Ci sono momenti nei quali non puoi fare altro che avere fede nella vita. Saprà infatti guidarti e portarti lì dove è giusto tu sia.
In questo periodo particolare della mia vita sto imparando a fare proprio questo: avere fiducia e farmi guidare dagli eventi e dalle situazioni che caratterizzano la mia quotidianità.
Mi sto affidando e spero tutto vada bene, se così però non dovesse essere sono consapevole che questo avrà il suo perché.
La mia storia la scrivo io ma non sono io a deciderla. Mi lascio trasportare.
Mentre non siamo in grado di dirigere il vento, possiamo aggiustare le vele (Bertha Calloway). Questo è proprio quello che sto imparando a fare.
Siamo al Black Forest on Fire, un festival musicale nella Foresta Nera, a cui da diversi anni partecipiamo.
Ieri sera, durante il concerto di Black Uhuru, ho assistito a una scena davvero particolare. C’era una signora anziana che se la ballava e se la cantava da sola. Festeggiava la vita con una vitalità insolita per la sua età. A pochi passi da lei il marito la osservava divertito. Io ho subito pensato che fosse per lui difficile tenere il suo passo e invece mi sbagliavo. Pochi minuti dopo li ho visti ballare mano nella mano godendosi la musica. Si divertivano insieme come una giovane coppia.
L’amore è proprio in grado di liberare energie che uno non si aspetta e questo a ogni età!
Ieri ero al corso di Pilates nella mia palestra, che ha luogo ogni mercoledì alle 19:15, e, guardando la trainer spiegare un esercizio, non ho potuto non notarli. Quegli occhi: mentre era immersa nella spiegazione, le brillavano gli occhi.
A me affascinano sempre le persone che, mentre svolgono la loro professione, trasmettono la passione che provano. Dovrebbe essere l’obiettivo di ognuno di noi quello di fare un mestiere nel quale possiamo fiorire come persone. La nostra sfera professionale occupa un arco importante del nostro tempo. Trascorriamo molte ore al lavoro.
Sentirmi realizzata a livello lavorativo e avere gli occhi che luccicano parlandone è un obiettivo che ho rincorso a lungo. Ora, a quasi 38 anni suonati, credo di averlo raggiunto ed è una bella soddisfazione. Di questo sono grata.
La passione per ciò che facciamo in fondo è così importante: è il motore che regola la nostra motivazione. L‘augurio che io faccio a ogni giovane professionista è quello di trovare un compito per cui far ardere la fiamma che ha dentro e soprattutto di avere la tenacia e la disciplina di continuare a cercarlo.
Io la settimana scorsa giocando a minigolf durante il nostro team event a Würzburg
Io ero una persona che manteneva volentieri le situazioni sotto controllo. Ad esempio mi faceva sempre molta paura guidare perché in strada non sono da sola e non ho alcuna influenza sugli altri guidatori.
Vivevo spesso nella mia testa lasciando che fosse lei a guidare le mie azioni. Una volta ho letto una frase in cui mi sono rivista immediatamente: “Nella mia vita io ho vissuto molte catastrofi, la maggior parte delle quali nella mia testa”.
Da qualche tempo però ho imparato ad affidarmi: se una cosa deve avvenire avverrà, questa è la mia nuova filosofia. Io posso fare del mio meglio ma la vita segue il suo percorso. Io ho deciso quindi di adattarmi al suo volere ed essere appagata comunque.
Credo che noi attraiamo quello che desideriamo e che la vita ce lo ponga davanti nel momento in cui siamo più pronti per affrontarlo. Ogni sfida che la vita ci presenta ci accade solo perché siamo in grado di gestirla.
Da quando la vedo così ho smesso di mettermi pressione. Sono più serena e contenta di ciò che riesco a raggiungere.
La perfezione non esiste e il controllo ci pone in una posizione difensiva. Io invece ho deciso di affrontare la vita a viso aperto, affidandomi al suo flusso: solo così sono in grado di viverla a pieno.
Stai facendo del tuo meglio e questo è abbastanza.
Lunedì, quando sono tornata dal lavoro, ero molto stanca. Il giorno dopo mi avrebbe atteso un viaggio di lavoro di tre giorni a Nesselwang, nella bellissima Allgäu della Baviera. Avevo però un appuntamento quella sera stessa per un’intervista per la newsletter del negozio equo e solidale che supporto nelle sue attività di marketing e social media.
Speravo segretamente qualcuno la spostasse all’ultimo momento e invece questo non è successo. Sono allora uscita alle 19:00 incamminandomi verso la casa di una delle due signore che dovevo intervistare. Fin da subito mi sono trovata con loro a mio agio e l’intervista è venuta fuori davvero bene. Abbiamo parlato di un progetto interessantissimo in Perù ad Arequipa che il negozio equo e solidale riesce a finanziare grazie alle entrate delle vendite, a delle sovvenzioni della provincia e alla beneficenza. Si chiama CIEP ed è una sorta di dopo-scuola che permette a 70 bambini e adolescenti di fare i compiti, imparare a suonare uno strumento musicale, a cucinare e a ballare. Tutte queste attività contribuiscono a far crescere l’autostima dei ragazzi e la loro capacità di concentrazione.
Nei prossimi giorni scriverò il testo di questa bella conversazione che non avrei potuto condurre se non mi fossi obbligata a uscire comunque nonostante la stanchezza.
A volte, è proprio vero, bisogna spingersi oltre il limite che la nostra testa ci impone per vivere una situazione che altrimenti ci pentiremmo di aver mancato.
Una foto dal mio viaggio di lavoro a Nesselwang, fatta da una collega.
Io ho una mente irrequieta: spesso mi perdo nei miei pensieri non trovandone l’uscita. Un’attività che negli ultimi anni ho notato mi aiuta a calmare la testa è cucinare. Mi regala subito un senso di pace perché mi permette di compiere un gesto di amore nei miei confronti e in quelli di chi con me condividerà quel pasto, persona che di solito è Dominik. Cucinando sono in grado di spostare l’attenzione dai miei pensieri aggrovigliati e di concentrarmi sugli step necessari alla preparazione del pasto.
I miei sabati pomeriggio preferiti ho scoperto essere quelli in cui sono immersa nel fare un impasto. Oggi è toccato alla pasta per la pizza, come la chiama mia mamma, che mi ricorda sempre quando, da piccola, la preparavo con lei. Il mio compito principale allora però consisteva nel tagliare la mozzarella e, ancora oggi, mantengo gelosa questo ruolo. Come la taglio io la mozzarella non lo fa nessuno! Soprattutto perché me la mangio tagliandola: lo ammetto in fatto di cibo non sono per niente disciplinata.
Preparare un impasto mi piace particolarmente perché lascia un po’ di suspance: non si può sapere subito se effettivamente sarà buono. Bisogna aspettare che cresca e che vada in forno. Nella maggior parte dei casi però siamo soddisfatti del risultato e io credo sia perché il pasto è preparato con cura, rispetto per gli ingredienti e amore.
Cucinare per me è una terapia e un’attività nella quale io vengo assorta completamente. Dopo un buon pasto anche i miei pensieri sembrano essere più chiari.
Quando nel febbraio 2012 mi sono trasferita in Germania tutto ciò che ho portato con me è entrato in una grande valigia gialla. Principalmente il suo contenuto erano vestiti invernali, il che mi ha portata in primavera a spendere quello che rimaneva del mio stipendio in abiti più leggeri.
Inizialmente avevo un contratto di un anno che poi è stato rinnovato per un altro anno per poi diventare alla fine del 2013 un contratto a tempo indeterminato.
Io non ero partita con grandi aspettative, queste però sono cresciute sempre più man mano che passava il tempo. Così come sono cresciuti i miei beni materiali. Ho lasciato l’appartamento in comune per uno proprio, ho incontrato persone da tutto il mondo stringendo importanti amicizie e ho conosciuto il significato della parola amore. Sono stata accolta in una famiglia che sento sempre più mia e ho imparato a camminare con le mie gambe, cadendo sì ma trovando sempre la forza di alzarmi.
Ci vuole coraggio per lasciare il proprio ambiente di origine e ci vuole ancora più coraggio nel definire la propria meta definitiva.
A quella giovane donna con la valigia gialla io ora sorrido e le confermo che ha fatto la scelta giusta.
Questa settimana sono stata a casa da sola fino a giovedì perché Dominik era in sede a Karlsruhe per un evento di lavoro.
Da gennaio qui da noi è iniziata la stagione della semina di diverse piante che ora, cresciute, occupano spazi sia interni che esterni della nostra casa. Abbiamo piantato melanzane, peperoncini, pomodorini, insalata, nespole, cipolline primavera, ravanelli e diverse erbe aromatiche. A occuparsene è principalmente Dominik.
Durante il fine settimana scorso, visto il suo viaggio di lavoro, Dominik si è preso del tempo per fare con me il passaggio di consegne, affidando le piante alle mie cure. Io, da brava giardiniera in erba, ho preso diligentemente appunti annotando quando e come bagnarle.
Ogni giorno, dopo il lavoro, ho dedicato un’abbondante mezz’ora alla cura delle piante e devo ammettere che ci ho preso gusto. Ho scoperto il mio pollice verde.
Prendersi cura di una pianta permette di rallentare, di osservare e di reagire in modo consapevole ai suoi bisogni. Questo mi ha fatto sentire necessaria: le piante avevano bisogno delle mie cure. Fare giardinaggio, inoltre, permette di stare all’aria aperta e con le mani nella terra: riporta, insomma, alla base di tutto. Il contatto diretto con il ritmo della natura aiuta a comprendere meglio la vita.
Nulla fiorisce tutto l’anno e questo è un punto su cui riflettere rispetto alle aspettative che abbiamo su noi stessi.
Secondo Jay Shetty per portare la propria vita al livello successivo è necessario porsi queste tre domande:
– Quali pratiche voglio implementare? – Cosa voglio smettere di fare? – Cosa voglio continuare a fare?
Questo processo di revisione della propria vita aiuta a farne il punto.
Ognuno di noi aspira a diventare quella versione di se che sa di poter essere. Abbiamo addirittura il dovere di diventarlo, altrimenti ce ne potremmo pentire in futuro e questo potrebbe essere più difficile da elaborare che semplicemente avere il coraggio di buttarci. Possiamo quindi solamente avere fiducia nel processo e concentrarci a salire un gradino alla volta della scala della nostra vita. Di tanto in tanto fare un’analisi retrospettiva ci può aiutare ad aggiustare il tiro. Come mi ha detto una volta un saggio signore greco: “Siamo sempre in grado di cambiare corso scegliendo consapevolmente una strada differente rispetto a quella su cui ci troviamo”. Questa, ora che ci penso, è una grande libertà.
Mi è successo di nuovo. Ieri ero al supermercato e mi sono trovata ad ascoltare la conversazione in italiano tra due commesse. Una parlava con forte accento siciliano, l’altra non era italiana ma capiva la lingua.
Io mi fingo sempre assorta in altri pensieri quando sento parlare italiano ma in realtà non posso non ascoltare. Sono una 007 linguistica e non lo nascondo.
Mi piace proprio ascoltare i discorsi di altre persone, osservandole senza farmi notare. Mi fa sentire appartenente a una comunità in più, rispetto a solamente quella tedesca.
Io trovo in generale interessante sentire come alcuni italiani, di prima o seconda generazione, si esprimano. Quando parlano in dialetto mi rendo conto della vastità della nostra cultura e questo mi affascina sempre.
Abbiamo un bagaglio linguistico e culturale di grande rilevanza: non ce lo dobbiamo dimenticare.