Prendi la vita con il sorriso

Il più delle volte siamo così immersi nella nostra realtà che ci dimentichiamo di provare piacere vivendo la nostra vita. Questa settimana ho riflettuto sull’importanza di prendere la vita con il sorriso perché ne alleggerisce il peso.

Quante volte passiamo davanti alla nostra immagine riflessa nello specchio senza prestarci troppa attenzione. Se invece ci fermiamo un istante a guardarci negli occhi e ci regaliamo un sorriso, compiaciuti di come stiamo affrontando tutte le sfide che la vita ci pone davanti, sentiremo immediatamente una sensazione di leggerezza nel cuore. 

Prendere la vita troppo sul serio può risultare difficile da gestire, regalare a noi stessi e a chi ci sta intorno un sorriso non costa niente e porta solamente benefici. Più abbiamo un atteggiamento positivo, più ci verrà facile notare ciò che di bello caratterizza la nostra quotidianità. 

Questa positività la possiamo applicare sin dai primi momenti della nostra giornata di modo che questa possa partire dal verso giusto. Regalarci un sorriso appena svegli ha effetti benefici sul decorso della nostra giornata perché, come dice il detto popolare, chi ben comincia è a metà dell’opera.

E tu ti sei già regalato un sorriso oggi?

Lasciare andare

La vita in questo particolare momento mi sta insegnando l’arte del lasciare andare.

Sul lavoro sto mollando la presa e sto traendo piacere a insegnare le mie mansioni a una ragazza giovane che mi sostituirà nella mia assenza.

È stato un percorso per me difficile quello di preparazione a questo momento. Ci sono però arrivata in un modo nel quale neanche io mi sarei immaginata, rimanendo particolarmente sorpresa delle mie risorse.

Lasciare andare richiede il coraggio di affidarsi, di sperare che quello che ci aspetta sia tanto buono quanto ciò che già conosciamo.

A fine novembre andrò in maternità e mi aspetteranno tanti altri bei compiti per cui spero di essere all’altezza. Sono fiduciosa anche perché so di non essere sola.

C’è del coraggio nel lasciare andare. Porta opportunità per delle nuove stagioni di crescita.

Perché sei qui?

Nel suo libro Il caffè alla fine del mondo John Strelecky racconta la storia di un uomo che ha perso il senso della sua vita e in un caffè si trova a leggere sulla prima pagina del menù la domanda: “Perché sei qui?”. Durante tutto il libro cerca di capire il significato di questa domanda e di dargli una risposta conversando con un’altra ospite del caffè, con il cuoco e con la cameriera.

Ascoltando la settimana scorsa la versione audio di questo libro non ho potuto fare a meno di pormi lo stesso quesito. Cosa ci faccio io qui? Qual è lo scopo della mia vita?

Ci ho pensato molto ma nel rispondere a queste domande ho seguito soprattutto l’istinto. Il mio scopo su questa terra è quello di scrivere e di raccontare.

La mia maestra delle elementari, una volta cresciuta, mi disse che io da bambina avevo sempre qualcosa da comunicare e per questo mi veniva facile scrivere i temi. Effettivamente è sempre stato così e questo blog ne è l’esempio più evidente.

Scrivere per me è diventato negli anni una necessità. Quando scrivo sono totalmente immersa e perdo la cognizione del tempo. È l’attività nella quale io passo più volentieri il mio tempo.

Secondo Strelecky, una volta scoperto il motivo per cui si è al mondo, bisogna organizzare la propria vita intorno a questo. A me quindi altro non resta che fare della scrittura la colonna portante della mia vita. Se ci riuscirò te lo racconterò sicuramente, intanto ti ringrazio perché ogni settimana ti prendi il tempo di leggere ciò che scrivo.

Una frase di John Strelecky

Siamo il frutto delle nostre scelte

Questa settimana ho avuto l‘occasione di parlare per la prima volta con una collega che conoscevo fino ad allora solo di vista.

Abbiamo fatto small talk e lei a un certo punto mi ha chiesto da dove venissi, io le ho detto dall’Italia e, più precisamente, da vicino Milano. La sua domanda successiva è stata: „E non ti manca?“.

Io quando mi pongono questa domanda combatto con me stessa. La mia risposta di getto è ovviamente affermativa e il pensiero va immancabilmente alle amicizie da cui mi dividono più di 600 km. Allo stesso tempo però sono consapevole che sono io ad aver fatto questo passo e che, dove sono ora, non ci sarei mai arrivata se non avessi mandato la candidatura a 1&1 nel 2012, stravolgendo la mia vita in otto giorni dalla loro risposta positiva dopo il colloquio.

Forse uno dei segreti dell’essere adulti è la consapevolezza delle nostre scelte. Siamo il loro frutto e sta sempre a noi accettarne il decorso o cambiarlo se non contenti.

Io so che ho messo una distanza tra me e la mia vecchia vita in Italia ma so anche quanto impegno e quanti sacrifici ho fatto per costruirmi una base in un paese per me straniero. In questi ormai quasi 13 anni ho combattuto molto per farmi una strada e, ogni volta che guardo indietro, sono orgogliosa del percorso che ho fatto. Perché?! Perché è il mio.

Non mi sento arrivata ma mi sento che posso godermi gli anni che mi aspettano perché sono della convinzione che l’impegno venga sempre premiato e che per tutti giunga sempre un momento del raccolto. Il mio è arrivato ora.

Continuo a camminare sorridendo

Imparare ad accettare

È quando tiri i remi in barca e smetti di combattere contro la corrente che inizi a farti trascinare, godendoti la vista.

Nella vita ci sono situazioni che, nonostante noi vorremmo davvero cambiarle, non ci resta che accettare. Possono riguardare diversi ambiti e coinvolgerci sia a livello fisico che emotivo. Sulla mia pelle ho imparato che di fronte all’evidenza è meglio fare un passo indietro nelle proprie convinzioni, analizzare la situazione e iniziare un processo di accettazione.

Non affermo assolutamente che questa sia un’impresa facile, anzi: richiede più coraggio che il semplice andarci contro. Mi spiego meglio: accettare una situazione che non si può cambiare significa avere la forza di guardarsi dentro e magari anche quella di chiedere aiuto.

Nonostante la nostra testardaggine cerchi di provarci il contrario, non siamo fatti di ferro e non siamo in grado di cambiare ogni cosa da soli. Accettare significa per me imparare a conoscerci e a vedere i nostri limiti in maniera definita. Ognuno di noi affronta prima o poi nella vita un percorso difficile, tendere la mano in cerca di aiuto vuol dire avere una maturità tanto sviluppata da capire che condividere il proprio peso con qualcun altro ci alleggerisce il carico.

Io ti auguro di imparare ad accettare le situazioni che non puoi cambiare, di trovare una via per te sicura durante la quale sarai in grado di goderti il paesaggio e soprattutto ti auguro di capire che, condividendo la tua esperienza, avrai solo da guadagnarci.

Accettare significa crescere e crescendo si impara a vivere.

Delle barche senza remi a Zanzibar

Vivi per te

A me non interessa quanto successo tu abbia, quanti soldi tu abbia o l’aspetto del tuo corpo. Io voglio sapere come tu impieghi il tuo tempo, se sai come essere felice, come guarire dalle ferite del tuo passato, come confrontarti con sensazioni scomode, come rapportarti con le persone in un modo che non sia solamente una conversazione superficiale. Sai come riposarti? Sai come essere gentile con te stesso e, in estensione a ciò, come essere gentile con gli altri? Stai raccogliendo il massimo da questa vita? Io spero che tu sappia come accontentarti, come accorgerti che ciò che hai è abbastanza. Io spero tu sappia come stare tranquillo, da solo, e che tu ami la tua compagnia tanto quanto quella degli altri. Spero che tu interagisca con te stesso in modo amorevole. Spero che le persone di cui ti circondi ti conoscano, conoscano la vera versione di te stesso. Spero tu sia coraggioso abbastanza da essere esattamente chi sei. Spero tu sia coraggioso più di quanto tu desideri spuntare delle caselle imposte dalla società. Spero tu non ti sveglierai un giorno troppo tardi con il desiderio di fare tutto diversamente. Spero tu abbia abbastanza spazio libero per conoscere te stesso, per sapere cosa vuoi e per inseguirlo con pazienza e resilienza. Spero tu stia vivendo questa vita per te, in modo vero, onesto e aperto.

Jamie Varon

La tua luce dentro

La luce che splende dentro di te è un riflesso molto più accurato di ciò che sei rispetto alle storie che tu sei solito raccontarti.

B Grace Bullock

Mi è capitato spesso, in passato, di raccontarmi delle storie, o meglio, di vedere la mia realtà filtrata attraverso una lente poco costruttiva. Tendevo a sottolineare l’importanza delle cose che non facevo come avrei voluto o che non mi davano il risultato sperato. Tutto ciò però era come un auto-sabotaggio. Era come avessi preso gusto a bacchettarmi per ciò che non facevo invece che concentrarmi sulle piccole vittorie che sarebbero state di gran lunga più soddisfacenti.

Con il tempo e molta auto-riflessione, ho imparato ad apprezzare i piccoli passi nella direzione giusta e a vedere i miei sforzi come abbastanza. Io tendevo sempre a pretendere troppo da me stessa invece di accontentarmi del risultato più che buono che portavo a casa ogni giorno.

Ho imparato che bisogna sempre fare fronte alle situazioni e che soprattutto quelle scomode vanno affrontate a viso aperto: solo così cresco. Solo così la luce che brilla dentro di me diventa anche per me visibile.

La testa, a volte, può essere il nostro più grande ostacolo e io ho imparato ad agire più di pancia e di cuore. Non mi sento però assolutamente arrivata, so che ogni giorno, scendendo dal letto, io ho due opportunità: nascondermi o affrontarmi. La prima per me non è più un’opzione.

Ho imparato che cadendo, sì, magari rischi di sbucciarti le ginocchia ma che da quella caduta imparerai sempre qualcosa e soprattutto troverai, con il tuo tempo, sempre la forza di rialzarti. La tua rete di sicurezza, ovvero le persone che senti a te più vicine, saprà esserti di grande supporto. Non vergognarti di aprirti con loro e di mostrarti fragile. Non c’è nulla di sbagliato in te. A volte basta sentire un’altra opinione per riflettere sulla propria.

Io cerco, a volte con grande fatica, di spegnere la testa e di mantermi attiva. Solo affrontando le situazioni per me più difficili rafforzerò quella luce che brilla dentro di me e sarò forse un giorno in grado di raccontarmi una storia differente.

La vita è una palestra: andando agli allenamenti tutti i giorni si diventa più forti.

Siamo come un vaso di fiori in fiore, dobbiamo solo crederci.

Staccare

Quest’anno, dopo essere tornati a inizio gennaio dai Caraibi, non abbiamo fatto una vacanza vera e propria. Non era quindi una sorpresa che io mi sentissi ‘Urlaubsreif’ (matura per le vacanze), come dicono i tedeschi, da diverse settimane prima della nostra partenza a fine agosto.

Siamo stati un weekend lungo a Milano per poi scendere verso la Toscana. Qui abbiamo già visitato Volterra, Montepulciano e questa mattina siamo arrivati a Castiglione della Pescaia, la nostra penultima tappa.

In una sessione di meditazione ho sentito questa frase: “Molte cose funzionano meglio dopo averle staccate per un po’, anche tu!”. Io credo che questo sia tanto vero.

In questi giorni io mi sto concentrando sul ricaricare le mie batterie, sul visitare in modo consapevole posti nuovi, sull’interagire con chi non conosco e sul vivere nel momento in cui mi trovo.

Ci sono molte novità nella mia vita attualmente ma io ora cerco di rifiatare per affrontarle nel modo più preparato possibile. A piccoli passi si scalano anche le vette più ostiche: io ho deciso di continuare camminare in luoghi che non conosco e di godermene il paesaggio.

Il cielo sopra Montepulciano

La sveglia presto

Da quando ho iniziato a lavorare da Endress+Hauser sono circondata da Morning People. Alle 07:30 io sono la penultima che arriva in ufficio e questo già dice molto.

Ho imparato in questi ultimi cinque anni ad appezzare il fatto che, iniziando presto, ho parte del pomeriggio a disposizione per attività che mi fanno bene.

La prima cosa che faccio di mattina però non è quella di prepararmi per uscire ma la mia prima ora e mezza della giornata la dedico a me e ad attività come lo yoga o un inizio lento di giornata con una buona colazione preparata con cura. Questo perché sono dell’idea che, appena svegli, bisogna prendersi cura per prima cosa di se stessi prima di dedicarsi agli altri e mostrarsi alla società. Ci ho messo del tempo ma ho imparato che la mia prima priorità sono io.

Questa mattina, che è la seconda per noi di vacanza, complice il caldo torrido di una Gaggiano estiva, ho aperto gli occhi quasi allo stesso orario in cui suona la mia sveglia durante la settimana lavorativa. Ho ammirato l’alba dalla finestra e osservato il mio paese di origine svegliarsi. Un privilegio!

Tratta tutti con rispetto e sarai sempre nel giusto

Quando ho iniziato a guidare qui in Germania avevo timore di trovarmi coinvolta in un incidente. I tedeschi guidano in genere molto bene e su alcuni tratti dell’autostrada non ci sono limiti di velocità, alcuni guidatori perciò sviluppano uno stile di guida aggressivo. Il mio timore era basato sul fatto che non si sa mai con chi si ha che fare in caso di incidente. Mi intimidiva la possibilità che magari mi sarei dovuta scontrare con una persona aggressiva pronta ad attaccarmi a livello verbale.
Ne ho parlato una sera con Dominik e lui mi ha aperto la mente dicendomi che, in caso di incidente, io posso comportarmi in modo rispettoso e chiamare con tutta calma sempre la polizia per fare il rilevamento. In effetti ho capito subito che aveva ragione: se io tratto chi mi è di fronte con rispetto, ho molte probabilità di avere un effetto calmante, anche se chi mi è dinnanzi è guidato dall’adrenalina e arrabbiato per la situazione.
Trattare chiunque con rispetto ci mette sempre in una posizione di vantaggio. Se mai dovessi fare un incidente, cosa che io ovviamente non spero, so che con questa attitudine sarò sempre nel giusto indipendentemente dal fatto che io magari possa essere in colpa o meno.

Monaco di Baviera