Di nuovo in pace

Nel 2021, quando mi sono trasferita a Weil der Stadt, ho preso una decisione importante: sono uscita dalla Chiesa Cattolica. Ho sbrigato questa pratica al comune che ha inviato un’informazione alla chiesa della mia nuova città. Il parroco allora mi scrisse per chiedermene i motivi. Io non gli risposi.
Sono cresciuta con un’impostazione cattolica, ho fatto tutto il percorso e la fede per me è stata sempre importante. Mio padre era molto credente e fino al suo ultimo giorno ha vissuto la fede in modo attivo. Io credo in Dio, che per me è rappresentato nella forza della Natura e dell’Universo, e credo nei valori cristiani. Sono uscita dalla chiesa perché quella tedesca non mi rappresenta: ci vanno prevalentemente solo gli anziani, cantano canzoni con l’organo e non se ne capisce il testo e viene finanziata direttamente dai fedeli tramite tassa diretta sullo stipendio di ogni mese.
Faccio ancora fatica oggi a fare pace con me stessa per la decisione che ho preso e da allora provo difficoltà a relazionarmi con il mio lato spirituale. Ho passato un periodo nel quale mi sentivo persa sotto quel punto di vista. Mi sono ritrovata però nella meditazione.
Ieri sera mi è successa una cosa particolare: stavo meditando e a un certo punto, mossa dalle parole dell’insegnante di meditazione, ho iniziato a cantare nella mia mente il ‘Ti ringrazio mio Signore’, una canzone che io collego alla mia infanzia in chiesa. Mi sono sentita in un attimo come in una pace di sensi, come se qualcosa scollegato da tempo fosse ricomparso. Ho fatto poi attenzione al testo del ritornello di questa canzone e lo trovo davvero molto bello e pieno di speranza: mi sono riproposta di cantarlo a mente quando mi sento insicura. Lo condivido qui sotto qualora non lo conosceste o non ve lo ricordaste:

Ti ringrazio mio Signore
non ho più paura, perché,
con la mia mano nella mano
degli amici miei,
cammino fra la gente della mia città
e non mi sento più solo;
non sento la stanchezza e guardo dritto
avanti a me,
perché sulla mia strada ci sei Tu.

Per me racchiude un messaggio positivo: condividere la propria vita con gli amici rende più forti e meno soli perché mossi da una forza divina durante il nostro cammino.

Stoccarda vista dal Monte Scerbellino

Pitturare il diavolo sulla parete

Durante la mia vita ho sofferto molte catastrofi inimmaginabili. La maggior parte delle quali non si è mai avverata.

Mark Twain

Quante volte ci troviamo intrappolati nella nostra testa a immaginarci scenari apocalittici sul nostro futuro? Progettiamo e viviamo nella nostra mente tutto nei minimi dettagli, poi però affrontiamo la temuta situazione e ci accorgiamo che prende una piega differente se non addirittura inaspettatamente migliore.

In tedesco c’è un modo di dire che a me fa sorridere perché rende veramente bene l’idea: “Den Teufel an die Wand malen”. La sua traduzione letterale è “Pitturare il diavolo sulla parete” che come concetto in italiano corrisponde a “Fasciarsi la testa prima di cadere”. Io in questa disciplina vado forte e non è assolutamente qualcosa di cui essere fieri.

A volte mi faccio talmente prendere dalla testa che mi paralizzo e non intraprendo più alcuna azione. Con il tempo, ho imparato a trattarmi con gentilezza quando mi accade di farmi prendere dai miei pensieri a spirale. Questo istinto primordiale infatti può essere governato e ha a che fare con una mancanza di fiducia in se stessi e nel sistema.

Se capita anche a te di venire travolto dal vortice dei pensieri negativi, fai un passo indietro, valuta la situazione con obiettività, fai un bel respiro e vai avanti. Non nascondere la testa nel guscio. Affronta con consapevolezza la situazione che ti condiziona e vedrai che girerà in un altro modo rispetto a quello di cui ti preoccupi tu. E se invece non dovesse essere così? Credi nella tua forza: sarai in grado di affrontare anche questa sfida. L’universo infatti pone delle sfide solo a chi ha i mezzi giusti per gestirle. Coraggio!

Dentro a questa grotta buia si nasconde una delle più belle cascate che io abbia mai visto. Vale sempre la pena attraversare il buio.

A volte ritornano

Dopo poco più di un anno ritorno a Milano. La mia città mi accoglierà da viaggiatrice leggera e minimalista: ho solo un piccolo zainetto.

Mi fermerò fino a lunedì. Tre giorni di famiglia e amici. Tre giorni per fare il pieno di aria buona e di energie positive. Tre giorni in cui camminerò sulle mie gambe in modo indipendente, anche se un po’ zoppico per un piccolo intervento al piede.

Mi capirete vero se scrivo che non vedo l’ora di salire su questo aereo?!

In attesa del mio volo…

Impasta che ti passa!

“Io, quando mi sento giù, mi metto a impastare”, questa frase di una mia cara amica mi è rimasta impressa nella memoria. Era un tardo pomeriggio di febbraio di qualche anno fa quando me la disse al telefono.

Qui a Stoccarda è un mese che piove quasi ininterrottamente e questo si riflette sul mio stato d’animo. Cerco sempre di far svoltare le mie giornate in modo positivo ma, quando guardo fuori dalla finestra, mi prende lo sconforto. Non demordo però, non vi preoccupate. Ho imparato con gli anni ad apprezzare di più quando il tempo è sereno, non facendomi scappare l’occasione di fare una passeggiata.

Oggi non piove ma il cielo è grigio e, ripensando alla frase della mia amica, ho deciso di preparare una focaccia. Sono quindi andata al supermercato in bicicletta a comprare gli ingredienti che mi mancavano. Ho tirato fuori la nostra macchina da cucina e mi sono messa a impastare. Il grigiume non è diventato uno stato d’animo e io mi sono sentita bene passando il pomeriggio in maniera attiva. Ho, inoltre, anche qualcosa da portare domani per il brunch che faremo a casa di amici. Ho preso insomma due piccioni con una fava!

E tu cosa fai quando ti senti un po’ così?

L’impasto della mia focaccia

Resilient durchs Leben

Autobiographie in 5 Kapiteln 

1. Kapitel: Ich gehe die Straße entlang. Da ist ein tiefes Loch im Gehsteig. Ich falle hinein. Ich bin verloren… Ich bin ohne Hoffnung. Es ist nicht meine Schuld. Es dauert endlos, wieder herauszukommen. 

2. Kapitel: Ich gehe dieselbe Straße entlang. Da ist ein tiefes Loch im Gehsteig. Ich tue so, als sähe ich es nicht. Ich falle wieder hinein. Ich kann nicht glauben, schon wieder am gleichen Ort zu sein. Aber es ist nicht meine Schuld. Immer noch dauert es sehr lange, herauszukommen. 

3. Kapitel: Ich gehe dieselbe Straße entlang. Da ist ein tiefes Loch im Gehsteig. Ich sehe es. Ich falle immer noch hinein… aus Gewohnheit. Meine Augen sind offen. Ich weiß, wo ich bin. Ich weiß, dass ich das selbst zu verantworten habe. Ich komme sofort heraus. 

4. Kapitel: Ich gehe dieselbe Straße entlang. Da ist ein tiefes Loch im Gehsteig. Ich gehe darum herum. 

5. Kapitel: Ich gehe eine andere Straße.  

Portia Nelson 

Dieses Gedicht habe ich bei einem 2-tägigen Resilienz-Seminar gehört. Es hat mich sofort angesprochen und berührt. Ich habe direkt reflektiert über wie oft wir im Leben in das gleiche Loch fallen und wie lange es dauert, bis wir es lernen, Verantwortung für unser eigenes Leben und unsere Entscheidungen zu übernehmen. Wir finden immer den Weg aus dem Loch, mal langsamer und mal schneller. Die Kunst besteht darin, bei sich zu bleiben, Gefühle rein zu lassen und zu spüren. Irgendwann sind wir in der Lage in einer bestimmten Situation anders zu reagieren und diese Fähigkeit ist unbezahlbar. 

Ich sage danke an Endress+Hauser für die Möglichkeit an so einer Schulung teilnehmen zu dürfen und an Tina Baumgarten, die Trainerin, für die Denkanstöße.

Vivere lontano da casa

Vivere lontano da casa non è per tutti.
Devi avere un cuore grande, grande a sufficienza per far da valigia a tutto ciò che lasci: gioie e dolori, amici e amori.
Questo bagaglio cardiaco che batte anche quando tocchi un suolo che non ti appartiene o quando sei steso su un materasso che non ha la tua forma e un cuscino scomodo, e guardi il soffitto chiedendoti dove stai andando.
Amici che non sono i tuoi, una città che non è tua.
Devi avere un cuore grande, così grande da far spazio a cose nuove.
Un cuore che a volte temi che altri si siano scordati, perché il presente ha preso il sopravvento nelle loro vite.
Un cuore grande, ma non troppo forte.
Allora è lì che si ferma un attimo.
Va in arresto, ti confonde e non sa più chi sei.
Così ti stendi sul materasso che ora ha subito un po’ il tuo peso, e il cuscino è più molle da una parte e ti chiedi chi stai diventando più che dove stai andando.
Perché quando parti, più che muoverti verso una destinazione, vai verso un destino, il tuo.

Marco Giannetti

Ho trovato questo testo oggi postato su LinkedIn da Giulia Borriello, la psicologa degli italiani a Berlino. L’ho trovato vero e mi ci sono rivista soprattutto nei primi anni ma alcuni passaggi sono ancora per me attuali. Stando lontano impari a camminare con le tue gambe, a scegliere le amicizie con cautela, a stare da solo e a sentire la mancanza. Cresci, senza ombra di dubbio.

Io sono partita il 12 febbraio 2012 con una valigia gialla grande ma il mio bagaglio di vita oggi è davvero enorme. Sono grata di aver avuto il coraggio di lasciare per trovarmi.

Vivi bene ora

Spesso tendiamo a rimandare un’attività a un altro momento però di questo momento non abbiamo certezza. L’unico controllo che possiamo esercitare è sul presente e allora perché procrastinare invece di passare subito all’azione?! Il domani, infatti, non è scontato.

Se puoi quindi fai ora sport, prendi in mano ora quel libro, manda ora quella candidatura per quell’azienda per cui vorresti lavorare da tempo, prendi il telefono e chiama ora quell’amico lontano e concediti ora quel bagno rilassante dopo una settimana dura. Fai quello che devi fare quando lo devi fare ma non dimenticare di goderti il momento presente sia da solo che in compagnia di qualcuno. Regalare la tua presenza totale a te stesso e agli altri è il dono più grande che tu possa fare.

Sii disciplinato, non smettere di essere curioso e di imparare, mantieniti impegnato e non sprecare il tuo viaggio rimandandolo a un altro momento. Del futuro non c’è certezza, oggi è il regalo più grande che abbiamo per questo, infatti, dicono si chiami presente.

Il trekking è l’attività durante la quale io sono del tutto con me

Costruisci la vita che desideri

Secondo Arthur C. Brooks, il professore della felicità di Harvard, ci sono tre cose che compongono la felicità: l’appagamento, la soddisfazione e lo scopo.
Il piacere è animale mentre l’appagamento è umano ed è caratterizzato dalla condivisione e dalla consapevolezza. La soddisfazione è la bella emozione che si prova quando si è raggiunto un obiettivo su cui si è lavorato da tempo. La soddisfazione non arriva senza impegno o sacrificio. Se nella nostra vita non vediamo uno scopo ci sentiamo persi. Quando al nostro agire abbiniamo un significato siamo in grado di superare anche le fasi più difficili. Dobbiamo quindi cercare il nostro perché di vita e questo non è affatto un percorso facile. La felicità è infatti una direzione, non una destinazione.
Culture differenti definiscono la felicità in modo diverso. Nelle lingue germaniche la parola ‘felicità’ è associata alla fortuna e al fato positivo. Nelle lingue romanze è legata al termine ‘felicitas’, crescita, fertilità e prosperità. Delle sensazioni sono collegate alla felicità ma la felicità non è una sensazione. È possibile infatti sentirsi più felici scegliendo di esercitare controllo sull’unica persona che siamo in grado di controllare: noi stessi. Non aspettare che cambi il mondo ma uscire dalla nostra testa e passare all’azione: compiere ciò che più desideriamo coltivando emozioni positive.
Ho iniziato ad ascoltare l’audiolibro ‘Build the life you want’ (Costruisci la vita che desideri), di Arthur C. Brooks e Oprah Winfrey, e lo trovo davvero una lettura illuminante. Se anche tu, come me, sei alla ricerca del tuo perché questo libro può essere utile per raccogliere le idee.

Felicità è trovare il proprio fuoco dentro

Pupsiträger

Gestern war ich nach zwei Tagen Kommunikationsschulung in meinen Gedanken vertieft. Als ich in die S-Bahn eingestiegen bin und Platz nahm, hörte ich eine alte Dame vorlesen. Neben ihr saß ihre Enkelin, ein 4-jähriges Mädchen. Sie wechselten den Platz und kamen dann neben mir und die Oma fuhr mit der Geschichte weiter. Das Kind war fasziniert und hörte ihr genau zu. Sie machten zwischendurch eine Pause aber das Kind bat immer die Geschichte weiterzulesen. Die Oma gab ihr dann die Hand und las fleißig weiter.
Das Mädchen war überraschend ruhig und interessiert, das wunderte mich. Den beiden zuzuhören und zu beobachten, entschleunigte meine Gedanken sofort.
Während einer Pause sprachen sie über die Bequemlichkeit von Hosenträgern und plötzlich sagte das Mädchen: „Hosenträger, Pupsiträger!“.
Ich musste so schmunzeln. Die Oma lachte auch und wiederholte das.
Mich wunderte, dass so ein gut erzogenes Kind sowas brachte aber dann war mir klar, dass in dem alter sich viel um Kaka dreht und dass die kleine Kinder das lustig finden.
Kinder sind so herzlich, sie überraschen einen immer mit ihrer Spontanität, sie filtern nicht und können so herzlich lachen, wenn sie etwas amüsant finden. Ihre Energie ist ansteckend, weil sie sie ohne Grenzen ausstrahlen und das ist wundervoll.

Im Zug passieren Dingen

The best time is Now

If you wait until everything in your life is perfect before you begin something challenging and new, you’ll be waiting forever. The best time is Now.

Bill Phillips

The present moment is everything you have. It is now the perfect time to make that change you are dreaming of. If you don’t act immediately, you could miss the chance. It is very important to set specific goals and to have a clear vision about who you want to become. You don’t have to revolutionize your life in one fell swoop. It is by starting with small steps that you begin to move in the right direction. Difficulties will come on your way but you don’t have to doubt about your abilities. You should always have faith in your skills and know that there is always the possibility to get back on track. You just have this life, get the best out of it. You deserve it!

Look yourself in the mirror and define who you want to be then go and become it.