Imparare a stare con le emozioni difficili

Questa settimana ho fatto fatica. Sicuramente capita anche a qualcuno di voi di trovare difficile stare nella propria pelle. Sentire una pesantezza sullo stomaco e non sopportare il proprio modo di essere in quel momento. 

Ieri per me era una giornata così. Sarei voluta uscire dal mio corpo e darmi uno scossone. Per non stare ferma nei miei pensieri pesanti ho deciso di agire. Uscire dopo il lavoro, andare a camminare nei campi in compagnia e lasciare spazio a miei pensieri esprimendoli in parole. Non potevo scegliere medicina migliore. Ha funzionato!

Più si cresce e più si è confrontati con emozioni forti, con pensieri che occupano la mente e rischiano di paralizzare. È importante imparare a conviverci, a gestirli e a esprimerli. Uno dei metodi più consigliati è proprio quello di passare all’azione, di interrompere i pensieri e impegnare la testa in un’attività. 

Tra le tante cose che vengono insegnate a scuola manca, secondo me, la consapevolezza. È un tema che mi sta molto a cuore e con il quale io mi confronto quotidianamente perché è fondamentale. Con gli anni la vita te la insegna ma perché non educare fin da piccoli a nominare le proprie emozioni e a implementare tecniche che li aiutano a farci i conti se difficili?! Alleggerirebbe sicuramente il loro bagaglio emotivo.

Saper guardarsi dentro ed essere in grado di trattarsi con gentilezza quando il gioco della vita si fa duro è un grande vantaggio. Impariamolo ma soprattutto insegniamolo ai più piccoli.

Una finestra sull’anima è come una finestra sul mare: ci si affaccia sull’infinito.

La pallavolo per me

Ho pensato spesso di scrivere cosa per me significasse giocare a pallavolo ma non mi sono mai sentita in grado di farlo. Ci provo oggi, perché bisogna sempre affrontare i propri pensieri esprimendoli.
Ho iniziato la mia carriera pallavolistica da tifosa. Sì, perché io ero la più grande tifosa della squadra nella quale giocava mia sorella piú grande. Andavo a vedere le partite, applaudivo e incitavo tutte le giocatrici.
Attivamente mi sono avvicinata alla pallavolo giocando in cortile e all’Oratorio. In estate con tre delle mie più care amiche d’infanzia ci sfidavamo in cortile con un cancello come rete, interrompendo le nostre partite avvincenti solo quando doveva entrare una macchina. Un giorno arrivò Alice da noi e ci informò che la Freccia Azzurra, la squadra dell’Oratorio di Gaggiano, voleva formare una squadra Under 12. Ovviamente mi iscrissi immediatamente.
Iniziò così per me l’approfondimento di una disciplina che mi ha formato sotto diversi punti di vista. Raramente ho saltato un allenamento, mai una partita se convocata. Ho giocato in quasi tutti i ruoli: mi manca solo quello del palleggiatore, perché il palleggio non è mai stato il mio punto di forza. Il ruolo che mi è rimasto nel cuore è quello del libero. Io sono un libero anche nella vita. Prendo legnate, mi butto per terra, grido ma mi rialzo, cercando sempre di non fare cadere la palla che nella vita è per me sinonimo di dignità.
Giocando a pallavolo ho imparato tanto: è uno sport di gruppo ed è uno sport intelligente. Senza testa e senza spirito di gruppo non si va lontano.
Non ho raggiunto traguardi pallavolistici importanti e per me la pallavolo è sempre stato uno sport, uno svago, una chiamata. Non lo ho mai messa prima della scuola.
Per diversi anni ho passato cinque giorni alla settimana in palestra, anche allenando, ma non è stato mai un peso per me, anzi. Entrare sul campo significava per me pensare solo alla palla, dimenticando tutto il resto.
È stato quando, per via di un infortunio alla spalla, ho dovuto imparare a farne a meno che ho iniziato a vacillare. Ho imparato però che nella vita avere una routine ed interromperla ha conseguenze. È estremamente importante non abbarttersi e crearne una nuova routine dandosi del tempo.
Oggi, che sono più di dieci anni che ho smesso di giocare a pallavolo, ancora faccio un po’ di fatica a trovare in altri sport quella stessa passione. Lo sport rimane però per me di vitale importanza, so di doverlo e volerlo praticare con disciplina e costanza. Il mio corpo e la mia mente ne giovano sempre. Quando prendo però in mano una palla da pallavolo, scatta dentro di me immediatamente quella voglia di mettermi contro un muro e fare una battuta. Credo proprio questa sensazione mi accompagnerà per tutta la vita. Alla pallavolo sono grata per tutto ciò che mi ha insegnato e per chi sono diventata praticandola.

Il logo della società sportiva Freccia Azzurra

Staccare e ricaricare

Un tour dell’Andalusia, due zaini, diversi biglietti di bus e treno prenotati in anticipo, innumerevoli check-in online, inserire un numero indefinito di volte il nostro numero di carta di identità, pagare tutto con la carta ché gli spagnoli sono diventati digitali dopo la pandemia. Due Alcazar, un Alcazaba, il Castillo di Santa Catalina, un teatro romano, salire sulla torre della cattedrale e ammirare una città dall’alto. Nuotare nel Mar Mediterraneo e nell’Oceano Atlantico. Ritrovarsi in spiaggia a non fare altro che guardare l’allenamento di tre giovani portieri e rendersi conto che queste vacanze, sì queste vacanze sono delle belle vacanze.

Ci si allena sulle spiagge andaluse

Alla pari

Nel 2006, poco prima che iniziassero le vacanze estive del mio primo anno universitario, ascoltai per caso una conversazione tra due compagne. Parlavano della possibilità di lavorare come ragazze alla pari durante l’estate per migliorare le loro conoscenze linguistiche. Interessata anch’io a questa possibilità, riconoscendone subito i benefici, mi informai con loro. Scoprì allora che iscrivendosi al sito di Au-pair World si poteva entrare in contatto con famiglie che necessitavano aiuto con la gestione di casa e bambini.

Nel giro di pochi giorni creai un profilo ed entrai in contatto con una famiglia tedesca che aveva un’azienda agricola e due bambine in età scolare. Partii a metà luglio per lavorare da loro e tornare in tempo per il mio esame di Letteratura italiana di inizio settembre. Il paese dove vivevano aveva 90 abitanti ed era vicino al Mar Baltico.

Come ragazza alla pari avevo una giornata ben scandita con sveglia presto per preparare la colazione, occuparmi delle pulizie e delle faccende di casa e giocare con le bambine. Il fine settimana lo avevo libero per gite e uscite serali.

La famiglia con me fu davvero molto accogliente e alle bambine mi affezionai immediatamente. Nella loro casa alloggiava anche uno stagista svizzero che li aiutava con l’azienda agricola. Diventammo subito amici e passammo insieme quasi tutti i sabati sera nel bar del campeggio vicino alla spiaggia. Migliorai molto il mio tedesco, usandolo quotidianamente.

Quando, qualche settimana fa, una coppia di amici mi ha raccontato di voler assumere una ragazza alla pari per ricevere sostegno nella gestione delle bambine, l’ho trovata subito una buona idea. Sia loro che la ragazza che lavorerà per loro ne trarranno vantaggio.

Io consiglio di lavorare da au-pair a tutti i giovani che hanno un periodo libero sia esso di pausa dagli studi o di orientamento. Questa esperienza all’estero con vitto, alloggio e paga settimanale inclusi permette di arricchire il proprio bagaglio culturale e di prendere le prime responsabilità.

Il mio biglietto di andata Bergamo – Lubecca Amburgo

Non ruminare

Se c’è qualcosa che corrode l’anima è continuare a girare sugli stessi pensieri. La narrativa che abbiamo con noi stessi ha un potere non indifferente sul nostro stato d’animo. Tirare fuori i nostri pensieri, che sia in modo scritto o verbale, è spesso la soluzione migliore per alleggerire il peso di cui carichiamo la nostra anima.

C’è una tecnica che per me è molto efficace: si chiama in inglese Talk it out, tiralo fuori parlando. È molto semplice, io la uso in questo modo: quando cammino, metto gli auricolari e inizio a parlare di quello che mi gira per la testa. A volte lo faccio registrando un messaggio vocale a un’amica che poi non spedisco. Chi mi vede pensa io sia al telefono mentre io invece esteriorizzo ciò che mi impegna i pensieri.

Un altro metodo è quello di scrivere le proprie preoccupazioni, prima di andare a dormire, su un quaderno in modo da non portarsele in camera da letto. Scrivendo facciamo uscire quei pensieri negativi alleggerendoci.

Entrambi i metodi aiutano ad aprirsi e a classificare i propri pensieri non tenendoli dentro. Ovviamente ancora più effettivo è incontrare amici o famigliari con cui confrontarsi di persona però non sempre ci si sente pronti a parlare con qualcuno di ciò che ci tormenta.

L’importante è rendersi conto che il ruminare è dannoso per la nostra psiche e non ci porta avanti nel nostro percorso di vita. Che sia parlandone o scrivendo, io mi auguro tu riesca sempre a mantenere il tuo equilibrio.

Io e i miei preziosi auricolari

Un odore che per me è profumo di casa

Oggi, uscendo dal lavoro, l’ho respirato subito. Gerlingen, la cittadina dove lavoro alle porte di Stoccarda, è circondata dalla campagna e, quando ho aperto la porta della mia azienda per uscire, l’odore di campi concimati mi è entrato nelle narici.

Lo so, è un odore forte, però per me è un profumo. Anche Gaggiano, il paese in provincia di Milano da cui provengo, è immerso nelle campagne e ho imparato fin da bambina ad amare quell’odore di concime. Sa semplicemente di casa.

La mia professoressa di Geografia economica alle superiori diceva che a partire da Gaggiano inizia la provincia bella di Milano quella agricola. Io non posso che confermare questa sua tesi: per me Gaggiano è sempre stata la mia oasi felice.

Se c’è un odore in grado di calmare i miei sensi è proprio quello dei campi. Non c’è niente da fare: sono e rimango una ragazza di campagna.

La campagna di Gerlingen, vicino a Stoccarda

L’arte di amare

Chi non sa nulla, non ama nulla.
Chi non sa fare nulla, non capisce niente.
Chi non capisce niente, non ha valore.
Ma chi capisce,
ama, nota e anche vede …
Quanta più cognizione sta in una cosa,
più grande è l’amore …
Chi crede che tutti i frutti
diventino maturi insieme alle fragole,
non capisce nulla dell’uva.

Paracelso
I colori di un vigneto in Baden-Württemberg

La mia prima sera in Germania

Quando il 12 febbraio 2012 arrivai a Karlsruhe con la mia valigia gialla contenente solamente vestiti invernali, ad aspettarmi c’erano uno strano appartamento condiviso e uno studente di matematica introverso. Non appena il mio nuovo coinquilino mi diede la password del wifi, mi collegai su Facebook e postai una foto dello schermo del binario della stazione di Stoccarda indicante la destinazione del mio treno verso Karlsruhe. Fu allora che successe una cosa magica: mi scrisse un messaggio Anastasia, una ragazza con cui avevo condiviso un paio di settimane durante il mio stage da Bosch a Leinfelden-Echterdingen nel 2007. Mi chiese cosa ci facessi a Karlsruhe e se avessi voglia di incontrarla quella sera. Scoprimmo allora che il mio appartamento si trovava a pochi numeri civici di distanza dal suo. Il mondo è davvero piccolo, pensai. Ecco allora che passai la mia prima serata lontana da casa in compagnia di Anastasia a cui continuerò ad essere infinitamente grata per avermi fatto sentire ben accolta in una città nuova.

In tedesco si dice che ci si incontra sempre due volte nella vita e io quella sera iniziai a credere in questo detto.

Il castello di Karlsruhe – fonte Wikipedia

Imparare a mettere limiti

Se c’è una cosa che ho imparato essere di fondamentale importanza è quella di riconoscere fino a che punto una cosa ci faccia bene e mettergli un limite quando ci accorgiamo di non sentirci più a nostro agio.

Non mi risulta sempre facile però credo mettere confini sia fondamentale per la propria crescita personale. Guardarsi dentro, essere sinceri con se stessi e proteggersi per preservare il proprio equilibrio. Nessuno e nessuna cosa hanno il diritto di scuoterlo.

Preservare le proprie energie e incanalarle nel modo che per noi è più giusto, senza sentirci in dovere di compiere un’azione solo per compiacere qualcun altro: questa è la vera libertà.

Tutto ha un limite, anche la nostra vista. Questa per me è speciale.