Staccare

Quest’anno, dopo essere tornati a inizio gennaio dai Caraibi, non abbiamo fatto una vacanza vera e propria. Non era quindi una sorpresa che io mi sentissi ‘Urlaubsreif’ (matura per le vacanze), come dicono i tedeschi, da diverse settimane prima della nostra partenza a fine agosto.

Siamo stati un weekend lungo a Milano per poi scendere verso la Toscana. Qui abbiamo già visitato Volterra, Montepulciano e questa mattina siamo arrivati a Castiglione della Pescaia, la nostra penultima tappa.

In una sessione di meditazione ho sentito questa frase: “Molte cose funzionano meglio dopo averle staccate per un po’, anche tu!”. Io credo che questo sia tanto vero.

In questi giorni io mi sto concentrando sul ricaricare le mie batterie, sul visitare in modo consapevole posti nuovi, sull’interagire con chi non conosco e sul vivere nel momento in cui mi trovo.

Ci sono molte novità nella mia vita attualmente ma io ora cerco di rifiatare per affrontarle nel modo più preparato possibile. A piccoli passi si scalano anche le vette più ostiche: io ho deciso di continuare camminare in luoghi che non conosco e di godermene il paesaggio.

Il cielo sopra Montepulciano

Affidarsi alla vita

Ci sono momenti nei quali non puoi fare altro che avere fede nella vita. Saprà infatti guidarti e portarti lì dove è giusto tu sia.

In questo periodo particolare della mia vita sto imparando a fare proprio questo: avere fiducia e farmi guidare dagli eventi e dalle situazioni che caratterizzano la mia quotidianità.

Mi sto affidando e spero tutto vada bene, se così però non dovesse essere sono consapevole che questo avrà il suo perché.

La mia storia la scrivo io ma non sono io a deciderla. Mi lascio trasportare.

Mentre non siamo in grado di dirigere il vento, possiamo aggiustare le vele (Bertha Calloway). Questo è proprio quello che sto imparando a fare.

A ogni età

Siamo al Black Forest on Fire, un festival musicale nella Foresta Nera, a cui da diversi anni partecipiamo.

Ieri sera, durante il concerto di Black Uhuru, ho assistito a una scena davvero particolare. C’era una signora anziana che se la ballava e se la cantava da sola. Festeggiava la vita con una vitalità insolita per la sua età. A pochi passi da lei il marito la osservava divertito. Io ho subito pensato che fosse per lui difficile tenere il suo passo e invece mi sbagliavo. Pochi minuti dopo li ho visti ballare mano nella mano godendosi la musica. Si divertivano insieme come una giovane coppia.

L’amore è proprio in grado di liberare energie che uno non si aspetta e questo a ogni età!

Questa scritta si trova all’ingresso del festival

Occhi che luccicano

Ieri ero al corso di Pilates nella mia palestra, che ha luogo ogni mercoledì alle 19:15, e, guardando la trainer spiegare un esercizio, non ho potuto non notarli. Quegli occhi: mentre era immersa nella spiegazione, le brillavano gli occhi.

A me affascinano sempre le persone che, mentre svolgono la loro professione, trasmettono la passione che provano. Dovrebbe essere l’obiettivo di ognuno di noi quello di fare un mestiere nel quale possiamo fiorire come persone. La nostra sfera professionale occupa un arco importante del nostro tempo. Trascorriamo molte ore al lavoro.

Sentirmi realizzata a livello lavorativo e avere gli occhi che luccicano parlandone è un obiettivo che ho rincorso a lungo. Ora, a quasi 38 anni suonati, credo di averlo raggiunto ed è una bella soddisfazione. Di questo sono grata.

La passione per ciò che facciamo in fondo è così importante: è il motore che regola la nostra motivazione. L‘augurio che io faccio a ogni giovane professionista è quello di trovare un compito per cui far ardere la fiamma che ha dentro e soprattutto di avere la tenacia e la disciplina di continuare a cercarlo.

Io la settimana scorsa giocando a minigolf durante il nostro team event a Würzburg

A volte bisogna obbligarsi

Lunedì, quando sono tornata dal lavoro, ero molto stanca. Il giorno dopo mi avrebbe atteso un viaggio di lavoro di tre giorni a Nesselwang, nella bellissima Allgäu della Baviera. Avevo però un appuntamento quella sera stessa per un’intervista per la newsletter del negozio equo e solidale che supporto nelle sue attività di marketing e social media.

Speravo segretamente qualcuno la spostasse all’ultimo momento e invece questo non è successo. Sono allora uscita alle 19:00 incamminandomi verso la casa di una delle due signore che dovevo intervistare. Fin da subito mi sono trovata con loro a mio agio e l’intervista è venuta fuori davvero bene. Abbiamo parlato di un progetto interessantissimo in Perù ad Arequipa che il negozio equo e solidale riesce a finanziare grazie alle entrate delle vendite, a delle sovvenzioni della provincia e alla beneficenza. Si chiama CIEP ed è una sorta di dopo-scuola che permette a 70 bambini e adolescenti di fare i compiti, imparare a suonare uno strumento musicale, a cucinare e a ballare. Tutte queste attività contribuiscono a far crescere l’autostima dei ragazzi e la loro capacità di concentrazione.

Nei prossimi giorni scriverò il testo di questa bella conversazione che non avrei potuto condurre se non mi fossi obbligata a uscire comunque nonostante la stanchezza.

A volte, è proprio vero, bisogna spingersi oltre il limite che la nostra testa ci impone per vivere una situazione che altrimenti ci pentiremmo di aver mancato.

Una foto dal mio viaggio di lavoro a Nesselwang, fatta da una collega.

Una grande valigia gialla

Quando nel febbraio 2012 mi sono trasferita in Germania tutto ciò che ho portato con me è entrato in una grande valigia gialla. Principalmente il suo contenuto erano vestiti invernali, il che mi ha portata in primavera a spendere quello che rimaneva del mio stipendio in abiti più leggeri.

Inizialmente avevo un contratto di un anno che poi è stato rinnovato per un altro anno per poi diventare alla fine del 2013 un contratto a tempo indeterminato.

Io non ero partita con grandi aspettative, queste però sono cresciute sempre più man mano che passava il tempo. Così come sono cresciuti i miei beni materiali. Ho lasciato l’appartamento in comune per uno proprio, ho incontrato persone da tutto il mondo stringendo importanti amicizie e ho conosciuto il significato della parola amore. Sono stata accolta in una famiglia che sento sempre più mia e ho imparato a camminare con le mie gambe, cadendo sì ma trovando sempre la forza di alzarmi.

Ci vuole coraggio per lasciare il proprio ambiente di origine e ci vuole ancora più coraggio nel definire la propria meta definitiva.

A quella giovane donna con la valigia gialla io ora sorrido e le confermo che ha fatto la scelta giusta.

Faccio quel che mi pare!

Questa vita è solamente mia. Ho quindi smesso di chiedere indicazioni alle persone su posti dove loro non sono mai state.

Glennon Doyle

Di recente ho ricevuto un feedback davvero molto costruttivo al lavoro. Mi hanno fatto notare come io tenda a esagerare nell’essere accomodante, dimenticando le mie esigenze. Ci ho riflettuto e ho trovato in queste parole del vero. Io mi allineo spesso al volere degli altri mettendo da parte i miei bisogni. Credo questo mio atteggiamento sia sbagliato e intendo lavorarci. 

Mi è stata consigliata una domanda che per me risulta essere chiave e che troppo poco mi sono posta finora: “Io cosa voglio?”. Da un paio di settimane ho iniziato a chiedermela in diverse occasioni e, con mio piacere, spesso sono riuscita anche ad agire di conseguenza.

Grazie a questo feedback, ho capito quanto sia importante guardare ai propri bisogni, seguire il proprio istinto e mettersi al centro del proprio focus. Io sono la persona con cui passo la maggior parte del mio tempo: è giusto che io ascolti la mia voce interiore dandole lo spazio necessario. Faccio quel che mi pare adesso insomma!

Mi lascio trasportare dal vento della mia vita, non dimenticandomi.

Impasta che ti passa!

“Io, quando mi sento giù, mi metto a impastare”, questa frase di una mia cara amica mi è rimasta impressa nella memoria. Era un tardo pomeriggio di febbraio di qualche anno fa quando me la disse al telefono.

Qui a Stoccarda è un mese che piove quasi ininterrottamente e questo si riflette sul mio stato d’animo. Cerco sempre di far svoltare le mie giornate in modo positivo ma, quando guardo fuori dalla finestra, mi prende lo sconforto. Non demordo però, non vi preoccupate. Ho imparato con gli anni ad apprezzare di più quando il tempo è sereno, non facendomi scappare l’occasione di fare una passeggiata.

Oggi non piove ma il cielo è grigio e, ripensando alla frase della mia amica, ho deciso di preparare una focaccia. Sono quindi andata al supermercato in bicicletta a comprare gli ingredienti che mi mancavano. Ho tirato fuori la nostra macchina da cucina e mi sono messa a impastare. Il grigiume non è diventato uno stato d’animo e io mi sono sentita bene passando il pomeriggio in maniera attiva. Ho, inoltre, anche qualcosa da portare domani per il brunch che faremo a casa di amici. Ho preso insomma due piccioni con una fava!

E tu cosa fai quando ti senti un po’ così?

L’impasto della mia focaccia

La mia prima sera in Germania

Quando il 12 febbraio 2012 arrivai a Karlsruhe con la mia valigia gialla contenente solamente vestiti invernali, ad aspettarmi c’erano uno strano appartamento condiviso e uno studente di matematica introverso. Non appena il mio nuovo coinquilino mi diede la password del wifi, mi collegai su Facebook e postai una foto dello schermo del binario della stazione di Stoccarda indicante la destinazione del mio treno verso Karlsruhe. Fu allora che successe una cosa magica: mi scrisse un messaggio Anastasia, una ragazza con cui avevo condiviso un paio di settimane durante il mio stage da Bosch a Leinfelden-Echterdingen nel 2007. Mi chiese cosa ci facessi a Karlsruhe e se avessi voglia di incontrarla quella sera. Scoprimmo allora che il mio appartamento si trovava a pochi numeri civici di distanza dal suo. Il mondo è davvero piccolo, pensai. Ecco allora che passai la mia prima serata lontana da casa in compagnia di Anastasia a cui continuerò ad essere infinitamente grata per avermi fatto sentire ben accolta in una città nuova.

In tedesco si dice che ci si incontra sempre due volte nella vita e io quella sera iniziai a credere in questo detto.

Il castello di Karlsruhe – fonte Wikipedia

Non è sempre facile

Chi ha scelto di vivere lontano dal luogo dove è cresciuto probabilmente si ritroverà in queste parole.

Quando a febbraio 2012, in otto giorni, presi la decisione di trasferirmi e lavorare a Karlsruhe, in Germania, non mi era del tutto chiaro cosa questa scelta implicasse.

Ricordo che i primi otto mesi li trascorsi così concentrata a superare il periodo di prova da 1&1 che non sentii la necessità di ritornare a Gaggiano, il mio paese di origine nella provincia di Milano. Le mie migliori amiche di sempre, allora, mi fecero la sorpresa più grande e più bella che io abbia mai ricevuto e affrontarono un viaggio a stretto contatto per arrivare a citofonare un nevoso sabato di fine ottobre al portone del mio appartamento condiviso. Avevano organizzato tutto senza dirmi niente e io mi sentii così felice di averle nella mia nuova realtà di vita.

La vita qui con gli anni mi ha regalato persone ed esperienze nuove che mi hanno arricchito il cuore. Mi ha tolto a 27 anni però una persona così importante come mio padre e affrontare la sua perdita da sola e lontana dai miei famigliari è stata un’esperienza a sé. Sul mio 27esimo anno di vita potrei scrivere un romanzo: è stato l’anno più brutto e più bello della mia vita. Ho perso papà e ho trovato un compagno di vita.

La lontananza non mi permette di essere presente nella vita dei miei nipoti né tanto meno di instaurare un rapporto profondo con i figli delle mie più care amiche. Sono la zia e quell’amica della mamma che si vede due o tre volte l’anno. Sì, perché col tempo ho dovuto imparare che le vacanze dal lavoro sono un momento di riposo, scoperta e rigenerazione e il tornare a casa durante quei giorni costa molta energia. Io desidero vedere tutti e tutti desiderano vedere me così che i rientri richiedono un vero e proprio talento nel project management.

La mia strada qui in Germania è stata scossa diverse volte dal terremoto di una malattia che mi accompagna da quando ho 19 anni e con cui ho imparato a convivere qui, in un’altra lingua e lontana da certi affetti che mi avrebbero reso il percorso forse un po’ più leggero.

La strada che ho scelto è la mia, mi è costata molto ma mi riempie di orgoglio. Non è sempre facile mantenere questa scelta e ci sono giorni, non ultimo questo martedì, nei quali mi viene in mente di mandare tutto all’aria. Non lo faccio e non credo sarei mai in grado di farlo perché so quanta fatica ci ho messo per arrivare dove sono oggi.

La vita è fatta di scelte importanti che ci conducono a diventare adulti. Non voglio affermare che non si debba tornare indietro sui propri passi, perché a volte fare un passo indietro significa farne due in avanti. La mia scelta però di vivere in Germania è per me indiscutibile, non sono in grado di immaginarmi altrove. Provo però sempre una certa nostalgia quando qualcuno racconta di aver passato la serata o il weekend nella sua città di origine con famiglia e amici di sempre. Per me questo non è così a portata di mano.

Della scelta presa a cuor leggero 11 anni fa posso oggi affermare di esserne più consapevole. La mantengo e ne sono grata, anche se a volte mi risulta difficile, onorando i sacrifici compiuti finora: non sono definitivamente stati invano.

Così mi piace immaginare sia la mia strada di vita