Sogni

Con gli anni forse i tuoi sogni cambiano. In realtà forse cambiano, si spostano e si espandono. Inizi a realizzare che la vita è piuttosto lunga e, se non continui ad aggiungere nuovi sogni, non c’è molto per cui valga la pena alzarsi la mattina. Forse ti rendi conto che non possiedi questa specifica cosa che ti rende felice ma che invece hai una collezione di piccole e grandi gioie. Realizzi che la tua vita può includere un’intera tappezzeria di sogni. Un caleidoscopio. Forse provi a seguire uno dei tuoi grandi sogni. Ti rendi conto che l’importante non raggiungere la gloria ma solamente essere devoto al sogno. Essere sulla via dell’ascoltare dall’interno ed estrarre i prossimi passi. Il sogno non è la destinazione ma la gioia contenuta dentro la meraviglia, il percorso, il fare e il provare. Il punto di ogni sogno è farti alzare ed essere presente nella tua vita, impegnato nel viverla. E qualsiasi cosa ti prenda, rendila bella, perchè l’hai costruita con il tuo entusiasmo, seguendo una luce dopo l’altra.

Jamie Varon
Il percorso è l’obiettivo.

13

A 13 anni inizia l’adolescenza, quindi questo vuol dire che sei un adolescente, caro Paolo. Io non sono preparata: stai crescendo troppo in fretta.
Ricordo ancora 13 anni fa la telefonata del tuo papà che mi diceva che eri nato dopo una notte di travaglio. Io, allora, lavoravo come receptionist in un’azienda multinazionale americana. Non proprio il lavoro della mia vita ma l’ho sempre svolto con metodo e umiltà. Ti ho conosciuto tre giorni dopo e mi sono innamorata immediatamente di te che avevi gli occhi blu ed eri minuscolo.
Non sono mai riuscita a festeggiare il tuo compleanno con te di persona perché, quando hai compiuto un anno, mi stavo preparando per il mio colloquio da 1&1 a Karlsruhe iniziando, pochi giorni dopo, la mia più grande avventura.
Quest’anno però è diverso: vengo settimana prossima a festeggiarti e a darti tanti baci sulle orecchie, invece di tirartele.
Tanti auguri caro Paolo, sono grata e orgogliosa di essere tua zia.

Questa foto me l’hanno fatta al lavoro, come vedi in Germania si lavora duro!

Create your own little paradise

“Welcome you all, my name is Joan and this is my blessing: my little paradise”, so this wonderful old lady, named Joan, started to welcome us guests at her Christmas dinner. She is the owner of the guest house ‘Le petit paradis‘ in Wotten Waven on Dominica, where we spent the days around Christmas last year. “My husband Al, a former school principal now retired, and I started it with just one room. Now also my daughters are working with us”, continued Joan. As she spoke, you could really see the light in her eyes and the passion she invested in creating her little paradise.
I think this is what life is about: creating our own little paradise. Pondering about what we would like to be and to do with our time and moving in this direction. As Arthur C. Brooks, the Harvard Happiness Professor, says: “In order to build a happy life you need three things: enjoyment, satisfaction and meaning”. Nothing more and I think Joan definitely has them.

So full of colors: Le petit Paradis in Wotten Waven

La pensione

Questo essere umani è come una pensione.
Ogni mattina un nuovo arrivo.
Una gioia, una depressione, una cattiveria e alcune consapevolezze momentanee arrivano come un visitatore inaspettato.
Dai a tutti il benvenuto e intrattienili! Anche se sono una moltitudine di dolori, che hanno svuotato in modo violento la tua casa dei suoi mobili. Tuttavia tu trattali come un ospite onorabile. Potrà magari liberarti per provare nuovi piaceri.
Il pensiero oscuro, la vergogna, la malizia: incontrali alla porta sorridendo e invitali a entrare.
Sii grato per chiunque venga a bussare alla tua porta perché è stato mandato da una guida dell’aldilà.

Jalaluddin Rumi
L’ufficio del turismo di Calibishie, Dominica

Rely on each other

We are on Dominica since Sunday. This green island offers a lot of possibilities to hike. Yesterday we hiked all the way from Wotton Waven to the falls of Titou Gorge and this was a long hike. Therefore today we wanted to take it smoothly and decided to walk from Wotton Waven to the Trafalgar Falls which is about a one hour hike.

But there is a but: when we came to the falls one tourist guide approached us asking if we wanted to go to the warm pools with him. At first we weren’t sure but then we accepted. And soon he started to climb among the rocks in the falls. It was for me a big challenge to get to these warm pools. It was difficult to take big steps in order not to fall in the water and some of the rocks were so wet that I almost slipped. The view when we got there was amazing but I was already afraid about the way back that I could not even enjoy it.

Then another guide came to us and brought us back. He helped me all the way back, offering me his hands as a support and I was so grateful about it. He held me between the rocks and gave me advices about where to make the next step. I didn’t even know his name but I trusted him immediately. I came with his guide to the base: I was sweat but also proud of me.

This experience showed me how we can always rely on each other in life, even if we don’t know the other person. I also trust more my hands and feet that calmed down my mind showing me that I can even do difficult things.

The Trafalgar Falls

We lost our hearts on Saint Lucia

We got on Saint Lucia last Sunday and are about to leave this magical Caribbean island tomorrow to proceed our journey to Dominica. This week on Saint Lucia was fantastic: the people are really friendly and welcoming, the island is green and the sea is wonderful. For me it was the first time on this island, for Dominik the third.

We visited Castries, Soufriere and Gros Islet. We commuted between these three cities via public transport and everything went fine. We used the app MAPS.ME to get the information about where to find the bus stops.

I personally fell in love with Soufriere: the people there were really friendly. They greet you on the street and ask you how you are doing and if you need some help. From this small town we hiked to the Diamonds Falls, the Piton Falls and the Soulphure Springs.

We walked so much that my feet and legs hurt but it was all worth.

Tomorrow we are heading to Dominica, where we will spend about 10 days: I have already been there and I know that this is also a nice island but on Saint Lucia we definitely lost our hearts.

Di nuovo in pace

Nel 2021, quando mi sono trasferita a Weil der Stadt, ho preso una decisione importante: sono uscita dalla Chiesa Cattolica. Ho sbrigato questa pratica al comune che ha inviato un’informazione alla chiesa della mia nuova città. Il parroco allora mi scrisse per chiedermene i motivi. Io non gli risposi.
Sono cresciuta con un’impostazione cattolica, ho fatto tutto il percorso e la fede per me è stata sempre importante. Mio padre era molto credente e fino al suo ultimo giorno ha vissuto la fede in modo attivo. Io credo in Dio, che per me è rappresentato nella forza della Natura e dell’Universo, e credo nei valori cristiani. Sono uscita dalla chiesa perché quella tedesca non mi rappresenta: ci vanno prevalentemente solo gli anziani, cantano canzoni con l’organo e non se ne capisce il testo e viene finanziata direttamente dai fedeli tramite tassa diretta sullo stipendio di ogni mese.
Faccio ancora fatica oggi a fare pace con me stessa per la decisione che ho preso e da allora provo difficoltà a relazionarmi con il mio lato spirituale. Ho passato un periodo nel quale mi sentivo persa sotto quel punto di vista. Mi sono ritrovata però nella meditazione.
Ieri sera mi è successa una cosa particolare: stavo meditando e a un certo punto, mossa dalle parole dell’insegnante di meditazione, ho iniziato a cantare nella mia mente il ‘Ti ringrazio mio Signore’, una canzone che io collego alla mia infanzia in chiesa. Mi sono sentita in un attimo come in una pace di sensi, come se qualcosa scollegato da tempo fosse ricomparso. Ho fatto poi attenzione al testo del ritornello di questa canzone e lo trovo davvero molto bello e pieno di speranza: mi sono riproposta di cantarlo a mente quando mi sento insicura. Lo condivido qui sotto qualora non lo conosceste o non ve lo ricordaste:

Ti ringrazio mio Signore
non ho più paura, perché,
con la mia mano nella mano
degli amici miei,
cammino fra la gente della mia città
e non mi sento più solo;
non sento la stanchezza e guardo dritto
avanti a me,
perché sulla mia strada ci sei Tu.

Per me racchiude un messaggio positivo: condividere la propria vita con gli amici rende più forti e meno soli perché mossi da una forza divina durante il nostro cammino.

Stoccarda vista dal Monte Scerbellino

Pitturare il diavolo sulla parete

Durante la mia vita ho sofferto molte catastrofi inimmaginabili. La maggior parte delle quali non si è mai avverata.

Mark Twain

Quante volte ci troviamo intrappolati nella nostra testa a immaginarci scenari apocalittici sul nostro futuro? Progettiamo e viviamo nella nostra mente tutto nei minimi dettagli, poi però affrontiamo la temuta situazione e ci accorgiamo che prende una piega differente se non addirittura inaspettatamente migliore.

In tedesco c’è un modo di dire che a me fa sorridere perché rende veramente bene l’idea: “Den Teufel an die Wand malen”. La sua traduzione letterale è “Pitturare il diavolo sulla parete” che come concetto in italiano corrisponde a “Fasciarsi la testa prima di cadere”. Io in questa disciplina vado forte e non è assolutamente qualcosa di cui essere fieri.

A volte mi faccio talmente prendere dalla testa che mi paralizzo e non intraprendo più alcuna azione. Con il tempo, ho imparato a trattarmi con gentilezza quando mi accade di farmi prendere dai miei pensieri a spirale. Questo istinto primordiale infatti può essere governato e ha a che fare con una mancanza di fiducia in se stessi e nel sistema.

Se capita anche a te di venire travolto dal vortice dei pensieri negativi, fai un passo indietro, valuta la situazione con obiettività, fai un bel respiro e vai avanti. Non nascondere la testa nel guscio. Affronta con consapevolezza la situazione che ti condiziona e vedrai che girerà in un altro modo rispetto a quello di cui ti preoccupi tu. E se invece non dovesse essere così? Credi nella tua forza: sarai in grado di affrontare anche questa sfida. L’universo infatti pone delle sfide solo a chi ha i mezzi giusti per gestirle. Coraggio!

Dentro a questa grotta buia si nasconde una delle più belle cascate che io abbia mai visto. Vale sempre la pena attraversare il buio.

A volte ritornano

Dopo poco più di un anno ritorno a Milano. La mia città mi accoglierà da viaggiatrice leggera e minimalista: ho solo un piccolo zainetto.

Mi fermerò fino a lunedì. Tre giorni di famiglia e amici. Tre giorni per fare il pieno di aria buona e di energie positive. Tre giorni in cui camminerò sulle mie gambe in modo indipendente, anche se un po’ zoppico per un piccolo intervento al piede.

Mi capirete vero se scrivo che non vedo l’ora di salire su questo aereo?!

In attesa del mio volo…

Impasta che ti passa!

“Io, quando mi sento giù, mi metto a impastare”, questa frase di una mia cara amica mi è rimasta impressa nella memoria. Era un tardo pomeriggio di febbraio di qualche anno fa quando me la disse al telefono.

Qui a Stoccarda è un mese che piove quasi ininterrottamente e questo si riflette sul mio stato d’animo. Cerco sempre di far svoltare le mie giornate in modo positivo ma, quando guardo fuori dalla finestra, mi prende lo sconforto. Non demordo però, non vi preoccupate. Ho imparato con gli anni ad apprezzare di più quando il tempo è sereno, non facendomi scappare l’occasione di fare una passeggiata.

Oggi non piove ma il cielo è grigio e, ripensando alla frase della mia amica, ho deciso di preparare una focaccia. Sono quindi andata al supermercato in bicicletta a comprare gli ingredienti che mi mancavano. Ho tirato fuori la nostra macchina da cucina e mi sono messa a impastare. Il grigiume non è diventato uno stato d’animo e io mi sono sentita bene passando il pomeriggio in maniera attiva. Ho, inoltre, anche qualcosa da portare domani per il brunch che faremo a casa di amici. Ho preso insomma due piccioni con una fava!

E tu cosa fai quando ti senti un po’ così?

L’impasto della mia focaccia