Wenn ein Tag einfach nicht so läuft, wie er sollte, hilft es oft, das was auf Englisch mit „Act of Service“ beschrieben wird zu machen.
Ein Mahlzeit für die Familie kochen, eine Waschmaschine anschalten, putzen oder einfach etwas tun, das einer anderen Person guttut – all das sind „Acts of Service“, die uns wieder ins Gleichgewicht mit unserer Welt bringen können.
Sich für die eigene Familie oder Gesellschaft zu engagieren, ist sehr wichtig, um unserem Leben jenen besonderen Sinn zu geben, der uns das Gefühl der Verbundenheit mit anderen schenkt. Es lässt uns nützlich fühlen. Es tut uns gut und es tut auch denen gut, die um uns herum sind.
Wenn du dich etwas niedergeschlagen fühlst, empfehle ich dir, deine Zeit in eine sinnvolle Tätigkeit zu investieren. Das unangenehme Gefühl wird langsam verschwinden, während du dich auf die gewählte Aufgabe konzentrierst. Probier es aus!
Quando si ha un giorno che non ingrana nel modo giusto una cosa che aiuta sempre è quella di fare un atto di servizio.
Cucinare un pasto per la famiglia, far partire una lavatrice, pulire o semplicemente fare qualcosa che fa bene a un’altra persona. Tutti questi sono atti di servizio che possono rimetterci in equilibrio con il nostro mondo.
Mettersi al servizio della propria famiglia o della propria comunità è molto importante per dare alla nostra vita quel significato particolare che ci permette di sentirci connessi con gli altri. Ci fa sentire utili a una causa. Fa bene a noi e fa bene a chi ci sta intorno.
Se senti un certo blues nel tuo umore ti consiglio di impiegare il tuo tempo in un’attività utile, la sensazione poco piacevole scomparirà piano piano mentre ti impegni nell’attività scelta. Provaci!
Preparare una bella colazione per la famiglia nel weekend: un semplice atto di servizio.
Eines der Geheimnisse des Glücks, so der Experte Arthur C. Brooks, besteht darin, eine gute Beziehung zu seiner Familie und seinen Freunden zu pflegen.
Ich glaube, dass diese Aussage sehr wahr ist. Erst wenn wir von guten Menschen umgeben sind, können wir uns frei entfalten.
Für mich haben Familie und Freunde eine große Bedeutung. Da ich weit entfernt von meinen Liebsten lebe, habe ich gelernt, die Technologie zu nutzen, um meiner Familie und meinen Freunden trotzdem nah zu sein. Manchmal denke ich daran, was die Menschen, die in den 1960er- und 1970er-Jahren ins Ausland ausgewandert sind, alles verpasst haben und bei wie vielen wichtigen Momenten nicht dabei sein konnten. Deshalb bin ich sehr dankbar, in dieser modernen Zeit zu leben, in der wir Smartphone haben. So spielt die Distanz keine Rolle.
Ich schätze Menschen, die sich aktiv darum bemühen, den Kontakt aufrecht zu halten und Interesse zeigen. Doch ich habe gelernt, dass nicht alle so sind. Deshalb habe ich keine Scheu, selbst als Erste zum Telefon zu greifen. Denn ich bin der Meinung, dass nicht das Geben oder Nehmen meine Handlungen bestimmt, sondern ein aufrichtiges Interesse für den anderen.
Familie und Freunde begleiten dich auf deinem Lebensweg, und es ist wichtig, sie niemals als selbstverständlich zu betrachten. Ich lade dich daher ein, deine Beziehungen aktiv zu pflegen. Denn nur so kannst du ein hohes Maß an Zufriedenheit erreichen, das sich wie Glück anfühlt.
Uno dei segreti dell’essere felici, secondo l’esperto Arthur C. Brooks, è avere una buona relazione con la propria famiglia e i propri amici.
Io credo che questa affermazione sia molto vera. È quando abbiamo una buona cerchia di persone al nostro fianco che siamo liberi di sbocciare.
Per me la famiglia e gli amici hanno una grande importanza e, vivendo lontano da molti dei miei affetti, ho imparato a fare tesoro della tecnologia per non far mancare le mie attenzioni a chi conta per me. A volte penso a cosa si siano perse le persone emigrate all’estero durante gli anni ’60 e ’70 e a quanti momenti importanti abbiano dovuto rinunciare. Sono per questo molto grata di vivere in quest’era moderna, dove tutto è a portata di smartphone. Anche a distanza si possono mantenere così vivi i rapporti.
A me piacciono le persone che attivamente si impegnano a mantenere il contatto, mostrando interesse, ma ho imparato che non tutti sono così. Allora non ho remore ad alzare per prima io il telefono, anche perché sono dell’idea che non è il dare o l’avere quello che muove le mie azioni ma una spinta genuina di affetto verso l’altra persona.
La famiglia e gli amici ti accompagnano durante il tuo percorso ed è giusto non darli mai per scontati. Ti invito quindi a coltivare attivamente le tue relazioni perché, solo così, potrai raggiungere un buon livello di soddisfazione che altro non ha che un buon sapore di felicità.
La vita è un percorso che è meglio non affrontare da soli
La mente ha tanti difetti, però ha una grande qualità: segue ciò che le insegni.
Geshe Chekawa
Ho letto ieri sera questa frase e l’ho fatta subito mia. Io penso sia molto vera.
Tante volte mi sono ritrovata a voler cambiare abitudini e moltissime volte ho fallito. Se c‘è però una cosa che non faccio mai è mollare. Se sono pienamente convinta che quell’abitudine sia giusta per me, provo e ci riprovo fino a che non riesco nel mio intento. Ciò che credo di insegnare alla mia mente è la resistenza.
Ricordo ancora quando da bambina decisi di voler imparare a giocare bene a pallavolo. Iniziai con costanza ad allenarmi contro un muro, in cortile con la palla vera e in camera mia con palloncini o palle di carta. La palla inizialmente mi cadeva spesso ma poi con il tempo riuscivo sempre a tirarla su da terra.
Lo stesso principio ho provato a trasmettere alle bambine dell’Under 12 che ho allenato durante gli anni universitari. Gli dicevo: „Per me ‚non sono capace’ non esiste!“. Con l’esercizio si raggiunge ogni cosa.
La nostra mente impara quello che le mostriamo. Il trucco sta nel continuare a provare a raggiungere i nostri obiettivi, non importa quante volte non li centriamo.
Attualmente sto insegnando alla mia mente di uscire ogni giorno con ogni tipo di meteo.
Sono nelle campagne e ho appena assistito a una bella scena. C’erano una mamma con i suoi due gemellini: un maschio e una femmina, che avranno avuto tre anni. La mamma correva in avanti e motivava i bambini a fare lo stesso raggiungendola. Li accoglieva poi con un abbraccio quando arrivavano da lei.
Questa scena mi ha fatto pensare a quanto noi adulti siamo di esempio. A quanto noi, se pratichiamo sport, possiamo motivare i nostri figli a vedere questa attività come importante. Questo principio si applica per ogni attività che compiamo.
A volte non ci rendiamo conto di quanto potere ci sia nelle nostre azioni. Abbiamo il dovere di sceglierle in modo ponderato perché veniamo osservati e questo non vale solo per i genitori ma per ognuno di noi.
Sarà che quest’anno senza andare al lavoro l’ho vissuto in maniera piena e intensa che ieri mi sono ritrovata a pensare a un altro periodo di inattività lavorativa che ho avuto nel 2015/2016.
Quando a maggio 2015 mi sono trasferita a Stoccarda da Karlsruhe, mi ero licenziata da 1&1 senza avere un impiego. Nella regione di Stoccarda l’industria forte è quella automobilistica e io non avevo assolutamente alcuna esperienza in questo settore. Ci ho messo un anno intero a trovare un impiego.
Era anche morto da poco mio padre e avevo molto da processare. Vivevo ogni giorno all’insegna della ricerca di un posto di lavoro e cercavo di approfondire alcune tematiche che trovavo interessanti, come il project management. I pensieri relativi al lutto però ingrigivano le mie giornate.
Quando in autunno non avevo in mano ancora nulla di interessante, decisi di darmi un tono e di uscire comunque la mattina presto, non per andare in ufficio, ma per andare in biblioteca. Ne frequentavo due: quella dell’università e quella grande a forma di cubo nel centro di Stoccarda. Facevo lì le mie ricerche e i miei approfondimenti. Avevo accesso a internet in entrambe le biblioteche. In quella universitaria, infatti, scroccavo le credenziali di un’amica allora studentessa.
Quell’uscire di casa per recarmi in biblioteca credo mi abbia salvato. Avevo un luogo diverso da frequentare che era per me un posto sicuro dove andare.
Nel periodo universitario ho frequentato molto le sale della biblioteca della mia università ed ero in grado di concentrarmi senza distrazioni. Così come allora, anche nel periodo di inattività lavorativa, andare in biblioteca mi ha dato un motivo per alzarmi volentieri la mattina. Non mi sentivo sola ad affrontare la mia battaglia ma ero parte di un insieme.
Mio padre, quando a sei anni fece con me la tessera della biblioteca di Gaggiano, mi disse: „Questa è la tessera più importante che possederai!“. A lui la lettura ha aperto i confini della mente e questa sua passione per i libri l’ha trasmessa anche a me.
Tutto questo per affermare che: la biblioteca è un luogo di incontro, un luogo in grado di far crescere lo spirito e di dare una direzione, quando questa non è chiara.
Non sono molto ispirata oggi a scrivere un post e allora mi rifugio nella gratitudine.
Sono grata a te che ti prendi il tempo di leggermi ogni settimana o quando ne hai voglia.
Sono grata per i tuoi commenti: a voce, qui sui social o con messaggio privato.
Scrivere è per me un bisogno che soddisfo innanzitutto per me.
I miei testi però non sarebbero utili senza te che li leggi.
Il 2025 per me è stato un anno importante fuori da questo spazio: sono diventata mamma, non sono andata in ufficio neanche un giorno e comunque mi sono sentita di avere un compito importante, ho ripreso ad andare a camminare quotidianamente, ho praticato sport e meditazione con disciplina e ho partecipato a corsi da genitore. Sono cresciuta molto continuando a scrivere con dedizione: qui, sui miei diari e alle persone per me importanti. Io, in realtà, non posso fare a meno della scrittura.
A conclusione di questo anno insieme ti ringrazio. Grazie per essere lì davanti a quello schermo a leggermi!
Fatemi camminare e sarò felice. Lasciatemi scrivere e mi sentirò completa.
Ascoltando la puntata del 16 dicembre de Il Volo del mattino, quando Fabio Volo ha condiviso un ricordo relativo a suo padre, ne ha sbloccato uno a me.
Come il padre di Fabio Volo, anche il mio non era solito farmi complimenti o esprimere i suoi pensieri relativi a me. Quando però mi capitava di parlare con qualcuno con cui lui si era confidato, sentivo spesso questa persona riferirmi quanto mio padre fosse orgoglioso di me. La mia reazione più spontanea era sempre la stessa. Chiedevo immediatamente: „Perché, cosa ha detto?!“. Ero curiosa di sapere dalla bocca di una terza persona cosa lui pensasse veramente di me.
Quando ero ragazzina ho iniziato a definire il mio papà un orso buono. Nella nostra ultima telefonata trovò però la forza per esprimermi direttamente il suo orgoglio. Era scettico sulla mia scelta di trasferirmi in Germania ma, durante quella conversazione, mi disse quanto fosse felice che io avessi insistito per realizzare il mio sogno. Mi disse tante altre belle cose che se ci penso mi commuovo.
In questo ultimo periodo penso molto a mio papà, che viveva le feste in maniera difficile. Il motivo non mi è chiaro ma sono giunta alla conclusione che non dobbiamo avere una risposta a tutto.
Io oggi vedo le feste natalizie in modo diverso rispetto a prima, quando l’evento religioso aveva un’importanza differente nella mia famiglia. Credo però che sia normale tornare indietro con la memoria ricordando il mio papà in questi giorni. Chi non c’è più vive nel nostro ricordo e le feste sono spesso momento di riflessione.
Il panettiere è uno dei miei luoghi preferiti per osservare il mondo. È accessibile a tutti ed è per me un’ottima finestra da cui ammirare la società.
Il sabato mattina vado sempre alla panetteria Raisch di Weil der Stadt a comprare i Brezel e il pane per la nostra colazione lenta del weekend. Da Raisch lavora, credo da prima che io mi trasferissi qui, una signora gentile. Noi la chiamiamo a casa „la signora che fa girare il negozio“ perché è gentile ed efficiente. Da ai clienti doverosamente del Lei ed è discreta e professionale. Qualche settimana fa mi sono accorta che sul suo cartellino con il nome c’era scritto che lei è la direttrice della filiale. Non potevano scegliere persona migliore, ho pensato.
Oggi, dopo aver servito me, l’ho osservata servire un bambino di 9 o 10 anni a cui lei ovviamente ha dato del tu. Mi è sembrato così dolce il modo in cui ha elaborato le sue richieste che mi sono lasciata del tempo a impacchettare le mie cose per non perdermi la scena. Quando il ragazzino aveva pagato, l‘ho vista prendere un biscottino e offrirglielo. In quel momento si è accorta che io la stavo osservando e mi ha sorriso timidamente. Io, che mi son sentita scoperta, allora le ho detto: „Ne sarà felice!“. Quando il bambino ha allungato la mano per prendere il biscotto sono uscita.
A me chi esegue in modo gentile il proprio lavoro sta immediatamente simpatico. Credo sempre che svolgere il proprio compito in maniera corretta e amichevole sia un valore aggiunto. La gentilezza è positivamente contagiosa.