Il domani non è scontato

Ieri mi è successo di nuovo: non sopportavo di stare nella mia pelle. Avevo la luna storta e qualsiasi cosa io facessi non mi rendeva felice né tanto meno riuscivo a motivarmi a intraprendere attività in grado di migliorare la mia condizione d’animo. L’unica cosa capace di darmi pace era il pensiero di arrivare a sera, mettermi a letto, dormire e sperare oggi in un giorno migliore.
Oggi però, se ci ripenso, mi arrabbio con me stessa perché il domani non è scontato. Non è automatico aprire gli occhi al suono della sveglia e vivere un nuovo giorno con la possibilità che questo sia migliore del precedente.
Io mi occupo di consapevolezza da anni ma, a volte, sono davvero un disastro nel metterla in pratica. Lo so, sono una persona e, in quanto tale, faccio errori. Mi auguro però di vivere sempre il presente nel modo migliore possibile.
Sulla mia scrivania al lavoro c’è, sotto il mio monitor, una cartolina che riporta in tedesco la frase: “Ora è il miglior momento”. L’ho posizionata lì dopo aver fatto un corso sulla consapevolezza e la resilienza in ufficio, come incoraggiamento a vivere bene nel mio presente. Ieri però ero in smart working e il reminder purtroppo non ha funzionato.
Non abbiamo altro che il momento attuale ed essere padroni dell’arte di vivere è saper rendere il presente un bel posto in cui stare. Sono sicura mi capiteranno altri giorni nei quali non sopporterò essere io, spero solo di ricordarmi di questi pensieri e di essere in grado di cambiare il mio umore praticando attività che nutrono la mia anima e non aspettando un domani che non è detto arrivi.

Accorgermi dei cambiamenti della natura nel mio giardino: questo mi mette a posto.

Affidarsi alla vita

Ci sono momenti nei quali non puoi fare altro che avere fede nella vita. Saprà infatti guidarti e portarti lì dove è giusto tu sia.

In questo periodo particolare della mia vita sto imparando a fare proprio questo: avere fiducia e farmi guidare dagli eventi e dalle situazioni che caratterizzano la mia quotidianità.

Mi sto affidando e spero tutto vada bene, se così però non dovesse essere sono consapevole che questo avrà il suo perché.

La mia storia la scrivo io ma non sono io a deciderla. Mi lascio trasportare.

Mentre non siamo in grado di dirigere il vento, possiamo aggiustare le vele (Bertha Calloway). Questo è proprio quello che sto imparando a fare.

A ogni età

Siamo al Black Forest on Fire, un festival musicale nella Foresta Nera, a cui da diversi anni partecipiamo.

Ieri sera, durante il concerto di Black Uhuru, ho assistito a una scena davvero particolare. C’era una signora anziana che se la ballava e se la cantava da sola. Festeggiava la vita con una vitalità insolita per la sua età. A pochi passi da lei il marito la osservava divertito. Io ho subito pensato che fosse per lui difficile tenere il suo passo e invece mi sbagliavo. Pochi minuti dopo li ho visti ballare mano nella mano godendosi la musica. Si divertivano insieme come una giovane coppia.

L’amore è proprio in grado di liberare energie che uno non si aspetta e questo a ogni età!

Questa scritta si trova all’ingresso del festival

Occhi che luccicano

Ieri ero al corso di Pilates nella mia palestra, che ha luogo ogni mercoledì alle 19:15, e, guardando la trainer spiegare un esercizio, non ho potuto non notarli. Quegli occhi: mentre era immersa nella spiegazione, le brillavano gli occhi.

A me affascinano sempre le persone che, mentre svolgono la loro professione, trasmettono la passione che provano. Dovrebbe essere l’obiettivo di ognuno di noi quello di fare un mestiere nel quale possiamo fiorire come persone. La nostra sfera professionale occupa un arco importante del nostro tempo. Trascorriamo molte ore al lavoro.

Sentirmi realizzata a livello lavorativo e avere gli occhi che luccicano parlandone è un obiettivo che ho rincorso a lungo. Ora, a quasi 38 anni suonati, credo di averlo raggiunto ed è una bella soddisfazione. Di questo sono grata.

La passione per ciò che facciamo in fondo è così importante: è il motore che regola la nostra motivazione. L‘augurio che io faccio a ogni giovane professionista è quello di trovare un compito per cui far ardere la fiamma che ha dentro e soprattutto di avere la tenacia e la disciplina di continuare a cercarlo.

Io la settimana scorsa giocando a minigolf durante il nostro team event a Würzburg

Affidarsi

Io ero una persona che manteneva volentieri le situazioni sotto controllo. Ad esempio mi faceva sempre molta paura guidare perché in strada non sono da sola e non ho alcuna influenza sugli altri guidatori.

Vivevo spesso nella mia testa lasciando che fosse lei a guidare le mie azioni. Una volta ho letto una frase in cui mi sono rivista immediatamente: “Nella mia vita io ho vissuto molte catastrofi, la maggior parte delle quali nella mia testa”.

Da qualche tempo però ho imparato ad affidarmi: se una cosa deve avvenire avverrà, questa è la mia nuova filosofia. Io posso fare del mio meglio ma la vita segue il suo percorso. Io ho deciso quindi di adattarmi al suo volere ed essere appagata comunque.

Credo che noi attraiamo quello che desideriamo e che la vita ce lo ponga davanti nel momento in cui siamo più pronti per affrontarlo. Ogni sfida che la vita ci presenta ci accade solo perché siamo in grado di gestirla.

Da quando la vedo così ho smesso di mettermi pressione. Sono più serena e contenta di ciò che riesco a raggiungere.

La perfezione non esiste e il controllo ci pone in una posizione difensiva. Io invece ho deciso di affrontare la vita a viso aperto, affidandomi al suo flusso: solo così sono in grado di viverla a pieno.

Stai facendo del tuo meglio e questo è abbastanza.

Riposare

A volte staccare la spina è proprio quello di cui abbiamo bisogno per ricaricare le nostre energie. A me però non risulta facile riposare senza sentire sensi di colpa.

Ieri però ci sono riuscita: dopo aver fatto le commissioni solite del sabato mattina, mi sono messa sul divano e non ho fatto altro che ascoltare fino alla fine l’audiolibro di Jamie Varon ‘Main Character Energy’. Ammetto che, a un certo punto, sono dovuta tornare indietro di tre capitoli perché la mia palpebra è calata ma l’ho finito.

Ho passato un pomeriggio e una serata tranquilla in compagnia di me stessa, approfittando di quello che in inglese si chiama ‘me time’ e posso affermare che mi ha fatto davvero bene. Questa mattina mi sono alzata rigenerata: avevo molta voglia di fare e sono stata affaccendata tutto il giorno.

Il corpo si prende ciò di cui ha bisogno e sta a noi arrenderci alla sua volontà senza farci troppi pensieri. Io sto imparando in questo periodo ad accontentarmi di quello che riesco a fare senza pretendere di più. Non mi risulta sempre facile ma ci metto il mio impegno.

Immagine creata con Bing Image Creator

A volte bisogna obbligarsi

Lunedì, quando sono tornata dal lavoro, ero molto stanca. Il giorno dopo mi avrebbe atteso un viaggio di lavoro di tre giorni a Nesselwang, nella bellissima Allgäu della Baviera. Avevo però un appuntamento quella sera stessa per un’intervista per la newsletter del negozio equo e solidale che supporto nelle sue attività di marketing e social media.

Speravo segretamente qualcuno la spostasse all’ultimo momento e invece questo non è successo. Sono allora uscita alle 19:00 incamminandomi verso la casa di una delle due signore che dovevo intervistare. Fin da subito mi sono trovata con loro a mio agio e l’intervista è venuta fuori davvero bene. Abbiamo parlato di un progetto interessantissimo in Perù ad Arequipa che il negozio equo e solidale riesce a finanziare grazie alle entrate delle vendite, a delle sovvenzioni della provincia e alla beneficenza. Si chiama CIEP ed è una sorta di dopo-scuola che permette a 70 bambini e adolescenti di fare i compiti, imparare a suonare uno strumento musicale, a cucinare e a ballare. Tutte queste attività contribuiscono a far crescere l’autostima dei ragazzi e la loro capacità di concentrazione.

Nei prossimi giorni scriverò il testo di questa bella conversazione che non avrei potuto condurre se non mi fossi obbligata a uscire comunque nonostante la stanchezza.

A volte, è proprio vero, bisogna spingersi oltre il limite che la nostra testa ci impone per vivere una situazione che altrimenti ci pentiremmo di aver mancato.

Una foto dal mio viaggio di lavoro a Nesselwang, fatta da una collega.

Condividi il tuo carico

Nella vita ti accadono cose così strane che, a un certo punto, inizi a dubitare che qualcosa giochi contro di te. L’arte sta nel costruirti una rete di sicurezza, fatta di persone pronte a sorreggerti quando le tue forze vacillano. Quel nucleo di persone imparerai a tenertelo stretto, a seconda delle fasi si allargherà o si snellirà. Sarai tu a farne la selezione all’ingresso.
Quando il gioco si fa duro non dubitare mai della tua forza perché, non a caso, si dice che le sfide vengano presentate a chi le sa affrontare. A ogni cosa c’è una soluzione e non c’è nulla di male nell’alzare la mano chiedendo aiuto.
Una volta una persona mi disse di non voler caricare i suoi amici del fardello dei suoi pensieri. Io, lì per lì, non capii perché secondo me a questo servono gli amici: ci alleggeriscono il peso e condividono con noi il percorso.
Se mai dovessi arrivare a pensare che il tuo carico emotivo è troppo pesante per essere condiviso con la tua rete di sicurezza, cerca aiuto altrove. Rivolgiti a specialisti: fare una terapia psicologica è sinonimo di crescita. Imparerai molto su di te e sul tuo modo di agire. Avrai la possibilità di guardarti dentro confrontandoti con una persona esterna e per questo obiettiva.
Che sia con un amico o sulla poltrona di uno studio, tira sempre fuori ciò che pensi e che ti occupa la mente oscurandola. Condividere il tuo bagaglio emotivo non è mai un errore, farsi un bel pianto a volte può fare miracoli sempre che, asciugandoci le lacrime, riconosceremo i nostri occhi nello specchio. Non lasciare che il buio oscuri la loro luce.

Io e le mie più care amiche ci chiamiamo Tribù

Calmare la mente cucinando

Io ho una mente irrequieta: spesso mi perdo nei miei pensieri non trovandone l’uscita. Un’attività che negli ultimi anni ho notato mi aiuta a calmare la testa è cucinare. Mi regala subito un senso di pace perché mi permette di compiere un gesto di amore nei miei confronti e in quelli di chi con me condividerà quel pasto, persona che di solito è Dominik. Cucinando sono in grado di spostare l’attenzione dai miei pensieri aggrovigliati e di concentrarmi sugli step necessari alla preparazione del pasto.

I miei sabati pomeriggio preferiti ho scoperto essere quelli in cui sono immersa nel fare un impasto. Oggi è toccato alla pasta per la pizza, come la chiama mia mamma, che mi ricorda sempre quando, da piccola, la preparavo con lei. Il mio compito principale allora però consisteva nel tagliare la mozzarella e, ancora oggi, mantengo gelosa questo ruolo. Come la taglio io la mozzarella non lo fa nessuno! Soprattutto perché me la mangio tagliandola: lo ammetto in fatto di cibo non sono per niente disciplinata.

Preparare un impasto mi piace particolarmente perché lascia un po’ di suspance: non si può sapere subito se effettivamente sarà buono. Bisogna aspettare che cresca e che vada in forno. Nella maggior parte dei casi però siamo soddisfatti del risultato e io credo sia perché il pasto è preparato con cura, rispetto per gli ingredienti e amore.

Cucinare per me è una terapia e un’attività nella quale io vengo assorta completamente. Dopo un buon pasto anche i miei pensieri sembrano essere più chiari.

L’impasto della pizza di domani

Celebrando

Un weekend fuori porta, a festeggiare l’amore di due cari amici. Dormire in una camerata con persone di cui conoscevo solo il nome. Mangiare bene ma non esagerando. Chiacchierare con quegli amici che ormai da anni hanno un posto fisso nel mio cuore e ammirare le loro bimbe crescere. Rendermi conto che non sono l’unica che si spaccia per più vecchia di quello che è: questi 38 anni che ho ancora da compiere mi accompagnano già da inizio anno e non me ne capacito. Chiacchierare con persone nuove e trovarle tutte molto interessanti. Ballare e cantare.

La vita e l’amore vanno sempre celebrati e non c’è niente che ci faccia sentire più vivi e più felici.

La location del matrimonio