Conosciti, rispettati e onorati

Nell’estate 2015 la mia ex coinquilina Rui venne dall’Australia in Europa per qualche settimana e io ebbi l’occasione di passare con lei un pomeriggio qui a Stoccarda. Eravamo nella mia cucina e stavamo facendo una delle nostre belle chiacchierate quando lei, che allora aveva 31 anni, mi disse una frase che restò impressa nella mia memoria. “Adoro essere arrivata ai miei trent’anni”, fu la frase.
Oggi, a trentatré anni quasi conclusi, capisco completamente cosa lei allora intendesse.
Siccome questa sera non ho nulla di meglio da fare, te lo spiego: è solo a questa età che si arriva a padroneggiare una certa maturità cognitiva.
A trent’anni diventi infatti consapevole di essere il tuo unico e costante compagno in questo viaggio chiamato vita.
Ti sei analizzato, conosciuto, sradicato, rimodellato e hai sentito sulla tua pelle il significato della parola limite. La vita, volente o nolente, ti ha messo di fronte a situazioni difficili, che a tratti ti sono sembrate impossibili ma ne sei sempre uscito. Hai imparato che la felicità non è una meta da raggiungere ma una scelta da compiere in modo consapevole ogni giorno. Sai con fermezza che pretendere il massimo da te stesso non è sempre la cosa più giusta, che rispettare i tuoi limiti, i tuoi umori e i tuoi pensieri risulta invece essere di gran lunga più saggio. Solo così sei in grado infatti di onorare il tuo corpo accudendone l’animo.
Che tu abbia già passato i trent’anni da un pezzo o che sia ancora nel mezzo della tua gioventù più scatenata, il mio augurio è che tu sia già arrivato o che tu possa presto arrivare a questa consapevolezza perché, te lo garantisco, è una sensazione spettacolare.
Intanto… Buen camino.

Il Moment of Happiness di Gretchen Rubin di giovedì che mi ha ispirata a scrivere questo post.

Vivi oggi

Mercoledì pomeriggio stavo camminando dal centro verso casa e i miei pensieri circolavano su terreni battuti davvero troppe volte. Avete presente quei pensieri che sono fine a se stessi e che non portano da nessuna parte se non a farci sentire inadatti nelle nostre azioni?! Ecco quelli.

Mentre camminavo ascoltavo la mia playlist Feierabend su Spotify.

Desidero ora soffermarmi nel racconto un attimo sul termine Feierabend che è una parola composta in tedesco davvero interessante. Non esiste una traduzione precisa in italiano: il termine è composto dalle due parole ‘Feier’ (festa) e ‘Abend’ (sera). Indica il dopolavoro, il momento in cui smetti di lavorare e hai la serata libera insomma e per questo la celebri.

Ascolto spesso questa playlist sulla via del rientro perché è piena di canzoni allegre che hanno il potere di distrarre i miei pensieri e di concedermi una pausa a livello mentale.

Camminavo quindi tra le vie del centro, quando, a un certo punto, mi sono ritrovata ad ascoltare la canzone ‘Live today’ (Vivi oggi) di Jahcoustix, un cantante tedesco che fa musica un po’ reggae di cui avevo già scritto qualche post fa. Il suo testo mi ha letteralmente folgorata. Mi sono sentita chiamata in causa mentre Jahcoustix cantava quanto sia difficile vivere il momento quando la propria mente vaga tra passato e futuro. Il musicista sostene infatti che sia necessario liberarsi del ricordo del passato e delle proprie aspettative per il futuro per essere veramente se stessi. Spesso, dice, il nostro peggior nemico non siamo altro che noi.

Immediatamente, prestando attenzione al testo di Live today, i miei pensieri hanno smesso di circolare in quei territori già calpestati così troppe volte, rivelandosi sempre e solo un’illusione e che non mi hanno mai portata avanti di un solo centimetro nel mio percorso di vita. Ho ripreso allora semplicemente a concentrarmi sui miei passi.

La musica ha davvero un potere straordinario: sa riportarci con i piedi per terra e permetterci di concentrarci sul momento attuale perché in fondo questo è l’unica cosa che conta.

Nel dubbio esci a fare una passeggiata

Quando ero piccola passavo le giornate estive all’aria aperta. Appena arrivavano le 14:30 scendevo in cortile e iniziavo a chiamare “Silviaaa, Valeriaaa: scendete a giocare?!”, facendomi non solo sentire dalle mie due amiche ma anche da tutto il vicinato che paziente sopportava le mie grida. Così i pomeriggi scorrevano sotto il sole tra giochi di fantasia ispirati ai cartoni animati dell’epoca, come Occhi di gatto, e partite agguerritissime di pallavolo.

Di solito eravamo in quattro: io, Silvia, Valeria e la loro cugina Valentina che però ci raggiungeva un po’ più tardi perché abitava in un’altra via e veniva a trovare la nonna accompagnata dalla mamma in bicicletta. Io ero totalmente immersa in quello che più avanti avrei scoperto essere il mio ambiente preferito: l’aria aperta. Correvo, saltavo, facevo verticali ponte: insomma, non stavo ferma un attimo già allora.

Oggi, che le verticali ponte sono un ricordo lontano, non scendo più in cortile a giocare, un po’ anche perché mi prenderebbero per folle. Una volta terminata la giornata, ora che lavoro da casa, mi cambio, metto le scarpe ed esco invece a fare una passeggiata.

Mio papà era solito fare la stessa cosa finito il lavoro: scendeva in cantina, prendeva la bicicletta e andava a fare un giro per il paese. Quante volte le persone mi raccontavano di averlo incontrato in bici. Io invece cammino perché Stoccarda è piena di collinette e in bicicletta rimarrei ferma a metà salita, senza fiato.

Passeggio solitamente per il mio quartiere: ne osservo i cambiamenti, passo davanti ai negozi dove siamo soliti fare acquisti e ne saluto i proprietari se mi vedono. A volte mi siedo in un café e prendo qualcosa da bere. È proprio camminando per le vie del quartiere che ho scoperto un baretto gestito da italiani nella Johannesstr. che vende le sfogliatelle napoletane con ripieno di crema alla nocciola e gianduia.

Fiori scovati camminando

Spesso, mentre passeggio, ascolto un audiolibro, chiamo la mia mamma oppure mando messaggi vocali alle mie amiche: sì, ovviamente anche a Silvia, Valeria e Valentina che negli anni ancora non ce l’hanno fatta a liberarsi di me. Un’altra cosa che mi piace fare è osservare i fiori che addobbano i marciapiedi o gli ingressi dei palazzi e ne scovo sempre di belli.

Durante il periodo di restrizioni per via del coronavirus io avevo il terrore che anche qui venisse stabilito il lockdown e non potessi neanche uscire a fare una passeggiata. Per fortuna non si è arrivati a tanto e a me passeggiare ha reso la pandemia più sopportabile anzi ha contribuito a mantenere il mio equilibrio. Il mio programma preferito infatti, quando non sapevo quale attività intraprendere, è stato mettermi lo zainetto in spalla e andare a fare un giro.

È una cosa semplice in fondo ma è in grado di farti sentire immediatamente meglio perché sei confrontato con il via vai della vita in strada, hai altri input, ti muovi e respiri aria fresca. Una volta ho letto che tutti, anche gli adulti, avrebbero bisogno di scendere a giocare in cortile per scacciare i malumori e i brutti pensieri: a me oggi basta solamente uscire a fare una passeggiata.

Nella vita non esistono errori

Ci sono scelte di cui ci pentiamo e che ci viene facile etichettare come errori perché le associamo a delusioni.

Ci chiediamo costantemente se abbiamo agito in modo giusto o se invece sarebbe stato meglio che avessimo intrapreso un’azione completamente diversa. Mettiamo allora tutto in dubbio, mischiamo le carte e ci troviamo nel buio più pesto senza intravedere alcuna luce.

In realtà tutto ciò è uno spreco inutile di energie perché nella vita gli errori non esistono.

Ogni esperienza, positiva o negativa che sia, ci ha portato a diventare la persona che siamo oggi e ci ha insegnato una lezione preziosa. Il fatto di poter cadere non ci deve spaventare né tanto meno dobbiamo temere il buio anzi. È proprio nel commettere un errore o nel sentire il tonfo di una caduta che cresciamo, riconosciamo i nostri limiti e impariamo a rispettarli e ad andare avanti.

È solo quando è buio infatti che gli acchiappasogni sono in grado di bloccare i nostri incubi e ci permettono di concentrarci sui bei sogni.

Abbiate sempre il coraggio di provarci, se poi sbagliate pazienza, almeno non avrete rimorsi.

Gli acchiappasogni

A volare in alto si sta davvero bene

Io sono una fifona, di quelle fifone che di ciò di cui hanno paura sviluppano una sorta di rispetto e vi consumano i pensieri.

Così, per anni non ho toccato un volante né ho mai preso l’iniziativa per preparare una torta da sola: due cose così diverse, penserete, e che la maggior parte di voi fa in automatico. Io invece no.

Stufa di girarci attorno solo nei miei pensieri non muovendomi a cambiare le cose, il 31 dicembre a Dominica mi sono seduta al tavolo e ho steso la mia vision board per il 2020. Perché io per dare un senso alle cose le devo scrivere.

Cosa sia una vision board è semplice da spiegare: si prende un foglio, abbastanza grande da scriverci gli obiettivi che si vogliono realizzare in un certo arco di tempo. Ci si può sbizzarrire attaccandoci immagini o disegni riguardanti quei traguardi. Il senso è quello di buttare giù le aree nelle quali si desidera lavorare in modo da visualizzarle nero su bianco.

Al centro della mia vision board io quel giorno scrissi: Bye bye comfort zone. Mi sfidavo infatti a intraprendere quest’anno cose che non mi sono mai fidata a fare perché significavano per me uscire dalla mia agiatezza e confrontarmi con l’ignoto: guidare e preparare una torta, ad esempio.

Ebbene, siamo giunti a metà anno e io ho rotto il ghiaccio come potete vedere da queste due immagini.

A darmi la carica, perché a volte la motivazione interiore non è del tutto sufficiente, sono state una cartolina con una citazione di Pippi Calzelunghe e una canzone.

Sulla cartolina, una di quelle gratuite e di pubblicità che si trovano nei locali, c’è scritto: “Questo non l’ho ancora mai provato prima, quindi sono totalmente sicura di riuscire a farlo“. L’ho appesa sullo specchio in camera da letto in modo da leggerne il testo ogni giorno.

La canzone invece è Fliegen (Volare) di Ami Warning in cui la cantante racconta proprio la paura di intraprendere qualcosa, mettendosi in gioco e correndo il rischio di fare una cosa che magari poi non ci viene neanche così bene. In realtà però facendola si può anche scoprire di saper volare diventando irraggiungibile: bisogna solo avere il coraggio di volerlo.

Trovate Fliegen qui di seguito: a me piace davvero tanto. Anche se non sapete il tedesco, ascoltatela: Ami Warning ha una voce spettacolare e la canzone ha un bel ritmo.

Concludo scrivendo che noi siamo in grado di fare qualsiasi cosa, basta solo provarci, affrontare le proprie paure solo per se stessi e non gettare mai la spugna, soprattutto non farlo ancor prima di iniziare: in fondo a volare in alto si sta davvero bene.

Pensando alla mia tribù

Sono in pausa pranzo e cammino. Negli auricolari risuona l’album di una corale africana comprato a una serata organizzata dalla CBM lo scorso anno nella chiesa Bethelkirche a due passi da casa mia. Nel vialone alberato che sto percorrendo si trovano due scuole, una elementare e un liceo. Passeggio spesso qui perchè mi piace sentire gli schiamazzi dei bambini e osservare ciò che combinano gli adolescenti.
Nel Baden Württemberg, la regione della Germania dove vivo, è ancora periodo di scuola: le vacanze estive inizieranno il 29 luglio. Con la mia mentalità italiana provo compassione per gli studenti costretti ad andare a scuola in un giorno così caldo come oggi. Proprio adesso infatti mi sono passate accanto due classi dalle età differenti. La prima era una classe elementare i cui bambini avevano in mano un pallone bianco e arancione e si rincorrevano palleggiando. La seconda, invece, era una classe del liceo il cui giovane professore l’ho riconosciuto solamente perché aveva la barba più folta degli. Un po’ distaccate dal gruppo ho notato tre ragazze impegnate in un fitto discorso, ridevano di gusto e si prendevano anche un po’ in giro. Ecco che allora di riflesso mi sono trovata a pensare alla mia di adolescenza. Quando al campo estivo dell’oratorio del mio paese di origine, Gaggiano, di questi tempi passavo le ore a chiacchierare con le mie amiche più strette senza avere alcuna cognizione del tempo e dello spazio. Il sole splendeva e l’estate aveva il sapore di un ghiacciolo alla menta.
Non ci ripenso con nostalgia ma lo faccio col sorriso perché sono felice di avere quasi trentatré anni ed essere in grado di riconoscere la genuinità di un momento come questo quando il mio presente mi rimanda al passato. Mi sento fortunata perché quelle amiche mi accompagnano ancora oggi nelle mie giornate estive e non, a distanza di centinaia di chilometri, con i loro messaggi di testo e con i loro vocali: perché l’amicizia di confini non ne conosce e di questo non posso che esserne grata.

Raupe Immersatt: un foodsharing café nel cuore di Stoccarda

Nel mio ultimo post vi accennavo di uno dei miei posti preferiti qui a Stoccarda Ovest, il foodsharing café Raupe Immersatt.

Il suo nome rappresenta un gioco di parole che prende spunto dal libro per bambini Il piccolo Bruco Maisazio di Eric Carle. Raupe Immersatt significa infatti, tradotto in italiano, Il Bruco Sempresazio.

Ma cos’è un foodsharing café? Partiamo innanzitutto dallo spiegare brevemente cosa sia il foodsharing in generale che è un movimento molto diffuso a Stoccarda e nei suoi dintorni. Il suo concetto consiste nell’evitare gli sprechi di cibo. Chiunque può prendere parte a questo movimento iscrivendosi come volontario alla piattaforma online foodsharing.de e accedendo così alla lista degli esercizi alimentari (supermercati o ristoranti) che vi aderiscono. Questi negozi distribuiscono in maniera gratuita ai volontari foodsharing quegli alimenti che non possono più essere venduti, per esempio nel caso di un supermercato, perché in scadenza, un po’ ammaccati o maturi. Come iscritto tu però non puoi scegliere cosa portare a casa ma hai il dovere di prendere in consegna tutto ciò che ti viene offerto e poi o cucinarlo direttamente o ripartirlo a tua volta ad esempio tra amici o colleghi.

Il Raupe Immersatt, come foodsharing café, prende in consegna il cibo in eccesso dai supermercati e dai negozi alimentari per poi distribuirlo nei suoi Fairteiler (anche qui un altro gioco di parole con il tedesco Verteiler, distributore), che altro non sono che dei frigoriferi a vetro e dei ripiani a cui i suoi clienti accedono in maniera gratuita.

Si possono trovare ad esempio fette di torta, cornetti, pane, burro, marmellata ma anche insalate o frutta. Basta insomma alzarsi dal proprio tavolo, prendere un piatto e servirsi: il tutto gratis. Ovviamente ci sono regole igieniche da rispettare e adesso in tempi di covid-19 i gestori del café le hanno rafforzate.

Un altro concetto che io trovo interessante al Raupe Immersatt è la loro offerta di bevande: ecologiche, regionali ma soprattutto socialmente corrette. Quest’ultimo è un punto di fondamentale importanza per il Raupe Immersatt. A decidere il prezzo delle bevande consumate infatti sono i clienti. Non ci sono prezzi predefiniti, chiunque può pagare a seconda delle sue possibilità e del valore che la bibita consumata rappresenta nel suo immaginario.

Inoltre gli spazi del café sono usati come coulisse di eventi culturali: soprattutto nel weekend l’offerta di concerti e conferenze è davvero interessante. Io, ad esempio, quest’anno ho partecipato a un concerto di musica jazz di due studenti dell’Accademia Musicale di Stoccarda.

Un’ultima cosa che rende questo foodsharing café interessante è che nasce dall’idea di sono cinque giovani con un background nel sociale e nelle energie rinnovabili e sostenibili. Questi ragazzi con il loro lavoro stanno lanciando un segnale che i tempi sono cambiati e sono maturi per una trasformazione sociale e nella gestione delle risorse.

Se capitate qui a Stoccarda penso abbiate capito che io una visita al Raupe Immersatt ve la consiglio: lo trovate nella Johannesstr. 97, Stuttgart West.

Un cappuccino con il latte di mandorla al Raupe Immersatt

Chi ben comincia…

Da metà marzo mi sono iscritta a una newsletter quotidiana un po’ particolare. L’ho scoperta per caso, una domenica pomeriggio di solitudine, navigando sul laptop in cerca di ispirazione da uno dei miei posti preferiti di Stoccarda Ovest, il foodsharing café Raupe Immersatt. Se vi stiate chiedendo cosa sia un foodsharing café ve lo racconterò prossimamente: oggi il tema è un altro.

La newsletter a cui mi sono iscritta è quella del sito Daily Stoic: ogni giorno ricevo una pillola di stoicismo in inglese per mail. La sua lettura viene inoltre offerta come podcast quotidiano su Spotify.

Grazie a Daily Stoic mi sto facendo una cultura su Marco Aurelio. Tra le tante cose, ho scoperto che l’imperatore romano aveva il mio stesso tallone d’Achille: faceva fatica ad alzarsi dal letto la mattina.

Molte mattine si trovava infatti fare pugni con se stesso per uscire dal letto quando in realtà avrebbe disperatamente voluto rimanere bello comodo sotto le coperte.

Lui, che non doveva necessariamente alzarsi, aveva l’obiettivo di essere in piedi di buon’ora per andare a lavorare. Perché?! Semplice: era consapevole che conquistare il mattino fosse la chiave per conquistare la giornata e, in un senso più lato, per vincere nella vita. Spingendosi a fare qualcosa di scomodo iniziava così un processo che lo avrebbe portato a vivere una giornata di successo.

Se una cosa ho capito durante i miei primi 33 anni di vita è che quando inizio una giornata presto la sento più mia. Svegliandomi di buon’ora mi sento più in grado di decidere il corso della mia giornata, senza contare che sono più presente con me stessa. Ho infatti notato che quando mi lascio andare rimanendo più a lungo sotto le coperte il mio umore ne risente.

Come si dice?! Chi ben comincia è a metà dell’opera? Io scelgo di cominciare ogni giorno come Marco Aurelio: in fondo, quando studiavo storia alle elementari, mi era sempre stato simpatico.

Splendere di Johanna Maggy Hauksdóttir

Una lettura piacevole, scorrevole e soprattutto veloce – solo 122 pagine – il libro Splendere di Johanna Maggy Hauksdóttir emana vibrazioni positive, per descriverlo in quella maniera esoterica che a me piace tanto.

Johanna Maggy è nota in Italia, credo, soprattutto per essere la moglie di Fabio Volo. È peró anche una blogger, una trainer di pilates e yoga e un’esperta in olismo. È inoltre una donna oggettivamente davvero molto bella, secondo me non bella solo esteriormente ma soprattutto per via dell’aura che sprigiona – sì, non ce n’è oggi do sfogo al mio lato esoterico. Nel descriverla, infine, non si possono non menzionare le sue origini islandesi che hanno lasciato un solco profondo in lei soprattutto nel suo rapporto con la natura e le attività all’aria aperta.

Nel suo libro, tradotto in italiano da Alessandra Carati, Johanna Maggy introduce quelli che lei chiama “Piccoli incantesimi per brillare ogni giorno”. Si sofferma soprattutto sull’importanza del respiro consapevole, del bere molta acqua durante il giorno, del cibo sano, del movimento e della natura.

Johanna Maggy ha un modo di interpretare la vita molto particolare che ha di per sé un qualcosa di magico. A me ha fatto, ad esempio, sorridere quando racconta della sua passione delle zuppe per cena e che, quando le prepara, per catturare in modo positivo l’attenzione dei suoi figli, gli dica che andrà passarle con il suo ‘bastone magico’ che altro non è che il frullatore a immersione.

Grazie a Splendere ho scoperto le classi di yoga online di Tim Senesi, uno degli istruttori preferiti di Johanna Maggy. Sono in inglese e sono per me, che ho notoriamente un debole per le lingue straniere, un ottimo esercizio non solo fisico ma anche di arricchimento linguistico.

Io vi consiglio la lettura di questo libro qualora voleste recuperare un po’ il vostro equilibrio sia a livello fisico che mentale. A me ha tenuto compagnia in modo piacevole e regalato spunti molto positivi su cui riflettere – in modo esoterico, si intende.

Quando cammini, cammina

Questa è la frase che mi è rimasta più impressa leggendo il libro Conversaciones con mi gata di Eduardo Jáuregui. Ho impiegato tre anni prima di motivarmi a prenderlo in mano, un po’ spaventata perché era per me il primo libro in lingua spagnola. Ursel infatti me lo aveva regalato nel 2017 ma è stato solo lo scorso gennaio che mi sono buttata a leggerlo e, nota positiva, l’ho addirittura capito.

Eduardo Jáuregui, oltre a essere uno scrittore, è prima di tutto uno psicologo esperto in psicologia positiva. In Conversaciones con mi gata racconta la storia di Sara, quarantenne in piena crisi, e Sibila, gatta saggia e soprattutto parlante (almeno nella testa di Sara). È Sibila a pronciare la frase “Quando cammini, cammina” cercando di far comprendere a Sara l’importanza di essere presente nel momento perché questo è tutto ció che davvero conta.

Quante volte mi sono trovata a rivolgere i miei pensieri o al passato o al futuro dimenticandomi di godermi il momento attuale, arrivando addirittura a guastarmelo.

In tedesco c’è una parola con cui fino a poco tempo fa io proprio non riuscivo a identificarmi: Genießer. Questa deriva dal verbo genießen che significa ‘godersi o apprezzare‘. Io addirittura per giustificarmi, quando mi ingozzavo per finire in fretta il mio piatto e qualcuno mi guardava strano, dicevo: “Ich bin kein Genießer”, non sono una persona che apprezza. A rifletterci bene, questa è una cosa terribile.

Per molto tempo ho fatto tutto di fretta: camminavo in fretta, mangiavo in fretta, parlavo di fretta… poi ho scoperto la meditazione, lo yoga e il pilates e ho frenato il tempo. Queste discipline mi hanno insegnato infatti l’importanza del presente, del respiro e del movimento consapevole. Grazie al cielo, mi sento di aggiungere.

Si dice che a riconoscere e ad ammettere un difetto si sia a metà percorso. Lo sforzo più grande peró, lo sappiamo tutti, sta nel cambiare le proprie abitudini, nel prestare attenzione ai propri comportamenti, rifletterci e correggerli.

Ecco perché della frase di Sibila io ho incominciato a farne un motto: me la ripeto quando mi accorgo di non esserci, educandomi a concentrarmi su quello che sto svolgendo, avendo fiducia nel processo e godendo di ció che mi sta regalando.

In realtà lo faccio anche un po’ perché non vorrei giungere al termine della mia vita rimproverandomi di non essermela goduta. Perché, come scrive un’altra autrice che a me piace molto, Gretchen Rubin, ‘gli anni sono corti ma i giorni sono lunghi‘ e adesso è sempre il momento migliore per iniziare.

Constatato ciò, ora vado a camminare camminando sul sentiero della mia vita. E tu, che aspetti?!

Fiori notati camminando con consapevolezza