Un progetto indistruttibile contro la violenza sessuale

Un cartello bianco, un pennarello nero, donne e uomini coraggiosi. In questo modo la fotografa Grace Brown effettua degli scatti molto particolari di persone che hanno subito violenze sessuali. Sul cartello queste vittime scrivono le frasi che i loro aggressori dicevano prima o durante quell’atto di violenza che ha cambiato per sempre le loro vite.

Project Unbreakable così l’ha chiamato la 21enne Brown. L’obiettivo di questo progetto è di porre l’attenzione sull’importanza di un tema come quello della violenza sessuale. L’arte può aiutare in questi casi a reagire e a salvarsi.

Tutto ha avuto inizio per Grace Brown quando un sabato sera una sua amica le confidò una storia che le causò molta sofferenza. Questa storia così personale colpì molto la fotografa che capì subito quanto spesso tragedie come queste possano accadere. Questo pensiero le cambiò radicalmente la vita: il giorno dopo si svegliò con l’idea di Project Unbreakable.

Inzialmente Brown fotografò persone che conosceva e in seguito decise di fondare un Blog Tumblr. Non le era allora ancora chiaro però quanto questo progetto sarebbe diventato importante.

Project Unbreakable è stato nominato da Time Magazine uno dei 30 blog Tumblr più importanti del mondo e le sue immagini vengono condivise spessissimo sui social network.

Attualmente Grace Brown è in viaggio nel Nord America dove sta tenendo conferenze nei college e nelle università durante le quali sottolinea l’importanza di parlare del tema della violenza sessuale presentando il suo progetto.

Uno spiraglio nella piaga dei matrimoni prematuri

Il 27 settembre a Ginevra il Consiglio ONU per i Diritti Umani ha adottato una risoluzione contro i matrimoni prematuri considerati una violazione dei diritti umani. La decisione è stata approvata all’unanimità da oltre 100 Paesi e sono stati messi in agenda una tavola rotonda alle Nazioni Unite e un report sulle sfide e i buoni risultati che derivano dall’eliminazione dei matrimoni prematuri.

La decisione è stata ben accolta da Plan che da tempo si batte contro il matrimonio prematuro inteso anzitutto come una violazione dei diritti delle bambine in quanto non solo le priva del diritto all’infanzia ma porta con sé violenze, abusi, rapporti sessuali forzati con conseguente rischio di malattie a trasmissione sessuale, di gravidanze premature e di morte in giovane età.

La risoluzione segue l’evento ‘Troppo giovane per sposarsi‘ che si è tenuto a New York il 25 settembre in occasione dell’apertura della 68sima Assemblea Generale delle Nazioni Unite, durante la quale i governi di Canada, Ghana e Olanda hanno chiesto un’azione urgente contro la piaga dei matrimoni prematuri.

Plan è stata rappresentata dalla delegata di 17 anni Farwa del Pakistan che ha raccontato la sua personale esperienza di sposa bambina nella sua comunità e ha espresso il suo pensiero su come porre fine a questa piaga.

“Plan ha di recente pubblicato il report ‘Il diritto delle bambine di dire di no ai matrimoni‘ – spiega Tiziana Fattori, Direttore Nazionale di Plan Italia – in cui si mostra che i matrimoni infantili sono un problema globale e se non si interviene al più presto più di 140 milioni di bambine saranno date in sposa entro il 2020. Ogni anno 13,7 milioni di ragazzine dei Paesi in via di sviluppo, sposate tra i 15 e i 19 anni, partoriscono con conseguenze devastanti per loro e per i loro figli.

Plan si batte per dare un’istruzione di qualità per le bambine in quanto l’educazione scolastica è la chiave per ritardare i matrimoni e le gravidanze. Plan Italia sta promuovendo in questi giorni la Campagna Because I am a Girl con particolare focus sull’11 ottobre, giorno in cui si festeggia la Giornata Internazionale della Bambina. Grazie a questa campagna è possibile sostenere a distanza una bambina garantendole un’istruzione di qualità di almeno 9 anni”.

Primi passi nella giusta direzione

In un documento rivolto ai sostenitori della Christoffel Blindenmission (CBM) il direttore tedesco, Rainer Brockhaus, scrive a proposito del vertice ONU del 25 settembre spiegando chiaramente l’opinione della sua organizzazione.

Le Nazioni Unite si sono riunite in quella data a New York per consultarsi sul tema degli obiettivi di sviluppo, che dovranno essere fissati a partire dal 2015, al fine di combattere la povertà. In questo contesto si è deciso anche per obiettivi di sviluppo inclusivi.

Ciò rappresenta un grande passo avanti perchè fino ad ora le persone disabili non erano state considerate negli obiettivi di sviluppo. I disabili rappresentano un settimo della popolazione mondiale, circa un miliardo di persone. L’80% vive in paesi in via di sviluppo. La loro non considerazione finora ha avuto conseguenze fatali: la maggior parte delle persone disabili vive in condizioni di grande povertà. Essere poveri e disabili in questo tipo di paesi significa vivere una situazione fatale.

La Christoffel Blindenmission con la sua campagna “Ferma il circolo della povertà e della disabilità” ha promosso l’inclusione delle persone disabili negli obiettivi di sviluppo globali. Il governo federale tedesco ha appoggiato la causa dell’ONG e si è imposto durante il vertice delle Nazioni Unite per una politica di sviluppo inclusiva.

Nei prossimi due anni gli obiettivi verrano definiti in dettaglio e CBM afferma, attraverso le parole di Brockhaus, di essere soddisfatta del risultato raggiunto. Ritiene però che il documento finale siglato non sia del tutto chiaro: non tratta infatti delle modalità di misurazione degli obiettivi di sviluppo inclusivi. Questo è un punto fondamentale per permettere di verificare l’applicazione vera e propria di provvedimenti volti a perseguire tali obiettivi.

C’è ancora molto da fare. La Christoffel Blindenmission continuerà a seguire da vicino il processo e a sostenere gli obiettivi di sviluppo inclusivi sia a livello nazionale che internazionale rimanendo a disposizione come partner in questo senso. Nei suoi progetti la CBM aiuta le persone disabili sotto diversi punti di vista sia in modo individuale, fornendo ad esempio medicinali, sia in modo sociale, creando un ambiente privo di barriere.

I nuovi obiettivi hanno tutto il potenziale per cambiare le pratiche di sviluppo politico a livello mondiale. Rivolgere lo sguardo alle persone disabili permette di fermare il circolo della povertà e della disabilità e di garantire un futuro migliore!

Fonte http://www.cbm.de
Fonte http://www.cbm.de

Fair Week a Karlsruhe

Il fair trade grantisce ai produttori e ai lavoratori dei paesi in via di sviluppo un trattamento economico e sociale equo e rispettoso. Questo tipo di commercio viene applicato di norma ai prodotti agricoli e tradizionali ma si sta espandendo sempre più anche in settori come il tessile e la gastronomia.

L’idea sulla quale si fonda il fair trade è semplice: se i coltivatori bisognosi dei paesi poveri vengono pagati per il loro lavoro in modo più equo hanno la possibilità di uscire dal circolo vizioso della povertà. In questo modo possono provvedere sia ai bisogni personali che a quelli delle proprie famiglie.
Con il fair trade non si punta però solo a garantire una maggiore ricompensa ma anche a praticare un commercio sociale, sostenibile e sensato a livello economico. Questo tipo di commercio ha quindi diverse sfumature e obiettivi e si rivolge potenzialmente a un vasto pubblico.

Karlsruhe dal 2010 detiene il titolo di città equo solidale. Cosa significa?! Per prima cosa questo è un riconoscimento per il grande impegno di molti abitanti della città che, in alcuni casi da decenni, sono impegnati in attività di volontariato nelle comunità cristiane e nei Weltladen per far conoscere a livello locale i prodotti fair trade provenienti dai paesi più poveri del mondo.
Essere una città equo solidale significa anche offrire seriamente il proprio impegno per promuovere lo sviluppo di questo tipo commercio facendo leva sulla solidarietà verso gli abitanti dei paesi produttori.

Da cinque anni Karlsruhe prende inoltre parte alla cosidetta Fair Week. Questo è un evento che ha luogo in tutta la Germania e ha come obiettivo il rafforzamento locale dell’immagine del commercio equo e solidale.
Ogni anno vengono proposte attività da parte di parrocchie, scuole, asili, uffici pubblici cittadini e negozi come Weltladen e caffetterie che confermano quanto il fair trade possa essere applicato in diverse modalità anche a livello locale. Queste attività a Karlsruhe si svolgono nei mesi di settembre e ottobre.

Commercio più equo. Possibilità più eque per tutti” questo è il motto della Fair Week 2013. La novità di quest’anno riguarda il tema del ‘tessile‘ che è stato inserito nel programma dopo che in primavera è si è verificato il crollo di una fabbrica del settore in Bangladesch. Diverse le attività che trattano questa tematica.

Gli italiani di Karlsruhe possono trovare di seguito il calendario di tutti gli eventi in lingua tedesca.

Il programma della Fair week a Karlsruhe
Il programma della Fair week a Karlsruhe

Quando degli ‘Innocent’ lavoretti a maglia possono aiutare

Nel 2012 i clienti tedeschi di Innocent hanno partecipato all’azione ‘Il grande lavoro a maglia‘ rendendola un grande successo. Il nome originale in tedesco di questa azione è appunto ‘Das große Stricken‘.
Di cosa si tratta?! Innocent ha invitato i suoi clienti a confezionare a maglia dei berretti per gli smoothie e a inviarglieli. I succhi di frutta con berretto sono stati così esposti nel reparto frigo di molti supermercati tedeschi.

I succhi di frutta Innocent con berretto

Per ogni smoothie con berretto venduto Innocent ha donato 30 centesimi di euro alla Croce Rossa tedesca.  I clienti affezionati al brand hanno acquistato in tutto 201.268 succhi di frutta con berretto e Innocent ha potuto quindi donare 60.380,40 euro. Con questi soldi la Croce Rossa ha supportato progetti in Gemania che facilitano la quotidianità delle persone anziane finanziando attività come attività creative, servizi di lettura ad alta voce, terapie per curare le demenze e programmi per il sostegno delle attività motorie.

Questo ‘gioco’ però continua anche nel 2013. Da settembre Innocent infatti richiamerà all’appello tutti i suoi clienti tedeschi invitandoli,  per la terza volta, a lavorare a maglia nuovi berretti per i succhi di frutta. Questi ultimi veranno esposti nel banco figro dei supermercati tedeschi a partire da gennaio 2014. L’azienda donerà 20 centesimi del ricavato delle vendite sempre alla Croce Rossa tedesca.

C’è un sito internet in tedesco su questa azione con addirittura consigli su come confezionare i berretti, ottimizzare il loro design e il loro riclo. L’indirizzo è: www.dasgrossestricken.de.

Una storia “innocent”

Questa storia tratta di succhi di frutta, detti anche Smoothies, ed ebbe inizio in Inghilterra nell’estate del 1998. In quell’anno o tre compagni di università Richard, Jon e Adam, dopo aver tentato di farsi strada sul mercato del lavoro, avevano voglia di intraprendere un’attività indipendente. Diverse idee gli erano venute in mente ma da molte di esse si dovettero subito allontanare. La vasca da bagno che si riempie da sola, ad esempio, era un’idea troppo rischiosa.

Sempre durante quell’estate i tre amici ebbero però un’idea che gli cambiò la vita: una bevanda fatta di frutta non solo buona ma anche sana. Questa avrebbe aiutato i giovani come loro a fare qualcosa di buono per sè stessi, considerando anche il fatto che il loro ultimo pasto salutare risaliva a diverse settimane indietro ossia quando erano stati invitati dai loro genitori la domenica a pranzo.

Detto, fatto! Richard, Jon e Adam acquistarono frutta per 750 euro, ne fecero del succo e si presentarono un fine settimana a un piccolo festival di musica Jazz a Londra. Davanti al loro stand appesero un cartello con la domanda: “Dobbiamo licenziarci dai nostri attuali posti di lavoro e continuare a fare succhi di frutta?“. Sotto due cestini: sul primo vi era scritto “Sì” mentre sul secondo “No”. La domenica sera il cestino del “Sì” era pieno di bottiglie vuote. Il lunedì mattina i ragazzi andarono in ufficio e si licenziarono. Facile!

Scrissero un Business Plan ma non trovarono nessuno disposto a investire (a dire il vero il Business Plan era un po’ noioso da leggere). Lo hanno riscritto altre 11 volte ma non ricevettero alcuna risposta positiva da banche, joint venture e aziende di Londra.

Richard, Jon e Adam inviarono senza più speranze un’e-mail a tutte le persone che conoscevano avente come oggetto “Chi conosce qualcuno che è ricco?”. Questo segnò una svolta: ricevettero il contatto di un certo Signor Pinto che era disposto a investire.

L’azienda però necessitava di un nome. I tre amici ci pensarono per nove mesi. All’inizio la loro attività era conoscuta come Fast Tractor. Fu in seguito denominata Hungry Aphid, poi Nude e ancora Naked. Alla fine i ragazzi si decisero per “innocent“.

Innocent da allora ne ha fatta di strada ed è diventata oggi una grande azienda attiva a livello mondiale. Gli smoothies si possono acquistare in Inghilterra, Irlanda, America, Australia, Germania, Svizzera, Austria, Danimarca, Norvegia e Finlandia.

Se si cercano sul sito web i valori aziendali si trova quanto segue:

Bevande al 100 % naturali

“Vogliamo che i nostri succhi abbiano un ottimo sapore, siano salutari e vengano prodotti in modo ecosostenibile. In realtà ciò è molto facile: nei nostri smoothies non vi sarà mai nulla di innaturale. I nostri prodotti fanno bene alle persone”.

Frutta fair trade

“Intendiamo essere orgogliosi di ogni pezzo di frutta nei nostri succhi. Preferiamo quindi imprese agricole che siano attente e premurose verso i loro impiegati e nei confronti dell’ambiente”.
Confezioni sostenibili

“Desideriamo che innocent piaccia anche all’ambiente. Le nostre confezioni vengono prodotte con meno materiale possibile. Questo è riciclato o rinnovabile”.

Produzione sostenibile

“Abbiamo solo una terra. Per questo osserviamo costantemente la nostra impresa, dalle piantagioni fino agli uffici, e ci poniamo una semplice domanda: come e dove possiamo risparmiare materiali? Questa domanda ci aiuta a ridurre il nostro impatto sull’ambiente e ci obbliga a essere sempre creativi. Il nostro obiettivo primario la riduzione del CO2”.

Condividere gli utili

“Vogliamo restituire qualcosa dal fatturato che la nostra azienda genera e darlo alle persone che si trovano in situazioni bisognose. Perciò ogni anno doniamo il dieci percento del nostro utile a enti di beneficenza e in modo particolare alla innocent foundation. Questa nostra fondazione supporta progetti di sviluppo nei paesi dai quali proviene la nostra frutta. E’ stata fondata nel 2004 e ha come obiettivo quello di collaborare con le comunità locali per perseguire un futuro sostenibile sia per le persone che per l’ambiente. La innocent foundation finanzia soprattutto progetti che utilizzano risorse naturali per un futuro migliore”.

Innocent: un’impresa ecosostenibile nata dalla buona volontà di tre amici.

CBM e Millennium Development Goals

I Millennium Development Goals fissati dall'ONU nel 2000
I Millennium Development Goals fissati dall’ONU nel 2000

Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals – MDG) sono otto punti di sviluppo fissati nel 2000 dalle Nazioni Unite (ONU) con l’intento di dimezzare la povertà mondiale entro il 2015.

Purtroppo è già chiaro che non sarà possibile raggiungere questi obiettivi entro il 2015. Perciò si sta attualmente lavorando a un processo che permetta di reagire sia alle difficoltà note che ai nuovi problemi globali sorti negli ultimi anni. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio che saranno quindi fissati verranno denominati ‘post-MDG‘.

I 189 stati membri dell’ONU definiranno i nuovi obiettivi da perseguire a partire dal 2015 durante il vertice del 25 settembre 2013 a New York.

Anche la Christoffel-Blindenmission (CBM) si sta attivando in questo senso. Nei paesi in via di sviluppo vive l’82% delle persone disabili sotto la soglia di povertà. La CBM è dell’opinione che i nuovi Millennium Development Goals debbano tenere conto delle persone disabili. Per fare ciò ha indetto una campagna. L’obiettivo è convicere, con l’aiuto della popolazione, il governo federale tedesco ad appoggiare questo tipo di questione durante il vertice ONU e permettere così che le persone disabili vengano considerate nei prossimi MDG.

La CBM ha pubblicato un rapporto ufficiale sugli Obiettivi di Sviluppo del Millennio nel quale descrive le proprie richieste in modo dettagliato. Tra queste si denotano i seguenti punti:

  • Le attività intraprese per raggiungere gli obiettivi devono considerare le persone disabili ed essere conformi con la convenzione ONU per i diritti dei disabili (UN-CRPD).
  • L’uguaglianza e la non discriminazione devono essere fissate come punti chiave e considerate in agenda singolarmente.
  • Tutti gli obiettivi devono essere fissati includendo indicatori relativi alle persone disabili.

Il governo federale tedesco non ha ancora comunicato la sua posizione ufficiale a tal riguardo, la CBM intende però perseguire fermamente il suo intento di adattare i Millennium Development Goals alle necessità delle persone disabili

Because I am a Girl: la Giornata di Malala ed Elena Di Cioccio testimonial

Il 12 luglio è stato il compleanno di Malala, la ragazzina pakistana colpita l’anno scorso da un talebano mentre andava a scuola e diventata simbolo del diritto delle bambine ad avere un’istruzione. Proprio il 12 luglio si festeggerà d’ora in avanti la Giornata di Malala. La sedicenne sostiene la campagna di PlanBecause I am a Girl’ e con il suo compleanno si è segnato l’inizio dei 100 giorni che mancano all’11 ottobre ovvero alla Giornata Internazionale della Bambina che coincide con la celebrazione nel mondo della campagna.

Proprio in occasione del compleanno di Malala, Plan Italia ha annunciato che Elena Di Cioccio ha accettato di diventare la testimonial in Italia della campagna ‘Because I am a Girl‘. L’attrice e conduttrice televisiva ha maturato la sua scelta di unirsi alla causa della onlus dopo aver visitato i progetti di Plan in Ghana, dove ha potuto toccare con mano l’importanza del girl empowerment tramite progetti mirati, come il microcredito femminile, l’efficacia dell’istruzione delle bambine come strumento per uscire dalla povertà e quindi la necessità di riportare a scuola le ragazzine che per varie ragioni se ne sono allontanate.

I diritti delle bambine e l’uguaglianza di genere sono temi molto cari a Elena Di Cioccio per motivi sia personali sia professionali. La conduttrice si è commossa e appassionata nel vedere il coraggio e la forza con cui le ragazze affrontano il difficile percorso verso l’istruzione e l’emancipazione di genere, trovandosi a combattere ogni giorno contro un ventaglio di discriminazioni che abusano del loro corpo con la pratica delle mutilazioni genitali, le spingono a sposarsi prematuramente e a lasciare la scuola, permettono violenze psicologiche e fisiche.

“La discriminazione di genere – ha sottolineato Di Cioccio – miete vittime in tutto il pianeta a prescindere dalla geolocalizzazione. Se nei paesi sviluppati, ricchi di cultura umanista, gonfi di benessere, dove le regole sociali dovrebbero garantire una certa equità, ad uccidere le donne sono la follia del possesso, la gelosia o la competizione uomo-donna. Nei luoghi dove manca tutto, dove ricchezza e istruzione sono appannaggio di pochi, la lotta per la sopravvivenza diviene feroce e sono gli indivuidi fisicamente più fragili a subirne le conseguenze. Ci sono nazioni che cooperano allo sviluppo dei mercati mondiali e che sul loro suolo ammettono, giustificano e perpetrano ogni tipo di abuso nei confronti del genere femminile. L’altra metà dell’umanità. Quella che genera. La vera rivoluzione del prossimo secolo sarà quella di dare valore all’essere umano con tutte le sue differenze”.

Elena Di Cioccio è stata un una delle principali protagoniste del recente evento televisivo su La7 di Plan Italia, Prima le ragazze! Girls first!, con cui la onlus ha lanciato il suo ritorno in Italia dopo 50 anni. Migliaia le chiamate per esprimere l’adesione a Plan Italia e a condividere l’importanza del tema della lotta alla discriminazione delle bambine.

La Campagna Internazionale di Plan ‘Because I am a Girl‘ ha come obiettivo un’istruzione di qualità di almeno nove anni per 4 milioni di bambine nel mondo che a causa della povertà rischiano di rimanere ai margini della società. L’anno scorso per la Giornata Internazionale della Bambina il pianeta si è illuminato di rosa: dall’Empire State Building alla London Eye di Londra, dalle Cascate del Niagara alle Piramidi d’Egitto, dalla Sirenetta ai principali monumenti indiani. Anche Plan Italia ha fatto la sua parte illuminando l’Ottagono della Galleria di Vittorio Emanuele II a Milano. Un’ondata rosa che ha attraversato il mondo per focalizzare l’attenzione sulle bambine e sui loro diritti.

Elena Di Cioccio durante la trasmissione Prima le ragazze!
Elena Di Cioccio durante la trasmissione Prima le ragazze!

Voci di donne: Come l’istruzione può cambiare la vita in Africa

Hai un minuto? E se ce l’hai come vorrei riuscire a farlo diventare un sempre…” canta Mina nella sua ‘Itaca’, trasmessa in anteprima assoluta durante la trasmissione di Plan Italia, Prima le Ragazze, su La7 lo scorso 5 Giugno.

La Signora della musica italiana ha voluto così testimoniare la sua vicinanza all’impegno di Plan Italia, promotore di campagne a tutela dei diritti delle ragazze che non hanno la possibilità di studiare. In realtà, se ci si riflette, un minuto di attenzione nella vita delle bambine può significare un sempre.

Per Fatma Ndaw è stato veramente così: nata nei sobborghi di Dakar, in Senegal, a sei anni è rimasta orfana ma non ha smesso un minuto di studiare anche quando è stata costretta a sposarsi a soli 15 anni con uno zio, rimanendo subito incinta.

Fatma non si è persa d’animo, perché ogni minuto è prezioso, e ha lasciato il marito che voleva altri figli e con il sostegno di sua zia è riuscita ad andare all’università di Dakar laureandosi in Lingue. E’ diventata insegnante, ha comprato una casa per lei e sua zia. Non si è però fermata lì! Ora sta collaborando con Plan Senegal nel progetto ‘1.000 Girls‘ per trasmettere la lezione più importante che ha imparato ossia che l’istruzione è lo strumento per cambiare la propria vita.

Ci sono ancora 66 milioni di bambine nel mondo che non vanno a scuola e a una su tre viene negato l’accesso all’istruzione scolastica proprio perchè femmina.

In particolare i paesi dell’Africa centro-occidentale soffrono di una forte disparità di genere che si traduce nella mancanza di istruzione scolastica per le bambine. Infatti le zone occidentali hanno il livello di istruzione più basso nel mondo.

Secondo dati ufficiali negli 11 paesi africani della fascia occidentale 14 milioni di bambini in età scolare non vanno a scuola e quasi otto milioni sono bambine. Nelle aree rurali la percentuale dei bambini senza istruzione arriva al doppio in confronto a quella dei bambini che vivono nelle aree urbane. Inoltre la percentuale di abbandono scolastico grava pesantemente sulle ragazze e le cause sono espresse dai matrimoni prematuri, dalle molestie, dalle violenza di natura sessuale e dalla mancanza di infrastrutture che aiutino le differenze di genere come, ad esempio, i bagni separati.

Il lavoro di Plan nei confronti dell’istruzione delle bambine nell’Africa centro-occidentale si fonda su tre elementi interconnessi: un uguale accesso all’istruzione, un’istruzione di qualità e il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche. Inoltre Plan lavora con i governi sia locali sia a livello nazionale per sensibilizzarli verso il rispetto dei diritti di tutti i bambini soprattutto delle bambine.

Perché ‘trasformare un minuto in sempre’ nella vita delle bambine del mondo si può fare, ce lo insegna Fatma Ndaw.

Per informazione su come sostenere una bambina a distanza con Plan Italia, si può chiamare il numero: 0039-039 6848701 – email: info@plan-italia.orgwww.plan-italia.org.

Fatma Ndaw
Fatma Ndaw

Fondazione Marisa Bellisario: donne eccellenti!

Per una donna fare carriera è più difficile ma è più divertente“.

Venticinque anni fa Marisa Bellisario lasciava la consapevolezza che ogni donna, se determinata e coraggiosa, in grado di osare e inseguire le proprie ambizioni, può raggiungere qualsiasi traguardo, nella vita come nel lavoro. La Bellisario, scomparsa nel 1988, era definita manager dura ma corretta dalla stampa internazionale e il suo percorso professionale in Olivetti è degno di ammirazione. Infatti la sua è la prima carriera in Italia nell’ambito delle telecomunicazioni e dell’informatica e la prima di respiro internazionale, perché è lei stessa a scrivere di “aver scoperto venti anni prima di economisti ed esperti che un’impresa deve essere internazionale”.

Ogni anno dal 1989 la Fondazione che da lei prende il nome, presieduta da Lella Golfo, premia le eccellenze femminili che si sono distinte nella professione, nel management, nella scienza, nell’economia e nel sociale a livello nazionale e internazionale. ‘Donne ad alta quota‘ è un premio pensato per riconoscere l’impegno delle donne nel lavoro che quest’anno si è svolto il 20 giugno.

La Fondazione Marisa Bellisario promuove lo studio e la progettazione di azioni rivolte al mondo del lavoro, dell’imprenditoria femminile e del management con interesse particolare verso le nuove tecnologie. La Fondazione desidera valorizzare le professionalità femminili che operano nel settore pubblico e privato e promuove una cultura attenta alla parità in un dialogo aperto nella società. Ha come obiettivo principale quello di richiamare costantemente l’attenzione del mondo politico, delle istituzioni, dell’imprenditoria e del mondo del lavoro su idee e progetti innovativi, per promuovere e sostenere l’affermazione delle professionalità femminili in ambito nazionale ed internazionale.

Decisionismo, capacità e competenze coniugate con l’esperienza maturata a livello internazionale hanno fatto del profilo professionale di Marisa Bellisario una donna lungimirante e coraggiosa. La Fondazione Bellisario porta avanti il suo impegno che ha rappresentato per la storia femminile un simbolo dell’affermazione della parità tra uomo e donna.