Il piacere di essere assorto in un’attività

Quando ero adolescente mi succedeva sempre non appena entravo in palestra, già cambiata, e incominciava l’allenamento di pallavolo: per un’ora e mezza i miei pensieri giravano solo e unicamente attorno alla palla.
Poteva succedere di tutto al di fuori di quella palestra, per me ciò che contava era solo non far cadere quel pallone.
Ero totalmente assorta in quello che per me era molto di più di uno sport. La pallavolo era infatti il mio rifugio e la mia squadra una seconda famiglia.
Ieri ho riscoperto il piacere di essere tanto immersi in un’attività da sentirsi come in una bolla, isolati da tutto il resto.
Da un mese stiamo ristrutturando la nostra nuova casa e negli ultimi giorni abbiamo tolto la tappezzeria in una stanza. Era originariamente verniciata di un verde improponibile, almeno per i nostri gusti dato che quello spazio sarà destinato a diventare il nostro ufficio e quel verde era tutto fuorché sobrio.
Volevamo finire di togliere il colore ieri per iniziare oggi a tappezzare e, una volta asciugato il tutto, riverniciare ma di bianco. Avevamo dunque un obiettivo e sapevamo che non ce ne saremmo andati se non avessimo finito. Abbiamo iniziato alle 10:00 a grattare via la tappezzeria con la spatola e, quando per la prima volta riemersi dalla mia concentrazione pensando a che ore fossero, l’orologio segnava già le 15:00. È stata una bella sensazione riscoprirmi così assorta in quel compito tanto da dimenticare tutto il resto.
Lo colgo solo io un parallelismo alla fine di questo testo o lo sostenete anche voi che la spatola è diventata oggi quella che una volta era per me la palla? Ogni età ha il suo giocattolo… No dai!

Passato e presente?!

L’arte di nutrire la curiosità per ciò che potrebbe sorgere da un cantiere

Durante questo mese d’agosto per andare in ufficio devo fare un viaggio della speranza perché l’azienda di trasporti di Stoccarda, la VVS, sta effettuando lavori di manutenzione nel tratto della metropolitana U6 che collega Stoccarda a Gerlingen, la cittadina dove lavoro. Per fortuna per via del coronavirus abbiamo la possibilità di organizzare i giorni di presenza in ufficio e quelli di lavoro da casa come meglio riteniamo cosicché non mi devo destreggiare tra i vari mezzi ogni giorno. Giovedì scorso però sono andata in ufficio e l’ho fatto riproponendomi di non stressarmi troppo durante il viaggio e cercando di trarre qualcosa di positivo in ciò che vedevo sulla mia strada.
A parte la scoperta che a Feuerbach esista un asilo nido con un nome tenero come Spatzgarten (giardino dei passerotti), il mio tragitto verso l’ufficio è stato poco entusiasmante tranne che per una cosa che ho avuto la possibilità di osservare una volta arrivata a Gerlingen.
La mia azienda progetta da tempo di costruire un nuovo edificio dall’altro lato della strada e in primavera ha avuto il via libera a iniziare i lavori. Da quando, a luglio, abbiamo ricominciato ad andare in ufficio con più regolarità, ho potuto seguire lo sviluppo del cantiere. Giovedì mi sono accorta di non esserne la sola. Camminando verso l’ufficio e passando accanto al cantiere, mi è venuto infatti incontro un nostro Group Leader in bicicletta, rigorosamente con il casco in testa da bravo tedesco. Immediatamente mi sono chiesta che cosa ci facesse lì di prima mattina. Dalla direzione da cui veniva era infatti già passato di fronte alla nostra azienda senza però fermarsi. Subito mi è risultata simpatica l’ipotesi che pedalasse verso il cantiere per osservarne i progressi. Lui ha confermato il mio sospetto: con la coda dell’occhio l’ho osservato girare nel punto in cui la strada diventa sterrata e fermarsi all’inizio del cantiere accanto a due operai.
Secondo me questa curiosità verso i cantieri proviene dalla nostra voglia innata di immaginarci il futuro. Spesso sono gli anziani o i bambini a fermarsi di fronte a un cantiere e a osservarne i lavori. Gli uni con la curiosità verso ciò che chi è più giovane progetta e per controllarne il progresso e gli altri animati dalla passione per costruire e disfare tipica dell’infanzia.
A me osservare questo Group Leader, che con i suoi cinquant’anni non appartiene né all’una né all’altra categoria, iniziare la sua giornata chiacchierando con gli operai edili sull’andamento del loro lavoro mi ha mostrato che scegliere di rallentare prestando rispetto per chi costruisce qualcosa anche per te e osservando l’ambiente in cui ci si trova ripaga sempre sia anche solo per nutrire la propria capacità di immaginazione.