Una canzone per papà

Durante il loro concerto alla Liederhalle di Stoccarda nel gennaio del 2017, ho scoperto che il cantante di AnnenMayKantereit ha scritto la canzone ‘Oft gefragt‘ (Ti sei chiesto spesso) dedicandola a suo padre. Ovviamente, quando l’ha raccontato, io mi sono emozionata perché a me quei versi sono piaciuti fin da subito e io in quel testo, cantato dalla voce profonda di Henning May, ci ho sempre rivisto il mio di papà. Oggi allora ho deciso di tradurre questa bella canzone e di condividerla con voi.

Ti sei chiesto spesso – AnnenMayKantereit

Tu mi hai vestito, svestito, cresciuto
e ci siamo trasferiti, io ti ho mentito:
Non prendo alcuna droga e a scuola ci sono addirittura andato

Ti sei chiesto spesso cosa mi distrugga
io non volevo che tu lo sapessi
Eri a casa da solo e sentivi la mia mancanza
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me

La mia casa sei sempre e solo tu
La mia casa sei sempre e solo tu

Mi sei venuto a prendere e mi hai portato
ti sei svegliato nel mezzo della notte a causa mia
a questo ho pensato così spesso nell’ultimo periodo

Siamo stati a Praga, Parigi e Vienna
nella Bretagna e a Berlino ma non a Copenaghen
Ti sei chiesto spesso cosa mi distrugga
e io ho smesso di pormi questa domanda

Eri a casa da solo e sentivi la mia mancanza
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me
e ti sei chiesto cosa fossi tu per me

La mia casa sei sempre e solo tu
La mia casa sei sempre e solo tu

Io non ho una patria, ho solo te
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre
Io non ho una patria, ho solo te
Tu sei per me la mia casa e lo sarai per sempre

Jeroo abbandona le mura e va in mostra allo Stadpalais di Stoccarda

Off-concrete, giù dalle mura, così è intitolata la mostra di Christoph Ganter, in arte Jeroo, allo Stadtpalais di Stoccarda.

In una sala al piano terra di quella che era una volta la biblioteca di Stoccarda si possono ammirare le opere dello street-art-artist realizzate su metallo, tela e cartone e dipite rigorosamente con la bomboletta.

Il titolo di questa mostra, che è possibile visitare tutti i giorni dalle 19:00 fino al 23 marzo a ingresso libero, sta a simboleggiare lo sviluppo artistico di Jeroo: dalla street art ai vernissage. I murales di Ganter abbandonano così le stazioni ferroviarie, le scuole, i palazzi e i pilastri di ponti per essere esposti a modi quadri in un museo. Si riducono di dimensioni ma mantengono però lo stile liberty e la loro viva combinazione di colori.

Christoph Ganter, la cui fama va oltre i confini tedeschi, di mestiere fa l’insegnante. Già a a dodici anni iniziò a dipingere con la bomboletta murales perfezionando la sua tag. Nel corso degli ultimi 25 anni i suoi murales sono diventati così inconfondibili che la Ferrovia Tedesca, la Deutsche Bahn, gli ha commissionato la decorazione di alcune sue stazioni a Stoccarda come la Nord Bahnhof, la stazione nord e quella di Sommerrain.

Jeroo ha anche pubblicato un libro per insegnare ai ragazzi a destreggiarsi con la bomboletta non imbrattando i muri ma coltivando una passione. Il libro è stato tradotto anche in italiano: si intitola Graffiti School – Il manuale dello studente ed è ordinabile su Amazon.

Il 23 marzo, in occasione della Lange Nacht der Museen, la lunga notte dei musei, Ganter farà da guida nella sua esposizione e offirà ai visitatori la possibilità di assistere a un live-act.

 

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Catturata dall’arte di un pianoforte in strada

Lunedì, avendo un’ora libera prima di iniziare il corso di spagnolo, sono andata in centro a Stoccarda alla ricerca di una guida turistica di Budapest. Uscendo dalla libreria Wittwer sulla Königstraße con una guida in inglese da dieci euro nella borsa, sono stata spettatrice casuale di un bel concerto di pianoforte.

Come in tutte le città, capita spesso anche nella via principale per gli acquisti di Stoccarda di assistere alle performance di artisti di strada. Quella nella quale mi sono imbattuta io però mi ha incuriosita particolarmente. Vi spiego il perchè.

Klavierkunst

C’era questo ragazzo dall’aspetto normale e curato che con il suo cappello grigio e la sua giacca a vento suonava un pianoforte illuminato da una lampada led blu e aveva radunato intorno a se un folto cerchio di persone. A pochi passi dal pianoforte un cartello illuminato con la scritta ‘Klavierkunst’, l’arte del pianoforte, incorniciata tra i simboli dei più diffusi socialmedia, e una scodella per le donazioni a lato della quale c’erano dei CD in vendita per 15 euro.

Curiosa come sono, l’ho subito googlato e ho scoperto che il ragazzo si chiama Davide Martello, classe 1981, e ha origini italo-tedesche. I suoi genitori provengono dalla Sicilia e si sono trasferiti negli anni ’60 in Germania dove lui è nato e cresciuto. È stato suo padre a credere per primo nel suo talento artistico vedendolo comporre le sue prime opere a tredici anni. Davide Martello vive oggi a Costanza e ha portato la sua musica in giro per il mondo suonando nelle piazze facendone un simbolo di pace. Ha suonato infatti nel 2013 in Turchia durante le proteste nella piazza Taksim a Istanbul e nel 2015 a Parigi dopo l’attacco terroristico nelle vicinanze della sala concerti Bataclan. È possibile ascoltare la sua musica su diversi media in internet tra cui Youtube e Spotify.

Questo mio imbattermi nella Klavierkunst di Martello in modo casuale mi ha donato dieci minuti di calma all’inizio della settimana. Siccome trovo il suo concetto molto interessante ne scrivo oggi nella speranza di incuriosire anche voi.

Theater 360 Grad porta in scena la costellazione familiare e sistemica

Un bibliotecario avanti negli anni e represso che spera in un’avventura romantica con una collega e sogna di strangolare la moglie, un ex poliziotto passivo-aggressivo che esige rispetto per la sua nuova attività indipendente nel mondo delle pulizie, una quarantenne single che non conosce l’amore e trova noiosa dopo tre ore una nuova persona, una ragazza dall’entusiasmo esagerato e snervante che combatte la solitudine, una donna che non si sente attraente la cui vita e relazioni amorose ruotano attorno al cibo e, infine, una insolita e stravagante consulente sistemica. Questi sono i protagonisti di Aufgestellt, opera teatrale la cui premiere è andata in scena il 3 febbraio 2017 presso il teatro gestito dall’associazione Kulturkabinett e.V.  di Bad Canstatt, alle porte di Stoccarda.

L’opera è stata ideata, scritta e arrangiata dalla compagnia teatrale amatoriale Theater 360 Grad e analizza il tema dell’esoterismo incentrandosi sulla costellazione familiare e sistemica. I personaggi partecipano a un seminario di gruppo durante un fine settimana ed espongono a uno a uno il tema che li ha condotti a prendere parte a questa giornata, o meglio spiegano la  loro costellazione familiare che gli causa un disagio interiore. In seguito, su invito della terapeuta, la costellazione viene ‘messa in scena’ dagli altri membri del gruppo ed è proprio durante questa rappresentazione che si scoprono i reali motivi del disagio. Il pubblico accompagna quindi gli attori in un viaggio personale nel quale questi finiscono per uscire dai loro ruoli talmente vengono messi a nudo dal metodo sistemico.

I dialoghi di Aufgestellt sono molto coloriti e comprensibili anche per un pubblico non madrelingua tedesco, la musica di accompagnamento è allegra e l’opera è molto divertente. Si nota, assistendo a questo spettacolo, la passione che gli attori della compagnia teatrale mettono nel recitare. Da sottolineare sono le performance della giovane e brava Aline Schaupp nei panni della snervante Lilly, e Thomas Brune in quelli del bibliotecario represso. Un complimento va anche naturalmente al regista Alexander Ilic e in generale agli altri attori e allo staff che ha contribuito alla messa in scena.

Le prossime date per assistere ad Aufgestellt sono:

  • 11.03.2017 Gastspiel Südlich vom Ochsen/ Schoßkeller Marbach
  • 17.03.2017 KKT Bad Canstatt

Belle tradizioni imparate da altrettanto belle persone

Tre mesi dopo il mio trasferimento lampo in Germania, avvenuto in soli otto giorni, mi sono resa conto che vivere nell’appartamento che in fretta e furia avevo trovato, senza visitarlo di persona da Milano, e che condividevo con altri tre ragazzi che davano un altro significato alla parola ‘pulizia’ rispetto a quello che davo io non era cosa buona e giusta.

Mi misi quindi alla ricerca di una nuova stanza e capitai una sera a cena a casa di Ursel per presentarmi e conoscere sia lei che la sua coinquilina Rui. Affermare che fui subito rapita dalle storie e dai racconti di queste due donne è dire poco. Benchè la nostra fosse solo una cena per conoscerci e vedere se una convivenza sarebbe stata possibile alla sua fine le ringraziai e dissi loro che per me era stato davvero un piacere aver trascorso del tempo insieme avere avuto la possibilità di conoscerle al di là di come si sarebbero decise.

Non solo la camera mi venne data in affitto ma con Ursel e Rui si instaurò un’atmosfera che non mi è proprio facile descrivere a parole e questo, a dire il vero, non mi accade troppo spesso. Nei quasi due anni di convivenza tra noi si instaurò un legame forte come in una famiglia. Le chiacchiere a tavola, dopo aver mangiato, erano lunghe e stimolanti.

In questo periodo trascorso insieme a loro, non solo sono cresciuta ma anche sono sbocciata come mi disse, poco prima che mi trasferissi nel mio primo appartamento da sola a Karlsruhe, Ursel.

In quella casa si sfornavano torte la domenica, si producevano tartufi e biscotti a Natale e c’erano sempre fiori freschi sul tavolo della cucina. Quest’ultima ‘tradizione’, dato il mio scarso senso di fiducia in me stessa nell’infornare dolci, la sto mantenendo anche adesso che vivo con Dominik a Stoccarda.

Quando ero alla ricerca di un nuovo impiego ho scoperto un negozio di fiori davvero particolare, dove i due proprietari non solo sono gentili ma sono anche pazienti soprattutto con me e il mio tedesco quando ogni volta gli chiedo: “Scusi, che bello questo fiore ma… come si chiama?”. Il negozio si chiama TwoForDeco e si trova a Stoccarda nella Schwabstraße, vicino a Hölderlinplatz.

Celosia
La mia celosia sul nostro tavolo da cucina
Prima riuscivo ad andarci ogni settimana, l’obiettivo adesso è ancora quello ma tra lavoro, scuola guida, corso di spagnolo e sport non riesco più effettivamente così spesso. Oggi però ce l’ho fatta e ho comprato una celosia. Ovviamente ne so il nome perchè l’ho chiesto. E’ un fiore stupendo secondo me e cresce addirittura in Germania.

Sono grata di avere incontrato sulla mia strada Ursel e Rui e di aver potuto trascorrere insieme a loro i miei primi due anni in Germania. Ricordo con piacere i momenti condivisi e sono contenta di applicare nel mio quotidiano questo e i tanti piccoli riti che ho imparato ad apprezzare vivendo insieme a loro come, per esempio, accendere una candela durante i pasti, dividere meticolosamente il bucato e meditare ogni giorno.

E voi quali tradizioni avete scoperto e applicate tutt’oggi grazie a persone incontrate durante il vostro percorso? Fatemi sapere che sono curiosa.

 

 

Non cammino sola

In questo periodo di inattività lavorativa ho arricchito la mia vita di molte esperienze dal significato particolarmente bello.

All’inizio di questo percorso mi sentivo sola, insicura e persa nell’elaborazione della perdita più grande che un figlio possa provare, quella di un genitore.

Ho deciso allora di rendermi utile alla mia nuova comunità del quartiere ovest di Stoccarda. Grazie al programma Nette Nachbarn (I vicini gentili) della chiesa di Sankt Elisabeth ho conosciuto e aiutato una bella famiglia italo-tedesca andando a prendere la loro piccola Alice all’asilo e riportandola a casa per tre pomeriggi alla settimana. Ogni sorriso che questa splendida bambina mi ha regalato ha un posto speciale nel mio cuore.

Ho condiviso momenti d’incanto con la persona con la quale spero di passare il resto della mia vita e che ho deciso di seguire qui a Stoccarda lasciandomi alle spalle un lavoro non più stimolante come all’inizio e cercando nuova avventura. Lui, Dominik, mi è stato vicino in questa fase non facile: mi ha corretto le lettere motivazionali con il mio tedesco non sempre all’altezza di essere chiamato tale, mi ha spronata a fare del mio meglio, ha saputo conosolarmi di fronte alle risposte negative e alla fine ha festeggiato il mio successo. E’ anche grazie a lui che il 1° giugno inizierò a lavorare come Project Manager in un’azienda di traduzioni coordinando i progetti di traduzione di un’importante azienda automobilistica.

Ho iniziato un tandem linguistico con una studentessa dell’Università di Stoccarda bravissima in italiano, Julia, dando inizio a una nuova bella amicizia. Siamo così diventate clienti fisse del bar Lumen, teatro dei nostri incontri, gustandoci per colazione le loro macedonie di frutta di stagione con e senza yogurt e il loro buonissimo cappuccino.

Ho iniziato la tradizione dei pranzi e del caffè con Katha il venerdì da me o da lei: un momento per stare insieme e per parlare di qualsiasi cosa ci venga in mente che ha rafforzato la nostra giovane amicizia.

Ho fatto una serie smisurata di chiamate su skype con mia mamma, scritto e chiamato mia sorella su Whatsapp, fatto il punto della situazione con Chiara dandoci forza a vicenda nel proseguire io nelle mie candidature e lei nel suo percorso di studi, ho scritto e-mail e messaggi alle mie amiche della Tribù, ho chiamato Cinzia a casa, ho ricevuto e-mail, lettere, bigliettini di incoraggiamento dalle due migliori coinquiline del mondo, Ursel e Rui, non ho mai mancato una telefonata del secondo lunedì del mese con Maria Carmela, ho gioito con Martina per la nascita di Margherita e ho risentito tante persone importanti che non cito per motivi di spazio ma che per me significano molto.

Ho soprattutto scoperto, o meglio ri-scoperto, di avere un lato spirituale molto forte. Ho iniziato a meditare e ho ricominciato a pregare. Ho preso parte a diverse preghiere di Taizé, ho scaricato la app di meditazione Calm appassionandomi al significato della consapevolezza e ho conosciuto Repa, una suora buddista, prendendo parte alle sue classi di meditazione del martedì in pausa pranzo.

In tutto ciò mi sono persa interiormente uno svariato numero di volte ma, buona notizia, mi sono sempre ritrovata e ho imparato non solo a chiedere aiuto ma ad affidarmi e a mollare la presa. Non sono arrivata, ho molta strada da fare ancora però ho una grande certezza che mi accompagnerà sempre nel mio percorso: non cammino sola.

Quello che mi sento di scrivere oggi è che non importa quanto buio ci sia nella vostra stanza, quanta sofferenza vi portate dentro o quanto male vadano le cose nell’ultimo periodo: non siete soli, i vostri cari e i vostri angeli vi proteggono. Dio vi guarda e non vi molla, sì perché un Dio c’è: io ci credo, non sarei qui oggi a scrivere questo pezzo se non ci fosse. Voi come me, non camminate da soli: non abbiate paura, fatelo questo primo passo. Il resto verrà da sè! Affidatevi.

Di rughe e occhi vispi

Ascolto ‘Sul lungo mare del mondo’ di Jovanotti, seduta in treno. Direzione Stoccarda. Davanti a me due sconosciuti che sono stati a una mostra d’arte a Karlsruhe. Lei, una bella donna, ha il viso solcato dalle rughe che dimostrano che probabilmente ne ha fatta di strada prima di salire su questo treno. Lui occhi vispi che ogni tanto però si chiudono presi dalla stanchezza. Il treno ci porterà verso la città che sarà presto la mia nuova città. È un periodo di cambiamenti che fa seguito a un periodo difficile ma in via di superamento. Vedo il sole tramontare e mi sento bene, spensierata come non accadeva da tempo. È una bella sensazione: partire per poi arrivare richiede a volte coraggio. Compiere scelte importanti ma non sentirne il peso richiede forza ed energia che peró quando le hai non resisti: devi fare, muoverti e iniziare a camminare con le tue gambe. Salire su un treno, sistemare la tua borsa e sorridere ai tuoi vicini perchè sai che essere gentili non costa nulla e sei convinta che ogni persona che incontri porta con se un bagaglio di esperienza. Ti chiedi come sarai quando sarai tu ad avere le rughe e ti auguri di non perdere i tuoi di occhi vispi.