Dopo poco più di un anno ritorno a Milano. La mia città mi accoglierà da viaggiatrice leggera e minimalista: ho solo un piccolo zainetto.
Mi fermerò fino a lunedì. Tre giorni di famiglia e amici. Tre giorni per fare il pieno di aria buona e di energie positive. Tre giorni in cui camminerò sulle mie gambe in modo indipendente, anche se un po’ zoppico per un piccolo intervento al piede.
Mi capirete vero se scrivo che non vedo l’ora di salire su questo aereo?!
“Io, quando mi sento giù, mi metto a impastare”, questa frase di una mia cara amica mi è rimasta impressa nella memoria. Era un tardo pomeriggio di febbraio di qualche anno fa quando me la disse al telefono.
Qui a Stoccarda è un mese che piove quasi ininterrottamente e questo si riflette sul mio stato d’animo. Cerco sempre di far svoltare le mie giornate in modo positivo ma, quando guardo fuori dalla finestra, mi prende lo sconforto. Non demordo però, non vi preoccupate. Ho imparato con gli anni ad apprezzare di più quando il tempo è sereno, non facendomi scappare l’occasione di fare una passeggiata.
Oggi non piove ma il cielo è grigio e, ripensando alla frase della mia amica, ho deciso di preparare una focaccia. Sono quindi andata al supermercato in bicicletta a comprare gli ingredienti che mi mancavano. Ho tirato fuori la nostra macchina da cucina e mi sono messa a impastare. Il grigiume non è diventato uno stato d’animo e io mi sono sentita bene passando il pomeriggio in maniera attiva. Ho, inoltre, anche qualcosa da portare domani per il brunch che faremo a casa di amici. Ho preso insomma due piccioni con una fava!
1. Kapitel: Ich gehe die Straße entlang. Da ist ein tiefes Loch im Gehsteig. Ich falle hinein. Ich bin verloren… Ich bin ohne Hoffnung. Es ist nicht meine Schuld. Es dauert endlos, wieder herauszukommen.
2. Kapitel: Ich gehe dieselbe Straße entlang. Da ist ein tiefes Loch im Gehsteig. Ich tue so, als sähe ich es nicht. Ich falle wieder hinein. Ich kann nicht glauben, schon wieder am gleichen Ort zu sein. Aber es ist nicht meine Schuld. Immer noch dauert es sehr lange, herauszukommen.
3. Kapitel: Ich gehe dieselbe Straße entlang. Da ist ein tiefes Loch im Gehsteig. Ich sehe es. Ich falle immer noch hinein… aus Gewohnheit. Meine Augen sind offen. Ich weiß, wo ich bin. Ich weiß, dass ich das selbst zu verantworten habe. Ich komme sofort heraus.
4. Kapitel: Ich gehe dieselbe Straße entlang. Da ist ein tiefes Loch im Gehsteig. Ich gehe darum herum.
5. Kapitel: Ich gehe eine andere Straße.
Portia Nelson
Dieses Gedicht habe ich bei einem 2-tägigen Resilienz-Seminar gehört. Es hat mich sofort angesprochen und berührt. Ich habe direkt reflektiert über wie oft wir im Leben in das gleiche Loch fallen und wie lange es dauert, bis wir es lernen, Verantwortung für unser eigenes Leben und unsere Entscheidungen zu übernehmen. Wir finden immer den Weg aus dem Loch, mal langsamer und mal schneller. Die Kunst besteht darin, bei sich zu bleiben, Gefühle rein zu lassen und zu spüren. Irgendwann sind wir in der Lage in einer bestimmten Situation anders zu reagieren und diese Fähigkeit ist unbezahlbar.
Ich sage danke an Endress+Hauser für die Möglichkeit an so einer Schulung teilnehmen zu dürfen und an Tina Baumgarten, die Trainerin, für die Denkanstöße.
Vivere lontano da casa non è per tutti. Devi avere un cuore grande, grande a sufficienza per far da valigia a tutto ciò che lasci: gioie e dolori, amici e amori. Questo bagaglio cardiaco che batte anche quando tocchi un suolo che non ti appartiene o quando sei steso su un materasso che non ha la tua forma e un cuscino scomodo, e guardi il soffitto chiedendoti dove stai andando. Amici che non sono i tuoi, una città che non è tua. Devi avere un cuore grande, così grande da far spazio a cose nuove. Un cuore che a volte temi che altri si siano scordati, perché il presente ha preso il sopravvento nelle loro vite. Un cuore grande, ma non troppo forte. Allora è lì che si ferma un attimo. Va in arresto, ti confonde e non sa più chi sei. Così ti stendi sul materasso che ora ha subito un po’ il tuo peso, e il cuscino è più molle da una parte e ti chiedi chi stai diventando più che dove stai andando. Perché quando parti, più che muoverti verso una destinazione, vai verso un destino, il tuo.
Marco Giannetti
Ho trovato questo testo oggi postato su LinkedIn da Giulia Borriello, la psicologa degli italiani a Berlino. L’ho trovato vero e mi ci sono rivista soprattutto nei primi anni ma alcuni passaggi sono ancora per me attuali. Stando lontano impari a camminare con le tue gambe, a scegliere le amicizie con cautela, a stare da solo e a sentire la mancanza. Cresci, senza ombra di dubbio.
Io sono partita il 12 febbraio 2012 con una valigia gialla grande ma il mio bagaglio di vita oggi è davvero enorme. Sono grata di aver avuto il coraggio di lasciare per trovarmi.
Spesso tendiamo a rimandare un’attività a un altro momento però di questo momento non abbiamo certezza. L’unico controllo che possiamo esercitare è sul presente e allora perché procrastinare invece di passare subito all’azione?! Il domani, infatti, non è scontato.
Se puoi quindi fai ora sport, prendi in mano ora quel libro, manda ora quella candidatura per quell’azienda per cui vorresti lavorare da tempo, prendi il telefono e chiama ora quell’amico lontano e concediti ora quel bagno rilassante dopo una settimana dura. Fai quello che devi fare quando lo devi fare ma non dimenticare di goderti il momento presente sia da solo che in compagnia di qualcuno. Regalare la tua presenza totale a te stesso e agli altri è il dono più grande che tu possa fare.
Sii disciplinato, non smettere di essere curioso e di imparare, mantieniti impegnato e non sprecare il tuo viaggio rimandandolo a un altro momento. Del futuro non c’è certezza, oggi è il regalo più grande che abbiamo per questo, infatti, dicono si chiami presente.
Il trekking è l’attività durante la quale io sono del tutto con me
Secondo Arthur C. Brooks, il professore della felicità di Harvard, ci sono tre cose che compongono la felicità: l’appagamento, la soddisfazione e lo scopo. Il piacere è animale mentre l’appagamento è umano ed è caratterizzato dalla condivisione e dalla consapevolezza. La soddisfazione è la bella emozione che si prova quando si è raggiunto un obiettivo su cui si è lavorato da tempo. La soddisfazione non arriva senza impegno o sacrificio. Se nella nostra vita non vediamo uno scopo ci sentiamo persi. Quando al nostro agire abbiniamo un significato siamo in grado di superare anche le fasi più difficili. Dobbiamo quindi cercare il nostro perché di vita e questo non è affatto un percorso facile. La felicità è infatti una direzione, non una destinazione. Culture differenti definiscono la felicità in modo diverso. Nelle lingue germaniche la parola ‘felicità’ è associata alla fortuna e al fato positivo. Nelle lingue romanze è legata al termine ‘felicitas’, crescita, fertilità e prosperità. Delle sensazioni sono collegate alla felicità ma la felicità non è una sensazione. È possibile infatti sentirsi più felici scegliendo di esercitare controllo sull’unica persona che siamo in grado di controllare: noi stessi. Non aspettare che cambi il mondo ma uscire dalla nostra testa e passare all’azione: compiere ciò che più desideriamo coltivando emozioni positive. Ho iniziato ad ascoltare l’audiolibro ‘Build the life you want’ (Costruisci la vita che desideri), di Arthur C. Brooks e Oprah Winfrey, e lo trovo davvero una lettura illuminante. Se anche tu, come me, sei alla ricerca del tuo perché questo libro può essere utile per raccogliere le idee.
Gestern war ich nach zwei Tagen Kommunikationsschulung in meinen Gedanken vertieft. Als ich in die S-Bahn eingestiegen bin und Platz nahm, hörte ich eine alte Dame vorlesen. Neben ihr saß ihre Enkelin, ein 4-jähriges Mädchen. Sie wechselten den Platz und kamen dann neben mir und die Oma fuhr mit der Geschichte weiter. Das Kind war fasziniert und hörte ihr genau zu. Sie machten zwischendurch eine Pause aber das Kind bat immer die Geschichte weiterzulesen. Die Oma gab ihr dann die Hand und las fleißig weiter. Das Mädchen war überraschend ruhig und interessiert, das wunderte mich. Den beiden zuzuhören und zu beobachten, entschleunigte meine Gedanken sofort. Während einer Pause sprachen sie über die Bequemlichkeit von Hosenträgern und plötzlich sagte das Mädchen: „Hosenträger, Pupsiträger!“. Ich musste so schmunzeln. Die Oma lachte auch und wiederholte das. Mich wunderte, dass so ein gut erzogenes Kind sowas brachte aber dann war mir klar, dass in dem alter sich viel um Kaka dreht und dass die kleine Kinder das lustig finden. Kinder sind so herzlich, sie überraschen einen immer mit ihrer Spontanität, sie filtern nicht und können so herzlich lachen, wenn sie etwas amüsant finden. Ihre Energie ist ansteckend, weil sie sie ohne Grenzen ausstrahlen und das ist wundervoll.
If you wait until everything in your life is perfect before you begin something challenging and new, you’ll be waiting forever. The best time is Now.
Bill Phillips
The present moment is everything you have. It is now the perfect time to make that change you are dreaming of. If you don’t act immediately, you could miss the chance. It is very important to set specific goals and to have a clear vision about who you want to become. You don’t have to revolutionize your life in one fell swoop. It is by starting with small steps that you begin to move in the right direction. Difficulties will come on your way but you don’t have to doubt about your abilities. You should always have faith in your skills and know that there is always the possibility to get back on track. You just have this life, get the best out of it. You deserve it!
Look yourself in the mirror and define who you want to be then go and become it.
Questa settimana ho fatto fatica. Sicuramente capita anche a qualcuno di voi di trovare difficile stare nella propria pelle. Sentire una pesantezza sullo stomaco e non sopportare il proprio modo di essere in quel momento.
Ieri per me era una giornata così. Sarei voluta uscire dal mio corpo e darmi uno scossone. Per non stare ferma nei miei pensieri pesanti ho deciso di agire. Uscire dopo il lavoro, andare a camminare nei campi in compagnia e lasciare spazio a miei pensieri esprimendoli in parole. Non potevo scegliere medicina migliore. Ha funzionato!
Più si cresce e più si è confrontati con emozioni forti, con pensieri che occupano la mente e rischiano di paralizzare. È importante imparare a conviverci, a gestirli e a esprimerli. Uno dei metodi più consigliati è proprio quello di passare all’azione, di interrompere i pensieri e impegnare la testa in un’attività.
Tra le tante cose che vengono insegnate a scuola manca, secondo me, la consapevolezza. È un tema che mi sta molto a cuore e con il quale io mi confronto quotidianamente perché è fondamentale. Con gli anni la vita te la insegna ma perché non educare fin da piccoli a nominare le proprie emozioni e a implementare tecniche che li aiutano a farci i conti se difficili?! Alleggerirebbe sicuramente il loro bagaglio emotivo.
Saper guardarsi dentro ed essere in grado di trattarsi con gentilezza quando il gioco della vita si fa duro è un grande vantaggio. Impariamolo ma soprattutto insegniamolo ai più piccoli.
Una finestra sull’anima è come una finestra sul mare: ci si affaccia sull’infinito.
Ho pensato spesso di scrivere cosa per me significasse giocare a pallavolo ma non mi sono mai sentita in grado di farlo. Ci provo oggi, perché bisogna sempre affrontare i propri pensieri esprimendoli. Ho iniziato la mia carriera pallavolistica da tifosa. Sì, perché io ero la più grande tifosa della squadra nella quale giocava mia sorella piú grande. Andavo a vedere le partite, applaudivo e incitavo tutte le giocatrici. Attivamente mi sono avvicinata alla pallavolo giocando in cortile e all’Oratorio. In estate con tre delle mie più care amiche d’infanzia ci sfidavamo in cortile con un cancello come rete, interrompendo le nostre partite avvincenti solo quando doveva entrare una macchina. Un giorno arrivò Alice da noi e ci informò che la Freccia Azzurra, la squadra dell’Oratorio di Gaggiano, voleva formare una squadra Under 12. Ovviamente mi iscrissi immediatamente. Iniziò così per me l’approfondimento di una disciplina che mi ha formato sotto diversi punti di vista. Raramente ho saltato un allenamento, mai una partita se convocata. Ho giocato in quasi tutti i ruoli: mi manca solo quello del palleggiatore, perché il palleggio non è mai stato il mio punto di forza. Il ruolo che mi è rimasto nel cuore è quello del libero. Io sono un libero anche nella vita. Prendo legnate, mi butto per terra, grido ma mi rialzo, cercando sempre di non fare cadere la palla che nella vita è per me sinonimo di dignità. Giocando a pallavolo ho imparato tanto: è uno sport di gruppo ed è uno sport intelligente. Senza testa e senza spirito di gruppo non si va lontano. Non ho raggiunto traguardi pallavolistici importanti e per me la pallavolo è sempre stato uno sport, uno svago, una chiamata. Non lo ho mai messa prima della scuola. Per diversi anni ho passato cinque giorni alla settimana in palestra, anche allenando, ma non è stato mai un peso per me, anzi. Entrare sul campo significava per me pensare solo alla palla, dimenticando tutto il resto. È stato quando, per via di un infortunio alla spalla, ho dovuto imparare a farne a meno che ho iniziato a vacillare. Ho imparato però che nella vita avere una routine ed interromperla ha conseguenze. È estremamente importante non abbarttersi e crearne una nuova routine dandosi del tempo. Oggi, che sono più di dieci anni che ho smesso di giocare a pallavolo, ancora faccio un po’ di fatica a trovare in altri sport quella stessa passione. Lo sport rimane però per me di vitale importanza, so di doverlo e volerlo praticare con disciplina e costanza. Il mio corpo e la mia mente ne giovano sempre. Quando prendo però in mano una palla da pallavolo, scatta dentro di me immediatamente quella voglia di mettermi contro un muro e fare una battuta. Credo proprio questa sensazione mi accompagnerà per tutta la vita. Alla pallavolo sono grata per tutto ciò che mi ha insegnato e per chi sono diventata praticandola.