Costruisci la vita che desideri

Secondo Arthur C. Brooks, il professore della felicità di Harvard, ci sono tre cose che compongono la felicità: l’appagamento, la soddisfazione e lo scopo.
Il piacere è animale mentre l’appagamento è umano ed è caratterizzato dalla condivisione e dalla consapevolezza. La soddisfazione è la bella emozione che si prova quando si è raggiunto un obiettivo su cui si è lavorato da tempo. La soddisfazione non arriva senza impegno o sacrificio. Se nella nostra vita non vediamo uno scopo ci sentiamo persi. Quando al nostro agire abbiniamo un significato siamo in grado di superare anche le fasi più difficili. Dobbiamo quindi cercare il nostro perché di vita e questo non è affatto un percorso facile. La felicità è infatti una direzione, non una destinazione.
Culture differenti definiscono la felicità in modo diverso. Nelle lingue germaniche la parola ‘felicità’ è associata alla fortuna e al fato positivo. Nelle lingue romanze è legata al termine ‘felicitas’, crescita, fertilità e prosperità. Delle sensazioni sono collegate alla felicità ma la felicità non è una sensazione. È possibile infatti sentirsi più felici scegliendo di esercitare controllo sull’unica persona che siamo in grado di controllare: noi stessi. Non aspettare che cambi il mondo ma uscire dalla nostra testa e passare all’azione: compiere ciò che più desideriamo coltivando emozioni positive.
Ho iniziato ad ascoltare l’audiolibro ‘Build the life you want’ (Costruisci la vita che desideri), di Arthur C. Brooks e Oprah Winfrey, e lo trovo davvero una lettura illuminante. Se anche tu, come me, sei alla ricerca del tuo perché questo libro può essere utile per raccogliere le idee.

Felicità è trovare il proprio fuoco dentro

Imparare a stare con le emozioni difficili

Questa settimana ho fatto fatica. Sicuramente capita anche a qualcuno di voi di trovare difficile stare nella propria pelle. Sentire una pesantezza sullo stomaco e non sopportare il proprio modo di essere in quel momento. 

Ieri per me era una giornata così. Sarei voluta uscire dal mio corpo e darmi uno scossone. Per non stare ferma nei miei pensieri pesanti ho deciso di agire. Uscire dopo il lavoro, andare a camminare nei campi in compagnia e lasciare spazio a miei pensieri esprimendoli in parole. Non potevo scegliere medicina migliore. Ha funzionato!

Più si cresce e più si è confrontati con emozioni forti, con pensieri che occupano la mente e rischiano di paralizzare. È importante imparare a conviverci, a gestirli e a esprimerli. Uno dei metodi più consigliati è proprio quello di passare all’azione, di interrompere i pensieri e impegnare la testa in un’attività. 

Tra le tante cose che vengono insegnate a scuola manca, secondo me, la consapevolezza. È un tema che mi sta molto a cuore e con il quale io mi confronto quotidianamente perché è fondamentale. Con gli anni la vita te la insegna ma perché non educare fin da piccoli a nominare le proprie emozioni e a implementare tecniche che li aiutano a farci i conti se difficili?! Alleggerirebbe sicuramente il loro bagaglio emotivo.

Saper guardarsi dentro ed essere in grado di trattarsi con gentilezza quando il gioco della vita si fa duro è un grande vantaggio. Impariamolo ma soprattutto insegniamolo ai più piccoli.

Una finestra sull’anima è come una finestra sul mare: ci si affaccia sull’infinito.

La mia prima sera in Germania

Quando il 12 febbraio 2012 arrivai a Karlsruhe con la mia valigia gialla contenente solamente vestiti invernali, ad aspettarmi c’erano uno strano appartamento condiviso e uno studente di matematica introverso. Non appena il mio nuovo coinquilino mi diede la password del wifi, mi collegai su Facebook e postai una foto dello schermo del binario della stazione di Stoccarda indicante la destinazione del mio treno verso Karlsruhe. Fu allora che successe una cosa magica: mi scrisse un messaggio Anastasia, una ragazza con cui avevo condiviso un paio di settimane durante il mio stage da Bosch a Leinfelden-Echterdingen nel 2007. Mi chiese cosa ci facessi a Karlsruhe e se avessi voglia di incontrarla quella sera. Scoprimmo allora che il mio appartamento si trovava a pochi numeri civici di distanza dal suo. Il mondo è davvero piccolo, pensai. Ecco allora che passai la mia prima serata lontana da casa in compagnia di Anastasia a cui continuerò ad essere infinitamente grata per avermi fatto sentire ben accolta in una città nuova.

In tedesco si dice che ci si incontra sempre due volte nella vita e io quella sera iniziai a credere in questo detto.

Il castello di Karlsruhe – fonte Wikipedia

Non è sempre facile

Chi ha scelto di vivere lontano dal luogo dove è cresciuto probabilmente si ritroverà in queste parole.

Quando a febbraio 2012, in otto giorni, presi la decisione di trasferirmi e lavorare a Karlsruhe, in Germania, non mi era del tutto chiaro cosa questa scelta implicasse.

Ricordo che i primi otto mesi li trascorsi così concentrata a superare il periodo di prova da 1&1 che non sentii la necessità di ritornare a Gaggiano, il mio paese di origine nella provincia di Milano. Le mie migliori amiche di sempre, allora, mi fecero la sorpresa più grande e più bella che io abbia mai ricevuto e affrontarono un viaggio a stretto contatto per arrivare a citofonare un nevoso sabato di fine ottobre al portone del mio appartamento condiviso. Avevano organizzato tutto senza dirmi niente e io mi sentii così felice di averle nella mia nuova realtà di vita.

La vita qui con gli anni mi ha regalato persone ed esperienze nuove che mi hanno arricchito il cuore. Mi ha tolto a 27 anni però una persona così importante come mio padre e affrontare la sua perdita da sola e lontana dai miei famigliari è stata un’esperienza a sé. Sul mio 27esimo anno di vita potrei scrivere un romanzo: è stato l’anno più brutto e più bello della mia vita. Ho perso papà e ho trovato un compagno di vita.

La lontananza non mi permette di essere presente nella vita dei miei nipoti né tanto meno di instaurare un rapporto profondo con i figli delle mie più care amiche. Sono la zia e quell’amica della mamma che si vede due o tre volte l’anno. Sì, perché col tempo ho dovuto imparare che le vacanze dal lavoro sono un momento di riposo, scoperta e rigenerazione e il tornare a casa durante quei giorni costa molta energia. Io desidero vedere tutti e tutti desiderano vedere me così che i rientri richiedono un vero e proprio talento nel project management.

La mia strada qui in Germania è stata scossa diverse volte dal terremoto di una malattia che mi accompagna da quando ho 19 anni e con cui ho imparato a convivere qui, in un’altra lingua e lontana da certi affetti che mi avrebbero reso il percorso forse un po’ più leggero.

La strada che ho scelto è la mia, mi è costata molto ma mi riempie di orgoglio. Non è sempre facile mantenere questa scelta e ci sono giorni, non ultimo questo martedì, nei quali mi viene in mente di mandare tutto all’aria. Non lo faccio e non credo sarei mai in grado di farlo perché so quanta fatica ci ho messo per arrivare dove sono oggi.

La vita è fatta di scelte importanti che ci conducono a diventare adulti. Non voglio affermare che non si debba tornare indietro sui propri passi, perché a volte fare un passo indietro significa farne due in avanti. La mia scelta però di vivere in Germania è per me indiscutibile, non sono in grado di immaginarmi altrove. Provo però sempre una certa nostalgia quando qualcuno racconta di aver passato la serata o il weekend nella sua città di origine con famiglia e amici di sempre. Per me questo non è così a portata di mano.

Della scelta presa a cuor leggero 11 anni fa posso oggi affermare di esserne più consapevole. La mantengo e ne sono grata, anche se a volte mi risulta difficile, onorando i sacrifici compiuti finora: non sono definitivamente stati invano.

Così mi piace immaginare sia la mia strada di vita

Giocatela sempre

Sii gentile con te stesso.

Sei un figlio dell’universo

niente meno degli

alberi e delle stelle,

hai diritto di essere qui.

Max Ehrmann

Quante volte capita di sentirci fuori luogo: così diversi dalle persone che ci circondano. Risulta facile allora fare paragoni e i complessi di inferiorità e, ancor peggio, la sindrome dell’impostore ci assalgono. C’è solo un modo per vivere la vita al meglio: essere radicalmente contenti.

Abbiamo una sola partita da giocare e, comunque vada, ne usciremo da miglior giocatore in campo. La possibilità che abbiamo è una sola e allora perché non essere sempre contenti della nostra prestazione, anche e soprattutto in quei giorni in cui stare nella nostra pelle ci risulta faticoso.

Stai facendo del tuo meglio, io so che lo sai, non mollare e goditi la tua partita.

Apri il tuo paracadute e vola felice, foto sky-dive.de

Le tre domande dell’imperatore

Molto tempo fa viveva un imperatore che era alla ricerca di una filosofia di vita. Necessitava saggezza per esercitare il suo potere sul suo popolo e su se stesso. Le religioni e le filosofie del suo tempo però non erano per lui consone. Si impegnò così a trovare la sua filosofia nell’esperienza di vita.

Ad un certo punto si rese conto che necessitava solamente le risposte a tre domande fondamentali. Queste risposte gli avrebbero permesso di condurre nel modo in cui lui desiderava. Le tre domande erano:

  1. Quand’è il momento più importante?
  2. Chi è la persona più importante?
  3. Qual è la cosa più importante da fare?

Dopo una lunga ricerca l’imperatore trovó le risposte. Quali credi che fossero? Ti prego di prenderti del tempo per rileggere le domande e pensare alle tue risposte prima di continuare la lettura.

Tutti conosciamo la risposta alla prima domanda ma ce ne dimentichiamo fin troppo spesso. Il momento più importante è adesso. È l’unico tempo di cui disponiamo veramente.

La risposta alla seconda domanda la indovinano solo poche persone. La persona più importante è quella con cui siamo in questo momento. La persona che ti sta accanto. Attenzione: qui potresti essere anche tu. La maggior parte della vita la trascorriamo da soli.

La risposta alla terza domanda dell’imperatore è “prendersi cura”.

Ricapitolando:

  1. Quand’è il momento più importante? Ora.
  2. Chi è la persona più importante? Quella con cui si è insieme adesso.
  3. Qual è la cosa più importante da fare? Prendersi cura.

Testo tradotto e adattato da me e tratto da Ajahn Brahm, Opening the Door of Your Heart. And Other Buddhist Tales of Happiness.

Il percorso alla ricerca della propria saggezza è come un sentiero nella foresta: più cammini e più interessante diventa.

Lei

Da quando ci siamo trasferiti fuori Stoccarda, in una cittadina nella quale vivono molte famiglie giovani, mi capita spesso di incrociare per strada degli adolescenti. Ecco, osservandoli, la mia sensazione di fiducia nelle nuove generazioni subisce sempre un duro colpo. Alcuni si esprimono in maniera bassa e si comportano fuori dalle righe, attirando l’attenzione non in modo positivo. Lo so, sono adolescenti e bisogna lasciarli fare: col tempo cresceranno e matureranno negli atteggiamenti – mi dico. Poi però è arrivata lei. Una ragazzina di forse 14 o 15 anni anni, di origine africana, dai tratti molto belli e dalla faccia simpatica. Dovrebbe abitare nella mia stessa via.
La vedo il pomeriggio tornare da scuola e uscire più tardi per andare in centro. Spesso è da sola ma alcune volte l’ho vista in compagnia di qualche altra ragazza dall’aspetto gentile. Quando è da sola e cammina verso il centro ascolta la musica con delle cuffie grandi tipo rapper. Cammina cantando e muovendosi un po’ al ritmo della canzone che sente. Ogni tanto mi fa sorridere perché, di punto in bianco, fa una giravolta.
Osservarla mi ricorda quanto sia bella la sensazione di libertà tipica dell’adolescenza. Il fregarsene di quello che possa pensare la gente, forse in modo un po’ arrogante ma di sicuro affascinante.
Questa ragazza è una tipa tutta particolare. Ogni tanto la vedo girare in rollerblade o in skateboard. È sempre assorta nei suoi pensieri e concentrata nella sua direzione. Non so perché, in fondo con lei io non ho mai parlato, però a pelle mi sta simpatica e risolleva l’immagine che ho degli adolescenti tedeschi. Ci sono ancora ragazzi genuini e spensierati: questo mi tranquillizza e mi trasmette fiducia.

Throwback time: eccomi qua in versione adolescente

La bellezza sta nelle piccole cose

Quando osserviamo più da vicino, possiamo vedere cose che non abbiamo mai notato prima, come il modo in cui la luce brilla su un albero o il bel percorso di una farfalla. Facendo così possiamo imparare ad amare e apprezzare il mondo e quello che ha da offrire.

C’è bellezza nella semplicità, nell’imperfezione e nell’inaspettato. Accogli il mondo con occhi aperti e con un cuore aperto. Cerca la bellezza che aspetta di essere scovata e apprezza i piccoli dettagli che rendono la vita così meravigliosa.

Alessandra Olanow
Il mondo è pieno di cose belle che aspettano di essere notate.

Come prima cosa sii grato

Quando ti alzi la mattina, pensa che privilegio è essere vivo – respirare, pensare, divertirsi, amare.

Marco Aurelio

Ho tradotto questa citazione di Marco Aurelio per auto-terapia perché da un po’ di tempo ho difficoltà ad alzarmi dal letto la mattina. Mi sento stanca e un po’ spossata. Spero domani mattina di potermene ricordare quando, una volta spenta la sveglia, mi accingerò a incominciare la mia giornata. Non è scontato esserci e come prima cosa desidero esserne grata. E tu?! Fatichi pure tu la mattina a carburare o zampetti fuori dal letto pieno di energia? Nel secondo caso hai tutta la mia stima!

Sono la versione di me che scelgo di essere

Questa frase di Sidney Poitier è sulla prima foto della mia galleria fotografica sul cellulare. È diventata per me un motto e una scelta consapevole.

Siamo quello che scegliamo di essere e possiamo ricominciare da capo scegliendo di sentirci in un altro modo in qualsiasi momento. Siccome siamo noi il nostro compagno di viaggio costante perché allora non essere una persona con la quale passeremmo del tempo volentieri?! Io sono dell’idea che non sia mai troppo tardi per iniziare a essere chi veramente desideriamo essere. Non intendo però che sarà un percorso facile, come ogni cosa costa fatica ma se l’alternativa è sentirci male nella nostra pelle allora perché non scegliere diversamente?! Ci vogliono coraggio e determinazione: nessuno può compiere questa scelta al posto nostro ma tutti nel nostro ambiente più vicino ne trarranno vantaggio. Tu, invece, potrai guardarti allo specchio fiero di essere chi veramente sei e non staccando gli occhi dal tuo sguardo, quasi ne fossi catturato.

Cosa aspetti? Sei pronto? Io sì, parto a razzo!

Parto a razzo subito, scegliendo di essere chi sono.