La vita in questo particolare momento mi sta insegnando l’arte del lasciare andare.
Sul lavoro sto mollando la presa e sto traendo piacere a insegnare le mie mansioni a una ragazza giovane che mi sostituirà nella mia assenza.
È stato un percorso per me difficile quello di preparazione a questo momento. Ci sono però arrivata in un modo nel quale neanche io mi sarei immaginata, rimanendo particolarmente sorpresa delle mie risorse.
Lasciare andare richiede il coraggio di affidarsi, di sperare che quello che ci aspetta sia tanto buono quanto ciò che già conosciamo.
A fine novembre andrò in maternità e mi aspetteranno tanti altri bei compiti per cui spero di essere all’altezza. Sono fiduciosa anche perché so di non essere sola.
C’è del coraggio nel lasciare andare. Porta opportunità per delle nuove stagioni di crescita.
Questa settimana ho avuto l‘occasione di parlare per la prima volta con una collega che conoscevo fino ad allora solo di vista.
Abbiamo fatto small talk e lei a un certo punto mi ha chiesto da dove venissi, io le ho detto dall’Italia e, più precisamente, da vicino Milano. La sua domanda successiva è stata: „E non ti manca?“.
Io quando mi pongono questa domanda combatto con me stessa. La mia risposta di getto è ovviamente affermativa e il pensiero va immancabilmente alle amicizie da cui mi dividono più di 600 km. Allo stesso tempo però sono consapevole che sono io ad aver fatto questo passo e che, dove sono ora, non ci sarei mai arrivata se non avessi mandato la candidatura a 1&1 nel 2012, stravolgendo la mia vita in otto giorni dalla loro risposta positiva dopo il colloquio.
Forse uno dei segreti dell’essere adulti è la consapevolezza delle nostre scelte. Siamo il loro frutto e sta sempre a noi accettarne il decorso o cambiarlo se non contenti.
Io so che ho messo una distanza tra me e la mia vecchia vita in Italia ma so anche quanto impegno e quanti sacrifici ho fatto per costruirmi una base in un paese per me straniero. In questi ormai quasi 13 anni ho combattuto molto per farmi una strada e, ogni volta che guardo indietro, sono orgogliosa del percorso che ho fatto. Perché?! Perché è il mio.
Non mi sento arrivata ma mi sento che posso godermi gli anni che mi aspettano perché sono della convinzione che l’impegno venga sempre premiato e che per tutti giunga sempre un momento del raccolto. Il mio è arrivato ora.
La luce che splende dentro di te è un riflesso molto più accurato di ciò che sei rispetto alle storie che tu sei solito raccontarti.
B Grace Bullock
Mi è capitato spesso, in passato, di raccontarmi delle storie, o meglio, di vedere la mia realtà filtrata attraverso una lente poco costruttiva. Tendevo a sottolineare l’importanza delle cose che non facevo come avrei voluto o che non mi davano il risultato sperato. Tutto ciò però era come un auto-sabotaggio. Era come avessi preso gusto a bacchettarmi per ciò che non facevo invece che concentrarmi sulle piccole vittorie che sarebbero state di gran lunga più soddisfacenti.
Con il tempo e molta auto-riflessione, ho imparato ad apprezzare i piccoli passi nella direzione giusta e a vedere i miei sforzi come abbastanza. Io tendevo sempre a pretendere troppo da me stessa invece di accontentarmi del risultato più che buono che portavo a casa ogni giorno.
Ho imparato che bisogna sempre fare fronte alle situazioni e che soprattutto quelle scomode vanno affrontate a viso aperto: solo così cresco. Solo così la luce che brilla dentro di me diventa anche per me visibile.
La testa, a volte, può essere il nostro più grande ostacolo e io ho imparato ad agire più di pancia e di cuore. Non mi sento però assolutamente arrivata, so che ogni giorno, scendendo dal letto, io ho due opportunità: nascondermi o affrontarmi. La prima per me non è più un’opzione.
Ho imparato che cadendo, sì, magari rischi di sbucciarti le ginocchia ma che da quella caduta imparerai sempre qualcosa e soprattutto troverai, con il tuo tempo, sempre la forza di rialzarti. La tua rete di sicurezza, ovvero le persone che senti a te più vicine, saprà esserti di grande supporto. Non vergognarti di aprirti con loro e di mostrarti fragile. Non c’è nulla di sbagliato in te. A volte basta sentire un’altra opinione per riflettere sulla propria.
Io cerco, a volte con grande fatica, di spegnere la testa e di mantermi attiva. Solo affrontando le situazioni per me più difficili rafforzerò quella luce che brilla dentro di me e sarò forse un giorno in grado di raccontarmi una storia differente.
La vita è una palestra: andando agli allenamenti tutti i giorni si diventa più forti.
Siamo come un vaso di fiori in fiore, dobbiamo solo crederci.
Quest’anno, dopo essere tornati a inizio gennaio dai Caraibi, non abbiamo fatto una vacanza vera e propria. Non era quindi una sorpresa che io mi sentissi ‘Urlaubsreif’ (matura per le vacanze), come dicono i tedeschi, da diverse settimane prima della nostra partenza a fine agosto.
Siamo stati un weekend lungo a Milano per poi scendere verso la Toscana. Qui abbiamo già visitato Volterra, Montepulciano e questa mattina siamo arrivati a Castiglione della Pescaia, la nostra penultima tappa.
In una sessione di meditazione ho sentito questa frase: “Molte cose funzionano meglio dopo averle staccate per un po’, anche tu!”. Io credo che questo sia tanto vero.
In questi giorni io mi sto concentrando sul ricaricare le mie batterie, sul visitare in modo consapevole posti nuovi, sull’interagire con chi non conosco e sul vivere nel momento in cui mi trovo.
Ci sono molte novità nella mia vita attualmente ma io ora cerco di rifiatare per affrontarle nel modo più preparato possibile. A piccoli passi si scalano anche le vette più ostiche: io ho deciso di continuare camminare in luoghi che non conosco e di godermene il paesaggio.
Ci sono momenti nei quali non puoi fare altro che avere fede nella vita. Saprà infatti guidarti e portarti lì dove è giusto tu sia.
In questo periodo particolare della mia vita sto imparando a fare proprio questo: avere fiducia e farmi guidare dagli eventi e dalle situazioni che caratterizzano la mia quotidianità.
Mi sto affidando e spero tutto vada bene, se così però non dovesse essere sono consapevole che questo avrà il suo perché.
La mia storia la scrivo io ma non sono io a deciderla. Mi lascio trasportare.
Mentre non siamo in grado di dirigere il vento, possiamo aggiustare le vele (Bertha Calloway). Questo è proprio quello che sto imparando a fare.
Siamo al Black Forest on Fire, un festival musicale nella Foresta Nera, a cui da diversi anni partecipiamo.
Ieri sera, durante il concerto di Black Uhuru, ho assistito a una scena davvero particolare. C’era una signora anziana che se la ballava e se la cantava da sola. Festeggiava la vita con una vitalità insolita per la sua età. A pochi passi da lei il marito la osservava divertito. Io ho subito pensato che fosse per lui difficile tenere il suo passo e invece mi sbagliavo. Pochi minuti dopo li ho visti ballare mano nella mano godendosi la musica. Si divertivano insieme come una giovane coppia.
L’amore è proprio in grado di liberare energie che uno non si aspetta e questo a ogni età!
Ieri ero al corso di Pilates nella mia palestra, che ha luogo ogni mercoledì alle 19:15, e, guardando la trainer spiegare un esercizio, non ho potuto non notarli. Quegli occhi: mentre era immersa nella spiegazione, le brillavano gli occhi.
A me affascinano sempre le persone che, mentre svolgono la loro professione, trasmettono la passione che provano. Dovrebbe essere l’obiettivo di ognuno di noi quello di fare un mestiere nel quale possiamo fiorire come persone. La nostra sfera professionale occupa un arco importante del nostro tempo. Trascorriamo molte ore al lavoro.
Sentirmi realizzata a livello lavorativo e avere gli occhi che luccicano parlandone è un obiettivo che ho rincorso a lungo. Ora, a quasi 38 anni suonati, credo di averlo raggiunto ed è una bella soddisfazione. Di questo sono grata.
La passione per ciò che facciamo in fondo è così importante: è il motore che regola la nostra motivazione. L‘augurio che io faccio a ogni giovane professionista è quello di trovare un compito per cui far ardere la fiamma che ha dentro e soprattutto di avere la tenacia e la disciplina di continuare a cercarlo.
Io la settimana scorsa giocando a minigolf durante il nostro team event a Würzburg
Lunedì, quando sono tornata dal lavoro, ero molto stanca. Il giorno dopo mi avrebbe atteso un viaggio di lavoro di tre giorni a Nesselwang, nella bellissima Allgäu della Baviera. Avevo però un appuntamento quella sera stessa per un’intervista per la newsletter del negozio equo e solidale che supporto nelle sue attività di marketing e social media.
Speravo segretamente qualcuno la spostasse all’ultimo momento e invece questo non è successo. Sono allora uscita alle 19:00 incamminandomi verso la casa di una delle due signore che dovevo intervistare. Fin da subito mi sono trovata con loro a mio agio e l’intervista è venuta fuori davvero bene. Abbiamo parlato di un progetto interessantissimo in Perù ad Arequipa che il negozio equo e solidale riesce a finanziare grazie alle entrate delle vendite, a delle sovvenzioni della provincia e alla beneficenza. Si chiama CIEP ed è una sorta di dopo-scuola che permette a 70 bambini e adolescenti di fare i compiti, imparare a suonare uno strumento musicale, a cucinare e a ballare. Tutte queste attività contribuiscono a far crescere l’autostima dei ragazzi e la loro capacità di concentrazione.
Nei prossimi giorni scriverò il testo di questa bella conversazione che non avrei potuto condurre se non mi fossi obbligata a uscire comunque nonostante la stanchezza.
A volte, è proprio vero, bisogna spingersi oltre il limite che la nostra testa ci impone per vivere una situazione che altrimenti ci pentiremmo di aver mancato.
Una foto dal mio viaggio di lavoro a Nesselwang, fatta da una collega.
Quando nel febbraio 2012 mi sono trasferita in Germania tutto ciò che ho portato con me è entrato in una grande valigia gialla. Principalmente il suo contenuto erano vestiti invernali, il che mi ha portata in primavera a spendere quello che rimaneva del mio stipendio in abiti più leggeri.
Inizialmente avevo un contratto di un anno che poi è stato rinnovato per un altro anno per poi diventare alla fine del 2013 un contratto a tempo indeterminato.
Io non ero partita con grandi aspettative, queste però sono cresciute sempre più man mano che passava il tempo. Così come sono cresciuti i miei beni materiali. Ho lasciato l’appartamento in comune per uno proprio, ho incontrato persone da tutto il mondo stringendo importanti amicizie e ho conosciuto il significato della parola amore. Sono stata accolta in una famiglia che sento sempre più mia e ho imparato a camminare con le mie gambe, cadendo sì ma trovando sempre la forza di alzarmi.
Ci vuole coraggio per lasciare il proprio ambiente di origine e ci vuole ancora più coraggio nel definire la propria meta definitiva.
A quella giovane donna con la valigia gialla io ora sorrido e le confermo che ha fatto la scelta giusta.
Questa vita è solamente mia. Ho quindi smesso di chiedere indicazioni alle persone su posti dove loro non sono mai state.
Glennon Doyle
Di recente ho ricevuto un feedback davvero molto costruttivo al lavoro. Mi hanno fatto notare come io tenda a esagerare nell’essere accomodante, dimenticando le mie esigenze. Ci ho riflettuto e ho trovato in queste parole del vero. Io mi allineo spesso al volere degli altri mettendo da parte i miei bisogni. Credo questo mio atteggiamento sia sbagliato e intendo lavorarci.
Mi è stata consigliata una domanda che per me risulta essere chiave e che troppo poco mi sono posta finora: “Io cosa voglio?”. Da un paio di settimane ho iniziato a chiedermela in diverse occasioni e, con mio piacere, spesso sono riuscita anche ad agire di conseguenza.
Grazie a questo feedback, ho capito quanto sia importante guardare ai propri bisogni, seguire il proprio istinto e mettersi al centro del proprio focus. Io sono la persona con cui passo la maggior parte del mio tempo: è giusto che io ascolti la mia voce interiore dandole lo spazio necessario. Faccio quel che mi pare adesso insomma!
Mi lascio trasportare dal vento della mia vita, non dimenticandomi.