Una serata con John Strelecky

In estate, mentre aspettavo una mia amica davanti alla libreria Wittwer Thalia di Stoccarda, ho notato un cartellone pubblicitario che informava che il 17 ottobre ci sarebbe stata la presentazione dell’ultimo libro di John Strelecky alla Liederhalle. Siccome questa mia amica è stata la persona che mi ha fatto conoscere l’autore americano del libro Il caffè alla fine del mondo, appena è arrivata, le ho proposto di andare insieme a questo evento. Lei ovviamente ha accettato. A settembre abbiamo comprato i biglietti e ci chiedevamo se John ci sarebbe stato di persona, cosa che poi è stata confermata nei social media a pochi giorni dalla presentazione.

Il 17 ottobre, prima di entrare alla Liederhalle, lo abbiamo subito notato all’ingresso circondato da alcune persone: era inconfondibilmente lui con il suo cappello da esploratore. Mi è stato subito simpatico per questo suo modo di fare umile e per nulla pretenzioso. L’evento di per se è stata una chiacchierata informale con letture dal suo ultimo libro, che in tedesco è intitolato Zeit für Fragen im Café am Rande der Welt. Agli spettatori è stata anche data la possibilità di porre domande.

Il pensiero che mi ha fatto più riflettere è stata una frase che John ha detto relativamente allo sport: “Quando non abbiamo voglia di praticare una certa attività, questo è il segnale che ne abbiamo bisogno più che mai”. A dirgliela è stata un’ascoltatrice del suo podcast e John, riportandola, ha affermato che questa frase ha cambiato totalmente il suo modo di vedere l’attività sportiva. A me anche ha fatto questo effetto.

Durante l’evento John ha saputo intrattenere il pubblico raccontando episodi della sua vita e condividendo pensieri profondi sul senso della vita. Io, che avevo ascoltato l’audiolibro de Il caffè alla fine del mondo in un periodo di transizione per me non facile, il giorno dopo la presentazione l’ho scaricato nuovamente per ascoltarlo una seconda volta perché, come ha detto John, rileggendo un libro una seconda volta, a cambiare non è la storia raccontata ma siamo noi.

Ovviamente sia io che la mia amica ci siamo comprate alla fine dell’evento il nuovo libro che altro non è che la risposta di John Strelecky alle domande che gli sono state poste dall’uscita del suo primo libro a oggi sulla felicità, sul senso dell’esperienza umana e su come lui sia diventato autore. Un libro da leggere in modo speciale, non dall’inizio alla fine, ma in base alle domande che più catturano l’attenzione del lettore. Sono grata di aver partecipato alla sua presentazione di lancio e, quando sono uscita dal teatro, ero definitivamente più in pace con me stessa grazie alla calma che John Strelecky è in grado di infondere in chi lo ascolta.

John Strelecky alla Liederhalle di Stoccarda

Siamo il frutto delle nostre scelte

Questa settimana ho avuto l‘occasione di parlare per la prima volta con una collega che conoscevo fino ad allora solo di vista.

Abbiamo fatto small talk e lei a un certo punto mi ha chiesto da dove venissi, io le ho detto dall’Italia e, più precisamente, da vicino Milano. La sua domanda successiva è stata: „E non ti manca?“.

Io quando mi pongono questa domanda combatto con me stessa. La mia risposta di getto è ovviamente affermativa e il pensiero va immancabilmente alle amicizie da cui mi dividono più di 600 km. Allo stesso tempo però sono consapevole che sono io ad aver fatto questo passo e che, dove sono ora, non ci sarei mai arrivata se non avessi mandato la candidatura a 1&1 nel 2012, stravolgendo la mia vita in otto giorni dalla loro risposta positiva dopo il colloquio.

Forse uno dei segreti dell’essere adulti è la consapevolezza delle nostre scelte. Siamo il loro frutto e sta sempre a noi accettarne il decorso o cambiarlo se non contenti.

Io so che ho messo una distanza tra me e la mia vecchia vita in Italia ma so anche quanto impegno e quanti sacrifici ho fatto per costruirmi una base in un paese per me straniero. In questi ormai quasi 13 anni ho combattuto molto per farmi una strada e, ogni volta che guardo indietro, sono orgogliosa del percorso che ho fatto. Perché?! Perché è il mio.

Non mi sento arrivata ma mi sento che posso godermi gli anni che mi aspettano perché sono della convinzione che l’impegno venga sempre premiato e che per tutti giunga sempre un momento del raccolto. Il mio è arrivato ora.

Continuo a camminare sorridendo

Quegli stessi vecchi occhi

Same old eyes – Amistat

A volte sembra tu sia tutto solo
e il peso del mondo è così grave da portare.
Promettimi una cosa
non lasciare mai vincere il buio.

A volte sembra tu sia tutto solo.
Ti ritroverai a credere
troverai la ragione del tuo perché.
Vedo quegli stessi vecchi occhi ancora brillare
vedo quegli stessi vecchi occhi ancora splendere.

Oh, il mondo è vasto e pieno di meraviglia
e il tuo cuore è selvaggio e vuole vagare.
Ma prendere in prestito la felicità dal domani può lasciarti nel disordine.
Oh, il mondo è vasto e pieno di meraviglia.

Ti ritroverai a credere
troverai la ragione del tuo perché.
Vedo quegli stessi vecchi occhi ancora brillare
vedo quegli stessi vecchi occhi ancora splendere.

Spero che sempre ti ricorderai
che noi ci siamo sempre.
Spero che sempre ti ricorderai.
Ti ritroverai a credere
troverai la ragione del tuo perché.

Vedo quegli stessi vecchi occhi ancora brillare
vedo quegli stessi vecchi occhi ancora splendere.
Ti ritroverai a credere
troverai la ragione del tuo perché.
Vedo quegli stessi vecchi occhi ancora brillare
vedo quegli stessi vecchi occhi ancora splendere
vedo quegli stessi vecchi occhi ancora splendere
vedo quegli stessi vecchi occhi nei miei.

Imparare ad accettare

È quando tiri i remi in barca e smetti di combattere contro la corrente che inizi a farti trascinare, godendoti la vista.

Nella vita ci sono situazioni che, nonostante noi vorremmo davvero cambiarle, non ci resta che accettare. Possono riguardare diversi ambiti e coinvolgerci sia a livello fisico che emotivo. Sulla mia pelle ho imparato che di fronte all’evidenza è meglio fare un passo indietro nelle proprie convinzioni, analizzare la situazione e iniziare un processo di accettazione.

Non affermo assolutamente che questa sia un’impresa facile, anzi: richiede più coraggio che il semplice andarci contro. Mi spiego meglio: accettare una situazione che non si può cambiare significa avere la forza di guardarsi dentro e magari anche quella di chiedere aiuto.

Nonostante la nostra testardaggine cerchi di provarci il contrario, non siamo fatti di ferro e non siamo in grado di cambiare ogni cosa da soli. Accettare significa per me imparare a conoscerci e a vedere i nostri limiti in maniera definita. Ognuno di noi affronta prima o poi nella vita un percorso difficile, tendere la mano in cerca di aiuto vuol dire avere una maturità tanto sviluppata da capire che condividere il proprio peso con qualcun altro ci alleggerisce il carico.

Io ti auguro di imparare ad accettare le situazioni che non puoi cambiare, di trovare una via per te sicura durante la quale sarai in grado di goderti il paesaggio e soprattutto ti auguro di capire che, condividendo la tua esperienza, avrai solo da guadagnarci.

Accettare significa crescere e crescendo si impara a vivere.

Delle barche senza remi a Zanzibar

Vivi per te

A me non interessa quanto successo tu abbia, quanti soldi tu abbia o l’aspetto del tuo corpo. Io voglio sapere come tu impieghi il tuo tempo, se sai come essere felice, come guarire dalle ferite del tuo passato, come confrontarti con sensazioni scomode, come rapportarti con le persone in un modo che non sia solamente una conversazione superficiale. Sai come riposarti? Sai come essere gentile con te stesso e, in estensione a ciò, come essere gentile con gli altri? Stai raccogliendo il massimo da questa vita? Io spero che tu sappia come accontentarti, come accorgerti che ciò che hai è abbastanza. Io spero tu sappia come stare tranquillo, da solo, e che tu ami la tua compagnia tanto quanto quella degli altri. Spero che tu interagisca con te stesso in modo amorevole. Spero che le persone di cui ti circondi ti conoscano, conoscano la vera versione di te stesso. Spero tu sia coraggioso abbastanza da essere esattamente chi sei. Spero tu sia coraggioso più di quanto tu desideri spuntare delle caselle imposte dalla società. Spero tu non ti sveglierai un giorno troppo tardi con il desiderio di fare tutto diversamente. Spero tu abbia abbastanza spazio libero per conoscere te stesso, per sapere cosa vuoi e per inseguirlo con pazienza e resilienza. Spero tu stia vivendo questa vita per te, in modo vero, onesto e aperto.

Jamie Varon

Der erste Schritt

Es ist immer schwierig, den ersten Schritt zu machen. Wenn wir uns in eine neue Richtung bewegen möchten, ist es immer schwierig zu starten.

Wir sollten uns dabei aber bewusst machen, dass wir immer zurück gehen können. Nichts ist für die Ewigkeit: Neue Wege können auch abgebrochen werden, wenn wir uns nicht sicher sind.

Wenn wir aber nur grübeln, bewegen wir uns nicht. Keine Bewegung bedeutet auch Stagnation und keine Entwicklung.

Wenn wir uns auf neue Wege bewegen, fühlen wir uns lebendig, weil wir dabei was lernen und uns weiterentwickeln.

Es lohnt sich immer also den ersten Schritt Richtung Veränderung zu machen. Wir haben nichts zu verlieren, nur zu lernen!

Neue Haare neues Glück 🍀

La tua luce dentro

La luce che splende dentro di te è un riflesso molto più accurato di ciò che sei rispetto alle storie che tu sei solito raccontarti.

B Grace Bullock

Mi è capitato spesso, in passato, di raccontarmi delle storie, o meglio, di vedere la mia realtà filtrata attraverso una lente poco costruttiva. Tendevo a sottolineare l’importanza delle cose che non facevo come avrei voluto o che non mi davano il risultato sperato. Tutto ciò però era come un auto-sabotaggio. Era come avessi preso gusto a bacchettarmi per ciò che non facevo invece che concentrarmi sulle piccole vittorie che sarebbero state di gran lunga più soddisfacenti.

Con il tempo e molta auto-riflessione, ho imparato ad apprezzare i piccoli passi nella direzione giusta e a vedere i miei sforzi come abbastanza. Io tendevo sempre a pretendere troppo da me stessa invece di accontentarmi del risultato più che buono che portavo a casa ogni giorno.

Ho imparato che bisogna sempre fare fronte alle situazioni e che soprattutto quelle scomode vanno affrontate a viso aperto: solo così cresco. Solo così la luce che brilla dentro di me diventa anche per me visibile.

La testa, a volte, può essere il nostro più grande ostacolo e io ho imparato ad agire più di pancia e di cuore. Non mi sento però assolutamente arrivata, so che ogni giorno, scendendo dal letto, io ho due opportunità: nascondermi o affrontarmi. La prima per me non è più un’opzione.

Ho imparato che cadendo, sì, magari rischi di sbucciarti le ginocchia ma che da quella caduta imparerai sempre qualcosa e soprattutto troverai, con il tuo tempo, sempre la forza di rialzarti. La tua rete di sicurezza, ovvero le persone che senti a te più vicine, saprà esserti di grande supporto. Non vergognarti di aprirti con loro e di mostrarti fragile. Non c’è nulla di sbagliato in te. A volte basta sentire un’altra opinione per riflettere sulla propria.

Io cerco, a volte con grande fatica, di spegnere la testa e di mantermi attiva. Solo affrontando le situazioni per me più difficili rafforzerò quella luce che brilla dentro di me e sarò forse un giorno in grado di raccontarmi una storia differente.

La vita è una palestra: andando agli allenamenti tutti i giorni si diventa più forti.

Siamo come un vaso di fiori in fiore, dobbiamo solo crederci.

Staccare

Quest’anno, dopo essere tornati a inizio gennaio dai Caraibi, non abbiamo fatto una vacanza vera e propria. Non era quindi una sorpresa che io mi sentissi ‘Urlaubsreif’ (matura per le vacanze), come dicono i tedeschi, da diverse settimane prima della nostra partenza a fine agosto.

Siamo stati un weekend lungo a Milano per poi scendere verso la Toscana. Qui abbiamo già visitato Volterra, Montepulciano e questa mattina siamo arrivati a Castiglione della Pescaia, la nostra penultima tappa.

In una sessione di meditazione ho sentito questa frase: “Molte cose funzionano meglio dopo averle staccate per un po’, anche tu!”. Io credo che questo sia tanto vero.

In questi giorni io mi sto concentrando sul ricaricare le mie batterie, sul visitare in modo consapevole posti nuovi, sull’interagire con chi non conosco e sul vivere nel momento in cui mi trovo.

Ci sono molte novità nella mia vita attualmente ma io ora cerco di rifiatare per affrontarle nel modo più preparato possibile. A piccoli passi si scalano anche le vette più ostiche: io ho deciso di continuare camminare in luoghi che non conosco e di godermene il paesaggio.

Il cielo sopra Montepulciano

La sveglia presto

Da quando ho iniziato a lavorare da Endress+Hauser sono circondata da Morning People. Alle 07:30 io sono la penultima che arriva in ufficio e questo già dice molto.

Ho imparato in questi ultimi cinque anni ad appezzare il fatto che, iniziando presto, ho parte del pomeriggio a disposizione per attività che mi fanno bene.

La prima cosa che faccio di mattina però non è quella di prepararmi per uscire ma la mia prima ora e mezza della giornata la dedico a me e ad attività come lo yoga o un inizio lento di giornata con una buona colazione preparata con cura. Questo perché sono dell’idea che, appena svegli, bisogna prendersi cura per prima cosa di se stessi prima di dedicarsi agli altri e mostrarsi alla società. Ci ho messo del tempo ma ho imparato che la mia prima priorità sono io.

Questa mattina, che è la seconda per noi di vacanza, complice il caldo torrido di una Gaggiano estiva, ho aperto gli occhi quasi allo stesso orario in cui suona la mia sveglia durante la settimana lavorativa. Ho ammirato l’alba dalla finestra e osservato il mio paese di origine svegliarsi. Un privilegio!

Du kennst mich ja!

Diese Woche saß ich beim Mittagessen mit Kollegen auf unserer Firmenterrasse. Plötzlich klingelt bei einer Kollegin das Handy und, ohne es zu wollen, sehe ich auf ihrem Display, dass “Papa” anrief. Sie stellte sich bei Seite und telefonierte dann mit ihrem Papa.

Ich hatte direkt die Erinnerung, dass mein Papa nicht so telefonaffin war und mich fast nie anrief. Es war immer süß, als ich mit ihm telefonierte und er mich immer als allererste über das Wetter fragte, als ich schon in Deutschland wohnte. Es war so, wie er wäre gar nicht gewöhnt zu telefonieren und griff dann zum Smalltalk und wartete darauf, dass ich ihm etwas von meinem neuen Leben in einem fremden Land erzählte. 

Als die Kollegin fast fertig mit dem Telefonat war, kam sie näher zu unserem Tisch und sagte dann zu ihrem Papa: “Ja Papa, du kennst mich ja!”. Da musste ich direkt daran denken, dass unsere Eltern uns sehr gut kennen, sogar mehr als wir es manchmal vermuten und musste kurz schmunzeln. Vielleicht sind sie nicht die besten in ihren Gedanken zu mitteilen, wie mein Papa, aber sie wissen viel von uns, auch das, was wir nicht immer erzählen.

Ich würde alles geben, um nochmal meinem Papa über die strahlende Sonne der letzten Tage zu erzählen, kann ich aber nicht mehr. Das macht mich aber nicht traurig, sondern dankbar, dass ich mit ihm solche Momente teilen durfte.

Mein Papa und ich am Meer in Urlaub