches Staatstheater di Karlsruhe il balletto Momo. Tratto dal romanzo di Michael Ende, pubblicato nel 1973, l’opera si concentra sul tema del tempo.

Il tempo è una tematica ricorrente nella letteratura mondiale della quale si sono occupati scrittori come Shakespeare, Thomas Mann e Samuel Beckett. “Che cos’è il tempo?” e “Cosa ha che fare con le nostre vite?“: queste le domande che Ende si pone nel suo romanzo.
Il balletto andato in scena sul palcoscenico del teatro di Karlsruhe merita veramente di essere visto. La coreografia di Tim Plegge vede nella versione originale la talentuosa ed espressiva Blythe Newman nei panni della trovatella Momo, Flavio Salamanca come Beppo e il versatile Zhi Le Xu che interpreta Gigi.

La filosofia di vita di Momo è riassumibile con il concetto di vivere il proprio tempo godendosi gli attimi e apprezzandone i valori. Di tutt’altro avviso sono però i cosiddetti ‘signori grigi‘, ossia gli agenti oscuri che cercano di portare le persone comuni a risparimiare il tempo. Credono che la vita debba significare efficienza e che la spontaneità sia roba da bambini. In realtà i signori grigi sottraggono il tempo alle persone illudendole che lo potranno riavere in un secondo momento. Quando questo momento arriverà non è però molto chiaro. L’importante è che facciano tutto in modo veloce e macchinoso, che si impegnino nel lavoro senza pensare ai propri sogni e rendano l’amore un bene materiale.
I valori dimenticati, l’arrivismo, il non mettere il cuore in ciò che si fa, il consumismo, l’essere tutti uguali e la fretta: Momo è un’allegoria ai tempi moderni. Momo però è la chiave tramite la quale agli uomini viene riaperta la porta della vita vera. Con la sua innocenza restituisce agli uomini il tempo perduto.

Momo nella nostra quotidianità non ci può liberare, possiamo però cambiare da soli il nostro atteggiamento nei confronti del tempo. Come? Semplice: rallentando, fermandoci a riflettere, andando all’indietro e cercando di trovare un senso alle cose e di vivere seguendo le proprie emozioni. Tutto appartiene agli altri, solo il tempo è nostro.

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18 pensieri riguardo “Momo: l’importanza del tempo

  1. Leonardo Ricciardi

    Molto bello l’argomento di questo post, in effetti tutto ruota intorno al tempo che usiamo – o non usiamo – e al valore che diamo alle cose o alle persone tramite il tempo che dedichiamo loro.. credo che tutti si debba fare una riflessione, perché il tempo passato non torna più, e siccome non siamo eterni dobbiamo posizionare bene “le nostre cose” nel tempo per dar loro il giusto valore.

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  2. Ian Saiin

    Questo post mi inchioda dritto dritto alle mie responsabilità. Vediamo come uno più due faccia proprio tre.
    Uno. Ho letto Momo a dieci, o undici anni (prima dei tredici 😉 ). Se da bambini ha senso parlare di “autore preferito”, Michael Ende lo era senz’altro allora per me (La storia infinita, Jim Bottone, La notte dei desideri…).
    Due. Come forse capita a molti di noi, ricevo le mail di notifica dei blog cui sono iscritto. Le leggo al volo, mi segno le più interessanti, mi dico, andrò a leggere poi. Perché poi? Perché “non ho tempo”. E lo faccio poi? Non sempre. Perché? Forse perché “non ho tempo”.
    Tre. L’altro giorno ho ricevuto una mail dal titolo “Momo: l’importanza del tempo”. Mi si è accesa la lampadina. Momo! Ma poi cosa ho fatto?
    Imparata la lezione.
    Spero.

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  3. Ian Saiin

    Suggestivo, evocativo. Specie in certe parti dove più che danza era quasi… sceneggiatura. Anche la musica, molto bella.
    Per apprezzarlo ancora meglio (e magari coglierne i tanti rimandi) dovrei rileggere il libro. E magari essere un po’ più esperto di danza… ammetto.
    Tu sei stata a vederlo?

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      1. Ian Saiin

        Aaah!! Equivoco! Sorry! Intendevo “ho visto il filmato del balletto”! Scusa, non ho visto il balletto dal vivo… ho commentato sul video che hai postato tu 😐
        Io Momo ce l’ho nella libreria, in italiano… 😉 e chissà che dopo stasera non lo riapra anch’io…

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      2. Angela Fradegradi

        Mi ero fatta prendere dal tuo commento così dettagliato e ho pensato che nella città dove vive ‘il creatore di Ian’ fosse stato messo in scena anche il balletto e ho dimenticato il mio video nel post!

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      3. Ian Saiin

        Se ti sei dimenticata del tuo video nel post significa che dal vivo dev’essere stato veramente molto meglio!
        Nel frattempo ho giocato alle distanze, da Karlsruhe alla città del creatore di Ian ci sono esattamente 485 km (in linea d’aria s’intende). E ho anche fatto qualche indagine e guarda guarda, Tim Plegge è passato da qui l’anno scorso, in teatro, portandoci il balletto “Sonett XVIII”…

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      4. Ian Saiin

        Mi piace giocare, è più forte di me…
        E’ una linea che scende per Sindelfingen, Reutlingen, passa esattamente sopra a Memmingen e a Innsbruck, entra in Südtirol, passa sopra San Candido, scende tra Auronzo e Santo Stefano di Cadore, entra in FVG e ci si ferma proprio nel cuore… 😉

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