Ho ascoltato oggi questo detto tibetano a Il Volo del mattino di Radio Deejay recitato da Lama Michel Rinpoche. Ho trovato le sue parole davvero illuminanti: dovrei appendermele a vista.
Pensando di fare, pensando di fare: sono passati 20 anni.
Non sono riuscito, non sono riuscito: sono passati 20 anni.
Ah perché non ho fatto, ah perché non ho fatto: sono passati 20 anni.
Così sono passati 60 anni. Questa è la biografia di una vita vuota.
Se c’è qualcosa che riteniamo che sia importante nella nostra vita dobbiamo farla oggi, senza scuse.
Detto tibetano
Ecco la registrazione completa di Lama Michel che Fabio Volo ha condiviso questa mattina.
Lo scorso fine settimana siamo stati due giorni con alcuni amici a Titisee-Neustadt, una cittadina nella foresta nera dove c’è un lago. Per il sabato avevamo in programma di fare trekking sul Feldberg, il monte più alto della regione con i suoi 1493 metri d’altitudine.
Già durante la settimana nel nostro gruppo di Whatsapp per la gita si discuteva intensamente sul meteo: fare trekking a novembre inoltrato porta sempre con se un certo livello di rischio. Le previsioni più negative si sono avverate: sul nostro cammino ci hanno accompagnati nebbia, nevischio, pioggia e vento. Io, che avevo passato tutta la settimana a non vedere l’ora di camminare nella foresta perché fa sempre bene al mio umore, mi sono ritrovata comunque a sentirmi soddisfatta nonostante il tempo avverso. In realtà proprio le condizioni climatiche sono state per me motivo di felicità, così ho potuto fare un’esperienza unica nella natura e viverla nel suo pieno.
Non sempre il meteo è così come ci auguriamo che sia ma questo non deve essere motivo di disperazione. Come dicono i tedeschi, non esiste il maltempo esistono solo vestiti non adatti!
Questo è un reminder a me stessa ma anche a te che mi leggi.
Abbiamo tutto ciò che ci serve per condurre una vita felice. Siamo abbastanza in quello che facciamo, siamo in salute, abbiamo persone su cui contare, impulsi che ci stimolano a crescere, cibo nel frigorifero e calore nelle nostre case. Qualora qualcosa non dovesse essere vero per te, non importa perché io sono certa ti identificherai in altri punti, o saprai aggiungerne di più, provando comunque felicità.
Io non vedo alcun senso nel cercare sempre di raggiungere qualcosa in più o nel pretendere altro da noi stessi.
Dovremmo sederci più spesso, respirare e sorridere sentendoci grati perché la vita che conduciamo non è scontata e non tutti hanno la nostra fortuna. Certo ci sono giorni migliori e altri meno ma tutto sommato abbiamo veramente motivo di lamentarci o di non sentirci soddisfatti? Io non credo. Accendiamo allora quella luce che sappiamo brillare dentro di noi, senza paura.
Una tecnica molto utile che ho appreso leggendo il libro The Miracle Morning di Hal Elrod è quella di visualizzare i propri obiettivi mettendoli su carta. Lo si fa creando una cosiddetta visualization board.
Per creare una visualization board si prende un foglio di carta o un cartoncino, di dimensioni a piacere, e si scrivono gli ambiti su cui si intende lavorare per poi andare nello specifico annotando i propri obiettivi. I più creativi possono aggiungere slogan o immagini che aiutano a rendere meglio il concetto e l’obiettivo a esso collegato. Una volta creata la propria visualization board la si appende o la si posiziona in modo da averla sempre bene in vista.
Io uso questa tecnica specialmente quando ho in testa tante cose che vorrei migliorare per sentirmi più soddisfatta. Creando una visualization board, riordino i pensieri e li divido in categorie esternando su carta quello che intendo raggiungere come obiettivo. Guardare la mia visualization board di tanto in tanto mi sprona a rimanere concentrata e a misurare i miei progressi perché quando si visualizza una cosa questa diventa più tangibile e quindi più raggiungibile.
Da quando sono piccola per me scrivere è un impulso, una cosa a cui non riesco a resistere e che devo subito fare, appena mi gira per la testa, altrimenti il suo pensiero non mi lascia tranquilla. Si chiama il sacro fuoco dell’arte, ho imparato nel tempo.
Scrivere è raccontarsi, aprirsi, fare entrare qualcuno nei tuoi pensieri più privati, aprirgli una finestra e fargli respirare la tua aria. Scrivere è confessarsi, come sostiene Sigrid Nunez nella frase che posto qui sotto.
È la mia passione e credo forse anche uno dei miei maggiori talenti. L’intento di questo post è di ringraziare te che ti prendi del tempo per leggere ogni settimana quello che scrivo.
Di cuore, grazie!
Una bella frase sulla scrittura condivisa da Gretchen Rubin nella sua newsletter quotidiana Daily Moment of Happiness
Perché se non lo fai non ti sembrerà di aver vissuto veramente. Vale sempre la pena provare a raggiungere i tuoi obiettivi, non importa quante volte dovrai ricominciare da capo perché ti sarai arreso o qualcosa non avrà funzionato come avresti voluto. Non credere alla tua testa: cercherà in quel momento di dissuaderti e di trovare una scusa facendoti sentire insicuro dei tuoi mezzi.
Volere è potere e se veramente desideri una cosa la puoi raggiungere ma non devi sottovalutare la situazione: non sarà facile. Devi tirarti su le maniche e impegnarti non dubitando di te stesso se magari non ti riesce subito un certo risultato. Dividi l’obiettivo in piccoli pezzi, inizia facendo dei passetti nella direzione da te desiderata: non voler sconvolgere la tua vita mettendola sottosopra dall’oggi al domani perché rischi di non essere costante.
Incontrerai sul tuo percorso delle difficoltà ma, se ti manterrai concentrato sul tuo obiettivo, troverai il modo di superarle magari ricorrendo anche all’aiuto di qualcuno a te vicino. Una cosa importante è infatti il non tenerti tutto dentro parlando sempre con le persone a te care di quello che ti impegna la testa. Solo così ti parrà più tangibile e quindi più raggiungibile.
Dovrai fare dei sacrifici e impegnarti perché, lo sai, nella vita nulla ti viene regalato. Forse a un certo punto ti mancherà la motivazione. È proprio in quel momento che non dovrai esitare ma essere forte di spirito e avere fiducia nelle tue scelte. Non ti abbattere, non permettere a nessuno e quindi neanche a te stesso di metterti in discussione: sei consapevole del tuo valore e dell’impegno che metti nelle tue cose.
Vivi all’altezza dei tuoi sogni ma, soprattutto, vivi sempre in pace con te stesso, concediti delle pause: anche tu hai il diritto di riposare. Ritrova però sempre la motivazione di continuare sulla strada da te scelta perché solo così potrai guardarti dentro ed essere orgoglioso di ogni passo compiuto.
Secondo il suo profilo instagram Alessandra Olanow è un’illustratrice, una persona dal sonno irregolare e una creatrice di pigiama.
Io la seguo da alcuni mesi e a me le sue illustrazioni fanno riflettere e piacciono molto. Ha un modo particolare di vedere la vita e io rimango in generale sempre affascinata dalle persone che sono capaci di esprimere e vivere la propria creatività. Questa settimana ha condiviso questa immagine nella quale esprime il concetto che nulla nella natura sia in grado di fiorire per tutto l’anno. A balzarmi all’occhio è stata però la didascalia da lei scritta: “Se oggi è un giorno in cui non riesci a fiorire, va bene lo stesso”.
Quante volte ci sentiamo scomodi nella nostra pelle o ci convinciamo che la giornata che stiamo vivendo non solo sia partita storta ma proprio non voglia girare nel verso giusto. A volte ci intrappoliamo in un vortice di pensieri negativi tarpandoci le ali da soli. È parte del gioco: nella vita ci sono alti e bassi. L’importante è non esagerare nel valutarli e prendere il ‘momento no’ in quanto tale ma come passeggero, con la consapevolezza che ne arriverà uno migliore. La parola d’ordine deve essere relativizzare.
Nulla fiorisce tutto l’anno e noi non dobbiamo perdere la speranza che la primavera sia proprio lì, dietro l’angolo, ad aspettarci.
Se non ti senti bene, non ti scoraggiare: è del tutto normale. Guardati allo specchio e fatti una smorfia divertente ed ecco che vedrai apparire quel sorriso e quella luce nei tuoi occhi che credevi aver perso.
Giovedì ho ripreso a viaggiare per lavoro dopo quasi due anni di pausa. Mi trovavo sul mio penultimo treno quando, a un certo punto, questo si ferma e io capisco che questi minuti persi potrebbero essere critici per raggiungimento della mia ultima coincidenza. Guardo nella mia casella di posta e trovo una mail della Deutsche Bahn, la ferrovia tedesca, che mi informa che non sarei riuscita ad arrivare in tempo a Kempten. Lì avrei dovuto prendere il treno per Nesselwang, la città nell’Allgäu dove c’è un centro di produzione della mia azienda a cui ero diretta. Inizia il panico alla ricerca di un’alternativa e nell’informare una mia collega che forse sarei arrivata in ritardo. Il conducente però fa una gran cosa: spinge sul pedale dell’acceleratore e recupera i minuti persi. Guardo di nuovo nelle mie mail e la Deutsche Bahn mi scrive che ce l’avrei fatta in tempo. Tiro allora un sospiro di sollievo, alzo gli occhi e vengo catturata dalla bellezza del paesaggio fuori dal mio finestrino. Vedo una chiesa rosa in mezzo al verde, poi un’altra bianca ancora più sperduta e delle mucche al pascolo. Improvvisamente mi sento così frivola: mi stavo veramente perdendo un paesaggio così bello per controllare se il mio viaggio fosse andato a buon fine. Mi impongo da quel momento di godermi il viaggio senza pensare troppo al raggiungimento meta perché, come ho letto una volta su una tazza, il viaggio è la meta.
L’alba vista dal balcone del mio hotel a Nesselwang
Quante volte mi hai chiesto se volessi venire a fare un giro in bicicletta con te e troppe volte la mia risposta a questa tua domanda è stata negativa. Avevo da studiare o apparentemente di meglio da fare. Ieri, a sette anni dall’ultimo giorno che abbiamo passato insieme, ho preso la bicicletta un paio di volte per sbrigare delle commissioni. Inutile scrivere che quando monto in sella i miei pensieri sono spesso rivolti a te che mi hai insegnato ad andarci in bicicletta. Tu non guidavi volentieri l’auto e ti spostavi quasi sempre in bici. Avevi i tuoi percorsi e in estate un’abbronzatura invidiabile ma tipo muratore e io ti prendevo in giro. Spesso i miei amici mi dicevano “Sai che ho visto tuo papà in bicicletta oggi?!” e io tra me e me pensavo: “Sì, certo non sembrerebbe neanche lui senza”.
Quanto vorrei che, come eri solito fare, aprissi per metà la mia porta e sbucassi da dietro con la testa chiedendomi: “Ti va di venire a fare un giro in bicicletta con me?”, la mia risposta questa volta sarebbe positiva: puoi scommetterci. So che però questo non potrà più accadere e allora mi accontento di portarti nel cuore, perché anche se non ci sei più, io so che pedali sempre al mio fianco.
L’interno di un ristorante a Granada che si chiama “La bicicleta”
Svegliarsi la mattina presto, venire abbracciata, vedere il sole appena uscita di casa, aprire Whatsapp e aver ricevuto così tanto messaggi di auguri nonostante la giornata sia iniziata da così poco tempo. Sentirmi bene anche perché ieri mi sono rimpinzata lo stomaco con una Donauwelle fatta in casa per il mio compleanno. Questo mio nuovo anno di vita mi piace già! Grazie a chi oggi mi ha già pensata e mi penserà!