Conta le tue benedizioni

Sabato scorso finalmente mi sono messa d’impegno e ho organizzato la stampa del mio Gratitude Journal. Cos’è?! È un diario sul quale ogni giorno annoto dieci cose per cui sono grata, motivandole il più possibile. 
Ho iniziato nel 2020 a fare questa pratica e da due anni mi sono digitalizzata. Ogni sera intorno alle 21:00 mi siedo al computer e rifletto sulla mia giornata. 
Trovare ogni giorno dieci cose di cui essere grata non è sempre semplice ma aiuta soprattutto in quei giorni durante i quali non mi è sembrato di vivere bene.
In inglese si dice: “Count your blessings”, conta le tue benedizioni, e io credo ci sia qualcosa di vero in questa frase. Riflettendo ogni giorno su ciò che ho e su quello che ho vissuto di cui sono grata, ho imparato a vedere sempre il positivo delle mie giornate. Ogni giornata ha il suo perché.
In fondo non serve molto: solo un foglio, di carta o digitale, e un quarto d’ora di tempo per la riflessione. A me questa pratica ha cambiato la vita e mi riscopro sempre curiosa durante l’anno nel rileggere ciò di cui, qualche anno prima quello stesso giorno, ero grata.
La stampa del diario della gratitudine del mio 36esimo anno di vita mi arriverà il 4 marzo: non vedo l’ora di sfogliarla!

La pratica della gratitudine mi ha permesso di notare i piccoli regali della natura come questi bei fiori.

LA TERRA È GIÀ SPORCA, NON IMPORTA!

Questa settimana, mentre passeggiavo tra le strade di Weil der Stadt, ho incontrato tre bambini sulla strada verso casa. Erano, per l’esattezza, un bambino e due bambine. Stavano parlando, una delle due bimbe aveva in mano un sacchetto di patatine e le stava mangiando. Quando l’altra le ha segnalato di volerne anche lei, la prima bambina le ha dato una grossa manciata di patatine facendone cadere alcune per terra.

Il bambino, che come me, ha osservato la scena, ha esclamato ad alta voce: “Inquinamento ambientale! La terra è già sporca, non importa!”.

Devo ammettere che mi è mancato il coraggio civile: non sono intervenuta e non ho detto loro nulla. Me ne pento però perché il mio nuovo motto è “comportarmi in modo da dare il buon esempio”. Avrei potuto dire loro che fa differenza come ciascuno di noi tratta la terra.

Non è giusto buttare a terra dei fazzoletti o delle gomme da masticare ed è il compito di noi adulti insegnarlo ai bambini. Trovo triste che la pensino a questo modo riguardo alla terra. Trovo altrettanto triste che io non abbia avuto il coraggio di girarmi e aprire la bocca.

Non importa se la terra è già sporca. È nostro compito prendercene cura, perché è un ambiente in cui noi siamo solamente ospiti.

La terra respira, proprio come noi.

Sogni

Con gli anni forse i tuoi sogni cambiano. In realtà forse cambiano, si spostano e si espandono. Inizi a realizzare che la vita è piuttosto lunga e, se non continui ad aggiungere nuovi sogni, non c’è molto per cui valga la pena alzarsi la mattina. Forse ti rendi conto che non possiedi questa specifica cosa che ti rende felice ma che invece hai una collezione di piccole e grandi gioie. Realizzi che la tua vita può includere un’intera tappezzeria di sogni. Un caleidoscopio. Forse provi a seguire uno dei tuoi grandi sogni. Ti rendi conto che l’importante non raggiungere la gloria ma solamente essere devoto al sogno. Essere sulla via dell’ascoltare dall’interno ed estrarre i prossimi passi. Il sogno non è la destinazione ma la gioia contenuta dentro la meraviglia, il percorso, il fare e il provare. Il punto di ogni sogno è farti alzare ed essere presente nella tua vita, impegnato nel viverla. E qualsiasi cosa ti prenda, rendila bella, perchè l’hai costruita con il tuo entusiasmo, seguendo una luce dopo l’altra.

Jamie Varon
Il percorso è l’obiettivo.

La pensione

Questo essere umani è come una pensione.
Ogni mattina un nuovo arrivo.
Una gioia, una depressione, una cattiveria e alcune consapevolezze momentanee arrivano come un visitatore inaspettato.
Dai a tutti il benvenuto e intrattienili! Anche se sono una moltitudine di dolori, che hanno svuotato in modo violento la tua casa dei suoi mobili. Tuttavia tu trattali come un ospite onorabile. Potrà magari liberarti per provare nuovi piaceri.
Il pensiero oscuro, la vergogna, la malizia: incontrali alla porta sorridendo e invitali a entrare.
Sii grato per chiunque venga a bussare alla tua porta perché è stato mandato da una guida dell’aldilà.

Jalaluddin Rumi
L’ufficio del turismo di Calibishie, Dominica

Di nuovo in pace

Nel 2021, quando mi sono trasferita a Weil der Stadt, ho preso una decisione importante: sono uscita dalla Chiesa Cattolica. Ho sbrigato questa pratica al comune che ha inviato un’informazione alla chiesa della mia nuova città. Il parroco allora mi scrisse per chiedermene i motivi. Io non gli risposi.
Sono cresciuta con un’impostazione cattolica, ho fatto tutto il percorso e la fede per me è stata sempre importante. Mio padre era molto credente e fino al suo ultimo giorno ha vissuto la fede in modo attivo. Io credo in Dio, che per me è rappresentato nella forza della Natura e dell’Universo, e credo nei valori cristiani. Sono uscita dalla chiesa perché quella tedesca non mi rappresenta: ci vanno prevalentemente solo gli anziani, cantano canzoni con l’organo e non se ne capisce il testo e viene finanziata direttamente dai fedeli tramite tassa diretta sullo stipendio di ogni mese.
Faccio ancora fatica oggi a fare pace con me stessa per la decisione che ho preso e da allora provo difficoltà a relazionarmi con il mio lato spirituale. Ho passato un periodo nel quale mi sentivo persa sotto quel punto di vista. Mi sono ritrovata però nella meditazione.
Ieri sera mi è successa una cosa particolare: stavo meditando e a un certo punto, mossa dalle parole dell’insegnante di meditazione, ho iniziato a cantare nella mia mente il ‘Ti ringrazio mio Signore’, una canzone che io collego alla mia infanzia in chiesa. Mi sono sentita in un attimo come in una pace di sensi, come se qualcosa scollegato da tempo fosse ricomparso. Ho fatto poi attenzione al testo del ritornello di questa canzone e lo trovo davvero molto bello e pieno di speranza: mi sono riproposta di cantarlo a mente quando mi sento insicura. Lo condivido qui sotto qualora non lo conosceste o non ve lo ricordaste:

Ti ringrazio mio Signore
non ho più paura, perché,
con la mia mano nella mano
degli amici miei,
cammino fra la gente della mia città
e non mi sento più solo;
non sento la stanchezza e guardo dritto
avanti a me,
perché sulla mia strada ci sei Tu.

Per me racchiude un messaggio positivo: condividere la propria vita con gli amici rende più forti e meno soli perché mossi da una forza divina durante il nostro cammino.

Stoccarda vista dal Monte Scerbellino

Pitturare il diavolo sulla parete

Durante la mia vita ho sofferto molte catastrofi inimmaginabili. La maggior parte delle quali non si è mai avverata.

Mark Twain

Quante volte ci troviamo intrappolati nella nostra testa a immaginarci scenari apocalittici sul nostro futuro? Progettiamo e viviamo nella nostra mente tutto nei minimi dettagli, poi però affrontiamo la temuta situazione e ci accorgiamo che prende una piega differente se non addirittura inaspettatamente migliore.

In tedesco c’è un modo di dire che a me fa sorridere perché rende veramente bene l’idea: “Den Teufel an die Wand malen”. La sua traduzione letterale è “Pitturare il diavolo sulla parete” che come concetto in italiano corrisponde a “Fasciarsi la testa prima di cadere”. Io in questa disciplina vado forte e non è assolutamente qualcosa di cui essere fieri.

A volte mi faccio talmente prendere dalla testa che mi paralizzo e non intraprendo più alcuna azione. Con il tempo, ho imparato a trattarmi con gentilezza quando mi accade di farmi prendere dai miei pensieri a spirale. Questo istinto primordiale infatti può essere governato e ha a che fare con una mancanza di fiducia in se stessi e nel sistema.

Se capita anche a te di venire travolto dal vortice dei pensieri negativi, fai un passo indietro, valuta la situazione con obiettività, fai un bel respiro e vai avanti. Non nascondere la testa nel guscio. Affronta con consapevolezza la situazione che ti condiziona e vedrai che girerà in un altro modo rispetto a quello di cui ti preoccupi tu. E se invece non dovesse essere così? Credi nella tua forza: sarai in grado di affrontare anche questa sfida. L’universo infatti pone delle sfide solo a chi ha i mezzi giusti per gestirle. Coraggio!

Dentro a questa grotta buia si nasconde una delle più belle cascate che io abbia mai visto. Vale sempre la pena attraversare il buio.

Impasta che ti passa!

“Io, quando mi sento giù, mi metto a impastare”, questa frase di una mia cara amica mi è rimasta impressa nella memoria. Era un tardo pomeriggio di febbraio di qualche anno fa quando me la disse al telefono.

Qui a Stoccarda è un mese che piove quasi ininterrottamente e questo si riflette sul mio stato d’animo. Cerco sempre di far svoltare le mie giornate in modo positivo ma, quando guardo fuori dalla finestra, mi prende lo sconforto. Non demordo però, non vi preoccupate. Ho imparato con gli anni ad apprezzare di più quando il tempo è sereno, non facendomi scappare l’occasione di fare una passeggiata.

Oggi non piove ma il cielo è grigio e, ripensando alla frase della mia amica, ho deciso di preparare una focaccia. Sono quindi andata al supermercato in bicicletta a comprare gli ingredienti che mi mancavano. Ho tirato fuori la nostra macchina da cucina e mi sono messa a impastare. Il grigiume non è diventato uno stato d’animo e io mi sono sentita bene passando il pomeriggio in maniera attiva. Ho, inoltre, anche qualcosa da portare domani per il brunch che faremo a casa di amici. Ho preso insomma due piccioni con una fava!

E tu cosa fai quando ti senti un po’ così?

L’impasto della mia focaccia

Costruisci la vita che desideri

Secondo Arthur C. Brooks, il professore della felicità di Harvard, ci sono tre cose che compongono la felicità: l’appagamento, la soddisfazione e lo scopo.
Il piacere è animale mentre l’appagamento è umano ed è caratterizzato dalla condivisione e dalla consapevolezza. La soddisfazione è la bella emozione che si prova quando si è raggiunto un obiettivo su cui si è lavorato da tempo. La soddisfazione non arriva senza impegno o sacrificio. Se nella nostra vita non vediamo uno scopo ci sentiamo persi. Quando al nostro agire abbiniamo un significato siamo in grado di superare anche le fasi più difficili. Dobbiamo quindi cercare il nostro perché di vita e questo non è affatto un percorso facile. La felicità è infatti una direzione, non una destinazione.
Culture differenti definiscono la felicità in modo diverso. Nelle lingue germaniche la parola ‘felicità’ è associata alla fortuna e al fato positivo. Nelle lingue romanze è legata al termine ‘felicitas’, crescita, fertilità e prosperità. Delle sensazioni sono collegate alla felicità ma la felicità non è una sensazione. È possibile infatti sentirsi più felici scegliendo di esercitare controllo sull’unica persona che siamo in grado di controllare: noi stessi. Non aspettare che cambi il mondo ma uscire dalla nostra testa e passare all’azione: compiere ciò che più desideriamo coltivando emozioni positive.
Ho iniziato ad ascoltare l’audiolibro ‘Build the life you want’ (Costruisci la vita che desideri), di Arthur C. Brooks e Oprah Winfrey, e lo trovo davvero una lettura illuminante. Se anche tu, come me, sei alla ricerca del tuo perché questo libro può essere utile per raccogliere le idee.

Felicità è trovare il proprio fuoco dentro

Imparare a stare con le emozioni difficili

Questa settimana ho fatto fatica. Sicuramente capita anche a qualcuno di voi di trovare difficile stare nella propria pelle. Sentire una pesantezza sullo stomaco e non sopportare il proprio modo di essere in quel momento. 

Ieri per me era una giornata così. Sarei voluta uscire dal mio corpo e darmi uno scossone. Per non stare ferma nei miei pensieri pesanti ho deciso di agire. Uscire dopo il lavoro, andare a camminare nei campi in compagnia e lasciare spazio a miei pensieri esprimendoli in parole. Non potevo scegliere medicina migliore. Ha funzionato!

Più si cresce e più si è confrontati con emozioni forti, con pensieri che occupano la mente e rischiano di paralizzare. È importante imparare a conviverci, a gestirli e a esprimerli. Uno dei metodi più consigliati è proprio quello di passare all’azione, di interrompere i pensieri e impegnare la testa in un’attività. 

Tra le tante cose che vengono insegnate a scuola manca, secondo me, la consapevolezza. È un tema che mi sta molto a cuore e con il quale io mi confronto quotidianamente perché è fondamentale. Con gli anni la vita te la insegna ma perché non educare fin da piccoli a nominare le proprie emozioni e a implementare tecniche che li aiutano a farci i conti se difficili?! Alleggerirebbe sicuramente il loro bagaglio emotivo.

Saper guardarsi dentro ed essere in grado di trattarsi con gentilezza quando il gioco della vita si fa duro è un grande vantaggio. Impariamolo ma soprattutto insegniamolo ai più piccoli.

Una finestra sull’anima è come una finestra sul mare: ci si affaccia sull’infinito.

La mia prima sera in Germania

Quando il 12 febbraio 2012 arrivai a Karlsruhe con la mia valigia gialla contenente solamente vestiti invernali, ad aspettarmi c’erano uno strano appartamento condiviso e uno studente di matematica introverso. Non appena il mio nuovo coinquilino mi diede la password del wifi, mi collegai su Facebook e postai una foto dello schermo del binario della stazione di Stoccarda indicante la destinazione del mio treno verso Karlsruhe. Fu allora che successe una cosa magica: mi scrisse un messaggio Anastasia, una ragazza con cui avevo condiviso un paio di settimane durante il mio stage da Bosch a Leinfelden-Echterdingen nel 2007. Mi chiese cosa ci facessi a Karlsruhe e se avessi voglia di incontrarla quella sera. Scoprimmo allora che il mio appartamento si trovava a pochi numeri civici di distanza dal suo. Il mondo è davvero piccolo, pensai. Ecco allora che passai la mia prima serata lontana da casa in compagnia di Anastasia a cui continuerò ad essere infinitamente grata per avermi fatto sentire ben accolta in una città nuova.

In tedesco si dice che ci si incontra sempre due volte nella vita e io quella sera iniziai a credere in questo detto.

Il castello di Karlsruhe – fonte Wikipedia