A volte tutto quello di cui ho bisogno è un fine settimana a Milano per ricaricare le energie. Passare del tempo con la mia famiglia, fare delle chiacchierate in compagnia delle mie più care amiche e camminare per le vie di Gaggiano: sono tutte cose che mi regalano energia.
Molti pensano che partire il venerdì per tornare la domenica sia troppo stressante invece per me è come una piccola vacanza per la mia anima. È inoltre bello riconoscere i cambiamenti che sono avvenuti durante la mia assenza.
Mi sento fortunata a poter ritornare ogni tanto e lasciare che l’aria di casa mi influenzi in modo positivo.
A volte staccare la spina è proprio quello di cui abbiamo bisogno per ricaricare le nostre energie. A me però non risulta facile riposare senza sentire sensi di colpa.
Ieri però ci sono riuscita: dopo aver fatto le commissioni solite del sabato mattina, mi sono messa sul divano e non ho fatto altro che ascoltare fino alla fine l’audiolibro di Jamie Varon ‘Main Character Energy’. Ammetto che, a un certo punto, sono dovuta tornare indietro di tre capitoli perché la mia palpebra è calata ma l’ho finito.
Ho passato un pomeriggio e una serata tranquilla in compagnia di me stessa, approfittando di quello che in inglese si chiama ‘me time’ e posso affermare che mi ha fatto davvero bene. Questa mattina mi sono alzata rigenerata: avevo molta voglia di fare e sono stata affaccendata tutto il giorno.
Il corpo si prende ciò di cui ha bisogno e sta a noi arrenderci alla sua volontà senza farci troppi pensieri. Io sto imparando in questo periodo ad accontentarmi di quello che riesco a fare senza pretendere di più. Non mi risulta sempre facile ma ci metto il mio impegno.
Lunedì, quando sono tornata dal lavoro, ero molto stanca. Il giorno dopo mi avrebbe atteso un viaggio di lavoro di tre giorni a Nesselwang, nella bellissima Allgäu della Baviera. Avevo però un appuntamento quella sera stessa per un’intervista per la newsletter del negozio equo e solidale che supporto nelle sue attività di marketing e social media.
Speravo segretamente qualcuno la spostasse all’ultimo momento e invece questo non è successo. Sono allora uscita alle 19:00 incamminandomi verso la casa di una delle due signore che dovevo intervistare. Fin da subito mi sono trovata con loro a mio agio e l’intervista è venuta fuori davvero bene. Abbiamo parlato di un progetto interessantissimo in Perù ad Arequipa che il negozio equo e solidale riesce a finanziare grazie alle entrate delle vendite, a delle sovvenzioni della provincia e alla beneficenza. Si chiama CIEP ed è una sorta di dopo-scuola che permette a 70 bambini e adolescenti di fare i compiti, imparare a suonare uno strumento musicale, a cucinare e a ballare. Tutte queste attività contribuiscono a far crescere l’autostima dei ragazzi e la loro capacità di concentrazione.
Nei prossimi giorni scriverò il testo di questa bella conversazione che non avrei potuto condurre se non mi fossi obbligata a uscire comunque nonostante la stanchezza.
A volte, è proprio vero, bisogna spingersi oltre il limite che la nostra testa ci impone per vivere una situazione che altrimenti ci pentiremmo di aver mancato.
Una foto dal mio viaggio di lavoro a Nesselwang, fatta da una collega.
Nella vita ti accadono cose così strane che, a un certo punto, inizi a dubitare che qualcosa giochi contro di te. L’arte sta nel costruirti una rete di sicurezza, fatta di persone pronte a sorreggerti quando le tue forze vacillano. Quel nucleo di persone imparerai a tenertelo stretto, a seconda delle fasi si allargherà o si snellirà. Sarai tu a farne la selezione all’ingresso. Quando il gioco si fa duro non dubitare mai della tua forza perché, non a caso, si dice che le sfide vengano presentate a chi le sa affrontare. A ogni cosa c’è una soluzione e non c’è nulla di male nell’alzare la mano chiedendo aiuto. Una volta una persona mi disse di non voler caricare i suoi amici del fardello dei suoi pensieri. Io, lì per lì, non capii perché secondo me a questo servono gli amici: ci alleggeriscono il peso e condividono con noi il percorso. Se mai dovessi arrivare a pensare che il tuo carico emotivo è troppo pesante per essere condiviso con la tua rete di sicurezza, cerca aiuto altrove. Rivolgiti a specialisti: fare una terapia psicologica è sinonimo di crescita. Imparerai molto su di te e sul tuo modo di agire. Avrai la possibilità di guardarti dentro confrontandoti con una persona esterna e per questo obiettiva. Che sia con un amico o sulla poltrona di uno studio, tira sempre fuori ciò che pensi e che ti occupa la mente oscurandola. Condividere il tuo bagaglio emotivo non è mai un errore, farsi un bel pianto a volte può fare miracoli sempre che, asciugandoci le lacrime, riconosceremo i nostri occhi nello specchio. Non lasciare che il buio oscuri la loro luce.
Maggio è, lavorativamente parlando, uno dei mesi nei quali conviene vivere e lavorare in Germania. Quest’anno, ad esempio, ci sono state quattro festività che mi hanno permesso di non lavorare neanche una settimana per intero. Ho potuto sempre prendere ponte.
A parte la festa dei lavoratori, le altre tre festività sono di origine cattolica: l’Ascensione, la Pentecoste e il Corpus Domini. Non si festeggiano in ogni regione della Germania ma in quella in cui vivo io, il Baden-Württemberg, si ha la giornata libera. A Pentecoste poi ci sono due settimane di chiusura della scuola ed è per questo che il Lago di Garda e la Toscana sono pieni di famiglie tedesche che fanno il bagno.
Noi abbiamo approfittato di questi giorni liberi principalmente per lavorare al nostro progetto di costruire un nuova terrazza. Per ora ci siamo concentrati sul prendere bene le misure, mettere le nuove fondamenta in cemento e smontare la parte anteriore della vecchia terrazza lasciando solo un balcone. Abbiamo ancora molto da fare ma è bello avere un progetto su cui lavorare. Io, che non sono molto manualmente dotata, non ho potuto aiutare troppo ma ho diligentemente fatto supervisione e organizzato bevande e snack. Qualcuno in fondo lo deve pur sempre fare questo sporco lavoro.
Io ho una mente irrequieta: spesso mi perdo nei miei pensieri non trovandone l’uscita. Un’attività che negli ultimi anni ho notato mi aiuta a calmare la testa è cucinare. Mi regala subito un senso di pace perché mi permette di compiere un gesto di amore nei miei confronti e in quelli di chi con me condividerà quel pasto, persona che di solito è Dominik. Cucinando sono in grado di spostare l’attenzione dai miei pensieri aggrovigliati e di concentrarmi sugli step necessari alla preparazione del pasto.
I miei sabati pomeriggio preferiti ho scoperto essere quelli in cui sono immersa nel fare un impasto. Oggi è toccato alla pasta per la pizza, come la chiama mia mamma, che mi ricorda sempre quando, da piccola, la preparavo con lei. Il mio compito principale allora però consisteva nel tagliare la mozzarella e, ancora oggi, mantengo gelosa questo ruolo. Come la taglio io la mozzarella non lo fa nessuno! Soprattutto perché me la mangio tagliandola: lo ammetto in fatto di cibo non sono per niente disciplinata.
Preparare un impasto mi piace particolarmente perché lascia un po’ di suspance: non si può sapere subito se effettivamente sarà buono. Bisogna aspettare che cresca e che vada in forno. Nella maggior parte dei casi però siamo soddisfatti del risultato e io credo sia perché il pasto è preparato con cura, rispetto per gli ingredienti e amore.
Cucinare per me è una terapia e un’attività nella quale io vengo assorta completamente. Dopo un buon pasto anche i miei pensieri sembrano essere più chiari.
Un weekend fuori porta, a festeggiare l’amore di due cari amici. Dormire in una camerata con persone di cui conoscevo solo il nome. Mangiare bene ma non esagerando. Chiacchierare con quegli amici che ormai da anni hanno un posto fisso nel mio cuore e ammirare le loro bimbe crescere. Rendermi conto che non sono l’unica che si spaccia per più vecchia di quello che è: questi 38 anni che ho ancora da compiere mi accompagnano già da inizio anno e non me ne capacito. Chiacchierare con persone nuove e trovarle tutte molto interessanti. Ballare e cantare.
La vita e l’amore vanno sempre celebrati e non c’è niente che ci faccia sentire più vivi e più felici.
Ecco come funziona: capirai tutto solo per perderti di nuovo. Guarirai e imparerai e poi guarirai e imparerai nuovamente. Cambierai e penserai che rimarrai così per sempre e poi ti reinventerai. Non finirai mai e questo è proprio il punto. Crescerai e poi te la godrai. Sarai triste per poi sentirti pieno di gioia e questo a volte nell’arco delle stesse 24 ore. Piangerai. Ti confronterai e ti impegnerai di nuovo nella tua verità. Sarai incastrato in aspettative sociali e poi troverai ancora una volta il legame con te stesso. Sarai in costante divenire e questo capiterà a volte in modo conscio, la maggior parte delle volte però capiterà in sottofondo. Incontrerai sempre e ovunque nuove versioni di te stesso e, se sei fortunato e abbastanza presente, potrai invitarle a entrare. Penserai di avere tutte le risposte e poi ti sentirai umile dinnanzi a ciò che ancora non sai. Seguirai un percorso solo per realizzare che hai bisogno interamente di una nuova stella polare. E tutto ciò andrà bene e ti servirà a ricordare quanto tu sia meravigliosamente vivo nella tua vita.
Quando nel febbraio 2012 mi sono trasferita in Germania tutto ciò che ho portato con me è entrato in una grande valigia gialla. Principalmente il suo contenuto erano vestiti invernali, il che mi ha portata in primavera a spendere quello che rimaneva del mio stipendio in abiti più leggeri.
Inizialmente avevo un contratto di un anno che poi è stato rinnovato per un altro anno per poi diventare alla fine del 2013 un contratto a tempo indeterminato.
Io non ero partita con grandi aspettative, queste però sono cresciute sempre più man mano che passava il tempo. Così come sono cresciuti i miei beni materiali. Ho lasciato l’appartamento in comune per uno proprio, ho incontrato persone da tutto il mondo stringendo importanti amicizie e ho conosciuto il significato della parola amore. Sono stata accolta in una famiglia che sento sempre più mia e ho imparato a camminare con le mie gambe, cadendo sì ma trovando sempre la forza di alzarmi.
Ci vuole coraggio per lasciare il proprio ambiente di origine e ci vuole ancora più coraggio nel definire la propria meta definitiva.
A quella giovane donna con la valigia gialla io ora sorrido e le confermo che ha fatto la scelta giusta.
Questa settimana sono stata a casa da sola fino a giovedì perché Dominik era in sede a Karlsruhe per un evento di lavoro.
Da gennaio qui da noi è iniziata la stagione della semina di diverse piante che ora, cresciute, occupano spazi sia interni che esterni della nostra casa. Abbiamo piantato melanzane, peperoncini, pomodorini, insalata, nespole, cipolline primavera, ravanelli e diverse erbe aromatiche. A occuparsene è principalmente Dominik.
Durante il fine settimana scorso, visto il suo viaggio di lavoro, Dominik si è preso del tempo per fare con me il passaggio di consegne, affidando le piante alle mie cure. Io, da brava giardiniera in erba, ho preso diligentemente appunti annotando quando e come bagnarle.
Ogni giorno, dopo il lavoro, ho dedicato un’abbondante mezz’ora alla cura delle piante e devo ammettere che ci ho preso gusto. Ho scoperto il mio pollice verde.
Prendersi cura di una pianta permette di rallentare, di osservare e di reagire in modo consapevole ai suoi bisogni. Questo mi ha fatto sentire necessaria: le piante avevano bisogno delle mie cure. Fare giardinaggio, inoltre, permette di stare all’aria aperta e con le mani nella terra: riporta, insomma, alla base di tutto. Il contatto diretto con il ritmo della natura aiuta a comprendere meglio la vita.
Nulla fiorisce tutto l’anno e questo è un punto su cui riflettere rispetto alle aspettative che abbiamo su noi stessi.