Di balli con la testa in treno

Venerdì nel tardo pomeriggio ero sul treno suburbano in direzione di quella che sarà la nostra prossima città, Weil der Stadt. Un nome che sto cercando di far imparare alle mie amiche italiane più care, una alla volta, senza farmi scoprire troppo nel mio intento anche so che leggeranno questo testo e quindi non ho più coperture. Un nome che tra l’altro è divertente da tradurre dato che la sua versione italiana sarebbe “Perché la città” e suona un po’ come una sorta di statement a motivare la nostra decisione di trasferirci proprio lì.

Mi trovavo sul treno, raccontavo all’inizio, quando un ragazzo di origine africana si sedette di fronte a me. All’inizio pensai fosse al telefono perché aveva le cuffiette come me e lo vedevo muovere la bocca. Invece poi mi accorsi dal movimento della sua testa che cantava a bassa voce una canzone, oscillando da destra a sinistra al ritmo della musica.

Guardando lui mi ricordai che anche io avevo la app di Spotify aperta sul cellulare con la mia playlist di canzoni legate a ricordi o a persone che hanno caratterizzato la mia vita che risuonava nelle mie orecchie. Ecco che mi trovai senza volerlo pure io, quasi per riflesso, a oscillare la mia testa su e giù ascoltando Il ragazzo della via Gluck di Adriano Celentano. Per me questa più che una canzone è un racconto con una musica che proprio ti trasporta tra un concetto e l’altro. Non so se abbiate mai fatto caso al testo: a me ricorda la Milano degli anni delle corti. Anni dei quali mio papà mi parlava sempre con nostalgia, in cui lui è cresciuto e a cui era legato più che a ogni altro ricordo. Poteva passare ore a rievocare i tempi della sua corte del Cornicione di Gaggiano, una corte che per lui è sempre stata sinonimo di casa.

Sorrisi perché pensai che nella vita non bisogna mai prendersi troppo sul serio. Come mi disse una mia cara amica siciliana una volta, i passeggeri che trovi sui mezzi di trasporto che non prendi abitualmente non li rivedrai probabilmente mai più nella tua vita, quindi perché non oscillare in modo quasi impercettibile con la testa ascoltando musica?!

Se avete prestato attenzione all’inizio di questo post, potreste pensare che però mi trovavo sul treno verso quella che sarà la mia nuova città e di conseguenza che io quel treno suburbano lo prenderò spesso e… invece no! Perché?! Proprio questo weekend ho firmato il contratto d’acquisto della mia prima auto e, se mi conoscete bene o se avete letto ogni tanto questo blog, riconoscerete che per me questo è un traguardo… Ora mi troverete a oscillare con la testa in coda al semaforo e magari addirittura mi lancerò cantando pure!

Il treno suburbano S6 per Weil der Stadt – fonte Stuttgarter Zeitung

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